con quale forza affronti questo mare
con quelle braccia fragili
e quegli occhi incavati dal dolore.
Tu dimmi come fai
ad affrontare l’orizzonte
con la speranza che s’incurva
e s’infrange tra gli scogli.
Io con questa mia caravella
di color corallo
e questa forza da leone
si che arpiono il vento
ma mi tengo saldo alla mia vela
mentre affogo nell’ombra di una madre.
Io annaspo tra le spume
nel desiderio di un sogno d’ avverare
e gemo a volte come uno scemo
con il mento appoggiato
sul bordo del vascello
e l’occhio spento a scandagliare il fondo.
Padre
dimmi tu come fai
io mi perdo giornalmente nell’incongruenza
nella speranza di non morire
prima di aver bevuto tutto questo mare
e di cullarmi tra le onde
di questo meraviglioso sole.
come un dio Pan inebriato dal vino.
Lascia star ghigni e malumori
e conquista nuovi amori.
La novella primavera fiorita
ad amar sorniona ci invita.
Audace diventa la pulzella
per gridar: "La vita è bella"!
pur essendo circondati dal mondo intero...
Vuoti...
vuoti come un vecchio pozzo senz'acqua
e tristi....
tristezza che ti perseguita...
imperterrita anche quando per un attimo sei felice...
stanchezza...
stanchi della vita..
vita che poco ci ha offerto...
e che poco prospetta...
Soli...soli con noi stessi....
solitudine maledetta....
ma a volte anche amata...
e poi ancora....e ancora .....ancora soli!!
dal mio profondo,
dall’essenza dal mio essere
esplode un urlo.
L’urlo che farà crepe nell’aria
da quanto potente,
un battito d’aria compressa
per mille
con struggenti nuovi
accordi sonori
donatemi
dall’onnipotente.
Come la rabbia sprigiona emozioni
ora nemmeno l’amore ha eguali
in questo mondo che brulica di vita
non ci sono orme.
Ma esiste davvero ancora qualcuno
o l’intera coscienza ormai dorme?
Se ci fosse solo un’anima,
soltanto una ancora
che sa guardare con occhi diversi
saprà afferrare l’urlo disumano
trasformandolo in dolci poesie e versi.
Ma se il pianto di un neonato
un mistero stupendo che LUI ci ha donato
non riesce a spargere il calore
e sciogliere ogni umano cuore
allora lo farà il mio urlo
congelando l’istante per sempre
nell’immagine grottesca
di un mondo squarciato
pieno di crepe
vuoto e con sterile ventre!
beve il suo caffè,
ciao amore
un bacio fugace sulla guancia
e di fretta va via
sbattendo la porta.
Rimani da sola
e ti chiedi perchè
le emozioni di un tempo
hanno lasciato il posto
all'indifferenza...
Forse stai invecchiando,
rivela lo specchio
il tuo sguardo un po' spento
i capelli tirati all'insù,
che importa se il tempo è passato
se la tua giovinezza sfiorisce,
ti guardi indietro
e ricordi i sogni di allora...
le risate insieme agli amici
le corse in macchina
senza una meta.
Ti vesti con cura
nascondi le rughe
vuoi apparire più giovane
ancora ti vedi bella,
la malinconia ti assale
una lacrime scappa dagli occhi
tiri su il mento
e la cacci via,
sei pronta per uscire.
Travolta dall'onda della libertà
quest'anima mia incatena parole
per farne treccia giù dal torrione
al cavaliere che al cor mio chiede
di esser salvato nell'amore e salvatore
allorchè venga il tramonto amico
testimone di amanti, ladro di attimi
dove vivere emozioni nell'esser complici
senza parole da mettere all'indice
per respirar lieve e lento la passione
che della vita è il solo sogno, ragione
di chi sa che non si metton radici
se il terreno aspro e impervio
si mostra nemico alle placida gemma
che con aneliti di speranza al sol si cede
per divenir pianta forte e austera
e fruttar doni dell'amata terra
così come l'amor cortese di chi crede
sia possibile un'arte dell'amar
con le menti nell'un l'altra fuse
al fin di costruire un reame
in un eden di un'eterna visione
dove anima e spirto siano a divenir unione.
la rugiada su me si posa.
Sono il letto della sposa.
Inebrio col mio profumo,
ferisco con le mie spine.
Le mani non possono stare a me vicine.
Petalo dopo petalo perdo la mia grazia,
mi strappa e mi sciupa il villano,
lontano dalla terra mio ristoro
perdo tutto il mio decoro.
Spine irte come lame
mi difendon dalle volgari brame.
Difendo la mia solitudine
non fa per me la moltitudine.
Regina dell'ameno giardino,
l'occhiolino fò a Cupido
Su di me non si può aver dominio
con le mie spine posso dar gran fastidio.
Ristora l'occhio e la narice
ma lasciami alla mia radice.
Decapito la paura
dell'abbandono
e smetto di provare
quello strano dolore
che stordisce il pensiero,
ingabbiato lo affamo
respiro piano
ascolto senza far rumore
la solitudine del cuore.
Basta scrivere
scavare
svuotare
le parole dall'anima
in cerca di un sapore
o di un odore
costringerle a capire
come smettere di sentire
il pianto della bimba
soffocato nella notte.
Disperata
cerco il silenzio
che mi parla d'amore
e si disintegra lieve
nel buio
accarezzandomi il cuore.
io che persi in mar remoto ogni valore
cerco tra pietre e scheletri insepolti
in fondali prosciugati dentro il pianto.
Oggetti persi, cianfrusaglie di valore
e tocco ossa antiche di compagni
tra sogni ed avventure che hanno ora
il prezzo della melma sui miei guanti.
Argento ci concesse sulla tragedia un brindisi
e nel luccichio del calice perdemmo gioie ed ore
la sua luce formava visi perduti sotto un salice
benedetto in quelle ombre dal signore.
Quando gli occhi avvizziscon di calore
rividi l’arma mia di guerra e la sua ingiuria
un ultimo addio ai compagni e al vecchio amore
sentii pulsar nel corpo la sua furia.
Ora son stanco e debole ma non importa
vedo una luce a illuminar la strada
l’ultima fiamma a non esser morta
forgerà mille armature, mai una spada.
m'affiancasti la tua vita
come ombra dei miei passi
imprimendo sulla sabbia
tutto un libro di ricordi
Seguivo la tua scia.
Seguivo quella scia
ripercorrendo una ad una
ogni impronta
che hai lasciato,
ed il mio piede
calzava perfettamente la tua storia
finendo col lasciare poi
tre orme ad ogni passo.
Vorrei avere braccia lunghe come piante d’edera,
mani nette come fronde d’eucalipto.
Vorrei avere capelli folti come i banani di Bahia,
occhi onesti come fiori di campo.
Vorrei avere gambe forti come abeti,
piedi fermi come pini di scogliera
ed una mente fertile come un seme,
posatosi silenzioso al limite dell’alba.
Sul confine fra inferno ed eden.
C'era luce in quella stanza,
colma di visi smarriti,sconvolti,stanchi..
Al centro c'era lui,immobile che ci guardava..
Si sentiva il suo respiro stanco e affaticato,
ed un mormorio più in là,nell'altra stanza,di bambini incerti e dubbiosi.
Morte:sei arrivata pian piano,
e senza guardare in faccia nessuno di noi,
lo hai portato via con te,così,in un momento...
In quello stesso istante nessuno aveva la forza di piangere..
neanche una lacrima,ma neppure un sorriso!
La sua anima uscì subito dopo dal suo corpo,
si è invisibile,ma io la vidi aprire la porta e andare via..
Morte:sei fredda e crudele,
se avessi guardato gli occhi di chi lo amava non l'avresti portato via..
Ma tu non rispetti nessuno,
ed ora di lui resta soltanto una foto sommersa di fiori in un piccolo pezzo di marmo grigio..
ma tantissimi cuori che lo ricorderanno sempre e lo vorranno ancora e per sempre
un mondo di bene..
Dedicata a mio nonno Simone
Perchè le lacrime
non lasciano i miei occhi,
le sento pungere
bussare alla porta del cuore
non devono cadere
non voglio affogare in esse
esserne schiava
Con un incantesimo
le muto in parole
piovono su fogli nivei
creando poesia,
tristi malinconici versi
dove paura non ho
di essere me stessa
dove non devo vergognarmi
della mia debolezza
In questo mondo fantastico
le lacrime posson divenire sorrisi
da donare a coloro
che più di me ne han bisogno
allora canto la gioia
canto alla vita
e scrivo d'amore di fiori e colori
Oh, gli occhi non pungono più
lo specchio sulla scrivania
mi rimanda un sorriso
la luna splende alta nel cielo
le stelle fan coreografia
ecco il miracolo
di far poesia
Prigioniero
d’un debole corpo
rattrappito
storpio
mendicante
nell’intimo della tua esistenza
ascolti
il liberarsi del cuore
nei cieli infiniti
della verità bramata.
Prigioniero
d’un effimero mondo
irato
ritrovi te stesso
ascolti
il desiderio del cuore
di volare
nei cieli infiniti
della verità.










