E' un giorno come tanti altri.
Un giorno normale.
Uno di quelli in cui sai che ci sei. Uno di quelli che passano come tutte quelle case che il finestrino della macchina lascia scorrere dietro di sè... con le loro vite, con il loro futuro ben chiuso sotto un tetto a volte troppo pesante.
Un giorno normale.
Ed è il giorno più bello della tua vita.
Porti scritte nelle vene le firme di tutte le emozioni. Ad ognuna riesci a dare un viso, uno sguardo. Le senti scorrere ancora dentro un fremito. Un giorno come tanti altri già passati. Fermi in un calendario sulla scrivania, in un diario chiuso a chiave sotto il materasso, in una collana cosi forte da potersi aggrappare, cosi fragile da poterla rompere.
Senti il vento del primo inverno gelarti la pelle, infiltrarsi tra le pieghe di quell'abbraccio che ogni giorno dovresti ricevere. Esci e ti ritrovi a camminare insieme a mille altre persone che come te stanno vivendo il loro giorno "come-tanti-altri". Trovi occhi preoccupati, mani che si stringono, trovi sputi di teppisti terrorizzati dal futuro, mozziconi di sigarette fumate in fretta nell'attesa di qualcosa. Trovi mille silenzi, mille canzoni, mille poesie.
Il tuo giorno come tanti trascorre nella certezza del tramonto, nella speranza dell'alba.
Come sempre vivi il tuo presente muovendo passi nuovi, quasi studiati, ma non troppo sicuri verso il "dopo", tenendoti in equilibrio su suole non troppo consumate ma di certo già usate.
Quanto futuro c'è in ognuno di noi?
Mi sono persa nello sguardo di un innamorato, incantata da quella luce, il brillare umido di parole non dette ma scritte dentro. Mi sono persa nell'odore intenso della pelle. La mia pelle. La sua. Mi sono persa nella consistenza della vita che c'è.
Cammini per la tua strada, incontri ostacoli e comunque vai. E ti ritrovi in un giorno come tanti a piangere perchè quel giorno sai che ti ha dato tutto.
Non servono magie per capire quanti miracoli possiamo fare a noi stessi. Serve solo ricordarci di quanto siamo diventati grandi.
Il merlo bianco (vicenda realmente accaduta)
Abner - D’accordo, sei un merlo bianco, cosa c’è di strano?
Merlo - C’è di strano che devo dimostrare di essere quello che sono, un merlo! Un merlo qualsiasi, semplice, con le ali, come tutti gli altri. Volo, becco i soliti vermi, faccio la corte alle merle anzi, più degli altri, ma mi guardano strano, li vedo gli occhietti dei colleghi che mi guardano non visti.
Abner - Sarai mica un po’ paranoico? Anche noi uomini siamo di colori diversi, ma non stiamo mica a farcene una malattia, prima forse, ma oggi non più! Qualche volta magari accade, ma sono minoranze, dei cretini innocui.
Merlo - Beh fra gli uccelli è diverso: un merlo albino è visto male, probabilmente sarà la rarità. Tutti si spaventano e mi scansano e così mi fanno sentire più che diverso. E poi scusa, ma cosa ne sai tu di come mi sento? Non sei mica raro come me!
Abner - Per la verità io sono peggio che raro: mi fa schifo il governo, qualsiasi governo, non sopporto gli uomini, bevo schifezze, scrivo, tutto quello che leggo mi fa vomitare, le donne mi evitano, vendo tutto quello che scrivo. Infine, quando potrei stare tranquillo, mi sorprendo a parlare con un merlo, bianco per giunta! Io che amo il nero, la notte, le ombre.
Merlo - Sai che un merlo albino è difficile da incontrare? C’è chi non ha la fortuna d’incontrarlo in tutta una vita.
Abner - In effetti pare strano anche a me averti incontrato, mi sento un prescelto!
Merlo - Tu un prescelto? Non esagerare, sei solo un uomo ed anche messo male!
Abner - E tu solo uno scherzo della natura! Vattene, vola via, per oggi ne ho abbastanza di discorsi e se non avessi bevuto tu non parleresti.
Merlo – Io parlo sempre! Come pensi che si possa dialogare altrimenti tra noi uccelli? Sei tu che non ascolti niente e nessuno. Così sordo come sei puoi soltanto diventare uno scrittore.
Abner – Tu dici?
Merlo – Sicuramente. Chi ascolta gli altri non ha nessuna necessità di scrivere!
Abner Rossi
Partendo dal presupposto che si possa scrivere di qualunque argomento, mi viene in mente che solitamente quando si parla del corpo si fa sempre un gran dissertare sugli occhi: specchio dell’anima, sullo sguardo seduttivo, intrigante, ingenuo ecc. Oppure della bocca: rossa e vellutata come petali di rosa, carnosa, desiderabile. Si può descrivere un volto con dovizia di dettagli, un bel seno, le dolci curve di un corpo flessuoso, le gambe affusolate e un fondoschiena armonioso, ma solitamente non si parla mai dei piedi e in particolare dell’alluce. L’alluce è bistrattato, è un argomento tabù che non interessa a nessuno. Eppure, l’alluce fa parte del corpo ed è importante come altre parti ed io voglio rendergli giustizia.
Dunque, vediamo un po’ da dove partire: l'alluce è il primo dito del piede, composto da due sole falangi, che permettono al dito l'articolazione, la flessione e lo spostamento laterale. Le parti mobili elissoidali.... Noooo, scusate, ma non sono qui per fare una descrizione medico-anatomica dell'alluce, forse può esserci qualcosa di più interessante.
Ecco, posso dire che l'alluce è un fattore di vitale importanza per la deambulazione, infatti senza l'alluce non sarebbe possibile camminare correttamente. I tendini dei muscoli adduttori flettendosi permettono...oh no...ecco che ci risiamo, ricado nella descrizione anatomo-plantare.
No, non mi piace. Preferisco parlare dell'alluce in termini di antropologia biologica e ricordare che 25milioni di anni fa, quando i primi ominidi si differenziarono dai primati, lo fecero trasformando le loro estremità plantari con pollici opponibili, in piedi con alluci. E da milioni di anni l’uomo ha la genetica evolutiva i suoi piedi. Questo mi sembra un bel gioco di parole, ma infondo anche questo argomento è poco interessante. E allora?
Si da importanza e ci si prende cura delle proprie estremità soltanto quando dolgono e che dire dei danni provocati dalle scarpe strette ai nostri poveri piedi: quando una scarpa comprime il primo metatarso del piede può provocare una deformazione ossea o alluce valgo...noooooooooo ricado nell'eziologia.
Basta! Ho trovato, adesso vi parlo solo di una frivola curiosità riguardante l’alluce, che sicuramente renderà descrittivamente questo dito più interessante.
Si tratta di alcune differenze: se l'alluce è più lungo del secondo dito, si chiama piede egizio. Si dice che chi abbia il piede egizio sia una persona estremamente saggia: la saggezza fatta persona.
Se il secondo dito è più lungo dell'alluce, si chiama piede greco e si dice che chi abbia questo piede sia una persona estrosa e creativa.
Se l'alluce e il secondo dito hanno pari lunghezza, si chiama piede romano e si dice che appartenga alle persone razionali e misurate.
E voi, avete mai guardato il vostro amato alluce ?
è fisiologico chi ha il potere ne abusa, sempre più soldi, più vantaggi, più privilegi, più egoismo, più irresponsabilità, e non deve chiedere a nessuno, sa in anticipo che la risposta è sì, e così terribilmente abbarbicato interferisce nella vita del più debole e come una sanguisuga vuole sempre di più,fino a dilaniarlo e la società distratta lo rende sempre più libero e legittimato ad agire, svincolato da ogni legame col prossimo....vai così!
convincimenti troppo liberi, motivazioni brevissime e insufficenti, volontà arrogante del giudicante, riti abbreviati indifferenti alle esigenze irrilevanti degli offesi, assoluta uguaglianza di tutti i destinatari di tali garanzie, pseudo aflittività della pena che nè punisce, nè tanto meno previene, ecco i cardini della cd civiltà giuridica. Andate, venite in italia, qui non è più aria sapete che andrà a finire male, lì ve la caverete sempre e sempre liscia la passerete. Evviva!
gli alberi quel giorno parevano volessero parlare
e all'orizzonte il cielo diventò più chiaro....
Era l'inizio della primavera, si! Un'altro anno era passato
con il freddo, la neve e i problemi di sempre.
Quella mattina un leggerissimo tiepido vento,
bussò a quella porta fatta di forma curiosa, praticamente
con disegni strani che solamente in fantasia puoi vedere.
<Toc toc c'è qualcuno?> Disse il vento, ci fu un attimo di silenzio,
<Chi è che bussa a quest 'ora stiamo ancora dormendo,
siamo in pieno inverno,lasciateci riposare. >
Era mamma orsa forse ancora insonnolita non s'era resa conto
ch'era già primavera.
<Ma che dice signora!> Ribattè il vento,<mica busso per niente,
provi solo a guardare fuori vedrà i prati già pieni di piccoli fiori.>
<Oh mio Dio! E' proprio vero > disse mamma orsa.
<Siamo già in primavera ed io ancora non son pronta!
Guarda un pò che faccia ho! come faccio a presentarmi?
Ora vò un pò a truccarmi non mi posso far vedere in codeste condizioni.>
<Vada ,vada;> disse il vento, <svegli pure i suoi orsacchiotti,
dica a loro ch'è primavera ,la stagione più sincera.>
enfasi: stato di diritto-diritti, giustizia sostanziale, ma ecco puntuali disparità ingiustificate, soluzioni difformi per questioni uguali, questo il significato più autentico di uguaglianza, bisognerà attendere il riequilibrio ultraterreno, sperando che non sia anch'esso un ennesimo rimedio solo ideale al pari della giustizia.

... L'indeciso, ulteriore, desiderato passo...
… Si conoscevano appena ma, già sapevano tutto di loro, delle loro anime, dei loro desideri e delle loro passioni inespresse. Trapelate tra le righe dei loro scritti, tra i respiri delle loro parole, tra gli interminabili silenzi urlanti.
Sentendosi sempre più attirati l’uno dall’altro, in ogni opinione, in ogni idea, in ogni desiderio. Entrambi frenati, nel fare quell’ulteriore passo, da non sapere neanche loro il motivo. Forse dai pensieri dell’altro, forse dal timore di deludere o forse dalla paura che sia solo l’idealizzazione delle proprie fantasie.
Poi, un giorno nel commentare un video, si trovano, senza saperlo, ad immaginarsi l’altro, che sia lì, lì accanto. Percependone il suo calore del desiderio scorrergli addosso, la sua passione che gli arde nell’anima e fa pulsare le vene.
… un lungo silenzio di desiderio li accomuna…
Senza rendersi conto ma, con quell’espresso desiderio nell’anima, si udiva un solo respiro, le braccia si intrecciavano, le gambe avvolgevano, le labbra, mai sazie, si cercavano, si sfioravano, si toccavano.
Lei dolcemente e volutamente, premeva il bacino sull’altro, unendosi nel più dolce e intenso dei loro desideri, essere nell’altro, arrivare all’anima e, nello stesso modo, farsi sentire. Sentirlo, in ogni sua emozione, nel suo vibrar di gambe, nel suo crescere del desiderio, sentirsi le mani dell’altro addosso, ovunque, come volersi imprimere nell’anima le splendide fattezze della passione, sempre soltanto idealizzata, mai potuta e voluta esprimere.
… ora sono lì, l’uno con l’altro, l’uno nell’altro…
I profumi della passione si confondono, si uniscono, il dolce sapore dell’amore diventa unico. L’uno ascolta e attende l’altro, in quel meraviglioso congiungersi non solo delle anime, nella inebriante espressione dell’estasi nell’unione delle intime essenze.
Appagati nei sensi, nei desideri e, di avere avuto tutte le conferme a quei timori, domande, ansie, prima di concedersi nelle mani dell’altro. Felici per aver dato modo di colmare quella parte del cuore, nascosta, a chi gli aveva fatto parte della sua.
Lentamente, prendendosi per mano, iniziano quel cammino, verso l’infinito…
le farò sapere, ripetono in coro i potenti, sempre più avidi, affermando collegialmente o monocraticamente, non è un problema nostro, o non è un problema mio, fottiti bello mio. Imparate la lezione, quando con infinita faccia tosta vi avvicineranno per chiedervi i consensi a quella precisa scadenza.


