In risposta a un autore che circa un anno fa, su altro sito, diceva di sé: “mi sento un criceto in gabbia che non uscirà mai allo scoperto perché a nessuno dei grandi critici e letterati interessa leggere le tracce dei miei escrementi”.
Come si fa coi porci, dopo morti (1)
si pesano i poeti ed i mercanti,
e che ognuno di lor la suoni e canti
non serve a far valer diritti e (s)torti.
Chi sa d’esser poeta d’avanguardia,
di solito fa parte d’una lobby,
il che non è di chi scrive per hobby,
come fo io che son di retroguardia.
E quelli che son senz’albero buono
s’accontentan d’un nido sopra i siti
poeti naturali o costruiti,
che frequentano un regno senza trono.
C’è chi ha in poësia scopo di vita
e credo se la passi molto male,
chi scrive sol se ispirazion l’assale
quasi voce che sia dal cuor fuggita.
Chi vive sua passione con distacco,
chi la soffre e ha bisogno di consensi
e in classifiche cerca i propri incensi
e likki non aver diventa smacco. (2)
Non cale in poësia esser criceti
se il criceto si diverte sulla ruota,
nessun rischio, talora una carota
mangiar e ber, cacar, emetter peti.
Ma da uomini ognuno ha la sua storia,
nessun dev’esser quale Rodomonte,
ché già c’è dietro l’angolo Caronte,
inutile inseguir fallace gloria,
tanto più ch’ora c’è l’artificiale,
intelligenza intendo, che sarà
colei che poësia falcidierà,
idiozia simulando naturale,
e allor diventerà grand’affarone
artificiali emetter peti a iosa
e se un apologeta farà chiosa
ecco già prestigiosa un’edizione.
Sarà l’apologesi ardita scena (3)
difficile davver da contraffare,
ché arduo per l’I.A. è il perculare,
spacciar capolavor ciò che fa pena
senza far riconoscere l’inganno,
ché dote naturale è la menzogna,
voler, poter mentir senza vergogna
saper pontificar da un alto scranno.
(1) “Mercanti e porci si stimanu dopu cchi su morti” (proverbio calabrese)
(2) “likki” (o licchi), vuol essere una italianizzazione parodistica pluralizzata di “like”.
(3) “Apologesi” è termine di mia invenzione, al posto di apologia, per sottolinearne l’aspetto sistematico e procedurale.
Come si fa coi porci, dopo morti (1)
si pesano i poeti ed i mercanti,
e che ognuno di lor la suoni e canti
non serve a far valer diritti e (s)torti.
Chi sa d’esser poeta d’avanguardia,
di solito fa parte d’una lobby,
il che non è di chi scrive per hobby,
come fo io che son di retroguardia.
E quelli che son senz’albero buono
s’accontentan d’un nido sopra i siti
poeti naturali o costruiti,
che frequentano un regno senza trono.
C’è chi ha in poësia scopo di vita
e credo se la passi molto male,
chi scrive sol se ispirazion l’assale
quasi voce che sia dal cuor fuggita.
Chi vive sua passione con distacco,
chi la soffre e ha bisogno di consensi
e in classifiche cerca i propri incensi
e likki non aver diventa smacco. (2)
Non cale in poësia esser criceti
se il criceto si diverte sulla ruota,
nessun rischio, talora una carota
mangiar e ber, cacar, emetter peti.
Ma da uomini ognuno ha la sua storia,
nessun dev’esser quale Rodomonte,
ché già c’è dietro l’angolo Caronte,
inutile inseguir fallace gloria,
tanto più ch’ora c’è l’artificiale,
intelligenza intendo, che sarà
colei che poësia falcidierà,
idiozia simulando naturale,
e allor diventerà grand’affarone
artificiali emetter peti a iosa
e se un apologeta farà chiosa
ecco già prestigiosa un’edizione.
Sarà l’apologesi ardita scena (3)
difficile davver da contraffare,
ché arduo per l’I.A. è il perculare,
spacciar capolavor ciò che fa pena
senza far riconoscere l’inganno,
ché dote naturale è la menzogna,
voler, poter mentir senza vergogna
saper pontificar da un alto scranno.
(1) “Mercanti e porci si stimanu dopu cchi su morti” (proverbio calabrese)
(2) “likki” (o licchi), vuol essere una italianizzazione parodistica pluralizzata di “like”.
(3) “Apologesi” è termine di mia invenzione, al posto di apologia, per sottolinearne l’aspetto sistematico e procedurale.

Commenti
Ma sarebbe un discorso complesso e molto antipatico. La poesia è la grande assente.