In noi risiede un messaggio cosmico.
Un messaggio in cui si trascrive l'origine e la specie della vita.
Noi siamo ciò che il DNA racconta.
Corporeità e materialità s'affidano
alla genesi che stampa indelebile il suo significato
nel nostro organismo.
Tralasciamo la natura fisica e accettiamo come provato
il corollario che circonda il DNA stesso.
Se rappresentiamo la sua evoluzione
tutto quello che rientra nella sfera umana ha origine
da esso per conseguenza.
Proviamo per un attimo a configurare la sfera immateriale
che ci connota.
Anima o spirito a seconda dell'accezione laica o religiosa
abbiamo come residente non visibile la nostra raffigurazione
non tangibile di fronte al corpo tangibile.
Generati e conformati dal DNA possiamo affermare
che l'immaterialità reca in sé lo stesso messaggio?
L'anima (d'ora in avanti parleremo usando questo termine)
può quindi essere portatrice dello stesso “significato genetico”?
E di contro il pensiero come espressione anch'esso non tangibile
dell'anima nasce e reca impresso la genesi materiale?
Se così fosse allora la parola,
unico strumento materiale per esternare l'io pensante interiore
contiene il nostro DNA.
Se potessimo analizzare questa nostra espressione come una qualsiasi
parte del nostro corpo, giungeremmo senza alcun dubbio a indicare
come DNA immateriale la denominazione intrinseca dell'anima stessa.
Pensiero generatore di parola e parola generatrice di aggregati d'essa
e quindi di “discorsi”.
Il discorso nel caso specifico diviene poi composizione articolata di pensiero
quindi si raffigura come portatore effettivo del nostro DNA.
Ecco allora apparire chiara la valenza universale della parola
e la sua magistrale unicità nella molteplicità delle espressioni umane.
Se l'uomo è relatore e costruttore di composizioni verbali,
esse avranno l'identica dignità attribuita all'essere umano.
Pensiamo solo per un attimo se la parola potesse essere autonoma da sé
e dalla sua genesi, se solo potesse ribattere ad altri pensieri...
Daremmo a lei valenza infinita?
Certamente sì.
Valenza che pur come emanazione extracorporea dobbiamo attribuirle.
Così come non vorremmo mai veder calpestato l'uomo,
non calpestiamo mai le sue orme fisiche,
non calpestiamo le sue Parole.
Un messaggio in cui si trascrive l'origine e la specie della vita.
Noi siamo ciò che il DNA racconta.
Corporeità e materialità s'affidano
alla genesi che stampa indelebile il suo significato
nel nostro organismo.
Tralasciamo la natura fisica e accettiamo come provato
il corollario che circonda il DNA stesso.
Se rappresentiamo la sua evoluzione
tutto quello che rientra nella sfera umana ha origine
da esso per conseguenza.
Proviamo per un attimo a configurare la sfera immateriale
che ci connota.
Anima o spirito a seconda dell'accezione laica o religiosa
abbiamo come residente non visibile la nostra raffigurazione
non tangibile di fronte al corpo tangibile.
Generati e conformati dal DNA possiamo affermare
che l'immaterialità reca in sé lo stesso messaggio?
L'anima (d'ora in avanti parleremo usando questo termine)
può quindi essere portatrice dello stesso “significato genetico”?
E di contro il pensiero come espressione anch'esso non tangibile
dell'anima nasce e reca impresso la genesi materiale?
Se così fosse allora la parola,
unico strumento materiale per esternare l'io pensante interiore
contiene il nostro DNA.
Se potessimo analizzare questa nostra espressione come una qualsiasi
parte del nostro corpo, giungeremmo senza alcun dubbio a indicare
come DNA immateriale la denominazione intrinseca dell'anima stessa.
Pensiero generatore di parola e parola generatrice di aggregati d'essa
e quindi di “discorsi”.
Il discorso nel caso specifico diviene poi composizione articolata di pensiero
quindi si raffigura come portatore effettivo del nostro DNA.
Ecco allora apparire chiara la valenza universale della parola
e la sua magistrale unicità nella molteplicità delle espressioni umane.
Se l'uomo è relatore e costruttore di composizioni verbali,
esse avranno l'identica dignità attribuita all'essere umano.
Pensiamo solo per un attimo se la parola potesse essere autonoma da sé
e dalla sua genesi, se solo potesse ribattere ad altri pensieri...
Daremmo a lei valenza infinita?
Certamente sì.
Valenza che pur come emanazione extracorporea dobbiamo attribuirle.
Così come non vorremmo mai veder calpestato l'uomo,
non calpestiamo mai le sue orme fisiche,
non calpestiamo le sue Parole.
