Gelidi fiocchi Vengon giù dal cielo
a raffreddar l’impeto e la passione
del ricordo di un’intensa notte d’amore.
Stringo forte il cuscino
e stringo il mio cuore
tra mille lacrime scelgo la prima
una goccia di dolore.
Ogni partenza seguita dal tuo ritorno
è una speranza,
allora Solo in quel freddo giaciglio,
ti penso,
stringo forte il cuscino,
di te sento l’odore,
tra mille lacrime scelgo la seconda
una goccia che tocca il mio cuore.
Finiscono i sogni finisce il tormento,
In quel giaciglio ormai caldo
continuo a pensare,
stringo più forte il cuscino,
prende forma,
trasmette calore,
tra mille lacrime scelgo la terza
una goccia ed è subito amore
Apparver sul viso
lacrime ...
come al dolor
voler dar voce
insopportabile sentire,
per trasformarsi poi
in lava giù nel core,
arreso...
a divenir al suo passaggio
terra nera fumante
di una fertilità perduta,
miser ricordo
fin giù nell'anima
a uso di lama tagliente
spietato divenir di
consapevole strazio
di chi lotta
per non esser così
ma che in realtà sa
nient'altro potrà esser
andare avanti sì,
si dice ...
cercando pur di vivere
e continuare in questo.
Ma brutti scherzi fa
il cor stupido e ignorante
che scuse non vuol sentir
e continua, pover tapino,
a voler tornare indietro
lì a quell'istante
dove ricorda
di esser stato felice amato
....... e amante.
affascinante
penetri silenziosa
cullandomi
delicatamente
prima di dormir
ove lo sguardo si posa
scartando
tempo e distanze
che al domani fan da padroni
a riflessi solari
del vivido nostalgico assente
dello striato pensiero
inafferrabile meta
Adesso basta
bisogna decidere
come fare progetti
da sogno...
e non serve pensare
fantasticare va bene
guadagna anche il cuore,
ho visto persone
inventarsi la vita
lontani anni luce
migliori di noi,
non serve fatica
odorando la terra
purtroppo per noi
qualcuno lo fa,
restiamo un po'umili
senza fare rumore
tenendo le mani
unite per sempre,
vinceremo paure
zittendo i potenti.
Spine bianche ed acerbe
miste a petali di rosa
si accompagnano
al calore sfilacciato
dei camini.
Esse leggere, si calano
dal pallore della notte
e cospargono
le strade deserte
adornate dai vetri appannati.
Ora, anche l'ansia
della gente ha smesso
di urlare
e si riscopre tra la umide
coperte il canto
degli amori
storditi dal tempo.
Le impellenze del domani
sbiadiscono tra i sogni
di una notte
che racchiude
l'imprevista pietà
in un alito di vità.
Delizioso incontro, quella sera, tra i nostri silenzi.
Ci guardavamo di furtive occhiatte mascherate d'indifferenza
Ci seguivamo, quella sera, negli angoli della sala
Era come la travolgente passione di un tango a distanza e, poi i nostri corpi si chiamavano;
Ah, si, come si chiamavano!
Era forte la voce silenziosa dei sensi
Che distraeva i presenti.
Lento danzare di sensi
Intricati,e languidi sospiri
Sguardi ansiosi
Mani audaci
Ah.., si d'audace amor!
Cos’è l’amore?
Sono annoiato dalla discussione
che viene fatta su questo sentimento,
tirato in ballo come un argomento.
Chi usa gli occhi, chi il cuore,
chi usa il tempo, i fiori, mille cose,
i sogni, il dolore, la luna, il sole…
infinite metafore, spesso sdolcinate
che prendono a pretesto tutto il resto.
Insomma opinioni personali trasformate,
non si sa bene se vissute veramente,
di certo spesso non sperimentate,
verniciate, abbellite, rese innocue,
per spiegare con arte un sentimento,
che è uno stato profondo, un cambiamento,
un invasivo e profondo cambiamento,
tutto il contrario di una fantasia,
ben altra cosa che farfalle e rose.
L’amore è di per sé, non include altro,
anzi, se c’è, esclude tutto il resto.
Non ha niente a che vedere con le stelle,
non è un deserto, non è un mare immenso:
se è amore vero esclude paragoni.
E’ una temperatura che fa star bene,
un ritmo giusto,
una fortuna che spesso fa soffrire
un esplicarsi di molte sintonie,
magari inconsce, ma certo sintonie.
Sono perplesso da tutti quei poeti,
magari grandi, talvolta anche immensi,
che vagano, cercano e trovano l’amore
nelle foglie d’acero di un bosco,
nella schiuma di un’onda che s’infrange,
nel canto di un gallo che ti sveglia,
nel colore del cielo che s’infiamma.
Infatuazioni della fantasia,
proiezioni grandiose di un bisogno,
distanti dall’amore mille anni.
L’amore non è altro che se stesso
e non si trova…
se hai fortuna te lo trovi accanto
e allora…
cadi, cadi fino in fondo
e non c’è salvezza da quel sentimento.
Piove e tutto rallenta...
la natura rispettosa e intelligente si apre all'acqua
mentre l'uomo concitato si copre
preso da una spasmodica ansia
chiuso nell'abitacolo di una prigione a quattro ruote
sbuffa inveendo insofferente
all' inattesa e seccante novità
lui che vive nell'arrogante presunzione
di poter controllare gli eventi naturali
vive la pioggia con un innaturale disprezzo
unità di civiltà ricche dove non vi è più distinzione
tra sacro necessario e blasfemo superfluo
una stridente contraddizione
con intere popolazioni assetate
morenti segnate da uno destino spietato
fatto di aridità , desolazione e morte
triste verità che vede così tanta ingiustizia
in questo mondo di inevitabili contraddizioni
ridicolo vivaio di superficiali menti umane.
La gelosia
è una brutta bestia
ti fa vedere tutto sbagliato
t'acceca il cuore
non fa capire
che il vero amore
non sa tradire
puoi star tranquillo
amico mio
di quella donna
hai preso tutto
ha occhi solo
per il tuo cuore
e sa parlare solo d'amore
metti da parte sta gelosia
che fa soltanto
male alla testa.....
Mio padre aspetta la morte
mio figlio è un aquilone
ed io la notte inseguo gli aironi.
Ho chiuso a chiave i ricordi
nell'armadio della mia esistenza
li ho chiusi a chiave per sempre
per non farmi scalfire dalle carezze.
Però ogni tanto ci torno
come un ladro e rapace del tempo
assassino dei sogni
vado a spiare nei sottofondi
i segreti delle mie tentazioni.
E mi perdo nei solchi
come un bimbo nel seno di madre
faccio a brandelli la pace
cercando ragione e perdono.
Ma dentro la sfera del tempo
i riflessi sono sbiadite tempeste
lampi negli occhi e inumiditi lapilli.
E mi rassegno all'orgoglio
m'inchino al tramonto
ingoio la cenere
e l'ombra della mia Venere.
Mio padre aspetta la morte
mio figlio è una foglia
ed io inseguo il suo volo
nel silenzio della mia solitudine.
TU QUESTO BIANCO
La neve bianca
segno di purezza
serenità ai cuori
e benessere alla terra
dona
Ma nell'anima mia
cosa c'è?
Tutto questo bianco
mi acceca
come il sole splendente
disturba la mia voglia
di solitudine
Vedo il mondo in una
sfumatura di grigi
e mi sento in pace
eppure piango
lacrime di fango
Un colpo di spugna
per ripulire il tutto
aprire le finestre del cuore
inondarmi di luce
ed amarmi un pò di più
NON SONO
ANCORA PRONTA
C’è un gelido anomalo
in questa dimora
com’è glaciale la luce
spoglia di umano calore
la quiete e l’unica signora
l’aroma dei fiori
in posti differenti gradito
in questo luogo è ripugnante.
Permango eretto, statico
a capo prono
il mio piglio
non intreccia più il tuo
vorrei proferirti intense parole
parole mai enunciate
discorsi rimasti
nell’alveo della mente.
Mi struggo
nel porgerti un leggero tocco
mentre una goccia di pianto
irrora la tua mano
in passato
energica è paladina.
Indugio immobile
costante il mio sguardo
sul tuo freddo e pallido viso
al momento troppo giovane
per un riposo cosi lungo.
Affine ad una bestia battuta
a spalle curve
il cuore a brandelli
le labbra inette a spargere note
m’instrado mormorando con dolcezza
nel fittizio silenzio
un ultimo saluto
Ciao Papà.
Ho un pensier
che mi martella
batte forte
nella mente
non lo posso
più fermar.
Mi ci butto
a capofitto
questa volta
ne approfitto
mi fa stare
un sacco bene
ho deciso
me lo tengo.
E' un pensiero
bello assai
si confonde
con il cielo
mi trastulla
di qua e di là
sono sicura
non se ne andrà.







