ha sputato una fiamma
bruciando una giovane vita.
Non più primavere coi fiori,
un'altra giornata è finita
portandosi dentro la morte.
Il drago
sbuffando s'ingoia
i cenci già miseri e sporchi
di chi l'ha guardato negli occhi.
Un misero mucchio
di stracci
è ciò che rimane
di un figlio.
Quel pane raffermo abbandonato nella credenza
dove il credo si è consumato
tra detti e parole buttate al vento
Un vento dissennato che soffia e tormenta
spegnendo le fiamme dei cuori
vi posa, al cambio, ramoscelli secchi
pieni di chiodi arrugginiti e deformi
piantati lì, nelle carni vive
Un servizio tolto all’umana fede
di quell’uomo inginocchiato
davanti ai tralicci delle piaghe
Una volta non temeva
ora, non è capace di rialzarsi
è dolore nelle ossa scremate
laceri di carne.
Affondava la testa nei crisantemi bianchi
della tovaglia in una scena di nullità.
Dovizia di tentacoli.
Osservava tutto così
come spaesato
senza piangere
fino all'attaccapanni
dalle radici
nel pavimento
coi soliti frutti
ormai per sempre perduti
nelle frange.
balzi felini, antilopi in corsa,
ghiacciai perenni
sui monti eterni,
abissi bui in tempestosi mari,
foreste antiche fra impetuosi fiumi,
pensieri in trono
dentro il cuore amico
tu sei negli occhi
che del mio vagare
sei bella sempre, e sempre rimarrai
angelo puro
dei miei sogni belli.
Spinge la nave
il vento azzurro
tra profumo di sale
e orizzonti sbocciati
mentre un ricciolo di pioggia
scende giocando
sul mio volto sognante.
Come mi manchi
in questa primavera
spoglia di emozioni
che si ostina a vestire ancora
i colori del bacio.
Quel rosso acceso
che coglie il respiro
come i petali della rosa bevono
la rugiada nascosta
tra la seta lucente.
Come ti voglio
tra queste onde
del viaggio celeste
e mentre ti cerco
parlo di te
a quel profondo inesplorato
cantando l’alba della speranza
diventando un gabbiano
che sorvola il tramonto esploso
e in una lacrima sulle piume del sogno
si specchia ora
il tuo viso amato.
sparviero dalle ali fugaci
a coprire gli spazi increspati
da meschinità perverse.
Paziente nel parco
delle menzogne
colui che difende
l’onore e il rispetto
dal gretto dire.
Spazio limitato
al poetare vizioso
a chi dopo il sincero
approccio mostra
il perverso desiderio
vidi una tua foto delle medie
indossavi dei pantaloni larghissimi
tutto un pezzo
ricordo
che in qualche tua confessione
me ne accennasti
era il periodo in cui
iniziavano a scandirsi
le forme di una donna
ma tu eri un qualcosa
di integramente puro
provincialmente, divinamente
puro
e ti sentivi sporca
quando in classe ti alzavi
per buttare una carta
vorrei tornare in un'altra vita
per stringerti la mano
per accompagnarti
fino alla porta dell'aula
a temperare la matita
al cestino
e sussurrarti all'orecchio
"tu sei
magica..."
t'immagino ancora
girarti e arrossire
mentre un insegnante
ti dettava
il suo fallimento
alla lavagna
e tu arrossivi
e ti giravi
prima ancora di finire
e per nascondere
la tua pubertà
tiravi giù la maglietta
con l'altra mano
e non dovevi sapere
quant'eri dolce
mentre le tue compagne
provocavano i professori
con i jeans tirati
e la puzza di latte
per questo ti ho amata
storie , vite, un po’ d’amore
come ladro che maldestro
ruba senza dare il resto.
Eppur vero… mio scrittore
alla fine son parole
che si vendono alle ore
prostitute irriguardose
fan godere delle cose
inventando mille pose
simulando strani mondi
di smarrite finte tele
trafugate senza fede.
Tutto falso miei Signori!
Per giustizia non s’ignori.
Spazzatura in mezzo ai denti.
Quanto schifo in quegli ambienti.
Nel silenzio bagno il cuore
mai venduto alle parole
come tutto quel che vale
si difende dal suo male.
Nessun nihilo sazia l’ozio
come scrivere fine e inizio
una storia da inventare
un racconto cielo e mare
di Demiurgo rinsavito
che si vuol di sé beare.
Ogni grande viaggiatore
intraprende con timore
il suo primo viaggio tosto
navigare dentro il gelo
con il cuore ben esposto
mai nascosto sotto un velo.
amava i suoi alberi
i suoi posti.
Volava nel cielo azzurro
apriva le ali nere
andava fra le nuvole.
Aveva tutto
rimaneva nel suo Abitat naturale
anche se faceva freddo.
Ma un giorno
un cacciatore le sparò
gli spezzò le ali.
Non poteva più volare
nel cielo azzurro
fra le nuvole……
Non avrà più
la libertà
meglio morire.
La tenerezza ci pervade
con la purezza di Dio
sviluppandoci in un liquido
efficace, di un attimo silenzioso
di una camera oscura, che ingrandisce
dolcezze e non amarezze
nella cavità delle arterie interiori
modificando il dna, sentendo fibrillazioni
nelle freddure dell'albero genealogico
nostro patrimonio genetico dell'amore
generato dalla conquista, del cuore
romanticone
Komm, komm,
vieni, vieni,
là-bas, là-bas,
laggiù, laggiù,
che colore ti fa soffrire
più del vellutato rosso, più
del giallo, più del blu, più del verde
l'azzurro che cade
fa piangere
le mie gemme da sotto un velo,
si scartocciano a cipolla,
ramo d'ippocastano seduto al chiuso,
quell'odore di chiuso dei vecchi cinema.











