
Ore quattro, la solita ora...
c’è poesia in questa stanza,
c’è malinconia nella mia speranza;
restar sveglio ormai è un’abitudine,
mi faccio compagnia nella mia solitudine.
Sai, a volte rimpiango d’averti incontrato,
da allora non ho mai più riposato;
mi perdo nei miei pensieri
ad immaginar ciò che ci siamo persi
mentre aspetto l’alba di questa lunga catarsi.
Dannato orologio che con il suo ticchettio
sembra giocar con lo scorrer del tempo,
sembra divertirsi a farmi dispetto
mentre solo ti aspetto
in questo freddo letto.
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Per te, che nutri la mia anima d’amore,
anche quando la speranza, nel mio cuore, muore.
Per te, che vegli su di me,
illuminando la mia vita di fiducia,
a costo di versare lacrime di dolore.
Per te, donna della mia vita,
che non dai mai nulla per scontato
e vuoi che la nostra storia
sia l’epilogo che scriveremo insieme,
con le parole del destino.
anche quando la speranza, nel mio cuore, muore.
Per te, che vegli su di me,
illuminando la mia vita di fiducia,
a costo di versare lacrime di dolore.
Per te, donna della mia vita,
che non dai mai nulla per scontato
e vuoi che la nostra storia
sia l’epilogo che scriveremo insieme,
con le parole del destino.
Se perdessi uno solo dei tuoi baci,
Sarei orfana d'affetto.
Perché uno solo,
Lasciato nel cassetto
O nella tasca di un cappotto,
Non darebbe il giusto calore
Che tu doni a me.
Sarei ala spezzata,
Una pasta non lievitata,
Nude mani senza guanti.
Sarei priva del tuo sapore,
Perché ogni tuo bacio,
Parla d'amore,
Tenere labbra su di me.
Bacio te, bacio il tuo cuore,
Che lontano nel tempo,
Saprà sempre...di me.
Sarei orfana d'affetto.
Perché uno solo,
Lasciato nel cassetto
O nella tasca di un cappotto,
Non darebbe il giusto calore
Che tu doni a me.
Sarei ala spezzata,
Una pasta non lievitata,
Nude mani senza guanti.
Sarei priva del tuo sapore,
Perché ogni tuo bacio,
Parla d'amore,
Tenere labbra su di me.
Bacio te, bacio il tuo cuore,
Che lontano nel tempo,
Saprà sempre...di me.

Padrone assoluto di tutte le cose
visibili e non visibili!
Padre nostro che sei nei cieli,
unico Re dell'universo!
Non donarmi quello che desidero
o quello che sogno!
Non voglio due cavalli bianchi
per cavalcarli con lei
ma donami solo quello
di cui ho bisogno!
Dio!
Ho bisogno di lei!

(... e poi finisce che si muore
Ti ritrovi in un luogo sconosciuto
Ti ritrovi in un luogo sconosciuto
avvolto di pura claustrofobia
oppure, sei polvere
quasi inodore - un senso di bruciato - indolore)
Non si sa cosa faròo se avrò un’altra vita
Unica certezza è che il mondo, visto da fuori
è prospetticamente meraviglioso; escludendo i miei simili!
Mi consola sapere che chi è ancora lì si arrangia lo stesso
e prima o poi sarà come me, polvere grigia
forse vento, forse acqua... forse farfalla o tigre
grosso baobab o svettante cima
Sono qua... non so dove ma so per certo
che avrò modo e ogni eterno
per morire ancora di vive fantasie
Non so dirlo
Non so
Non so voi- ma io temo.
Temo
-Non avessi mai visto il sole
Mai avuto alloggio sulla terra.
Temo
Per ogni ricordo
Nei grandi grandi marmi effigiati;
Nei grandi grandi marmi effigiati;
I chiasmi inclinati
Le Cariatidi stanche.
Temo…
Per le cattedrali senza guglie
Come idoli abbattuti
Come idoli abbattuti
Cuori di cenere infranti.
Temo e tremo
Nei campi dentro il mondo
Tra girasoli secchi
Tra girasoli secchi
Senza corone, né petali
Né cerchi, né semi
Somiglianti nella loro nudità
A pallidi ostensori senza Dio.
Rododendri sul petto
ad investigarmi l’anima
fra spine di luce scomposte
a vezzeggiar gestazione di stelle
e spiccioli di mondo riflessi.
Battito di mare al tramonto,
ti sento in un bicchier di vento,
sei pioggia di papaveri accecanti,
tempo stonato fra i furti del cuore,
chiacchiere di luna
ad un orizzonte di fuoco.
Il mio sguardo è lanterna d’eco,
merletto di nuvola raccolto
ai poli sentimentali del silenzio,
mordo rugiada d’eterno,
sei quel rododendro smarrito
sul mio petto di cielo dipinto.
ad investigarmi l’anima
fra spine di luce scomposte
a vezzeggiar gestazione di stelle
e spiccioli di mondo riflessi.
Battito di mare al tramonto,
ti sento in un bicchier di vento,
sei pioggia di papaveri accecanti,
tempo stonato fra i furti del cuore,
chiacchiere di luna
ad un orizzonte di fuoco.
Il mio sguardo è lanterna d’eco,
merletto di nuvola raccolto
ai poli sentimentali del silenzio,
mordo rugiada d’eterno,
sei quel rododendro smarrito
sul mio petto di cielo dipinto.
Paradiso, Paradiso,
canticchiava col sorriso:
ma ci vado anche a piedi
e mi avvio quando voglio.>
Era fisso quel pensiero,
ne parlava con orgoglio,
era stato un Crocifisso
ad averglielo promesso,
lo replicava spesso.
Era un dono quel ragazzo
un’offerta, un’ oblazione,
ma per molti era un pazzo.
La sua vita una canzone:
e lo faccio quando voglio>
era come un’ossessione.
Per un poco scompariva,
se ne andava, poi veniva
ma un giorno sul più bello
svanì senza tornare
e chi stette ad aspettare
sentì spesso il ritornello
e lo faccio quando voglio.>
Fu trovato sullo scoglio
con il volto fracassato
ma col solito sorriso.
canticchiava col sorriso:
ma ci vado anche a piedi
e mi avvio quando voglio.>
Era fisso quel pensiero,
ne parlava con orgoglio,
era stato un Crocifisso
ad averglielo promesso,
lo replicava spesso.
Era un dono quel ragazzo
un’offerta, un’ oblazione,
ma per molti era un pazzo.
La sua vita una canzone:
e lo faccio quando voglio>
era come un’ossessione.
Per un poco scompariva,
se ne andava, poi veniva
ma un giorno sul più bello
svanì senza tornare
e chi stette ad aspettare
sentì spesso il ritornello
e lo faccio quando voglio.>
Fu trovato sullo scoglio
con il volto fracassato
ma col solito sorriso.
Gabbiani, gabbiani
attraversano il sole
nell'orizzonte opaco
del mattino.
Son piccole orde alate
che rumorosamente
invadono i solchi
dell'arature d'autunno.
E volano, volano
disegnando parabole
eleganti planate
e poi si tuffano
tra le zolle
come in un mare
che placido d'onde
li accoglie.
Ma torneranno al mare
al loro grande mare
al calmar della tempesta
con la nuova marea
con la nuova luna
e rinnovato amore.

quando del tuo corpo ne godevo il sapore,
quando giovinezza ti lucea la pelle,
quando negli occhi ti splendean le stelle!
Buongiorno amica e fedele amore,
di te il tempo mi ha lasciato l’odore,
il tempo cambia tutto il di fuori,
ma niente può contro il di dentro.

Vessazioni d’animi
specchiati nei silenzi,
gli stadi terminali
d’umanità.
Umanità in rifiuto di ascoltare
intanto gioca alla democrazia
d’élite, parla valori
senza destinatari
e di quei ponti non sappiamo
se non di ghiaccio
-opaco anche l’inverno
in neve sporca
e giù, semi d’oblio
ingrassano. A soffocare petti
di verità placebo,
le notti amplificate
di smarrimento e pietre
come risposta.










