Ho un macigno sul cuore
e nessuna medicina a lenir dolore,
come una piaga si insinua lentamente
attraverso il cuore raggiunge la mia mente,
la trafigge, insiste e resiste.
Senza stimoli riduce il pensier mio
a una distesa arida di gobbe
come quel sottile strato rovente
che le ricopre in modo incandescente
non è il macigno a pesare,
ne il fuoco a bruciare
ma sono le parole lanciate come lame
a trafiggere il cuore.
Ah se avessi, ah se fossi, ah se dicessi,
pensa prima di parlare,
pensa prima di scrivere,
pensa prima di sparare sentenze
non fermarti mai al primo rigo
ma soprattutto non far caso alle apparenze.
Se ho l’inferno che mi brucia i talloni,
correrò più forte...
Possiedo già occhi d’acciaio
per condividere i giochi dell’uomo
e per guardare gli stessi sfondi,
soliti colori mescolati
da un pennello invisibile,
ogni volta tanto bene
da sorprenderti un poco,
donando luce al fiume
e un vestito al vento,
che disegna le nostre solite catene
oramai talmente amiche
da condividerci ogni passo
o svolazzo affannato,
di cui ricordiamo l’enorme peso
se per un istante saltiamo più in alto.
Ma io ti conosco,
sadico incantatore delle mie scelte ridicole,
quante teste rotolate
da un piatto d’argento troppo piccolo,
tanto inutili da poter soltanto vedere un’altra alba
schiantarsi col suo opposto mondo,
tetro sfondo per puntini luminosi.
Lo vedi...
Se mi tieni a lungo impegnato
so godere anche io di questi istanti
o posso correre abbastanza forte,
tanto da seminarli...
Lo vedi...
Siamo superstiti con stupende cicatrici,
vecchi amanti di polvere e arene,
una busta della spesa può essere un dono per il quale morire.
Il tuo schiaffo ci ha educato bene
a tirare pugni verso mura che mai crollano,
mai crollò la nostra mano.
Lo sento, il tuo fiato caldo nelle orecchie,
cerca mostri nell’ombra di un albero distorto,
ci fa spezzare i rami ad ogni voce della notte.
La tua voce cruda, il tuo bisbigliare senza scopi,
inni di guerre quotidiane che pulsano nel cervello,
ci ha reso custodi di ferite sempre aperte e mai curate,
stimatori di piaghe invisibili agli occhi.
Il nostro corpo è scudo per tempeste
facili da schivare,
passi leggeri portati via dalla marea.
Ma io ti conosco attento custode delle mie scelte sbagliate,
quando ci hai fatto cadere e rialzare,
e credere e cedere e precipitare,
combattere,
e abbracciare e sacrificarci e mai mollare
COMBATTERE
Non farmi cogliere il fiore più semplice,
il primo ai bordi dell’asfalto,
scalerei le cime più impervie
per coglierne i più rari.
Ma non farmi rallentare proprio adesso
Non farmi inginocchiare e toccare i suoi petali
Non farmi vedere un sorriso dietro al vetro
Non mentre dolcemente lo strappo dalla terra
Perché se succede questo,
Io
Non potrò...
Mai più...
VINCERE

Sento il tuo respiro
ogni giorno più stanco
gli occhi tuoi belli
perdono luce ogni giorno
mare che ad ogni onda
rapisce
qualche granello di sabbia,
cancellando un'orma
del tuo cammino
Il viso smagrito
accarezzo mentre riposi
il tuo sorriso
dice quanto l'amore tuo
è grande
ti sono figlia, ma mi sento
mamma
invertiti i ruoli nel tempo
che avanza
e da questo giardino
ti allontana
Al petto appoggio
il canuto capo
ti voglio ancora qui
non posso lasciarti andare
incateno la mia mano
alla tua
in una prigione d'amore
vivrai ancora
sarò il tuo respiro
il tuo cuore più sano,
anelo ancor sulle mie labbra
di salutarti la sera dicendo
“buona notte mamma”
Son gli occhi
che non sanno mentire
mentre lacrime scendono con amore
portando un alito di vento
tra le mie labbra
sussurrando il tuo nome.
Son le mie mani
portate verso quel viso
cercando di asciugare
quelle lacrime
intrise d'amore
senza parole.
Cercherò tra mille raggi,
quel tuo viso,
accarezzandolo dolcemente
portandolo
tra mille parole
fatte solo di sussurri
ascoltando nell'etere
i miei
battiti di cuore.
Non vorrei essere vita
senza un destino
non vorrei essere ombra
senza amore
ma vorrei essere amato
per quello che sono.
Ancora, un’alba
passata innanzi agli occhi
fermando sospiri e se…
seguendo il tempo
tra sensazioni intinte
in un letto di carta e ricordi
Ancora, un’alba
che accarezza i capelli
saziandomi di silenzi infiniti
strozzate tra le onde
tra deliri inermi e ombre
dal sapore di fiele
Ancora, un’alba
senza il tuo respiro
a invadere il cuor sopito
privo delle tue parole
che sciolgono l’anima
persa tra le stelle
Ancora, un’alba
Si vive con poche certezze
e ancora meno verità
pensare di capire
senza rischiare amarezze
è pura ingenuità.
Quando tutto è un gioco alla notorietà
alla verità e alla sicurezza
non dispiacerebbe avere talvolta
una sospensione di giudizio
una piccola incertezza.
Mi fa sorridere chi si mostra
spavaldo e sicuro
sentendosi certo del futuro
quando di tutte le cose sicure
investire nella certezza del dubbio
è l'unica possibile saggezza.
Essere intelligenti e giusti
vuol dire evitare di credere a tutto
sententosi dispensati dal capire
supponendo che la realtà sia solo quella
attraverso gli occhi della propria verità.
Nulla è scontato ... sia chiaro
nemmeno che io sia in questa poesia il faro.
Sento il rumore della chiave nella serratura
il cuore batte forte in preda al panico
eccolo entra gli vado incontro
lui vuole che lo faccia e lo saluto
lui vuole anche questo
me l'ha spiegato l'altro giorno senza parole
con un calcio e uno schiaffo
mi chiedo perchè gliel'ho permesso
eppure avevo giurato a me stessa che
sarebbe stata l'ultima volta.
Ormai ho sempre paura ... vivo nel terrore
cerco di non contraddirlo anzi non parlo
ma poi lui si arrabbia perchè dice che
sono sempre più distante e fredda
allora mi avvicino con cautela
come la preda al predatore
i bambini guardano e io cerco di sorridere
ecco devo solo fingere di essere serena
e tutto andrà bene ... no, non è vero
io lo so e anche lui lo sa che può fare quello che vuole
scende una lacrima non riesco a trattenerla
ho così poco rispetto per me stessa ... mi vergogno
la colpa è mia sono così insignificante e irritante
sì è così ... e piango in bagno , chiudo a chiave
ormai chiudo sempre a chiave ... anche il cuore.
Dedico questa poesia a tutte quelle donne che si sentono indifese e le invito a non essere complici in questo gioco al massacro ... NO alla violenza sulle donne !
Guardando negli occhi
l'adorato figlio
disse il padre
“La vita è un dono prezioso
vivila pienamente
nella tua giovinezza
come onda del mare
che danza serena e spumeggiante
Dona sorrisi e abbracci
a chi vuoi bene
non hanno prezzo
ma molto valore
la sincerità sia tua sorella
la bontà l'acqua che ti disseta
l'onestà la tua ombra
Il timore è per Dio
la paura non ti fermi
affrontata va per non cadere
Ama con tutto te stesso
la coscienza che bella e pura
ora ti appartiene
così sia per sempre
come la stella cometa
i tuoi passi guidi
Se ciottoli aguzzi
sul cammino incontrerai,
alte vette da superare,
non arrenderti
il capo tieni alto
allunga una mano e sempre
la mia sarà li
Incontrerai la donna della tua vita
amala con grazia, rispetto
e dedizione la vostra unione
durerà nel tempo
ed oltre il tempo
Ora vai figlio mio
uomo tu sei ed io
sempre padre ti sarò”
Dall'incontro di quegli sguardi
colmi d'amore
scesero lente lacrime
brillanti a morire in sorriso
BUONA FESTA DEL PAPA'
A TUTTI I PAPA' DEL MONDO.....
Ricordi più chi io sia?
No, ma come posso darti torto
se non lo ricordo più neanche io.
Album di vecchie immagini ritraggono
un bambino che dietro agli angoli
allestisce il suo palcoscenico,
e mentre inventa nuovi copioni
ti guarda distratto e
pensa di nuovi mondi,
e più lo fa, più non può far a meno
di distrarsi.
Tu vinci se sbagli o hai ragione,
vinci lo stesso, esisti e reciti,
non ti accorgi del mio teatrino
dietro l'angolo.
Sette anni e uno stesso pullman,
menti perse nel proprio naufragio,
io penso a noi due e a vite sconosciute,
tu pensi a te e al tuo prossimo passo.
Non ricordi neanche chi sono,
non hai abiti da principessa con cui
osavo vestirti,
ricordi...? Ti parlo nella mia mente.
Comprai un orsacchiotto blu
dalla tua bancarella
per regalartelo il giorno dopo.
ed è sporco e usurato,
quasi fosse con me cresciuto,
e con me abbia frugato i rifiuti
che stanno al fondo del mio
teatrino di turno, del tuo
spettacolo sincero e giornaliero.
Sembra proprio sia invecchiato con me
e insieme a me abbia visto ardere
le favole più ingenue.
Se non ricordi di me e delle mie
occhiate dagli angoli e dei
miei pianti trattenuti,
dimmi almeno che ricordi di lui...
Di un povero e piccolo pupazzo venduto,
marchio sempre più spento
di carovane lontane.
Non ricordi? Era più blu prima,
ma non puoi averlo dimenticato...
Era più pulito e quella gialla visiera
non gli copriva entrambi gli occhi.
È fuori moda ora, ma non puoi scordarlo...
Ha il valore di tutte le cose perdute...
Lo hai già fatto.
Dunque non va perduto per nulla al mondo.
Lo hai dimenticato...
In questo pullman, adesso,
ritaglio un inutile sorriso alla memoria.
Questo rosso tramonto è la voce nella mia testa,
è una promessa sicura,
misto inebriante e profondo.
Non ho nulla da cui scappare
e stranamente il tuo sguardo,
due posti più avanti, sembra
simile al mio di sette anni fa
rivolto a chissà quale altra persona.
Entrambi nella tua testa,
cornice romantica per sogni ormai vani,
a dispetto degli anni e di ciò che è stato,
quest'oggi fondiamo i nostri occhi lontani
in un solo tramonto.
Sputo’ con fare distratto
sopra quel corpo
che aveva distrutto,
e lasciandolo accanto
ad un letto di sangue
se ne ando’
come se nulla fosse accaduto.
Lei,
che invano aveva provato,
a togliersi lo schifo
di quella ignobile mano,
provo’ a girare gli occhi
in cerca d’aiuto.
Ad un filo di voce
si era aggrappata,
con il capo all’indietro
e la voce tappata
da quella corda annodata,
e per un filo di vita,
aveva sperato
di uscire
da quell’atroce dolore,
e di liberarsi
da quel fango mangiato.
Senti’ un calore improvviso
ed una pallida luce arrivare,
due ali d’argento
le presero il fianco
e si senti’ sollevare,
dall’alto
quel pezzo di terra
sembro’ scomparire
e di tutta la rabbia
e le grida smarrite
le resto’
solo un’ombra
tra le unghie sbiadite.
Lacrime a lei care
non pote’ consolare,
e l’ultima nota
che volle suonare
fu un canto soave
per quella vita
che le fu tolta nel sole,
e per quella
che ancora
non riusciva
a capire
Eran le otto della sera.....
il ragazzino dagli occhi grandi,
correva felice al suo lettuccio, pregustando,
la felicità di una nuova avventura,
che il mattino gli avrebbe portato....
...il sapore vero della libertà...
l'estate ,che meraviglia viverla da bambini....
eran le otto della sera...
la lentezza dei gesti ,era quasi cerimonia,
gli anni per lui eran volati,
sulla tavola un pasto leggero,ed ancora due posti,,
ma lei , compagna di una vita non c'era piu',
ormai solo e stanco,
attendeva con calma l'ultimo viaggio ..,
gli alberi si spogliavano,
e lui viveva l'autunno dell'animo...
eran le otto della sera......
nella grande città vagava silenzioso,
straniero tra mille volti solitari avvolti di nebbia,
il suo pensiero,il suo cuore rivolti lontano
al di là del mare , ai suoi bambini,alle sue genti...
là dove il sole lo tocchi con la mano..
la' dove l'inverno è uno sconosciuto..
eran le otto della sera.......
tornavan a casa sotto braccio ,
nei lor occhi la felicità,
la felicità tipica dell'amore
sara' una femmina disse lei...
e una lacrima a lui solco' il viso...
immaginava i suoi piccoli occhioni...
una primavera tutta loro stava per arrivare …
sono le otto della sera.....
e qui alla mia scrivania,
a scriver frasi, che sò inutili
a spender le mie ore parlando a te,che non ascolterai.....
….mi manchi anima mia...,
ed un anno solo ancor è passato...
dei giorni miei solitari non ti scrivo,
delle notti insonni io non ti dico
di tornar ormai io no,io non ti supplico..
ma che ti amo ancora
per sempre , questo si lo scriverò....
…...............ti amo.
Incontri l'amore
lo senti scorrere
sulla pelle
come acqua fresca
di sorgente
inonda la mente
di onde impetuose.
Occhi d'amore
brillano solo per te
cerchi desiderio
scritto nei versi
di poesia.
Pensi che sia
un regalo d'amore
da scartare pian piano
regalo di donna
arrivata per caso
in un giorno qualunque.






