in quegli occhi chiusi
persi chissà dove
nulla scalfisce il respiro
le mani stringono
quanto di più sicuro c’è
tra ali colorate
e musiche fantastiche
voli e vai
dal terra al cielo
ed ancora più in su
voli ancora
tra vento di stelle
attraverso le onde
voli e vai
uno scherzo a Capitan Uncino
in volo con Peter Pan
tocchi regni infiniti
di neve coperti
insieme alla notte
con i tuoi eroi
per non avere paura
riposa e sogna,
piccolo mio
è abbraccio d'amante
avvolgente, sicuro
Azzurro di cielo confuso in voce d'onda,
salso bacio
Si stagliano nel sole gonfie vele
sospingono al largo i pensieri
Ah, potessi perdermi nell suo immenso
senza rimpianti o ritorno
mutata in marina creatura,
là dove il pescatore di sogni
non può raggiungermi
per te
non è mai nato.
Mai stato un germoglio
da accudire,
da annaffiare,
da proteggere,
mentre cresce,
dalle intemperie della vita,
dal gelo dell’indifferenza,
dagli sguardi di chi
non può capire e calpesta
senza timore, senza pietà alcuna.
Il mio amore per te
non è mai nato.
Non ho sentito il suo vagito,
il suo fragile respiro
perché mi tenga sveglia di notte,
vegliando la sua esistenza.
Il mio amore per te
è arrivato con la coscienza,
già grande, immenso,
consapevole della sua forza,
come un tuono
che irrompe nella tempesta.
Il mio amore per te
sognava gli orizzonti
e non piangeva,
non pregava,
non cadde mai,
nemmeno davanti
al dolore.
Il mio amore per te
non sente le stagioni.
Il tempo
che mi oltrepassa
raccoglie i resti
delle mie emozioni
e, di notte, torna
in una carezza
per chiudere i miei occhi,
stanchi.
i miei gabbiani nella stanza,
e le ore
che ricoprivano
i nostri frammenti
dispersi
in emozioni senza fine.
C'erano i volti
e i passi felici
verso le tue mani
colme di desiderio.
C'erano rumori
di sorrisi e cantilene ipnotiche.
Dove sono finiti
questi gabbiani,
speranzosi e bianchi,
forse nelle gabbie del domani?
COME ALIENI S'INFILTRANO
NELLE ZOLLE SCAVATE DAI NOSTRI RIGURGITANTI DIVERBI SELVATICI
DA GRUMI DI PAROLE
LUSINGHE
PUGNI FRANTUMANO L'EFFIMERO
PARSO, SCONTATO
IN ESILI BRANDELLI
DICHINA LA MANO
BENEVOLA E SALVATRICE
ALL'INSISTENTE REGNARE DI ATLANTE
CON I SUOI ECCELSI PENSATORI
IL RE, DEL NOSTRO POTERE
Tocco lieve del mio dito
accarezzo le tue rughe
accarezzo il tuo cuore
e il mio, secco e arso
fermo lì nei ricordi.
Conto e canto una nenia antica
che non cantasti mai
desiderando e implorando
con gli occhi
nei tuoi stolti.
Eppure sempre da lì
venni, ma svenni
all'impatto sconosciuto
di una verità posta
nel bagaglio di viaggio.
“Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra ...”.
Sentore d'aria compressa
schiaccia quel volto levigato di bimba
nella mimica persa
in vividi grandi occhi impauriti
E' lì che iniziò la storia
ciclica negli inizi e nei finali
uguali in tempi diversi.
Così uguale era il tempo della pazienza
Fu, ora persa
Inutile
Scava la mente nel bagaglio della vita
bruciano tra le mani i ricordi teatrali
tonali nei verbi in un credo costruito
sfuggendo nel brutale tempo
Irriconoscibile la radice
persa nel primo vagito
in quel nulla arido, violento e bugiardo.
Son echi e ancora volteggiano.
Nasce un agro sapore una realtà triste
Senza Radice.
I violini suonavano
Bach,
le rose discendevano
dai cortili colmi di notte,
fitto muschio su di noi,
miseri ambulanti
in cerca di un dove.
Anagrammi di te
tra le nuvole della sera
vogliose di nuove albe.
Scesero i pensieri
a valle,
carichi di rose
e messaggi digitali.
Rincorremmo un mistero
da districare
nelle infinite primavere
che ci restavano.
e pioggia violenta.
Cuore oppresso
e ricordi trasformati in angosce.
Gelido sussulto
in cuneo di luce metallica
sul duro silenzio
e sul riposo dei corpi umani.
Sordo nerume
e sussurro prolungato
nel rimbombo del temporale
che si placa in larghe distanze.
Frantumi di luci
come respiri sospesi
feriscono l’anima.








