non sarei mai andato da Croissant a fare colazione
ma stavo accompagnando chiara e avevo la vita che riscoppiava in corpo
ad ogni targa che passava, ogni fischio di treno
era una crociata
ed ero in quinta liceo, e capireste
che qualche mese prima passai il sabato sera in un bidone della munnezza
e adesso ero lì con chiara
lei aveva occhi azzurri vitrei cattivi
ma non era questo
era che
ERO ALL'APICE DELLA MIA DISPERATA UMANITÀ
e avevo tutte le vite della galassia
che sbattevano a ogni schiocco di ciglia
e correvo nella vita, la mia vita, quella di chiara
dei miei compagni di scuola
e tremavo e gli risi in faccia quando
con la manica della giacca
sfiorai il cappuccino
le dissi insieme supplicando e tremando
"chiara, mi metti lo zucchero per favore?"
ci sono voluti dieci anni per capire
che non potevo mai aprire, dicevo - saltando tra un universo e l'altro -
la bustina di zucchero
nel cappuccino
o almeno
nel ridente pianto isterico
di quell'istante
ma stavo accompagnando chiara e avevo la vita che riscoppiava in corpo
ad ogni targa che passava, ogni fischio di treno
era una crociata
ed ero in quinta liceo, e capireste
che qualche mese prima passai il sabato sera in un bidone della munnezza
e adesso ero lì con chiara
lei aveva occhi azzurri vitrei cattivi
ma non era questo
era che
ERO ALL'APICE DELLA MIA DISPERATA UMANITÀ
e avevo tutte le vite della galassia
che sbattevano a ogni schiocco di ciglia
e correvo nella vita, la mia vita, quella di chiara
dei miei compagni di scuola
e tremavo e gli risi in faccia quando
con la manica della giacca
sfiorai il cappuccino
le dissi insieme supplicando e tremando
"chiara, mi metti lo zucchero per favore?"
ci sono voluti dieci anni per capire
che non potevo mai aprire, dicevo - saltando tra un universo e l'altro -
la bustina di zucchero
nel cappuccino
o almeno
nel ridente pianto isterico
di quell'istante
