Una strada sventrata dal tritolo
con la bocca della serpe
in cima alla collina
a gettare gli occhi ciechi nello Ionio
Ma ero altrove
sulle labbra avvinazzate di Le Marais
che aprivano una gola soffice di buio
I balli, oramai,
iniziano a mezzanotte
Ogni tanto qualche buca
e qualche ciaspolata senz'eco
e una ronzante luminaria
Eppure -pensai-
è davvero più fioco il caos
Non servono Parigi che non vedrò mai
Il fruscio ritmico ovattato della moschiera
e una ventata ogni tanto d'una brezza ignota
Il rombo d'una gelatiera sbiadita
Qui non v'è più neanche la morte
Ciottoli cristallizzati
Gradoni di rosiere imbalsamate
Lo vedo da qui:
un altro mare riparato col kintsugi
Chissà
se quando andò in frantumi
svegliò qualcuno
e ghindò la sera
come una puttana divertita
