Quella diritta e l’altra storta, le chiamano lune
ma sono grovigli d’emozioni, giacigli di spine
foglie urticanti e scosse intense di corrente.
Se le vedi di notte nel cielo, se la tua metà
è incompleta mentre l’altra è intatta,
se l’ultima stella a destra la guardi distratta
e quella a sinistra ti sembra una novità,
la colpa è delle lenti o del serpente
bianco che muove l’orizzonte al confine
della via Lattea. Ora ti serve una fune
per raggiungere l’origine dei misteri,
lo sguardo segue sentieri sconosciuti
e il cuore è a comando del dolore:
se prendi la scorciatoia, la via è più stretta
e in salita, però la noia è sconfitta.
Indietro nel tempo c’è la palafitta
degli avi, la torre d’avorio, la vendetta
con la lancia, il cieco e sordo furore
dei mercenari, il silenzio dei muti,
l’eloquio dei saggi e la corsa dei corrieri.
Ti sembra ieri ma è il futuro che guardi
nel cammino a ritroso nel pozzo profondo
della memoria. E’ già successo, capiterà
ancora, sarà storia anche l’ultimo appello
alle emozioni, la fuga in avanti, la frustata
dell’amore a valanga e la prigione dorata.
Aspetterai ugualmente dietro al cancello
del giardino dell’Eden, la fine delle ostilità:
guardando lo svolgersi degli eventi nello sfondo
dei tramonti, rosso o scuro, sul far del tardi.
