Dentro la notte avvolgente,
i tuoi occhi ammalianti
mi catturano di desiderio,
bruciando la mia pelle.
Con il fuoco alimentato
dai nostri baci
e il tornado delle nostre carezze,
viaggiamo su sentieri
senza via d' uscita,
assieme alle tentazioni più oscure
della nostra mente.
Con una febbre di delirio,
ci assaporiamo dannatamente,
scottando sempre più,
ascoltando quel brivido
sulla pelle,
che ci spinge braccia contro braccia,
tremanti e affamati.
Suoniamo le nostre melodie preferite,
assieme al pianoforte,
tastiera infinita e folle,
intrecciando con le dita
ogni nostro movimento,
dentro un richiamo di seduzione.
Siamo quel bacio salato
nel mare più impetuoso,
che profuma
di quel ti amo che esce
dalle nostre labbra,
che brucia di passione
e di vero amore!
i tuoi occhi ammalianti
mi catturano di desiderio,
bruciando la mia pelle.
Con il fuoco alimentato
dai nostri baci
e il tornado delle nostre carezze,
viaggiamo su sentieri
senza via d' uscita,
assieme alle tentazioni più oscure
della nostra mente.
Con una febbre di delirio,
ci assaporiamo dannatamente,
scottando sempre più,
ascoltando quel brivido
sulla pelle,
che ci spinge braccia contro braccia,
tremanti e affamati.
Suoniamo le nostre melodie preferite,
assieme al pianoforte,
tastiera infinita e folle,
intrecciando con le dita
ogni nostro movimento,
dentro un richiamo di seduzione.
Siamo quel bacio salato
nel mare più impetuoso,
che profuma
di quel ti amo che esce
dalle nostre labbra,
che brucia di passione
e di vero amore!
2 commenti
Scrivo di te cercando
tra le pieghe della tua pelle
quella strada che porta il mio silenzio
ad incrociare il tuo profumo,
e senza muovere le labbra
capirò di non avere niente da dire,
niente da sognare, niente da spendere
in questo gioco, se non la mia vita.
Non so se sian parole senza voglia
o voglie scevre da parole ardite
a risuonare immote in questo buio.
Di nuovo nascerà l’alba. Domani.
tra le pieghe della tua pelle
quella strada che porta il mio silenzio
ad incrociare il tuo profumo,
e senza muovere le labbra
capirò di non avere niente da dire,
niente da sognare, niente da spendere
in questo gioco, se non la mia vita.
Non so se sian parole senza voglia
o voglie scevre da parole ardite
a risuonare immote in questo buio.
Di nuovo nascerà l’alba. Domani.
Di getto sono i coriandoli -e non è tempo
i confetti, il riso -ma lo è stato
il latte, l'acqua che bolle fuori un poco
lo zampillo, la fontana, la cascata
di quel sentiero che sa solo Dio
dove conduce, il falco pellegrino sulla preda
-mi pare un nibbio, non si discute-
La chiave che ti lancio e tu la prendi
e non capisco se sono io dotata di mira
o tu che non sei distratto per niente.
Di getto è il calcestruzzo del muratore
nel piazzale, un pallone che t'attraversa
e tu rilanci come a dieci anni, le braccia
al collo, gli abbracci -e non è festa.
Di getto il germoglio e l'albicocco
quando all'improvviso nella notte
canta una canzone rosa, in sordina
-strepitosa. Di getto è l'acquerello, un'ora
-anche meno- è concluso, tornare indietro
non puoi e questo è il bello. Quando leggo
o scrivo poesie a caso, un po' per tedio
e trovo sempre. Di getto è il metallo
liquefatto e caldo del tuo sesso.
Ed io la forma.
i confetti, il riso -ma lo è stato
il latte, l'acqua che bolle fuori un poco
lo zampillo, la fontana, la cascata
di quel sentiero che sa solo Dio
dove conduce, il falco pellegrino sulla preda
-mi pare un nibbio, non si discute-
La chiave che ti lancio e tu la prendi
e non capisco se sono io dotata di mira
o tu che non sei distratto per niente.
Di getto è il calcestruzzo del muratore
nel piazzale, un pallone che t'attraversa
e tu rilanci come a dieci anni, le braccia
al collo, gli abbracci -e non è festa.
Di getto il germoglio e l'albicocco
quando all'improvviso nella notte
canta una canzone rosa, in sordina
-strepitosa. Di getto è l'acquerello, un'ora
-anche meno- è concluso, tornare indietro
non puoi e questo è il bello. Quando leggo
o scrivo poesie a caso, un po' per tedio
e trovo sempre. Di getto è il metallo
liquefatto e caldo del tuo sesso.
Ed io la forma.
Occhi bendati
la mente viaggia
insieme alle dita
sul tuo corpo
tra morbidi giochi
di pelle al tatto
indovinando i segreti
delle tue intime vie
Sto immaginando
le tue labbra schiuse,
cercandole al buio
per concederti un bacio
e il tuo profumo
mi riempie le mani
mentre respiro
questa voglia
piena di segreti,
questa splendida
nuda cecità.
la mente viaggia
insieme alle dita
sul tuo corpo
tra morbidi giochi
di pelle al tatto
indovinando i segreti
delle tue intime vie
Sto immaginando
le tue labbra schiuse,
cercandole al buio
per concederti un bacio
e il tuo profumo
mi riempie le mani
mentre respiro
questa voglia
piena di segreti,
questa splendida
nuda cecità.

Nessun raggio di luce
nell’ombra malefica di luna piena.
Vampiro errante nel cuor della notte
che in bianco e nero
avanza tra le tenebre oscure
in cerca di sanguinose avventure...
È qui, lo sento,
planando sul suolo sempre in agguato,
pallido e assetato.
Sento l’odor pungente della cripta,
l’odore di vendetta, del terrore,
l’umido e il buio della nicchia.
Il suo morso anestetico dai canini scintillanti,
l’abbraccio freddo e paralizzante...
Mi terrorizza la sua presenza,
avverto la sua malefica essenza
eppur non riesco a vederlo...
Immobile nel terrore,
vedo la mia sorte
ad un passo dalla morte;
sento le sue unghie viola carezzarmi il collo,
mentre mi avvolge nel suo scuro mantello.
Sensazioni soffuse e spiritate
nella gelida ebbrezza del suo tedro respiro,
col suo sguardo magnetico
seducente e ingannevole
mi sussurra:
"Non temer dell’inferno,
col mio morso vivrai in eterno".
Cos'è un folle?
Un sognatore,
un visionario
affamato di sogni?
Cos'altro posso essere io?
Un cacciatore di stelle,
un astronauta che vola,
tra gli arcobaleni?
O forse agli occhi della gente,
rimango solo e nient'altro
che un folle "Sognatore"..
Un sognatore,
un visionario
affamato di sogni?
Cos'altro posso essere io?
Un cacciatore di stelle,
un astronauta che vola,
tra gli arcobaleni?
O forse agli occhi della gente,
rimango solo e nient'altro
che un folle "Sognatore"..
non sarei mai andato da Croissant a fare colazione
ma stavo accompagnando chiara e avevo la vita che riscoppiava in corpo
ad ogni targa che passava, ogni fischio di treno
era una crociata
ed ero in quinta liceo, e capireste
che qualche mese prima passai il sabato sera in un bidone della munnezza
e adesso ero lì con chiara
lei aveva occhi azzurri vitrei cattivi
ma non era questo
era che
ERO ALL'APICE DELLA MIA DISPERATA UMANITÀ
e avevo tutte le vite della galassia
che sbattevano a ogni schiocco di ciglia
e correvo nella vita, la mia vita, quella di chiara
dei miei compagni di scuola
e tremavo e gli risi in faccia quando
con la manica della giacca
sfiorai il cappuccino
le dissi insieme supplicando e tremando
"chiara, mi metti lo zucchero per favore?"
ci sono voluti dieci anni per capire
che non potevo mai aprire, dicevo - saltando tra un universo e l'altro -
la bustina di zucchero
nel cappuccino
o almeno
nel ridente pianto isterico
di quell'istante
ma stavo accompagnando chiara e avevo la vita che riscoppiava in corpo
ad ogni targa che passava, ogni fischio di treno
era una crociata
ed ero in quinta liceo, e capireste
che qualche mese prima passai il sabato sera in un bidone della munnezza
e adesso ero lì con chiara
lei aveva occhi azzurri vitrei cattivi
ma non era questo
era che
ERO ALL'APICE DELLA MIA DISPERATA UMANITÀ
e avevo tutte le vite della galassia
che sbattevano a ogni schiocco di ciglia
e correvo nella vita, la mia vita, quella di chiara
dei miei compagni di scuola
e tremavo e gli risi in faccia quando
con la manica della giacca
sfiorai il cappuccino
le dissi insieme supplicando e tremando
"chiara, mi metti lo zucchero per favore?"
ci sono voluti dieci anni per capire
che non potevo mai aprire, dicevo - saltando tra un universo e l'altro -
la bustina di zucchero
nel cappuccino
o almeno
nel ridente pianto isterico
di quell'istante
Quella diritta e l’altra storta, le chiamano lune
ma sono grovigli d’emozioni, giacigli di spine
foglie urticanti e scosse intense di corrente.
Se le vedi di notte nel cielo, se la tua metà
è incompleta mentre l’altra è intatta,
se l’ultima stella a destra la guardi distratta
e quella a sinistra ti sembra una novità,
la colpa è delle lenti o del serpente
bianco che muove l’orizzonte al confine
della via Lattea. Ora ti serve una fune
per raggiungere l’origine dei misteri,
lo sguardo segue sentieri sconosciuti
e il cuore è a comando del dolore:
se prendi la scorciatoia, la via è più stretta
e in salita, però la noia è sconfitta.
Indietro nel tempo c’è la palafitta
degli avi, la torre d’avorio, la vendetta
con la lancia, il cieco e sordo furore
dei mercenari, il silenzio dei muti,
l’eloquio dei saggi e la corsa dei corrieri.
Ti sembra ieri ma è il futuro che guardi
nel cammino a ritroso nel pozzo profondo
della memoria. E’ già successo, capiterà
ancora, sarà storia anche l’ultimo appello
alle emozioni, la fuga in avanti, la frustata
dell’amore a valanga e la prigione dorata.
Aspetterai ugualmente dietro al cancello
del giardino dell’Eden, la fine delle ostilità:
guardando lo svolgersi degli eventi nello sfondo
dei tramonti, rosso o scuro, sul far del tardi.
Muschi coprirono rugose cortecce.
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?
Hai nascosto le tue lacrime alla mente,
non volevi che la tua anima
ti vedesse una vittima perdente.
Non avevi avuto il tempo di girar la testa,
per guardare negli occhi l’amico traditore
che ti pugnalava alle spalle,
fermando il battito del tuo cuore.
Costui non poteva ch’essere solo un meschino,
allorché non ebbe il coraggio di fronteggiarti,
corpo a corpo, nel momento
in cui s’apprestava a darti la morte.
Non fu da eroe la tua fine,
designata per te dall’ingrato destino,
il quale armò, la mano, a un perfido assassino.
L’onta più abominevole di cui un uomo si possa macchiare,
quella di togliere la vita, da vile criminale.
non volevi che la tua anima
ti vedesse una vittima perdente.
Non avevi avuto il tempo di girar la testa,
per guardare negli occhi l’amico traditore
che ti pugnalava alle spalle,
fermando il battito del tuo cuore.
Costui non poteva ch’essere solo un meschino,
allorché non ebbe il coraggio di fronteggiarti,
corpo a corpo, nel momento
in cui s’apprestava a darti la morte.
Non fu da eroe la tua fine,
designata per te dall’ingrato destino,
il quale armò, la mano, a un perfido assassino.
L’onta più abominevole di cui un uomo si possa macchiare,
quella di togliere la vita, da vile criminale.

Pensiero che incornici i miei giorni indifesi
ed in memorie scorri a ritroso nel tempo
a comparare presente e passato
a rimestare in quelle sinfonie d’erbe
di mattini gentili quando il petto esultava
in quell’aria lieta di maggio
anche se scorrevano nuvole silenti
o sotto tigli che di fragranza l’aria inondavano
sotto lo zucchero dei raggi del sole.
Adesso confondi il mio cuore ed il mio io
nell’alternanza di serenità e timori.
Alti e bassi di pioggia e sereno
m’inviano a percorrere un vago cammino
lasciandomi sospesa ed indecisa
come foglia altalenante al ramo
aspettando timorosa il colpo di vento.
Non so se il cielo rifulgerà chiarore
alla mia porta
o sarà la tempesta a sbiadirne l’azzurro
che in luce aspra e scura
scrosciando pianto sui tenui virgulti
li porterà a marcire dentro la bocca del buio.













