Si deforma la notte
Nella nebbia e sogni del settembre di montagna
eviscero selve d'alchemiche sacralità
Un sortilegio
maledizione di sventura
cannabis sativa
ulcera di fegato natio
Redini perse nel verde bosco d'alba
in ora di caccia
tuoni
frecce di gelo all'inguine
-e mi cercasti tu-
frecce d'ottobre
coi vigneti e loro frutti e pene.
Muore la zingara.
dove non più appagati
ordinato e distrutto.
lui china il capo, ed io...
piango silenziosamente.
ha riempito i cuori di noi due,
tutto intorno e anche dentro.
andiamo dove si riprendono i sogni,
far vivere la fantasia e la realtà.
la speranza della rassegnazione.
La mia epoca è svanita nel nulla,
mi perdo in un cielo malinconico,
nessuna grande luce all’orizzonte,
guardo da lontano il mio futuro,
che non è quello che la vita mi ha donato,
ma un futuro che è già trascorso.
Osservo uno scoiattolo e le nuvole bianche,
sento l’erba profumata e il vento parlare,
piovono fantasmi, il fuoco alimenta il ghigno del diavolo.
Si accendono piaceri proibiti, assaggio intimorite vittorie,
le labbra hanno smesso di credere alle bugie dell’attesa,
la bocca è sporca di sogni, sta per cedere al peccato
vorrei labbra ubriache, calde puttane,
mentre fuori il gelo canta puri cristalli.
Sorseggiando pensieri, vorrei fermare il tempo,
incollato alla mia condanna, di voler arrivare all’immenso.
Come polvere, mi deposito a colori, suii momenti,
fino a quando un soffio improvviso spazza via tutte le illuse novità
e ciò che rimane è solo sporco.
Eppure avevo fame del significato della vita, invece ho mangiato
la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio
La massa è cieca,
stupida e amorfa;
instupidita da anni
di televisione e di reclame
pubblicitari,
dalla società la massa ,
assorbe solo il peggio,
le belinate dei mass media,
la rinuncia ad un esame critico,
la volgarizzazione,
e l’asservimento,
ai luoghi comuni vigenti,
alle cretinate della moda,
ai dettami sociali
avvilenti,
e appiattenti,
che ci vogliono tutti uguali
e stupidi;
la massa è cretina,
senza libertà,
senza giudizio
o autonomia,
non accettiamo,
i diversi,
le opinioni
altrui,
le trasgressioni,
le ribellioni;
massa di gente paludosa.
Lei si alza alle prime luci dell’alba
per prendere qualcosa nel frigo
ma quel silenzio denso, bellissimo
mentre abbozza su di un post-it un rigo
di getto, dove affondi come panna
la pervade, le resta tra le mani.
In campagna c’è silenzio ma non
questo, nemmeno l’abbaio dei cani.
Poi segue con gli occhi, nell’aria già frizzina
anche lui silente un assiolo sul pianoro.
Ora sa di far parte del sogno di colui che l’ama.
Una treccia al cacao, un foglio “Sono al lavoro”.
sai o non sai,
sempre o mai,
non pensi?- dai!
fai o non fai,
stai o non stai,
parli o no,
scrivi o no,
ami o odi una Reneau,
tu mi rispetti o no,
sei solo, come sono anch'io-
una persona con allegria,
una persona con una tristezza,
che sempre mangia dei pezzi
della carne o delle verdure...
sai, caro mio, la vita è dura,
e getta giovani nella bravura.
non ti aspettavo
un pizzico di fortuna ti ha portato da me
pizzicando l'attenzione
è cosi che ho provato a ridere
riappacificata l'anima
ho provato a credere alle favole
nettare prolifico, ma solo quelle belle
dopo che il mondo
sulla sbagliata strada
mi ha voltato le spalle.
Dopo che ha provato ad uccidermi
affossandomi nell'indifferenza
il destino ha voluto
l'esatto contrario.
Lasciami vivere
in questa armonia
resto immobile
e ne assorbo la magia
in quest'estate che ancora volteggia
dove il giorno si fa istante e
felice come una farfalla
sul prato vago
provo a volare a esplorare e camminare
e trattengo il fiato ... per ogni fiore.
Ma quale malinconico ostentare
emerge adesso ch'ogni luce affonda?
E che tristezza prendermi vorrebbe
solo perché distratto è ora il sole?
Penombra voglio solo a regolare
contrasti e toni a crescer troppo in fretta,
a rischiararmi dentro negli anfratti
del divenir compagno dei miei anni.
Penombra arrivi ad acquietare il giorno,
a renderlo una prova di livello
così che nella sporta poi finisca
per fare parte di quel mio fluire.
Se l’alba e il dì non sono sufficienti
a dirozzare i dubbi e le paure,
l’arrivo necessario della sera
ridesta ben la consapevolezza.
Penombra voglio ad addolcire il plasma
per decantar le facili tossine
così che ingenua presunzion mi prenda
del navigare i più puliti mari.
Penombra arrivi a frantumare il prisma
ed indagar da dove parte il raggio.
Da lì, seguir le mille direzioni
e poi, al sonno, ricompor cristalli.
Co' core rinto e vint'anne e 'na vota,
e 'nu regalo perzo tra 'o tiempo...
nu pensiero me piglia e me porta
addò nisciuno mai po' arrivà.
Rint a 'nu ricordo bianco e niro,
muto... addo se sentono e respire
sul chill e tutt e dduije.
Cu' l'uocchie dinto a 'na lacrema
'e malincunia ca te fa sta male,
vulisse turnà nata vota llà...
addo pienze ca mo' nisciune ce stà.
Te vieste... e m'prufumat t'avvij
pe' chesta stradulella stretta
addo a musica t'accumpagna.
Cu' l'anema te tuffe dint all'uocchie
e chi è stato a t'aspettà cu l'ammore...
trattenute dint a doje mane
pe' nun so fa fuì co' viento.
E cuntento, mò suspire dinto a 'nu mumento
ca chella canzona t'ha fatto arricurdà!
Le mie mani lunghe ed affusolate, con leggerezza
accarezzano i tasti di un pianoforte.
Le note si spargono per questa stanza,
e nasce un suono dolce e soave;
è un rumore di pace, che va a contrastare
la frenesia di ciò che c’è fuori.
Ne sono affascinato e ascolto ad occhi chiusi,
sono un pianista ? o un sognatore?
Non importa cosa, ma certamente sono
protagonista di qualcosa di magico,
perché una poesia dal niente,
nella mia testa già è nata;
E’ nata come nascono le margherite,
senza ricevere nessuna cura,
è colorata, come un’opera d’arte.
E’ una melodia misteriosa, che arriva dal buio,
che mi circonda e mi porta in una realtà immaginaria.
Provo a chiudere gli occhi
lasciando che il cuore venga trasportato
all’interno dell’anima, cercando di emergere
dalle rovine di un uomo.
Mi faccio guidare dalle stelle
e la favola continua, ascolto la musica,
fra le note riconosco il fruscio degli alberi,
lo scrosciare della pioggia, il respiro della risacca,
provo a costruire un mondo incantato,
ad essere chi vorrei
un mondo dove le emozioni più belle
non potranno mai cessare di esistere
dove la mia anima vibrerà di attimi perpetui,
ecco adesso mi abbandono alla vita
fino a quando le mie mani sfioreranno quei tasti
e sentirò suonare la musica.
Mi ubriaco di emozioni, ma so bene, che non devo farlo.
Tutto sta per finire









