Esisto?
Ho un nome, un lavoro
una vita
eppure al risveglio
mi assale l’ansia del vuoto
e che tutto sia finzione
un film già girato
incollato alla paura.
Paura di tutte quelle voci
che gridano dolore
dell’esistere e non esistere
sempre con lo stesso interrogativo
allo spegnersi del sole.
Vedrò ancora
la sua luce Domani?
-quello più fragile -
s’insedia al tuo posto
Sei l’istante e l’ordine crescente,
se posso, arrampico sillabe
-gran sollievo anaerobico -
Non ho svegliato la coscienza
ho dita vuote dei tuoi tendini,
graffi in prossimità di una porta
tra i brandelli di una cometa
e i pezzi della mia libertà,
raccolgo quella vestaglia
che credevo di aver perso...
Proteggo con costanza
la mia pelle scarna
con quel velo sottile,
insignificante
tra gli abiti dell'esistenza...
Stretta tra le mie membra,
larga nella mia essenza:
profuma
di un gusto leggero,
inebria
con sapore veritiero...
E tra i petali di una margherita
e il verde di un prato
coloro le mie vesti
di un sorriso incantato...
Certe cose non le vedi, le senti.
Sento il brivido del piacere, quando ti guardo nuda sul letto;
sento la testa esplodermi, quando fai la civetta con gli altri;
sento il cuore accelerare, quando mi fai sentire che mi ami;
sento un vuoto nello stomaco, quando fai sul serio;
sento la voglia di te, quando non ci sei.
Certe cose le senti, non le vedi.
Ho bisogno dell'odore
di quell'odore forte
che mi lasci sulla pelle.
Ho bisogno quando è notte
quando le luci dell'insegna
si spengono all'improvviso.
Quando una certa fame
mi pervade
con brividi e candide visioni.
Ne ho bisogno,
debolezze del mio cuore.
dell'alba
fammi sperare
fammi credere
che tutto può mutare
che la luna sorrida
e doni armonia
al terreno
scivoloso
trattato con freddezza
per fermare tuoni
burrascosi
soccorsi
credendo di esserci
alla soluzione
sperata
in una nuova tranquilla
dimensione
Se incontri un amico
non porgerle la mano
stringilo in un dolce abbraccio
sentirà il calore
del tuo sincero affetto
Se il cuore colmo di sofferenza
si ritrova
ascolta in silenzio
con gli occhi dell'anima
non divulgare consigli
se non richiesti
potrebbero essere spine
piuttosto che petali profumati
Un amico non è un pozzo
dove riversare i tuoi rifiuti
è un giardino dove
scambiarsi sensazioni ed emozioni
con un amico
puoi correre in un prato
far volare un'aquilone
che porti i vostri sogni al cielo
Lascialo piangere sulla tua spalla
ti porgerà la sua
quando negli occhi tuoi leggerà il dolore,
senza chiedere ma donando
l'amicizia crescerà
come una piantina
annaffiata, curata con affetto
sincero e puro
L'amicizia è come l'amore
se viene tradita
ti senti morire, ma esiste il perdono
ed un altra occasione si deve concedere
la perfezione non è di questo mondo
“Chi trova un amico trova un tesoro”
non è retorica oppure
un proverbio sterile
è verità assoluta ….
Nella fatica di questo giorno
io provo a cogliere il me migliore
ma non riesco a stare fermo
a concepire di non farmi male
Perciò continuo a cercarti
a non fermarmi nel desiderarti
e ogni volta che cerco non di farlo
in testa è come ci fosse un tarlo.
Per me sei stata acqua di mare
terra da contadino da coltivare
occhi da stringere nelle mie mani
e nave che porta in porti lontani.
Ed ora sei
una realtà che non è reale
il peggiore di ogni male
il sangue con un virus letale
la mia sconfitta, il mio funerale.
Ma io ti cerco...
Gli anni son passati
e i tempi son cambiati
i baci erano veri
li sentivi sulle labbra
il sapore
adesso
è solo di parole
scritte su un pc.
L'amore faceva vibrare
quando la stringevi
forte a te
ora puoi vibrare
ma non sai il perchè.
Gli anni son passati
e il mondo era reale
adesso chiudendo gli occhi
ti ritrovi nel virtuale.
L'amore si ti da,
ma ti svia poi la mente
da quello che poi l'amore
ti donava veramente.
Col linguaggio dei pini marittimi
mi parli
in forbito accento botanico.
Coi capelli bagnati e le scarpe slacciate
ti guardo
appena piu’ magro della mia stessa ombra.
Porto sul viso il segno del mare
e dell’arcobaleno
riflesso sul dente sporgente
rosso giallo verde e celeste come i coriandoli
inefficace lama, ruvida pietra lavica,
bacio al sapore di nuvola
amabile come un té al jasmine.
I passaggi obbligati della vita:
l’essere bambini, gabbiani e navi
e poi lo scoglio che ti ha creato
e poi lo scoglio che ti ha tradito.
Serenamente ci sto pensando:
la prima cosa che ho posseduto?
non conta niente, non la ricordo.
Celeste cielo di eta` lontana
tu che sei semplice e saporito
tu che sei un ramo di rosmarino,
impara a leggere tra le mie righe
concedi all’uomo che ti respira
stagioni tiepide e luminose
che come ieri mi faccian ridere.
Soltanto il soffio di caffettiera
o l’aria nobile dell’Abetone
salvano l’uomo dal rinunciare
soltanto il passo di bicilcetta
riporta il cuore all’umilta`;
e se avrai freddo e avrai paura
che possa il cielo darti riparo.
Di nascosto ti osservo
tu
che ti muovi in cucina
persa nei piatti sporchi da lavare,
mentre mio figlio mi parla
ma non seguo
quel che dice,
e ricordo quel giorno
che ho fatto le valigie
e sono uscito
dalla tua vita,
rivedo i tuoi occhi
lucidi
mentre in silenzio
mi guardavi andare via...
di tempo ne è passato
e so che ancora
tu mi aspetti.
Ma come posso perdonarmi
il male che ti ho fatto!
Potrei ancora abbracciarti,
stringerti
fra le mie braccia
e dirti che mi ero perso
che sono ritornato,
che forse potremo ancora
insieme
viaggiare sullo stesso binario,
ma rimango
in silenzio
mentre tu continui a lavare i piatti
ti vedo
un sorriso sulle labbra.
Mi gira la testa da quanto ti penso
perche` quest’aria da altri tempi non aiuta,
ostinata come la febbre dei miei dodici anni,
e` come se mi affacciassi da via Pertinace.
La tovaglia e` la stessa, stessa la frequenza AM,
stessa e` la storia e la ricetta, stesso burro, stessa salvia,
diapason che questa brezza domenicale
mi ha piantato sul cuore.
Ricordo ancora, e` normale,
ma confondo tutto con te,
con la sfilata del nostro Giugno.
Forse perche` e` tornando indietro
che si va avanti.






