in un volo, dove tutto tace
e non basta un tramonto bambino
perso, nelle lacrime di un sogno,
tra soffi di speranza senza tempo
o in cantici di un mare d’inverno.
Tutto tace,
anche il cielo più atteso,
immerso in una musica folle
che, lascia orme e immagini nella mente
dannate dal pianto e dalla luce del sole,
percorrendo un binario morto.
Tutto tace,
nell’anima che ha paura dei silenzi,
delle ferite, dal sapore antico
in una vita senza ali,
come un libro, ornato di pagine bianche
in attesa, del deserto della sera.
Non c'è più tempo mi disse
sfiorandomi lo sguardo l'eclisse
è nell'attimo che fugge l'ardore
effimera promessa d'amore
lasciata in memoria a decomporre
ricordi che fertili ingannano
fragili speranze il sogno insultano
travolgendone il desiderio in disincanto
facendo credere di non essere degna d'avere.
Non c'è più tempo il destino mi disse
la vita non aspetta i fuoriclasse
non una scusa nè un sei speciale
esige omologazione e grigia adesione
e quando credi di non essere uguale
ti ritrovi in fila alla cassa da uomo banale.
E allora ditemi perchè dovrei preoccuparmi
al pensiero che non c'è più tempo
se poi son felice solo quando respiro poesia
bruciando il cielo in un passatempo
spendendo i miei sentimenti senza senso
come folle penna che scrivendo scivola via.
stai dentro nel mio profondo
sdraiati accanto a me
silenziosamente.
Tra il mare e le gocce di rugiada
che ci sorprendono
nella riva di un oceano
pieno di pace e di sereno vedrai,
con gli occhi di un bambino che corre
pieno di gioia e allegria.
Spensierato amor mio,
tu sai che dio ci sarà vicino.
ti amo amor mio
tua per sempre
Daniela Morandi
Quando... cupo
si fa silenzio intorno
e le mani cercano parole
tra le tue mute e sorde,
annaspo la mia bara
l'improvvisa scatola ch'è aperta
di quel vuoto dentro,
con laceranti zanne morde
veleno micidiale
la mia sorte...
Perdere te tra viottoli scoscesi
nel nostro stanco andare
tra erbe e fiori appesi ai cigli
le ginestre stanno ad essiccare
come Noi
Al baratro abissale...
Mosse le ondulate chiome
al flettere del vento i tuoi sorrisi
tra le gote bianche, marmo,
non hanno più sentore
le tue mani oggi
si tendono all'addio
al mio disarmo...
ma mi rimane impresso
il bacio tuo castone, labbra
vellutate d'ambra e di rugiada
come non rammentar
le passeggiate
mano nella mano
mentre salivamo il colle
i nostri visi sobri di profumi
distesi su quel verde a rimirar l'incanto
e negli occhi avevamo lumi
di quel mondo che c'appassionava.
Ora tutto è nulla, niente va,
amaro implodere nefasto
che nulla muta e nulla varia
a ravvivar l'incanto, l'aria
quelle risa, sulle bocche il fiato
l'ansimare, di quel sesso che ci ha stregato
ora che l'indifferenza
ci ha piegato e deriso il fato
rosi di follia abbiamo rinunciato.
Lunghi momenti che si estendono in anni.
Parole contenute, lacune
volte in cui i nomi dovrebbero essere.
Le parole, preghiere, canti, l'immaginazione infiammata dalla memoria.
Il vuoto, la solitudine, il mondo, il vuoto.
Guardare indietro, guardare avanti, guardare dritto.
Il mondo è indifferente al vostro dolore.
Il mondo è indifferente ai vostri sospiri.
Niente sarà più lo stesso;
nulla sarà mai più importante.
Sarà qualcosa di mai ancora importa ?
Assenze.
Come una lunga via solitaria in una terra che ti ospita.
Con le porte chiuse contro il caldo del pomeriggio
domande della mente tormentata
tutte le risposte bramose di trovare
cè un fiume che scorre attraverso la terra
le sue rive sono piene di piante e sabbia
i suoi mormorii molli sono un balsamo per l'anima
la voglia
di sedersi accanto e ancora una volta
e si respirano nell'aria.
Piccole glorie di aspre nebbie
tra allegrie e pianti sommessi.
Ricordi di bambina risalgono
in volo nella mia mente.
Pensieri di delicate abitudini
e di fragili momenti da dimenticare.
Sentire a distanza le voci dei vicoli.
Trovare dentro a se stessi emozioni
di una vita non più infantile
ed ingenua.
Ma ti sembri distolta,afflitta
da quelle superficialità,
da estranei modi di guardare al domani.
Libero gli occhi del cuore
copiosamente piango
di fronte al tuo viso
attonito ed apparentemente
rilassato
il calore della tua mano sulla mia
rallenta i singhiozzi
che le spalle fan danzare
E parliamo, parliamo
donandoci pace
reciproca condita
da qualche lacrima ancora
rimasta li fra le mie ciglia
finalmente cade
Un silenzio rispettoso
cala come nebbia
ad ovattare il dolore
che ci unisce
E' sera
le ombre buie
prendono vita sul tuo viso
la stanchezza segna
gli occhi
la luce brillante
attenuata dal velo
di stille salate
aculei pungenti
nel cuore e nell'anima
Un abbraccio
vale più di mille parole
un infinito sguardo
,consapevoli della notte
insonne
che ci attende
Domani un giorno nuovo
forse più difficile
da vivere
ma un giorno in meno
per soffrire
Mal ombra albeggi
ad oscurar
tu apponi manto e falce,
è la mia pelle che dileggi.
Il rigenerar perenne non t'avvale,
non t'arroga a vanto chi beffeggi.
Seppur tu pungoli e dispensi il male
non sempre riesci cancellar la vita altrui.
Morte
tu elargisci, un feral traguardo.
Vorrei poter lottare da pari a pari
E la tua falce consumar senza riguardo.
Nell'antro dell'oblio,
frapporre forza a forza,
fino a consumarmi l'anima
A te non cedo nulla.
Non averti il giorno
pensarti la notte
condanna mi porta
verso un ansioso sperare
folle divenire di situazioni
persistente lamento
di un desiderio mai sopito
aguzzino del mio cuore
carnefice della mia anima
tiranno della mia esistenza.
Pazza pretesa di abbandonarsi
al nulla di un vuoto divertimento
cancellando il riverbero
di una speranza
diretta a nutrire
il languore
di una passione
repressa
incompiuta
perduta
nel tempo
ma mai
domata.

Come un uccellino
che al primo volo
le ali si è ferito
zoppicante mi hai guardato
una lacrima nascosta
fra le ciglia
e mi hai detto...
é andato via
in una sacca alla rinfusa
ha messo le sue cose
ed appena sono uscita
per andare a lavorare
un messaggio mi ha mandato
senza giustificazione
mi diceva
vado via non t'amo più,
come un fulmine a ciel sereno
come può un' amore grande
senza preavviso
finire in cenere
io le ho viste
le tue lacrime
strozzate in gola
mentre l'anima
affogava
l'ho sentita la tua
disperazione
mentre stavi accovacciata
sul divano
a testa bassa
quanta tenerezza
bambina mia
guardando te ho visto me
fra le pagine ingiallite
foglia senza più radici
urlo di sconfinato universo
recido il cordone ombelicale
di piccola umana precarietà,
tanto cara nel silenzioso nero
dove vive l'oscuro pensiero
quietando i frammenti dolorosi
dell'incomprensibile inquietudine
fame di sapere che confonde
la mente che non comprende.
Il mistero abbraccia l'uomo
in calda coperta di storia
di guerre e orrori fragili
senza ritorno di anime perse
nel buio di effimera gloria.
Se le stelle potessere parlare
alla nave terra nel suo dolore
ricondurla lì dove ebbe inizio
il miracolo di vita in cellula viva
svelando il progetto dell'umano destino
quale potrebbe essere il giudizio divino
per un'opera di così deludente scalpellino?









