In piedi con il cappottino aragosta
sacerdotessa
hai suonato
facendone velluto
i miei occhi,
ma
a una sera di distanza restano
foglie inzuppate nel pane e nel latte
sui vetri sporchi dell'automobile,
una lanterna tra i rami
come la portassero i ciechi
insomma, estirpato dalle aiuole
un ricordo di simpatia.
fino a toccare il cielo e l'infinito
e non crederai più alle fate
i soldatini saranno statue consumate
sullo scaffale tra le ragnatele
Quando finirai di rincorrere la palla
facendo capriole sulle verdi aiuole
e a dare calci all'esistenza
imparerai cos'è la coerenza
la falsità e l'opportunità
Quando penserai con la tua testa
ti prego non mi chiamare
non venirmi a chiedere di spiegare
l'evoluzione della nostra specie
questo sentirsi uomini di pece
che spengono tizzoni nella brace
Quel giorno figlio mio
non mi chiamare
sarò a prendere a pedate
un sogno di stagione
sarò ad alitare sugli specchi
e a ricomporre la mia immagine
ormai ridotta a pezzi
Sarò seduto in un attimo di pace
a contemplare te viso sconvolto
avvolto da mille perchè
mentre guardi crescere tuo figlio
che cerca di saltare quella siepe
dove già io e te siamo caduti
e portiamo ancora le ferite
Morire dentro
...raccolgo i sogni in un pugno
poi lo scaglio contro il vento
ma avendolo di contro
tutto mi è sempre di ritorno
...così è il mio vivere ogni giorno
rimando avanti il mondo
ma dopo un attimo che attendo
tutto ritorna indietro e sento
che forse dovrei... imparare a morire dentro
...mi oppongo al tempo che sul grugno
mi sfiora ed io barcollo, ubriaco, vagabondo
ma il dolore che inevitabilmente assorbo
si accanisce, contro di me, come un morbo
...così la sera, stanco, respiro a stento
rubo le ore alla mezzanotte, al sonno
ma dopo un attimo io mi pento
tutto ritorna indietro e sento
che forse dovrei...imparare a morire dentro
Filtra la luce
dell’’ultimo lampione
tra la nebbia fredda.
Sfumano le genti
nei camminamenti
a ridosso del mare.
Salpano le barche
verso il largo per la pesca
ascoltando l’urlo del faro.
Gettano le reti i pescatori
sull’onde calme
pregando la luna
d’accendere il sole all’alba.
nel buio della notte
scompare velocemente
dietro l’angolo
quasi volesse nascondersi
perdersi
si sente in colpa ha...
paura del giudizio altrui
è stanca.... di tutto
la paura prende il sopravvento
attraversa la periferia della città
testa bassa... le mani in tasca
alza gli occhi davanti a lei
il ponte con fili e tiranti illuminati
dall'altra parte il buio......
la fine....
le gambe tremano
all'improvviso ha paura
non è più sicura
vorrebbe tornare indietro
le mani dentro le tasche
giocherellano con delle monete
l‘ansia.... paura
il cuore batte fortissimo
ad un tratto l’indecisione scompare
ha deciso.... nel buio della notte
con le mani in tasca
attraversa velocemente il ponte.... la fine......
inebria l'aria
e dall'anima agli occhi
l'amore smuove i corpi nudi
l'uno sull'altro
È un incrocio
di emozioni
brividi a pelle
sensazioni sensuali
mani che esplorano e affondano
nelle voglie accattivanti
di appartenersi frementi
carezze e lingue operose
sulle curve morbide
e forme eccitate
ed eccitanti
Abbonda l'ardente cercarsi
sulle bocche tremule
traboccanti di sentimenti e passioni
tra le lenzuola stropicciate
dagli amplessi e colpi decisi
Umori e odori
amplificano le emozioni
spogliando le menti dalle inibizioni
portando i corpi
all'apice del coinvolgimento
stremati al godere affannato
Il trovarsi poi
appagati dall'amore saziato
in un quieto abbraccio
fa dei corpi amanti
riposo e dimora di un'unica anima
Passano gli anni chiusi
negli affanni del tempo
senza vergogna, senza attese,
vuoti di speranze.
Invano ti guardi intorno,
invano cerchi una mano
che ti sorregga, vecchio,
chiuso sei nella tua canutaggine
che ti abbandona su quella fredda
panchina solitaria
mentre incalza, intorno, la festa...
Quante feste han passato
i tuoi giorni quando il canto
degli uccelli rallegrava,
quando le piccole mani stringevi
dei tuoi figli a proteggerli...
Oggi nessuno stringe le tue
raggrinzite mani
consumate dagli anni,
nessuno accanto a darti la gioia
di un sorriso,
oggi solo il tuo pianto
e la tua infinita solitudine,
accovacciato a riscaldarti al sole
tiepido, di un freddo mattino
che ti ritrova solo,
oggi il tempo del silenzio!
Dal mio ultimo libro "IL TEMPO DEL SILENZIO "Poesie di Maria Teresa Manta
perche' dotata di singolare virtu'
di possedere la pace interiore.
Trasmetti la quiete in chi ti sta accanto;
fai luce nelle menti ottuse e contorte,
la calma che possiedi
ti rende piu' forte.
Mite sei e resterai sino all'ultimo
respiro
e con veemenza vibrerai
il cuore delle serpi e delle iene
che si inchineranno al tuo cospetto
per glorificare il tuo nome
nei silenzi costruiti
sotto orizzonti ben distanti.
Credo nella parola del pensante
e nella filosofia del mendicante,
credo nello sguardo
che non confonde
nelle piccole cose
anche nelle schegge di vita.
Credo nei sorrisi
nelle lacrime di pietra
nei miracoli organizzati
nei ricordi dimenticati,
Credo nella carezza
allo schiaffo nello stomaco
all’odore di bruciato
al profumo mai inventato.
Credo al mio orgoglio
allo stupido imbroglio
al bacio sulle labbra
al cuore che muore.
Credo a cristo e alla sua passione
e sputo al prete
anticristo per professione.
Lorenzo Calandrella
travolgono la mente che ragiona,
ribelli s’accavallano alla vita
che copre le pupille debolissime
e un pianto spirituale s’accanisce
sbucando dall’interno doloroso,
immersi nelle tenebre non sanno
del cupo sacrificio nel cercare
parole favolose che dolcissime
allietino il ghiacciaio delle pene,
così che allora in modo straripante
dilagano nell’anima indifesa
e fanno di un miserrimo poeta
un nulla dell’errante verità.
ASPETTERO' DOMANI
Dalle nostre ombre
che si allungano
sulla terra che calpestiamo
percepiamo la fine del giorno
e della luce che ci abbandona,
lasciandoci quel senso di vuoto
e di angoscia,
ancestrale paura del buio,
come quando un amore finisce.
come un principe annoiato
e torno stanco da un sogno
come dopo un lavoro reale.
Sono stanco e triste
e la tristezza m’angustia
al limite delle lacrime.
E piango
suoni di campagna,
colori del cielo,
perdute libertà.
Sono stanco e stufo
per ciò che non ho
e che non avrò mai.
Sono stanco e infastidito
per le mie sensazioni
inconsistenti.
E porto con me
le ferite di tutte le battaglie
che non ho fatto.










