Che bella questa donna
da far girar la testa
vista da vicino
è come respirare
l'aria fresca del mattino.
Un albero proibito
un frutto sempre maturo
una mela così dolce
non si è assaggiata prima.
Vorresti accarezzarla,
baciarla e poi gustarla
anche se t'hanno detto
che è un frutto proibito.
Scendere lentamente
fino ad arrivare in fondo
dove si ferma il mondo
sentire il suo respiro
che sta attaccato al tuo.
Che bella questa donna
un frutto che han proibito
ma è troppo profumato
per farselo scappare
e tu ci vorresti stare
ancora per cent'anni
immaginandola sempre così bella
con quelle calze color carne
che t'hanno fatto impazzire
in una notte
dentro un letto di sudore....
Nell’intensità delle mie emozioni
sei entrata con delicatezza,
da lettrice consapevole
che sarebbero potute diventare le tue.
Ti ho scelta perché ciò che scrivi
mi ha consigliato te, e tra le righe
ho imparato a leggere che per me
ci sei… anche nello spazio di quei
giorni senza scrivere che i nostri
pezzetti di carta letti insieme
riempiranno, come un libro ritrova
la sua sagoma polverosa sulla mensola.
La mente vuole svicolare indenne
da questa realtà che a volte opprime
e più non basta un rinnovato sogno
che tenero la porti in altri lidi.
Credeva, il cuore, fosse sufficiente
andare a spacchettare dei miraggi
per non subire il maledetto intralcio
di giorni spesi a secondare il mondo.
Così accade che allorquando vuole,
quando pretende d’indossare un lembo
d’una felicità che lo rivesta,
si scopra vittima d’infido tran tran.
Scontato che continuerà la lotta,
nel mentre prova a risfidar se stesso,
lui vuol veder la vita riposare
all'ombra rinfrescante di un ciliegio.
hanno tagliato il buio
ora che il vento ha sfogliato
le ultime nuvole basse
seguo la caotica danza
delle ossidate foglie d'autunno
nello scomposto turbinio
dei miei strani pensieri
consumando scarpe sul
sentiero tortuoso della vita
... e assisto impotente alla
sgradita solitudine di un
atomo impazzito
nell'orbita infinita di
una galassia antica
... macinando il mio tormento
negli sprecati attimi
di un vivere sospeso
...ora...
ormai assopita nel tempo,
che rende vita ai sentimenti,
che lenti, invadono,
accendendo una speranza.
◊
È uno scoprire di vecchie
emozioni e sensazioni,
che raccogliendole in un pugno,
ti stringono in una morsa di...
dolore e amore corrosivo.
◊
È flagello di un pensiero,
vederti e non averti.
È martirio di un sospiro
sfiorarsi solo le mani.
È tormento di passione
che si accende ed è disastro.
E ora cerco me, in ogni angolo di te.
mi perdo nella vita e... per le vie dei pensieri.
Per qualche istante si ferma il respiro,
perdo i battiti e la forza nelle ginocchia.
Abbasso gli occhi per ritrovarmi,
mi cerco ovunque... ma poi li rialzo,
si incrociano coi tuoi e mi ritrovo,
con un fiume in piena nello stomaco
che crea un tornado di trepidazioni.
Ladra io, di queste sensazioni.
In segreto, rubo le tue carezze,
per nasconderle per sempre
dentro allo scrigno... qui, nell'anima.
Tienimi per mano e stringimi forte
come nei giorni di pianto a dirotto
in questo tempo di foglie morte
e di pioggia sporca intermittente.
E poi guardami negli occhi, la lente
del fato ha scelto la sua rotta, con la sorte
appesa a un bagliore di stella, il torto,
la ragione ridotte a stanze senza porte.
Scegliamo la nostra cometa dalla fessura
dell’oggi: che ci riporti fuori dal gorgo
delle acque scure in favore di vento,
là dove la luce ha sfumature di verde.
Per ascoltare quel suono di sillabe sorde,
di corde d’arpa pizzicate in modo lento:
fruscii di lenzuola in movimento, l’albergo
è aperto e la poesia ha una nuova stesura.
Portami una margherita
poiché io possa ad ogni petalo
sfogliare l'amore
e nell'irrequietudine del cielo
spargere sentimenti .
Portami l'essenza dei fiori
affinché possa confondere e inebriare i sensi .
C'è troppa ipocrisia per istinto o per sopravvivenza .
Alda diceva...per troppa abbondanza!
Portami una rosa
che nell'autunno vibra ancora l'audacia
e affronta le insicurezze e le illusioni
necessari per cogliere le sfumature .
Portami se puoi
la ragione
per lasciarmi guidare
per stare in equilibrio
per non morire .
ed il cuoco gridava: pelati ! /
Alla fine del mese /
i menu già eran quasi finiti /
e io pensavo a mia madre
e vedevo i suoi famosi bolliti /
il più buono era cotto coi fiori /
di zucca appassiti /
All'uscita dei bar /
i Campari andavan giù a litri /
io astemio, trovavo il coraggio /
per poi tracannarli /
poi tornavo in cucina /
a lessare i carciofi coi cardi /
e al telefono tu mi citavi/
poesie di Leopardi /
Che anno è /
che giorno è /
questo è il tempo /
di diventare chef /
le mie mani/
come vedi/
non tremano più /
e in fondo all'umido/
ci metto l'amido/
e ceci intensi/
che dan sapore /
e un buon odore di stufato/
credi a me ! /
Gnocchi al burro/
e telline e pentoloni /
dove scorrono dolcissime/
zuppe inglesi e zabaglioni /
L' uniforme da gran cuoco/
è dentro me /
ma il coraggio di cuocere un
rost-beef /
ancora non c'è !/
Gli involtini di manzo/
si rivestono di nuovi sapori / e le giovani quaglie si scaldano /
tra le foglie di alloro /
tra funghetti di bosco/
castagne e lamponi ai liquori /
Se mi aiuti in cucina
di certo io ne verrò fuori ! /
altrimenti io cambio mestiere/
..farò il buttafuori ! /...
....che piatto è /
dentro che c'è ....
Anche voi volgerete lo sguardo,
ma accanto entrambi a persone diverse
tutto passerà senza nuovo dolore
e io avrò finalmente capito
che il gatto invalido ha bisogno di me,
la vita continua e gli anni che passano
non tornano indietro.
che ancora fanno male,
lasciare la paura di soffrire
e vivere senza l'ansia
senza nascondere il sorriso.
Vivere per sognare
sognare per vivere.
Attendere il tramonto o l'alba
guardando il cielo
ed attendere le stelle,
attendere l'odore della vita.
Alzare il volume
e volare al massimo.
s'un piede solo,
sulla verità stentata...
nascosta.
Ormai l'ipocrisia è stampata
sulla bocca dei serpenti
e sui loro volti.
Siamo circondati da falsi sorrisi,
falsi abbracci, falsi consigli.
La solitudine...
deriva anche da questo.
Il mondo è sconfortato,
da maschere e finti personaggi
che parlano ma non dicono nulla...
che criticano, ma senza esaminarsi.
Forse sono maschere di protezione
o è semplicemente
l'abitudine di infierire,
per riemergere loro stessi.
Salvano le loro facce,
calpestandoti.
come un pugno di sabbia
che doveva scordarsi la battigia
Lanciato verso un orizzonte infuocato
metà tregua e metà guerra
Ecco, ti ho lanciata nel niente
Non ho attinto il palmo
lasciandoti scivolare come un serpente
ad emulare le mie vene
come se il polso fosse uno di quei vetri
polizieschi da cui solo i buoni possono vedere
Ho alzato gli occhi lasciando che il solletico
Ma quello di un attimo, solo di un attimo
mi ricordasse un'estate col sole
Con i bofonchi ad assaltare le tavolate
e le risa ingenue
di novantenni col bastone
Ti ho innalzata come un fantasma,
come il velo di una tenda opaca
che dice e non dice
quand'è finita la notte
Nell'ingarbuglio di una stanza antica
perché ormai sorda al progredire del mondo,
al sentire il suono metallico del riciclo
di idee e di intrugli melmosi di pensieri
Ti ho sollevata come un figlio sottopeso,
con una mano; un angelo custode
mai ascoltato e stanco del suo lavoro
ma qualcosa ho sentito.
Per questo ti sto lasciando cadere,
ritornare alla sabbia
e mai più riuscirei a distinguere
un granello della tua voce
invadono corpi
sotto un cupo cielo
lacerato
dal tuono
e una pioggia cattiva
intride una terra
riarsa e
immemore
di riti pagani
mentre vapori indistinti
si alzano lenti
come anime
incerte di
vaghi ectoplasmi
... e da lontano
cigolando stride
una vecchia giostra
arrugginita
spinta da un
insolente e gelido
vento del nord
Se non la semplice ricerca
d'equilibrio tra dare e avere
che per nascita infetta
manca. Subiamo il peccato,
degli stessi nostri eccessi
ché "le colpe dei padri
- non muoiono con loro -
ricadono sui figli",
contrasto del fato
dal diritto lasciato
sia sul pacco di soldi posto
in cascina per prassi
a futura memoria
dove sfacciato è rovescio
di un dovere sfasciato
- ché senza scarpe si cresce -
figlio d'arte o di magnate
privato di quello che serve
per affrontar superfici
di tutti i colori
e nel profondo s'affonda
ali tarpate, passioni annegate
è fame ... sfamata
che più non preme
sia chi al pacco è costretto
d'indispensabili ed evidenti pecche.









