Da quale sussurro ti lasceresti rubare?
Sospiro sfuggente come rimedio alla curiosità?
Corsara paura oppure sete di terra lontana?
Partoriscono i miei occhi, nel deserto,
ali di farfalla a scrutare la venuta del mio polso.
Ci sono aeroplani
che non accolgono i miei abiti
e treni distratti
dal panorama che assorbo.
Sorridi, se puoi, del mio ricciolo
e del mio passo confuso.
Sorridi, spesso, ed avvicina l’orecchio
al tamburo.
Cosa importa se è il primo del mese?
e se l’orto rifiuta di crescere?
Sediamoci, stella, eleviamoci al triplice Dio,
che l’estate ci lascia sbagliare.
I gatti del molo cantano
e lottano
e forse pregano.
Ma noi?
Noi non piangiamo che per fame,
ed attesa.
d’istinto sfatto e rifatto nell’antro di fame
barricata plumbea scavalchi infima pecca
sterzi e m’invogli se in forse lasci la presa
blocchi trapassi ed incassi riscosse deformi
forme strategiche di terrore in riga rimetto
Groppi in gola per la morale che avanza
di sprechi invecchi disincanti specchi
strucchi giochi stravinti imponi vanti
intossicazioni pandemiche alimentate
evoco a vanvera tanto quanto fame
gracchia quanto potere pensare e dire
Se nel mio guardarti non vedo
oltre la luce dei tuoi occhi
e se nel mio ascoltarti non sento
quando pronunci sottovoce
il mio nome, non posso e non voglio
pensarti immagine sbiadita
tra queste mie braccia arrese.
Adesso disposta in un colpo di tosse
a cogliere l'attimo per un gaio
grappolo d'amore da spremere
sul cuore.
Non sei più fiore al vento
che si spoglia lentamente
lentamente dei suoi teneri petali
indifesi. Ma tu nulla vuoi sapere
dei fiori, dei miei consigli
che poco sono serviti.
Resta il ricordo di quando eri
per me la più bella delle rose
del mio giardino, dove le fievoli
farfalle di carta ora si scolorano
tra queste mie parole inutili,
di questo amore sbiadito.
2009
all'insulsa mano tesa?
Lei
che senza dir perchè
al mio gesto si discosta.
Vale forse svelar dolore
a chi
contro l'anima in brandelli
sciorina una spada?
L'umano
mio simile
avvenente invenzione
che natura
- in forse momentanea gioia -
donava.
Ed ancora
la mia fede
di fronte allo schiaffo
bruciante come il fuoco
che scalda il mio silenzio.
Ed ancora
io che chiedo
al passante o al nemico
se ho forse sbagliato.
Caro Piccole Me, che poco di te
ho conosciuto,
qual verbo potrebbe descriverti?
qual arte potrebbe ritrarti?
Chissà se dall’alto mi guardi
con occhi di affetto e pietà
e agli altri angioletti del cielo,
tu parli di mamma e papà.
Ti amo con tutto me stesso,
mia piccola parte di me.
Ti sento nel flusso del sangue
che certo appartiene anche a te.
Vorrei ascoltar la tua voce,
sentirla non solo di notte
che quando mi sveglio e ti cerco,
son solo carezza interrotte.
tra cieli e mari stracolmi di filosofie.
Giocare con il tempo
chiarire malintesi e compromessi.
Monotonie sparse tra detriti e fango
sommersi di bugie.
Ti annienti la mente inasprito ad aspettare un
qualcosa che non vuole amai arrivare.
Accecato dalla rabbia,pensi e speri
in un nuovo tramonto quasi perfetto.
A sognare,a stramaledire il tuo destino.
Troppo pressato da mille tempeste,
Sperando in un grande bagliore
di luce sfavillante.
Qualche spirito amico che vaga tra le tue ombre
che seguono il tuo passo.
Io spero in un giorno che mi apra le porte ad
una vita migliore
Senza dubbio la strada è sconnessa
e la radio si lascia ascoltare
senza dubbio il tuo tono è più alto
sottomesso soltanto dal gallo.
Ci scommetto che il tempo è trascorso
fra le braccia che hanno vene geniali,
e del resto c’è odore di storia
e la storia si lascia sfogliare
e del resto c’è pioggia per tutti
e chi è saggio si lascia bagnare.
Sospeso fra ignoto e carezze
scomposto dai venti del tropico,
e riflette stupito e confuso
sopra i mondi al di là dell’oblò.
Poi unitosi al canto del grillo,
riluttante ai disagi del viaggio,
il pensiero si lascia dormire,
si abbandona al cospetto dei numi
e riversa i suoi dubbi e i suoi vuoti
sui miei occhi socchiusi al tramonto.
È una notte lunga, umida di lacrime,
consumata dalla fisica dell’incertezza,
come il gatto e il topo o l’altalena.
È una note di pioggia e nebbia,
raccolta nella tana del tepore e il sogno,
avvolta nella polvere della disobbedienza.
È l’indubbio essere al di là del clero,
al di là del fraseggiare in rima.
È una notte che non esiste
che guardi il frutto e rimpiangi il fiore
e l’innocenza e la speranza.
È quella notte che non ti aspetti
che guardi il cane e porgi un osso
è il preconcetto dell’indesiderata fine
statica all’angolo di un destino grullo
dove si incrociano le linee
di due esistenze estranee.
Lascia che il ghiaccio preservi il motivo
al riparo dai bracci di un sole egoista,
lascia che il freddo ci trovi legati
avvolti nel tiepido aroma di sempre,
avvolti nel nulla e vestiti di un bacio.
Lascia che il mondo non sappia di noi
del nostro segreto baule di affetti
del piccolo tempo che abbiamo da spendere,
del grande orologio di cui siamo lancette.
Trema la terra o danzano i fiori
con passo di tango o al ritmo bolero.
L’insidia che cresce col tuo passare
e la voglia insaziabile di essere etereo,
già offrono un soldo di onesto suicidio.
Si secca uno sputo sul mattone rovente
e l’afa mi accerchia con vapori di zolfo,
io che comunque spengo un sospiro
io che comunque non cedo lo scettro
io principe muto, io eterno viandante.
Il ricorso storico
di notti bianche e di
anniversari improbabili,
mi accompagnerà
lungo i cicli di una
esistenza insensata,
che come un lebbroso
si scompone lentamente,
fino a morire
nel limbo di una
solitudine ciclopica.
Senza di te
posso anche chiudere
il libro.
Quante parole
scorrono nel letto
del nostro fiume
fantasma !!
Quante barche
di carta
rischiano ogni giorno
di naufragare !!
Quante inscindibili
gocce si abbracciano
per farsi coraggio.
Inutili simbolismi
che sposano
la transitoria tristezza
di un’ebbra realtà.
E poi un giorno tutto questo
finirà.
Un guasto improvviso
o una qualunque stupida
necessità non soddisfatta.
Mi chiedo chi ci sarà con me,
quel giorno,
chi vedrà qualcosa cambiare
nei miei occhi.
Non ho ancora deciso dove andare,
forse sarò solo una parte
di un tutto infinito.
Al momento sono solo un sogno,
interrotto da un risveglio
improvviso.
Non posso che inventarmi
finali scontati,
nell’attesa che il sogno continui
o che il sole si spenga.



