tesse il tuo cielo
nell'abbraccio di un canto
che di gravità
non fredda l'istante
E gli opposti
saranno un sorriso
se di spettri e pensieri
ne rimane l'inverno
d' un giovane palpito
che di amore non muore
per rimanere sguardi
d'anime e passi
in un semplice attraversare
di un cristallo
che raccoglie la scia
se nel baciare di viole
il tuo nome
sa di essere Genesi .
un unico punto di vista,
un foglio nuovo per ogni prova
e quella tela gocciola ancora,
di bianco strati su strati,
che si ripetono.
Pelle, solchi e un viso stanco
tra le mani, nelle unghie.
Attraverso un riflesso,
a seguito di poche tracce
prendermi e perdere la presa
per l'ennesima volta,
l'avevo detto di non avere nulla da dire,
parole rovesciate su uno specchio,
rifletto ad alta voce.
Gesso, cemento e calcinacci
tra le dita, nelle unghie.
Senza più i suoi tumulti trema,
parole non riesce a sentire, a leggere neanche.
Che sia sul fondo raschiando
e nella forma, il contenuto?
Sarà forse scavando che si esce da lì.
Passo un'altra mano di bianco e ricomincio.
Sfiorami il cuore, con i tuoi brividi,
nelle notti in cui ci perdiamo a fare l’amore,
butta al cielo le coperte di lino,
tanto ci basta un lenzuolo per perdere il cuore.
Avvinghiati a me come edera,
sarò l’albero della tua vita
e il seme che si nutre nelle tue radici.
Spingi le tue mani oltre l’impossibile,
afferra la mia anima, tra le piume del cuscino
e, tutto intorno a noi, profumerà del nostro amore.
E più ti guardo e più ti vedo bella,
vedo la tua pelle giocar con la luce del sole,
trasudan le mie mani, ti voglio accarezzare,
ti sfioro e aneli brividi d’amore, nel mio cuore.
T’abbottoni alla mia anima
come un cielo di margherite
ad una clessidra d’aurore
ed il vento del tuo sguardo
è un temporale di baci
sull’uscio di un petto in affitto.
Nubi s’impigliano
nelle declinazioni del silenzio
ed io busso alla sartoria del cuore
come battito di mare sofferto,
son stelo dei nostri ricordi
piegato dalla poesia dei giorni
su una lacrima di farfalla.
a delfini, gabbiani e compagnia.
Perciò mi piace cantare ed esaltare
dell’ornitorinco le tremule virtù.
Strano animale questo, che depone,
pur mammifero, uova in quantità
e solo, poveretto, oggi rimane
di sua famiglia nel continente australe.
Simpatico il suo nome (ornitos rincos)
che dell’uccello chiama tosto il muso.
Piedi ha palmati, e veleno nelle zampe,
vive di notte, e dentro stagni e fiumi
caccia vermi e di insetti fa man bassa.
In fondo sembri proprio, ornitorinco,
il prototipo dell’uomo che, si sa,
se togli uccello, resta solo… rinco!
Amo vederti arreso alla gioia
tra le ciglia e le vette
nel vano aperto dell’estate
come a cogliere more, persi noi
lontani dai condomini.
Lingue morbide, risa azzurrine
nelle braccia troppo larghe
di questa poesia
al presente fantastico
dalla voce trascesa a fil di pelle.
Il prima e il poi
che esce dal silenzio
le stesse cose, intatte
da accaderci una nell’altra
via dalla terra.
Nel dire vieni, attesa
molle di ossa
al profumo d’orme.correre,
lavorare
i figli a scuola,
la spesa,
la palestra,
la casa.
Non c'è tempo,
quel libro é fermo
su quella pagina.
Devo parlarti,
non posso devo andare.
Non c'è tempo,
ascoltare la musica
di corsa in macchina.
Un pranzo veloce
quasi in piedi.
Ci vediamo sta sera,
sto uscendo,
tu rientri.
non c'è tempo.
Sarebbe bello
volare su una
bolla di sapone
che plana lentamente
per poi risalire.
Sarebbe bello
spegnere un interruttore e
bloccare il tempo che passa.
Sarebbe bello giocare a cuscinate
un giorno qualunque
al mare a fare disegni
Leggere quella poesia
che la mia amica
mi ha mandato e
sognare ad occhi aperti.
Non c'è tempo
devo andare a dormire
domani si ricomincia e
C’era la traiettoria della luna
quella fredda, quella più calda
la conca del sonno
la scia del pensiero
non c’era bianco, non la carta:
scrivemmo ugualmente
tante parole in fila
posandole dagli occhi come un mare
attraversato da una partenza
e poi l’arrivo mai
spostavamo il domani
per continuare il viaggio
noi andiamo dove conduce l’ispirazione
con le mani nelle mani,
le porte lasciate aperte
e tante vie per riconoscerci
e l'angoscia
che
di molti anni fa
bollono siringhe
( non mi avevi chiesto ruggine da iniettare? )
per la tovaglia più bella
ospiti in stipsi
al minimarket cercano
il pelo nell'uovo
ma presto scoppierà la pandemia
dei sorci in bocca
controlleranno impianti
rosicchiati
impalcature legno polvere
nel rallenty della detonazione,
e sarà la fine.











