Decapito la paura
dell'abbandono
e smetto di provare
quello strano dolore
che stordisce il pensiero,
ingabbiato lo affamo
respiro piano
ascolto senza far rumore
la solitudine del cuore.
Basta scrivere
scavare
svuotare
le parole dall'anima
in cerca di un sapore
o di un odore
costringerle a capire
come smettere di sentire
il pianto della bimba
soffocato nella notte.
Disperata
cerco il silenzio
che mi parla d'amore
e si disintegra lieve
nel buio
accarezzandomi il cuore.
io che persi in mar remoto ogni valore
cerco tra pietre e scheletri insepolti
in fondali prosciugati dentro il pianto.
Oggetti persi, cianfrusaglie di valore
e tocco ossa antiche di compagni
tra sogni ed avventure che hanno ora
il prezzo della melma sui miei guanti.
Argento ci concesse sulla tragedia un brindisi
e nel luccichio del calice perdemmo gioie ed ore
la sua luce formava visi perduti sotto un salice
benedetto in quelle ombre dal signore.
Quando gli occhi avvizziscon di calore
rividi l’arma mia di guerra e la sua ingiuria
un ultimo addio ai compagni e al vecchio amore
sentii pulsar nel corpo la sua furia.
Ora son stanco e debole ma non importa
vedo una luce a illuminar la strada
l’ultima fiamma a non esser morta
forgerà mille armature, mai una spada.
m'affiancasti la tua vita
come ombra dei miei passi
imprimendo sulla sabbia
tutto un libro di ricordi
Seguivo la tua scia.
Seguivo quella scia
ripercorrendo una ad una
ogni impronta
che hai lasciato,
ed il mio piede
calzava perfettamente la tua storia
finendo col lasciare poi
tre orme ad ogni passo.
Vorrei avere braccia lunghe come piante d’edera,
mani nette come fronde d’eucalipto.
Vorrei avere capelli folti come i banani di Bahia,
occhi onesti come fiori di campo.
Vorrei avere gambe forti come abeti,
piedi fermi come pini di scogliera
ed una mente fertile come un seme,
posatosi silenzioso al limite dell’alba.
Sul confine fra inferno ed eden.
C'era luce in quella stanza,
colma di visi smarriti,sconvolti,stanchi..
Al centro c'era lui,immobile che ci guardava..
Si sentiva il suo respiro stanco e affaticato,
ed un mormorio più in là,nell'altra stanza,di bambini incerti e dubbiosi.
Morte:sei arrivata pian piano,
e senza guardare in faccia nessuno di noi,
lo hai portato via con te,così,in un momento...
In quello stesso istante nessuno aveva la forza di piangere..
neanche una lacrima,ma neppure un sorriso!
La sua anima uscì subito dopo dal suo corpo,
si è invisibile,ma io la vidi aprire la porta e andare via..
Morte:sei fredda e crudele,
se avessi guardato gli occhi di chi lo amava non l'avresti portato via..
Ma tu non rispetti nessuno,
ed ora di lui resta soltanto una foto sommersa di fiori in un piccolo pezzo di marmo grigio..
ma tantissimi cuori che lo ricorderanno sempre e lo vorranno ancora e per sempre
un mondo di bene..
Dedicata a mio nonno Simone
Perchè le lacrime
non lasciano i miei occhi,
le sento pungere
bussare alla porta del cuore
non devono cadere
non voglio affogare in esse
esserne schiava
Con un incantesimo
le muto in parole
piovono su fogli nivei
creando poesia,
tristi malinconici versi
dove paura non ho
di essere me stessa
dove non devo vergognarmi
della mia debolezza
In questo mondo fantastico
le lacrime posson divenire sorrisi
da donare a coloro
che più di me ne han bisogno
allora canto la gioia
canto alla vita
e scrivo d'amore di fiori e colori
Oh, gli occhi non pungono più
lo specchio sulla scrivania
mi rimanda un sorriso
la luna splende alta nel cielo
le stelle fan coreografia
ecco il miracolo
di far poesia
Prigioniero
d’un debole corpo
rattrappito
storpio
mendicante
nell’intimo della tua esistenza
ascolti
il liberarsi del cuore
nei cieli infiniti
della verità bramata.
Prigioniero
d’un effimero mondo
irato
ritrovi te stesso
ascolti
il desiderio del cuore
di volare
nei cieli infiniti
della verità.
Ho rivisto il tuo sorriso
nell'infinito scatto
di una foto. E ho lasciato
cadere una viola
nel suo antico prato.
Ripenso alle panchine,
alle attese febbrili
e le dita tue tra il mio
respiro - tu cercavi - tu,
rosea neve volevi sciogliere.
Ma le tue dolci maniere
io non seppi che sfuggirle.
E tu più non mi guardi,
con le labbra socchiuse,
fissi - ora - i tuoi occhi di carta.
Ripercorro la linea a ritroso
e mi aggrappo su appigli
insicuri, ramaglie di sabbia,
ma quello che fosti
- sollievo di vita - più non trovo.
Tu sei un ricordo. Immobile.
Un emozione fragile rimane
e mi soffia sul cuore, smuove un
brivido ma Tu più non torni.
E se mi chiedo dove sei,
ti vedo camminare
col tuo passo di piuma,
il tuo fare da signore,
l'incanto di un bambino.
E se a volte mi pensi,
tu alzi lieve il labbro
ad una viola che sfiora
la terra e a lei cedendo tace
il suo profumo.
Forse, fra rovi e praticelli
celesti, opachi muri e viuzze
dagli odori agresti, io,
t'ho perso.
Tu corri felice (con lei)
Tu più non torni...e
A me non rimane
che crogiolarmi su di un verso.
Il vento urta le foglie
E il sorridente mare
s' accende qui, alle soglie
Dei suoi spazi. Ora, care
Immagini contente
Di quando ero bambino,
ridestan la mia mente.
Par che il vento, vicino
A me le abbia riposte,
Su queste antiche coste;
E che lui per tanti anni
Lontano dagli affanni,
sol per me le custodì.
30/12/2011
fragile
come la rosa
che vive l'attimo
e poi perde innocente
i petali lasciando
scoperto il cuore
e secca.
Ti amo
fragile
come la promessa
di chi giura
amore eterno
ma poi la vita
tradisce.
Ti amo
fragile
sincera
come la lacrima
che vorrei fermare
tutte le volte
che penso a te.
Fragile
così nel tuo cuore
amore custodiscimi
e lasciami morire
come la rosa
nella sua promessa
di una lacrima.
Passeggiare a picco sul mare
portando i ricordi a guinzaglio.
Avere un soldino nel palmo
e quattro incertezze a bagaglio.
Scrutare fra scogli e passato
cercando risposte o patelle.
Scoprire di essere solo
seduto aspettando le stelle.
Partire è questione di tempo
bisogno inespresso di fuga.
La solita vecchia paura
di fare una fine d’acciuga.
Io ti ricordo
quando seguivi un’altra parte.
Ho una lacrima che piomba su quel luogo
che non aveva titolo
non conosceva storia.
Ora ti rivedo con un’altra pelle
con quel bel sorriso
e sulle labbra scritto
“chi legge ha fallito”.
Avvolta nel sudario
di morbido lino
attendo paziente l'oblio
al trovar quella pace
tanto anelata e mai trovata
Danzano intorno
ricordi e pensieri
mosche nere fastidiose
in attesa di pasteggiare col mio corpo
che cenere tornerà
perchè cenere ero
Nulla importa, non sarò più
volerò con gli angeli
nel divino cielo
canterò nel coro di voci bianche
suonando un'arpa d'oro
Il corpo è un involucro
di carne e sangue
l'anima è la vita,
il soffio di Dio donato alla nascita
che a Lui ritorna
quando la campana per noi suona
Si fa buio
atonia si fonde in me
gli occhi piano si chiudono
a questo mondo
la campana ha suonato
Addio vita che tanto mi hai dato
quanto tanto mi hai negato
ti ho amato, rispettato
ora mi inchino
al voler di Colui
che mi ha generato,
con gioia tutti saluto
non spargete lacrime
per me siate felici
un dì ci rivedremo
e vera vita avremo!
dall'acqua del dolore,
palpebre indecise
tra l'avventura e l'amore...
Il mio sguardo raggela,
le mie mani la cercano,
le mie labbra la sfiorano...
Bagna la sua bellezza
di lacrime amare,
strappa ogni certezza
e rischia di sbagliare...
E così,
prima del purgatorio,
mi incanta le labbra
con tocco illusorio...
Sfioro incredulo
il bianco paradiso,
cado subito
nel buio più deciso...
Scrissi testamento
in onore al sentimento,
non sarà una lunga istanza:
è un arrivederci,
con qualche speranza...
Valico la barriera,
entro per un altro bacio,
il saluto,
la sua mano,
il suo volto,
distrutto
tra l'amore
e il mistero...








