e quel che ci lega
ai sentimenti
se sono sbagliati
nessuno li potrà
sostituire con quelli
veri, ridarceli indietro
per amore o desiderio
Niente e nessuno
potrà restituirci
quello che a cuore ci stà
che avremmo desiderato
per non sentir parlare
di noi, come persone
sbagliate
Tendere le mani al cielo
perché non hai più niente.
Fagli la carità
ora che ha tanta fame.
Dorme dentro un cartone
morde quel po' di pane
lo chiamano barbone
ma non è il suo vero nome.
Il palmo della mano
tende verso la gente
ad occhi chiusi prega;
Fategli la carità
Dio vi benedirà.
Lui che non ha più niente
seduto a piedi nudi
le scarpe le ha buttate
erano tutte rotte.
E' un povero accattone
scartato e abbandonato
va in giro per le strade
nel freddo della notte
frugando i cassonetti...
si apre il cuore impazzito
fermo nel cassetto
di un tempo lontano.
Baciando
si aprono tutte le porte
anche se chiuse a chiave
da un rubare di parole
sensa senso.
E poi cadere
in un bacio a mezzanotte
che trasporta
nel tango dell'amore
per poi finire in un letto
dove i respiri si incontrano
gli stessi respiri
della vita che scorre.
tra i non amori,
a petali cade sul mio volto
sognante.
E sorride l’autunno
tra i pianti del cielo
togliendomi ogni paura,
ogni timore
del mio domani.
Questo tuo amare,
inconsueto,
inquieto,
profondo,
taciuto,
che dentro mi nasce
e nello sguardo germoglia,
dolce si espande,
violento mi prende
e mi avvolge nella follia
del desiderio appassionato.
Questo tuo amare
in ogni mio respiro
che mi tiene per mano
anche di notte,
quando l’assenza si fa buio
e non mi lascia andare
finché non mi abbraccia la Luna.
Irruente mi torna,
questo tuo amare,
una goccia di eterno
in un mare di indifferenza,
un ricordo che separa il giorno
e unisce le labbra
attraversando il vetro
dell’effimero sogno,
dell’effimera esistenza.
Fu a rigirare la calza
che le parole si spensero,
là dove erano cielo serenità estate
divennero lavata cenere, come
da occhi morti ricondotti al lavoro.
Ma là dove erano tagliate di netto e pronte ormai alla terra
divennero unghie smaltate di ragazze,
uno sberleffo felice all'insù,
ad asciugarsi.

quel dolce calore che abbatte
barriere e respiro,
s’insinua nel cuore
rischiando i crepacci profondi
di sguardi e sospetti
di flutti che infrangono
forti su rocce di affetti vicini,
ed entra furioso e rapace
con l’incontenibile ardore
che smembra prudenze
di notti di sogno
che chiamano lacrime
di gioie infinite.
Ma è bello, irreale
profondo, sorriso del mondo
mistero insondabile
appagante e completo
miracolo d’anime ascese
ai raggi stellari
di amori lontani
vaganti nei cieli.
il cielo e il mare,
tutti i colori dell'arcobaleno
è indescrivibile dire l'amore.
E’ un’incredibile sensazione,
una stella nel cielo,
dà tanta luce,
fa brillare ogni notte
cullando i pensieri
ed i sogni d’amore.
Il vento tace
al suo passare
e come un onda
si disperde nel mare.
Dare l'amore
è dire tutto,
una tempesta nel cuore
non si può controllare.
Tra luna,e mare,
nel cielo il sole,
un soffio caldo dell'amore...
e tu mi amavi alla follia
mille volte io ti chiesi basta
mille volte tornavi a me
ed ogni immobile ricordo
fa di te un sogno giusto
mille notte per sperare
che aprirai quella porta
invece tu non ci sei
ed io piango tanto amore
tu mi ripensi e ti ricordi
quelle stagioni con amore
ma fu poi monotonia
per questo ti ho vista
andare via
quella valigia io la ricordo
fu per me la fine
poi piano piano m'abituai
ora ti cerco in questo mondo
cosi stanco per amarmi
smarrito per non cercarti
dove custodire
i sogni
ed i saldi
di fine stagione.
Cerco una notte
perché il giorno
sia ancora più giorno
ogni volta che scendo
le scale.
Lde mie vite,
frammenti di materia sognata,
cercano una notte,
una irripetibile notte,
dove scovare l'infinito
oltre i quasar che passano.
Mi sono perso.
Mi hanno perso.
Ho perso.
Qualcuno ha invitato quelli che sanno compatire
e si è pure commosso.
Ma ho scelto di perdermi:
perdendomi ho trovato tante cose.
Vado ancora oggi a saperne di più
e ci scalano qualche tassa:
è frustrante quel pizzico che manca.
Se vuoi sapere perché me ne sono andato,
sappi che le isole felici
si tappano le orecchie facendo il verso dell'indiano.
"Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo". Cit. Josif Stalin
Prima il momento, e subito dopo l’attimo,
poi lo sterminio, il genocidio, il crimine.
Ed ero kulako, io, senza dignità, senza pietà,
un contadino non anarchico, non libertario,
ma piuttosto il nuovo morto che vive,
l’uomo che rivendica un viaggio nel tempo.
Le nostre origini sono occulte, sono antiche,
mascherate da un sistema compulsivo
che non può ancora fotografare il pensiero,
ma da un cervello che sa comunicare:
la repressione, l'ansia, l'attacco cardiaco.
Mi sono regalato la ragnatela, la brina,
quei fiocchi che oggi sono la mia entropia,
che sembrano la Via Lattea sul campo,
e che distraggono la mente e il battito,
che commuovono il mio occhio bucolico.
Mentre lo so, che la fame del nostro cane
sembra la mia, o la tua, nel loro verbo colto.
E' che siamo pericolosi noi. E' la pravda.
di fermare il vento
perché lui è più forte
ti può fare male.
Non dimenticare quelle parole
son state delle frecce
han trafitto il cuore.
Non cercare più
un sole oramai sparito
dietro una montagna
alta più del cielo.
Dentro questa nebbia
di un autunno strano
cade silenzioso ogni tuo pensiero.
Non cercare più
le parole al vento
lui le soffia via
oltre la muraglia...
camminando assorto,
cercando i ricordi
e i percorsi dell’amore,
le vie dei sorrisi,
gli istanti rubati dal destino
e, con le mani in tasca
per non tradire l’emozione,
osserverai la Luna,
testimone della passione.
Tornerai, lo so.
Con il pensiero verso
il mio sguardo di stupore,
da quel dolore che porta un addio,
un saluto, una lacrima sul vetro
della stagione.
Tornerai da solo
e, dall’altra parte, sentirai il mare
e il suo eterno venire ed andare,
il suo dire profondo
che, dolcemente, ti trascinerà
tra le memorie di me,
facendoti silenziosamente annegare
nei miei occhi,
dove una lacrima è nata
per poterti, ancora una volta,
accarezzare.








