Sorridi al dolore,
dai un calcio alle avversità.
Con la forza
che tu hai.
Sorridi alle giornate senza sole
perchè il sole è dentro di te.
Cancella le lacrime
e le ombre.
Lontana
ma vicino a te.
L'altra metà
di me.
Attendo in silenzio di risentire
il tuo abbraccio la tua voce.
Anche se ti sento già
al mio fianco.
A ridere con le lacrime
e il mal di pancia.
L'altra parte di noi
la migliore.
Sorridi
ti aspetto.
BUON COMPLEANNO AMORE MIO TI VOGLIO UN BENE IMMENSO.


14 commenti
Spiegami la mano alzata da bastone
il pugno chiuso alla manifestazione
il braccio teso sulle spalle
la voce roca di chi chiede
la parola strana di chi inveisce
i falsi occhi delle parole
le braccia aperte a far cadere
le lunghe notti nello scappare
le nuche pronte alle fucilate
il sangue immenso come mareggiate
le urla di festa per una morte
se c'è senso utile in ogni sorte
Spiegami il vento sprecato
il cammino buttato
il cuore svuotato
il corpo segnato
l'ascolto infranto
il rimasto pianto
il pugno chiuso alla manifestazione
il braccio teso sulle spalle
la voce roca di chi chiede
la parola strana di chi inveisce
i falsi occhi delle parole
le braccia aperte a far cadere
le lunghe notti nello scappare
le nuche pronte alle fucilate
il sangue immenso come mareggiate
le urla di festa per una morte
se c'è senso utile in ogni sorte
Spiegami il vento sprecato
il cammino buttato
il cuore svuotato
il corpo segnato
l'ascolto infranto
il rimasto pianto
"Vieni più vicino, parliamo qui insieme
degli anni lontani, di un tempo che fu,
quando dolce uno sguardo accendeva un sorriso,
quando lo sfiorar delle morbide labbra
sul dorso d’una mano candida e gentile,
faceva battere il cuore e le gote arrossire".
"Gesti nobili, semplici, teneri e sinceri
di un’anima, che dolcemente amava,
ad un ballo o in un’allegra passeggiata,
in un giardino, quando schiuse le rose
mandavano d’incensi olezzanti parole".
"Nel bosco ombroso una dolce carezza
e le mani tremanti che si sfioravano,
in quel magico stormire di foglie e tremolanti".
"Le mani che poi si stringevano febbrili
e un tenero furtivo bacio che ti saziava d’incanti".
"M’odi? La voce mia, forse, ti giunge un po’ stanca,
come il suono indistinto di una squilla lontana,
ma è schietta, serena e sono ancora loquace".
"Ti ricordi, amore, le soavi melodie del cuore"?
Ella si strinse più a me e mi guardò fisso, sognante.
Dissi: “Te le ricordi, lo so con estrema certezza;
un brillìo scorgo nei tuoi occhi come diamanti,
stessi occhi di quegli anni lontani, di un tempo che fu”.
Sogni invadono l'anima
con la leggerezza dei fiocchi di neve
soffici e candidi come il mio cuore
a cui danno gioia e tormento...
sogno l'amore più vero
ma il cupo inverno m'abbraccia
di nebbia foriero.
Pesanti lacrime e sgomento
s'abbattono sul mio disperato io
ma tu sei tenace e m'attrai pensiero...
Baricentro labiale
d’estati stellate,
deserto lunare
fra acquerelli di grano,
questo nostro amor
è un furto d’aurore spente,
un ricamo di luce infuocato,
uno zigomo di sale zaffiro,
tempesta struggente
e poesia d’oriente.
Morsi le nuvole diamantate
che respiravano i tuoi occhi,
dipinsi mulini crepuscolari
imbrigliati in calici d’arena,
amai quel temporale delle tue mani
fra i pensieri dei miei campi in fior
aggrovigliando radici di cuor
al fragile canto del nuovo sol.
È un furto d’aurore spente
questo nostro amor,
un battito d’orizzonte inscatolato,
perduta libertà orchestrata
dal morbido profumo agrumato
d’una tenera galassia d’amor.
d’estati stellate,
deserto lunare
fra acquerelli di grano,
questo nostro amor
è un furto d’aurore spente,
un ricamo di luce infuocato,
uno zigomo di sale zaffiro,
tempesta struggente
e poesia d’oriente.
Morsi le nuvole diamantate
che respiravano i tuoi occhi,
dipinsi mulini crepuscolari
imbrigliati in calici d’arena,
amai quel temporale delle tue mani
fra i pensieri dei miei campi in fior
aggrovigliando radici di cuor
al fragile canto del nuovo sol.
È un furto d’aurore spente
questo nostro amor,
un battito d’orizzonte inscatolato,
perduta libertà orchestrata
dal morbido profumo agrumato
d’una tenera galassia d’amor.
Re e regina dall’alto del trono
Dispensan giudizi senza perdono
Mentre per loro gli si renda l’onore
Scrivono pezzi di grande valore
Son noiose parole da rimaioli
Di menti onaniste cioè segaioli
Ma per quelli devoti, amici e parenti
Sono pezzi virtuosi da leccarsi i denti
Nel proprio orticello il complimento li tocca
Ma son sempre i soliti che si fan lingua in bocca
Gioiosi e giulivi tra i più conosciuti
Come escon di casa son mazziati e cornuti.
Ritornan allora in acque sicure
Sorridono a tutti senza paure
Che sia conosciuto il loro dominio
che sono i più bravi nel lor condominio
Poeti superbi o superbi poeti
vorrebber condurre una vita da asceti
non si rendono conto di valere poco
così da far altro ad esempio il sudoku.
Ed io chiedo venia il più superbo di tutti
Per quello che scrivo che è simile ai rutti
Son solo pensieri , quisquilie, facezie
Di poco conto chiamatele inezie
Ma siam tutti quanti in un calderone
Differenti per gusto esperienza e opinione
E il bello è questo è l’esser diversi
Lasciate che ognuno –liberamente- esponga i suoi versi.
Dispensan giudizi senza perdono
Mentre per loro gli si renda l’onore
Scrivono pezzi di grande valore
Son noiose parole da rimaioli
Di menti onaniste cioè segaioli
Ma per quelli devoti, amici e parenti
Sono pezzi virtuosi da leccarsi i denti
Nel proprio orticello il complimento li tocca
Ma son sempre i soliti che si fan lingua in bocca
Gioiosi e giulivi tra i più conosciuti
Come escon di casa son mazziati e cornuti.
Ritornan allora in acque sicure
Sorridono a tutti senza paure
Che sia conosciuto il loro dominio
che sono i più bravi nel lor condominio
Poeti superbi o superbi poeti
vorrebber condurre una vita da asceti
non si rendono conto di valere poco
così da far altro ad esempio il sudoku.
Ed io chiedo venia il più superbo di tutti
Per quello che scrivo che è simile ai rutti
Son solo pensieri , quisquilie, facezie
Di poco conto chiamatele inezie
Ma siam tutti quanti in un calderone
Differenti per gusto esperienza e opinione
E il bello è questo è l’esser diversi
Lasciate che ognuno –liberamente- esponga i suoi versi.
Senti il respiro che vaga
in cimeli d’altri tempi
osserva la vita
che brama di essere posseduta.
Se arrivi al dunque
balena in te un pensiero d’oltretomba?
Se la risposta è si
queste parole cesseranno di esistere.
In caso contrario…
La chiave dell’onnipotenza,
è succube di te che non riesci ad usarla
malgrado gli sforzi
le porte piangeranno
le finestre sbatteranno
come non piace a te, senza vento.
Oltremare
le foreste avranno motivo di perdere ossigeno
le spiagge di diventare artifizi.
In occhi che hanno come miscela
argento e smeraldo dovrai guardare
per lubrificare corpi
che aspettano in giacigli d’altari il tuo essere.
Rompi l’ego supremo per un attimo
se vuoi, solo se vuoi
e le danzatrici ti avvolgeranno
con veli di musica appropriata per quel momento.
Nella seconda parte del gioco
puoi tornare ad essere ciò che più ti piace
Niente.
“L’avvenire ci tormenta il passato ci trattiene... il presente ci sfugge.”
(Gustave Flaubert)
Sulla collina, o al mare,
dentro la drupa dell’agrifoglio,
lungo il filo avventizio dell’edera,
o fra le eleganti spire della conchiglia,
sibila la bianca eco del mio primo ti amo.
Va e viene come il respiro corto della vita,
e poi si dissolve nella quintessenza
di quel dolore che non passa.
Sono soltanto un uomo,
fatalmente precario,
inconsistente,
effimero,
fragile.
Ma se
Dio vuole
vado e torno.
“La morte si sconta vivendo.”
(Giuseppe Ungaretti)
Sentimento ...
spazzatura buttata
rigettato dal mondo
che getta solo gli occhi
a raccolta d'effimero
e superficiale vezzo;
altrove buttati
per raccogliersi i cocci,
i reputati fantocci.
Crederci
che paga solo l' esserci
nella pancia!
L'anima ...
richiede ben altro.
Ascolta queste note...
Non senti tu come un levar sul limine
tra terra e cielo?
Non senti tu l’infinita armonia?
Io non so cosa sia
questo nulla che dentro mi divora,
questo sussulto oscuro ne la sera.
Forse quelle parole, mendaci e vuote?
Ascolta, ascolta queste note,
su quel limine il dolore si dissolve
e quell’armonia diviene anche poesia.
Non senti tu come un levar sul limine
tra terra e cielo?
Non senti tu l’infinita armonia?
Io non so cosa sia
questo nulla che dentro mi divora,
questo sussulto oscuro ne la sera.
Forse quelle parole, mendaci e vuote?
Ascolta, ascolta queste note,
su quel limine il dolore si dissolve
e quell’armonia diviene anche poesia.
Immuni da macchie, fortemente voglio…
Mentre vedo fanciulli che stillano,
Mentre sento vecchietti che implorano,
Abbattuti giovani, che a fatica bussano,
Cinici esseri che sganasciano dalle risa,
Oltraggianti egoisti che ledono volutamente.
Levo grido per stizza,
Amarezza sgorgo cotanta,
Tanto sono provato, tanto e’ il disgusto.
Ottuso, sol chiedo, intenso… smisurato amare…
Ho avuto ‘na gran bella giovinezza
ricca d’infinita spensieratezza,
ma dopo er gran dolore
se spense e nulla ebbe più sapore.
‘A gioventù, i facili entusiasmi
nulla di cui dovessi spaventarmi,
finì così ‘na notte de botto
ed io non fui più ‘n giovanotto.
Eh si, che credevo che durava
quer tempo in cui “Berta filava”
me ritrovai d’emblèe catapurtato
la indove vivi si, ma stai preoccupato !
Cercai ‘n aiuto inder gli occhi tuoi,
tu eri giovane, impaziente eppoi
in artre cento me sono rifugiato,
ma a serenità nun ho trovato.
Sembravo quello che cor lumicino
cercava l’omo in quarche posticino
e ancora nun capivo che
dovevo cercare proprio dentro me.
Ora so curvo, camino cor bastone
sono arivato all’urtima stazione
e ho ritrovato la spensieratezza
della mia prima giovinezza.
L’ho ritrovata ,ma io lo so perché,
perché infine ho ritrovato me !
ricca d’infinita spensieratezza,
ma dopo er gran dolore
se spense e nulla ebbe più sapore.
‘A gioventù, i facili entusiasmi
nulla di cui dovessi spaventarmi,
finì così ‘na notte de botto
ed io non fui più ‘n giovanotto.
Eh si, che credevo che durava
quer tempo in cui “Berta filava”
me ritrovai d’emblèe catapurtato
la indove vivi si, ma stai preoccupato !
Cercai ‘n aiuto inder gli occhi tuoi,
tu eri giovane, impaziente eppoi
in artre cento me sono rifugiato,
ma a serenità nun ho trovato.
Sembravo quello che cor lumicino
cercava l’omo in quarche posticino
e ancora nun capivo che
dovevo cercare proprio dentro me.
Ora so curvo, camino cor bastone
sono arivato all’urtima stazione
e ho ritrovato la spensieratezza
della mia prima giovinezza.
L’ho ritrovata ,ma io lo so perché,
perché infine ho ritrovato me !
Cattedrali di parole leggiadre
si affacciano sorrette
da fiere chiavi di volta,
i verbi, riflessi da armoniose vetrate
lasciano intendere sinuosi scenari.
Cielo apriti adesso!
Lascia che scorga una goccia d’inchiostro
di plenilunio è la notte
lascia che ammiri la luce nel bosco
dove gli occhi sfatati
tra violini stellati
comprendono meglio il bisogno.
Potrebbe essere un giorno come altri,
fra una rincorsa nell’acqua perlata
e uno sguardo al rosso tramonto,
una traversata accompagnata
dal maestoso volo di gabbiani
e il pago ritorno su benevoli onde.
Invece no, così tanto
non mi è concesso,
questo lieto tempo
fra monti e colli
si è mestamente dileguato.
Ed ora che devo vivere
in un posto senza verde e senza blu,
vorrei solo distendermi
su un letto di caduche foglie,
chiudere gli occhi
per dolcemente smarrirmi
nei ricordi della mia giovinezza.
fra una rincorsa nell’acqua perlata
e uno sguardo al rosso tramonto,
una traversata accompagnata
dal maestoso volo di gabbiani
e il pago ritorno su benevoli onde.
Invece no, così tanto
non mi è concesso,
questo lieto tempo
fra monti e colli
si è mestamente dileguato.
Ed ora che devo vivere
in un posto senza verde e senza blu,
vorrei solo distendermi
su un letto di caduche foglie,
chiudere gli occhi
per dolcemente smarrirmi
nei ricordi della mia giovinezza.
Fermagli di giglio,
punteggiatura dei prati
stellati dal mare,
vagabonde piume solari
come zattere lacrimali,
le cicatrici del silenzio
abbacinano briciole di te.
Frammenti di luce
spettinano zagare di vento,
sassi ed arpe d’autunno
fra le mie scarpe rosse,
s’acciglia fra gli zigomi
il riflesso incantevole del cielo.
punteggiatura dei prati
stellati dal mare,
vagabonde piume solari
come zattere lacrimali,
le cicatrici del silenzio
abbacinano briciole di te.
Frammenti di luce
spettinano zagare di vento,
sassi ed arpe d’autunno
fra le mie scarpe rosse,
s’acciglia fra gli zigomi
il riflesso incantevole del cielo.











