impercettibili parvenze
silenzi e ombre
di notte.
Uno scrivere lento
di cento angeli
su carta di cielo.
Affettuosa amica
di lacrime stanche
la poesia svela,
con ali distese
il cuore in silenzio
sdraiato nell’ascolto
di grazia pulsante.
Lì tutto è sospeso,
arreso nell’ anima
fiore innocente.
Una primavera rara
distesa nell'inverno,
unione di parole
in fiamme, muta
in urlo tonante.
La notte cara s'offre
lavagna di poesia
armonia tra righe
a ricalco di ricami
strati di colori
dipinti d’infinito
palpito divino
preavvisi apocalittici di ventura
Minosse fugge dall'Ade tutto tremante
di Gerico ricade il muro fumante
In pericolo il tesoro intellettuale
trema il Palazzo Marchesale
benchè di pietra vacilla anche il Santo
Eolo scappa con le Muse dall'incanto
La Terra trema il cielo è coperto
tra fulmini e saette arriva Don Alberto
come stèntore alle baccanti
con un grido stordisce tutti quanti
...e pròdigo non traverserà l'Acheronte
andrà in Paradiso con l'obolo di Caronte.
improvvisamente tornano a galla.
Cancelli grandi chiusi…..
arrugginiti.
Persone che camminano avanti indietro,
senza una meta precisa…accompagnati per mano.
Altri con camicia bianca,legata con dei lacci
dietro la schiena non capisco…..
La mente persa quasi semi addormentati
spinti in una carrozzina.
Le mie domande….forse troppe
troppe volte senza risposte.
Nessuno va a fare visita a queste persone,
mai un sorriso.
Perché devono soffrire cosi,quanta sofferenza,
quanta tristezza.cancelli chiusi come in un carcere.
per l’avermi dato
un piccolo dolore
per capire gli altri;
il pane che ho mangiato
sulla mensa opaca
di brividi, sospiri
e sofferenti corpi,
ha reso la mia anima
spogliata e inerme
attonita e disposta
a domandar perdono.
rep.dermatologia
dicembre 2000
Resto a guardarti
nell'immenso mare
dei tuoi occhi
e delle tue battute
di gesti sorridenti
che mi catturano
immediatamente
ed il mio umore si trasforma
non pensando più a niente
al limite del mio lungo respiro
di un'alga lontana, ove la foce
si è intrecciata in un tuo mutevole
sguardo, addolcito da sorrisi
comprensivi, dandoti la poltrona
vicina ai silenzi dubbiosi
che scruti conoscendo
la sostanza del rimedio
Cammini nel mondo ogni giorno
In ogni passo, ricerchi quell’anima
Il suo odore, senza forma
Quell’odore che costella, aria!
Bella fresca, che delizia!
Fiutando respiri, per non farla fuggire
Quell’aria che sa, ma ancora non sa
T’infili le mani nelle tasche
Trovandoci il solito buco
Non ricordi più quale è stato l’ultimo perduto
Hai talmente timore da sapere
Che quel buco rimarrà ancora aperto
Per far scivolare quest'aria
Che tanto brami, tanto detesti.
ci sta un ragazzo dai capelli strani
e gli occhi chiari, conosco il suo nome
da non so
quanti anni
e l'avrò visto almeno
un centinaio di volte
ma gli occhi con cui mi ha guardato stasera
sono gli stessi
di quando vedrà i miei
su una foto di giornale
schiattato in un incidente
spettacolare
stasera, da come mi ha guardato
sono sicuro che moriremo
senza conoscerci
non trovi le ali per poter volare
L'avventura possibile
delle grandi scoperte
illumina un fuoco
che il pensiero accende
Non è finito il canto
in questa notte buia
non priva di speranze
Non un giorno ha perso il sole !
Spalancate le porte
nudi i tuoi occhi gioiranno
di nuove sconfinate libertà.
le parole scritte dalla luna.
Dolce compagna di una
notte bugiarda.
Scivolano nel sibilo tuo
vento che le spingi sul mare.
Parole che varcano l'orizzonte
per non farsi ascoltare.
Dimensione infinita non
accetta pena.
dai rami ben disposti e nutrienti
ammiccano alle tenere farfalle
cercando di esaltarsi al sole caldo,
l’allegro cardellino fa sentire
il canto suo di pace, mentre intorno
le api ricominciano a volare.
L’alloro sprizza foglie richiamate
dal sole che si insinua fra i rametti,
e all’anima che fugge dal dolore
aprile dona tutto il suo calore.
su un solitario albero scheletrico
sul ramo più in vista, si staglia al sole
un palloncino a forma di orso
completamente afflosciato
non so bene
se questo sia il vero senso
del primo abbandono
o il suo volo stregato
la fine di un viaggio
ma vedendolo senza vita
penzolare
ho capito perché
i bambini piangono
Cosa tento di fare con te,
di innamorarmi,
è quasi il momento
per fortuna
di accendere la lampada
dello scrittoio
di vedere ancora sul tettuccio
del lampione qui davanti l'uva
che violacea ricade,
come da una fruttiera
in corpicini di topi
le speranze
l'erbaccia del ferro
nei vagoni abbandonati.
fra nuvole isolate
e riflessi d’ogni colore
riempiono la varietà dell’aria
fluttuando assenti
nelle grandi pene dell’attitudine.
Brandelli di niente
toccati da luci lontane,
frammenti di falsa vita
che il destino indora
con il suo triste sorriso
di assoluta verità.
Nel crepuscolo assente
di rari spigoli,
tra finzioni d’interludio,
contemplo la dilazione dell’alba.
Nella stagnazione di particolari
carpisco casualità d’ombre
e confusione evanescente.
Fra ellissi assurde e distanti
la mia vita affranta si disperde
in finti avvallamenti di strade
e nelle inquietudini dormienti.









