Ricordo quel giorno, impresso nella memoria come se il tempo si fosse fermato un istante.
Me ne stavo sdraiata sotto un sole cocente di luglio, ad occhi chiusi io ancor ragazzina sognante , sentivo lontano il chiacchericcio di bambini che allegri giocavano sulla riva, mi rilassava tutto quel frastuono di voci...aspiravo profumo di mare, la brezza inebriava i miei sensi...
Ma di colpo tutta quella bellezza venne sconvolta da una improvvisa chiamata, prendemmo in fretta e furia tutti i nostri bagagli e con i miei tornammo a casa.
Mia cugina, bimba di soli 9 anni, unica figlia nata dopo 25 anni di fidanzamento ( a quei tempi era normale), di genitori avanti con gli anni si era data fuoco giocando con un fiammifero.
Era primo pomeriggio, il sole caldo di Luglio, le strade deserte vista l'ora... nei paesi a quel tempo si usava fare il sonnellino pomeridiano, ricordo che mia nonna, a noi bambine, metteva d'estate una coperta per terra e ci faceva sdraiare dicendo: bambine fatte silenzio che arriva la mamma del sole e se vi sente vi porta via... noi impaurite chiudevamo gli occhi e dopo poco dormivamo tranquille, per noi era anche divertente andare a dormire dalla nonna, per terra, nella coperta.
Era domenica e con la mamma avevano deciso di andare dalla nonna, ma visto che abitavano a un centinaio di metri di distanza lei si incamminò per prima, si ricordò ad un tratto di un gioco che aveva visto alcuni giorni prima a dei bambini sulla strada, allora di nascosto alla mamma prese dei fiammiferi e un pezzetto di lanadacciaio ( così la chiamavamo), il gioco consisteva nell'accendere la lana e farla roteare con il braccio per aria sprigionando scintille.
La strada era deserta, lei coi fiammiferi accese la lana , la sera era molto calda ma tirava un leggero venticello, lei agghindata con un vestitino a fiori molto leggero e svolazzante non si rese conto del gioco pericoloso e una scintilla andò a finire sul suo vestitino....che prese fuoco come una torcia.
il panico e l'ingenuità fece da padrone e lei corse dalla nonna per chiedere aiuto, mia nonna stava ancora sdraiata sul letto in dormiveglia, alle grida di terrore si alzò subito di scatto, cercò anche di buttarle addosso una coperta per spegnere tutte quelle fiamme, ma come se una forza la spingesse indietro cadde per ben due volte senza riuscire nell'intento
la bambina era una torcia, le grida si alzavano e squarciavano il silenzio, dopo vari tentativi riuscì a spegnere quelle fiamme ma quello che le si presentò fu atroce
nel medesimo istante tornava il padre a cavallo dalla campagna e sentendo le grida scese di fretta dal cavallo e si precipitò all'interno della casa, lo spettacolo che vide fu sconvolgente... sua figlia nera come un carbone... fu l'inizio dell'incubo
la prese fra le braccia e la mise sotto un rubinetto nella vasca, poi la portarono al pronto soccorso ma vista la gravità della situazione la trasportarono con un elicottero a Roma, la bambina aveva ustioni di terzo e quarto grado...
per noi parenti e cugini sembrava una storia lontana, come quelle che si raccontavano ai bambini per farli stare buoni, ma purtroppo era la dura realtà.
Antonella, sopravvisse per 11 giorni, con dolori atroci, soltanto il viso era rimasto indenne, il resto del corpo tutta una piaga.
Lei continuò a sorridere alla madre e al padre.
Dopo la sua morte mia zia si mise a lutto, e ancor oggi avanti con gli anni lo porta ancora, la sua vita finì con la figlia... non visse più... come un'automa si è trascinata negli anni col suo ricordo impresso nella mente.
Ho voluto raccontare questa triste storia per ricordarla ma anche perchè mi segnò molto questo dolore.
Paola Pittalis
scrissi questa poesia a quei tempi
Eri un fiore appena nato.
Eri un fiore appena nato
se appassita senza sbocciare
senza capire cos'è la vita
senza capire cos'è il dolore.
Sei morta dopo undici giorni di calvario
ma anche di speranza
speranza che la tua vita non se ne andasse
hai lasciato tanti ricordi
tanto dolore
ora tu puoi solo guardare
le sue foto
unica cosa che di te è rimasta
per ricordare quando eri viva
quando cantavi, giocavi e ridevi.
Ma ora intorno
solo silenzio
silenzio e morte
La solitudine invade le mie vene e forse mi da nuova linfa.
Quando isolo le voci del mondo, e le tratto per quelle che sono io sto bene.
Non sono un associale, ma so contare solo sulle mie forze.
La sola anima del mondo è l’immagine di se stessi nell’eternità, l’unica anima che ti fa stare al caldo anche nella bufera.
L’urlo non è altro che paura, paura di qualcosa che non si conosce, eppure le orecchie gli occhi e gli altri sensi ci insegnano ogni giorno , su chi e cosa dobbiamo fare affidamento : l’anima del mondo.
Tutto il resto è solo urlo, un vociare che disturba il silenzio della Natura (quella che altri chiamano Dio).
L’accensione di una fiaccola nella notte non è un lumino di speranza , ma un piccolo attimo che da calore;
cos’è la speranza se non un lumino di luce nel presente , proiettato in maniera fuorviante dalla mente verso il futuro e trasformato in speranza.
La struttura della nostra macchina corporea è proiettata eternamente verso la vita.. tutto è proiettato verso la vita ,tutto finchè c’è anche solo un alito d’aria : questo è il senso, questo è TUTTO.
Il sole è caldo in ogni stagione, sentirlo in faccia di inverno quando il freddo taglia la pelle, lo rende ancora più caldo.
Tutto il resto è sovrastruttura da cui ci si può e forse, ci si deve liberare.
E poi come si vive ? così ,semplicemente, come un alito di vento che ci accarezza il volto.
Correva, correva tra i rovi, le sterpaglie. La stradina sterrata saliva, saliva sempre più. Le luci delle volanti sempre più distanti, le colleghe, anche loro disperse nella boscaglia. Voleva salire fino al bosco per essere sicura di non essere presa. Non voleva sopportare un interrogatorio, tanto non si poteva risolvere niente.
Questa volta era al sicuro, era nel bosco, basta fare la strada a ritroso e sono sulla statale, pensava.
Passò un po’ di tempo e non sentì più nessuna voce, le luci erano sparite.
Arrivò la sera. Basta scendere e sarò sulla statale….Ma era sempre in mezzo al bosco.
Arrivò la notte e con lei la paura, il freddo, l’angoscia.
Vide una lucina, andò istintivamente in quella direzione. Arrivò all’ingresso di una grotta. La luce, più viva arrivava dal fondo, entrò. La paura come per magia diminuì, entrò sicura. La grotta si aprì in uno spazio più ampio, caldo..magico.
Tappeti, morbidi letti d’erba, mobili senza tempo, oggetti irreali. Dove sono? Pensava.
Comparve una donna anziana, molto anziana con un abito bellissimo di stoffa decorata e strass.
“Ho una visita..non ci posso credere!” Disse la signora anziana.”
“Scusi ho bisogno d’aiuto..mi sono persa, dovrei tornare sulla statale”
“ Siediti, cos’è successo?” “E’ arrivata la polizia, sono scappata….devo tornare sulla statale”
“Cosa facevi sulla statale per dover scappare?” “ Lasciamo perdere, è una storia triste, schifosa..devo tornare” “Non ti preoccupare, vedi questi orologi? Sono tutti fermi…chi entra qui ferma il tempo, puoi raccontarmi..come ti chiami?" “Irina, sono di un paese dell’est dell’Europa, sono venuta in Italia per poter lavorare ed aiutare la mia famiglia, ma appena arrivata, chi mi ha promesso il lavoro, mi ha ritirato il passaporto e mi ha obbligata a ……” “Non piangere, qui sei al sicuro…”Tutti gli oggetti della grotta oscillarono e sbatterono uno contro l’altro.
“Non ti preoccupare è il tuo dolore… sono le vibrazioni del tuo dolore…”.
“Lei perché vive in questa caverna?” “Io tempo fa ero bellissima, poi il tempo…mi ha resa così..anziana, piena di rughe…..è meglio che stia qua..lontano da tutti”
“Pensa che la sua esperienza di vita non possa essere utile a qualcuno?, Pensa che, avendo la salute, lei non possa fare tutte le belle cose che faceva quando era giovane? “Lei è anziana, ma ha la libertà, io sono bella, sono giovane, ma sono una schiava”
“Quando sono con i clienti la mia anima si nasconde in un angolo, e viene presa a coltellate. I miei occhi non vogliono vedere la realtà e su di loro scendono lacrime di pece bollente. Il mio corpo diventa di gelido marmo e le emozioni si rifiutano di essere chiamate tali. Anche i sogni mi hanno abbandonata, durante la notte io muoio.”
“ Ribellarsi non è possibile….Il dolore dell’anima si trasforma in dolore fisico per le botte, in terrore per le minacce alla mia famiglia…ignara di tutto”
“Fatti coraggio e fai quello che ti dico: torna sulla statale, prendi la tua auto, non andare a casa, vai direttamente al comando di polizia. Siediti e con calma devi dire che vuoi sporgere una denuncia.
Riferisci quello che ti è successo, fai i nomi delle persone che ti hanno ridotta in schiavitù, chiedi che sia avvisata la tua famiglia. Specifica che da quel momento sei in pericolo così sarai condotta in una comunità protetta.”
“Morirò, morirà la mia famiglia” “Hai bisogno di coraggio, tanto coraggio..” Prendi la mia mano ti donerò tutto il coraggio che ho avuto nella mia via…..non importa se rimarrò senza, se non potrò più vivere qui, ormai sono anziana..”
Irina diede la mano alla signora, chiuse gli occhi, il coraggio piano, piano passò alla ragazza. La signora anziana non sapeva che il coraggio era racchiuso in ogni sua ruga, più coraggio passava, più le rughe si distendevano.
Quando la ragazza aprì gli occhi si trovò seduta di fronte al commissario: “Signorina, sono pronto parli pure, la sua denuncia verrà registrata…..”
Nella grotta lo specchio ora rifletteva la donna, con il volto senza rughe, una fata…. La fata dei boschi.
Non ce credereste,ma ogni mattina quanno s’ alza è come se nascesse un giorno de felicità, eppure lui non è veramente felice…è sereno.Il sole che gaio e lucente entra attraverso le fessure in quella stanza semibuia, ma calda.Questo sole lucente che riscalda tutto,che ama.Tutto sommato se sente felice.Se alza lentamente e quasi come per aggrapparsi a quarche cosa,va barcollando qua e là….se lava …se mette er solito vestito…er solito vecchio cappello impolverato e… lentamente fa scorrere la porta dietro de sé e guarda quella lunga fila de scale, comincia a scende piano piano e, meccanicamente so i piedi che contano li scalini…uno,due…tre…devo da sta attento a non scivolà.
La mano s’aggrappa alla ringhiera e guarda in giù quel vortice de voto che aspetta laggiù in fondo.
Seguita a scende…finalmente arriva al primo piano e quasi d’improvviso,come tutti i giorni na figura lo guarda attentamente, se guardeno tutte e due per molto tempo.Se scrutano negli occhi. Na figura strana…er cappello messo alla sghimbescia…i capelli grigi,gli occhi affossati, quarche ruga e lo sguardo triste, ma sereno.
Er bastone, er fiore all’occhiello…se guardeno e ,non si sa spiegà come, ma se sente felice.In tutti quegli anni è l’unica persona che s’è fermata ad osservarlo così a lungo…e adesso gli sorride.” Buon giorno Signor X”.Quello non gli risponde,ma sorride… tendono la mano, ma non se la stringono…come sempre.Se guardeno ancora a lungo e poi seguita a scende le scale e come sempre se volta indietro guarda e quella figura come un mistero non c’è più,svanisce…lui ormai non ce fa più caso…prosegue.Eccolo davanti al portone grigio, assaporare quell’aria fresca, anche se piena de gas, ma sempre bella…assaporare la gioia de vive, er sole che ti riscalda, che t’illumina…che te prende e te vole trasportà in questa vita gagliarda…E via, di nuovo barcollando per le strade ad affrontà la giornata come sempre.
È un giorno come n‘altro…l’inquilino der piano de sotto,che stà lì ar primo piano, davanti a quel grosso specchio, è tutto vestito in chiccheri e piattini…come è bello! Er profumo..tutto oliato in testa…se guarda e l’immagine non è così nitida, è come opaca. Nonostante lui sorrida, lo sguardo riflesso è triste.
“ A sora Lidia, ma che gli ha preso a sto specchio…non è più nitido chiaro e poi me sembra nà cosa triste,funerea.”
“ E che volete sor Augu! Podarsi che pure lui risente de sto giorno triste.”
“ Perché? Che è successo?”
“ come non lo sapete?”
“ no, ma dite”
“ E’ morto l’inquilino dell’ultimo piano”
“ Chi? Quer mendicante, vestito con tutti quei stracci…col fiore appassito…che spesso se fermava qui davanti a sto specchio?Dicono che era un po’ matto.”
No, non ero matto…pensa in quella stanza buia,dentro quella bara nera…E..quando le luci fioche,tremolando,un po’ davanti e un po’ de dietro a lui,scendono le scale lentamente…con qualche pianto…lui conta ancora quei scalini…uno,due,tre, ma stavorta non indugia,è sicuro…Quanti visi intorno…visi de sempre , ma diversi..
Se fermano al primo piano,quasi come un destino.C’è solo l’immagine cupa,grigia,con quattro candele.Rimane quasi sbigottito.Vorrebbe scusarsi….perchè a forza de stà solo…l’abitudine…la solitudine,lo avevano confuso.
Credeva de trovà na persona amica, invece era uno specchio.Peccato che solo ora l’ha capito.Avrebbe voluto che interra qualche omo con l’amore lo avesse aiutato, l’avesse distolto da quell’abitudine.
“ Buon giorno,signor X…”Lo specchio , quasi come rendendosi conto che perde n’ amico sincero, s’incrina e se spezza.
“ nun piagne, che io so felice.”
E comincia a sali lungo quella luce de sole che ha sempre amato…e sale…e sale…e vede quella bara fredda scenne le scale….arrivà al portone.Nella vita ha avuto fame,ma gli altri non l’hanno sfamato. Raramente in qualche tozzo de pane ha trovato un po’ d’amore,na parola amica.Intanto,laggiù piagneno al passaggio della bara.Ecco! Quell’ometto piangne mentre le dite gliè contano li sordi e pensa alle cambiali,alla macchina…all’amica.
C’è da comprà er sapone…la bistecca…er formaggino.
Ha!C’è la sora Linda “ Poveraccio è morto!”
“ Ma tu lo conoscevi?”
“ L’ho visto quarche vorta”.
Che confusione de pianti,de parole…de pensieri…che egoismi.
Ma lui è già in alto.Non sente né pianti, né parole.
Va sempre più sù dove c’è profumo e musica.E’ arrivato là dove c’è il Signore nostro Gesù.Loro se so sempre capiti,amati.Hanno dato qualcosa de sé stessi.Si,pensa,la vita è amore, è donazione.
“Ma voi laggiù non piagnete,che intanto quanno morirete,forse troverete quarcun’altro che al posto vostro conterà li sordi…penserà alla cambiale,alla macchina,all’amica.Ma ,forse quarcuno finalmente,capirà cos’è la vita e allora non saranno più lacrime,ma sarà la gioia a voi de morì e all’artri de restà in vita."
Ho iniziato ad insegnare molto giovane, avevo ventiquattro anni. Piccolina, capelli lunghissimi, dimostravo anche meno dei miei anni.
Assunta a tempo indeterminato come insegnante di educazione fisica.
Molti ricordi, ma fra tutti uno che ha segnato irreversibilmente la mia vita.
Quando avevo ventotto anni lavoravo in una scuola secondaria di primo grado (scuola media).
Mi ricordo il giorno che sono entrata nella classe di Elcharif. Una terza, una classe come tante, rumorosa,vivace, piena di energia positiva.
Elcharif, figlio di arabi, settimo di dieci fratelli. Nato in Marocco, ma arrivato in Italia neonato, aveva cinque mesi.
Era seduto in fondo alla classe, aveva quindici anni, una bellezza che non era dell’Europa, ma nemmeno del nord d’Africa, pelle olivastra, capelli ricci, naso piccolo perfetto, labbra carnose.
L’anno scolastico è trascorso in serenità. Elcharif aveva un carattere dolce e affettuoso, sempre attento e pronto all’attività scolastica. Ogni tanto, quando i compagni lo provocavano con frasi pseudo-razziste, lui reagiva con aggressività. Ero costretta a fermare la lezione e a fare lunghi discorsi sull’inutilità di certi pregiudizi. Lo facevo parlare della sua terra, delle sue tradizioni, della sua famiglia, in modo che i compagni capissero e lo rispettassero. “Ragazzi è solo attraverso la conoscenza che si potranno abbattere pregiudizi e arroganza delle persone”.
Elcharif si confidava con me, mi esponeva i suoi dubbi le sue paure.
L’episodio più divertente è stato quando con il suo speciale candore mi ha detto “Mi prendono in giro perché ho il muscolo del braccio destro più sviluppato….mi dicono che è così perché mi faccio tante s…… ma io non me le faccio” Trattenendo la risata gli risposi “Non è vero che non te le fai”
Elcharif abbassò gli occhi e disse “ E’ vero, ma adesso ho smesso..così non si sviluppa troppo il muscolo del braccio!!” Forse avrò riso per un giorno intero..
Assieme abbiamo visitato le scuole superiori per operare una scelta che lo potesse agevolare nel futuro. La madre di Elcharif analfabeta e il padre, per lavoro, dieci ore al giorno lontano dalla famiglia, non avrebbero potuto.
Io insegnavo nella scuola del paese in cui vivevo e Elcharif abitava in una grande casa accanto alla mia. Quando Elcharif ha finito la scuola media ogni tanto mi veniva a trovare e mi raccontava della scuola superiore, della sua vita.
“Perché vivi da sola, mi chiedeva, io non ci riuscirei” “ Mia madre è morta e mio padre è una persona violenta..ho preferito così.. fortunatamente ho il lavoro”
Un giorno di fine settembre ho detto: “Non so come farò a superare l’inverno”. Ricordo con commozione la sua risposta: “ Perché non hai abbastanza legna per il camino?” “ No, non è quello è che in inverno sono spesso triste..” “ Non ti preoccupare io ti verrò sempre a trovare”.
Spesso ci incontravamo per il paese e facevamo lunghe passeggiate parlando della sua vita, della mia.
Finita la scuola superiore è partito per il Marocco per lavoro ed è tornato dopo un anno, aveva ventuno anni. E’ arrivato a casa mia il giorno successivo il suo arrivo.
Ho aperto la porta e mi sono trovata di fronte un uomo. Altissimo, bellissimo un viso degno di un poster pubblicitario, un corpo da atleta senza aver fatto il minimo sforzo.
Il suo viso racchiudeva la bellezza del sole, i suoi occhi la magia dei nostri autunni.
“ Ti sei ricordato di me” “ Io non ti ho mai dimenticata”.
Abbiamo ripreso a vederci e i suoi episodi famigliari erano anche i miei. “ Mia sorella è andata in Marocco, mio padre l’ ha fatta sposare con un nostro cugino” “Questo è terribile, non è giusto cosa dice tua sorella?” “Niente, è così, da noi le donne si sposano giovani e il marito è “consigliato” dal padre” “Ti sembra giusto?, se tu dovessi sposare una cugina che conosci appena saresti contento?”
“No, certo, ma la nostra cultura è così ci vorrà un po’ di tempo per cambiare le cose”.
Ogni tanto andavamo a cena assieme, alternavamo una volta ristorante italiano, una volta ristorante arabo. “Perché non hai un fidanzato così bella, così dolce” “L’ ho avuto, all’inizio era gentile, poi si capiva chiaramente che teneva più alla sua auto, ai suoi divertimenti che a me. Io ero solo un bel contorno”
“Mi ricordo era quello pieno di soldi……avresti potuto sistemarti” “Avrei potuto…preferisco così povera, sola, serena.”
“Da noi la maggioranza delle donne non lavora, ed è impensabile che una donna di trentacinque anni viva sola” “ Vedo le donne arabe, tutte coperte da abiti morbidi, con il velo sui capelli, occhi bassi, difficilmente per le vie del paese da sole”.
“Io che vivo come molte donne occidentali ti sembro una brutta persona? La libertà è una grande cosa, bisogna saperla gestire al meglio”. “No, tu sei speciale,io non vorrei che mia moglie vivesse come vivono oggi le donne della mia terra, ma dovrei scontrarmi con la mia famiglia, con il mio popolo”.
Non abbiamo mai avuto diverbi, discutevamo sempre con calma. Elcharif era perfettamente integrato, pur non abbandonando le sue tradizioni, rimanendo legato in modo speciale alla sua famiglia.
Una famiglia che hai miei occhi risultava un esempio di perfetta unione. Padre muratore, madre casalinga, dieci figli allevati con sacrifici e forza. Tutti con un diploma, tutti carichi di un amore trasmesso con l’esempio di vita, con l’idea che senza sacrifici non si ottiene nulla, nella preghiera e devozione ad Allah.
“Voglio leggere il Corano, il vostro testo sacro, voglio capire meglio la vostra religione e cultura”
“Pensa che a noi è proibito leggere le sacre scritture della vostra religione quella cattolica, è proibito entrare nelle vostre chiese”.
“Conoscendo a fondo la religione del popolo che ci sta accanto potremmo essere veramente vicini, così a volte…ci sopportiamo carichi di pregiudizi”.
“Poi voglio capire se le donne sono tenute così in secondo piano perché lo dice il Corano o se è una cattiva interpretazione del testo sacro che nel corso dei secoli si è via via diffusa arrivando a interpretazioni estreme. Forse nel corso dei secoli l’uomo islamico, sentendo la necessità di affermare il suo potere sulla donna, l’ha resa progressivamente succube di queste interpretazioni. E’ probabile che l’uomo islamico tema l’evoluzione della donna in quanto pensa di perdere tutto il potere che esercita su di essa”.
“ Come parli difficile..io il Corano lo conosco, lo recito in Moschea è come una cantilena, e quasi musica… a volte non so nemmeno cosa sto dicendo lo so a memoria”.
“Per esempio la Sura XXIV An-Nûr (La Luce) recita:
–E dì alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d’un velo e non mostrino le loro parti belle altro che ai loro mariti…………e non battano assieme i piedi sì da mostrare le loro bellezze nascoste.……
La fede islamica non ha moderatori, come invece hanno i cattolici con il Papa, per cui chiunque nell’islam può auto-proclamarsi Imam e portare i propri fedeli a convinzioni che ostacolano il progresso della fede”.
La nostra amicizia era mal sopportata dalla sua famiglia e in paese la nostra differenza di età era spesso oggetto di battute scherzose e poco carine.
“Sai che la moglie di Maometto aveva quindici anni più di lui? Sai che era una commerciante e che prima di sposarla Maometto era un suo fidato collaboratore?”. Questo non interessava a nessuno, io e il mio amico eravamo “strani” agli occhi degli arabi e agli occhi degli Italiani.
Un’ estate ho preso una decisione che portò la mia vita in un vicolo cieco.
“Facciamo un viaggio assieme in Marocco, voglio vedere la tua terra, capire la tua gente”
La notizia è stata accolta da Elcharif con grande gioia. Siamo partiti senza che la sua famiglia sapesse della mia presenza, ma in Marocco c’erano i suoi parenti e amici, noi ingenui non ci abbiamo pensato, non abbiamo pensato al peggio…..
Il viaggio meraviglioso, in nave. Appena arrivata tutta me stessa si è riempita di colori, profumi e il suono di una lingua meravigliosa. Le donne, tutte coperte, ma con abiti bellissimi e il capo coperto da veli colorati, brillanti. Case senza tetto, una povertà dignitosa. Mercati con l’essenziale per sopravvivere o non vivere.Un caldo per me irreale, l’acqua un bene più della vita.
La casa di Elcharif molto bella su tre piani.
“Tuo padre è riuscito a fare anche questa casa?” “Tanti sacrifici, poi qui il vostro denaro vale molto di più”.
La notte un magico sogno. “Il cielo è diverso, è di un blu limpido, le stelle sono più luminose” . “Qui non c’è l’inquinamento luminoso che c’è in Italia, il cielo appare come è in realtà.”
C’era una vento caldo, morbido, piacevole.“Sai cosa mi dispiace? Le donne arabe portando il velo non possono sentire il vento tra i capelli”. “Domani vieni in moschea con me?” “Certo, e indosserò il velo. Oggi ne ho comprato uno bellissimo..mi aiuti a metterlo?
Elcharif prese il velo e si avvicinò a me. Per un po’ mi ha guardata poi si è messo il velo attorno al collo, mi ha passato le mani tra i capelli. “Peccato coprirli, peccato coprire i capelli di tutte le donne.” Le sue mani si sono fermate sul mio viso, le mie mani sulle sue.“ Ahabbuki”. Ho abbassato lo sguardo, gli ho tolto le mani… “Mi aiuterai domani”
Il giorno dopo andando in moschea abbiamo incontrato dei suoi parenti. Erano in tre due ragazzi e un uomo, non mi hanno neppure guardata e hanno aggredito verbalmente Elcharif. Parole arabe, palesemente dure. Elcharif rispondeva in modo altrettanto arrabbiato e ogni tanto mi indicava.
Quando se ne sono andati ho chiesto se era per colpa mia, dell’italiana, vecchia e cristiana. Elcharif non mi ha risposto e non ha parlato per tutto il giorno.
Il giorno dopo c’era un forte vento, io mi ero messa un bel vestito arabo e il velo per fare una sorpresa a Elcharif: “ Guarda, come sto?” Mi ha guardata per un po’, sei bellissima sempre, in versione araba o italiana, poi mi ha detto: “Vado a casa dei miei parenti devo sistemare una cosa”. Non stare in giardino chiuditi in casa” “Perché?” “Ti prego fai come ti ho detto ci vediamo dopo”.
Non ho fatto in tempo ad entrare in casa, dall’altro lato del giardino sono apparsi i due ragazzi e l’uomo del giorno prima. Avanzavano verso di me con passo deciso, non ho potuto entrare in casa mi hanno bloccata. I ragazzi mi tenevano le braccia l’uomo era di fronte a me. “Mi vogliono violentare, ho pensato..” Il cuore ha rallentato i battiti, sangue si è gelato. L’uomo ha tirato fuori un coltello. “Mi vogliono uccidere..non voglio morire ora, devo dire a Elcharif che lo amo anch’io”.
Mi divincolavo con tutte le mie forze, ma le loro strette mi stritolavano la carne. Un ragazzo mi ha presa per il velo, poi per i capelli e mi ha tirato la testa indietro. Ho sentito la lama sul collo, uno strano bruciore, poi come una carezza calda . Macchie rosse….il mio sangue….la mia vita se ne stava andando. Il velo si è tolto dal mio capo, il vento lo sta facendo volare. Ora sento il vento tra i miei capelli…. per l’ultima volta. Non ho più le forze sono a terra non ho più vita.
Il velo continuò a volare oltre al giardino, sulla strada. Andò contro ad un ragazzo, era Elcharif, che stava tornando di corsa, trafelato dalla casa vuota dei suoi parenti. Elcharif guardò il velo, lo riconobbe era sporco di sangue. Si inginocchiò pianse, le sue lacrime miste al sangue del velo ..nooo !! Ahabbuki Ahabbuki Ahabbuki Allah Allah Allah.
A tutte le donne alle quali, da secoli, non è permesso volare.
Sognare
Come è bello
poter sognare
tutte le notti lo stesso
sogno, ma è un sogno
o una realtà assai
amara che non
volevo mai scoprire?
A dir la verità
non lo so forse
un pò entrambe
le cose forse no,
la vita è assai
strana che a volte
anche attraverso i
sogni scopri cose
strane come il
mondo di oggi
preferivo il sogno
alla realtà.
Sembra ieri a volte. Certi emozioni, pensieri, e ricordi.
Senza rendermene conto passano come il tempo. Di certo non si mette in standby per me, non si ferma, non si mette in pausa e nemmeno in stop e non riavvolge il nastro.
Devo viverlo finché è qui con me, prima che lui viva me, prima che mi consumi.
Cerco di apprezzare al meglio quello che la vita mi offre, senza farmi problemi per la moda all'ultimo grido, telefoni, mini computer, stupidi vizi che rubano la mia salute.
Sono semplice nella mia complessità quotidiana. Ossimoro? Sì, perché posso essere semplice, non pretendere la luna e l'oro, esternamente la vita stessa è complicata, fatta di necessità, rinunce, sacrifici e tante altre cose che ci fanno perdere la pazienza.
Alcune persone vivono la giornata, si lasciano vivere e camminano come se dovessero trascinare il loro stesso corpo. Apatia che causa la loro spenta vitalità. Anche l'anima sembra dormire mentre tutto scorre.
Altri si crogiolano nei loro insuccessi, incolpando gli altri dei loro fallimenti. Altri vivono solo di ricordi, trascurando il presente.
Semplici considerazioni che sfuggono alle persone. Dettagli invisibili, pensieri superflui.
Niente è per sempre, anche quando per noi dovrebbe essere all'infinito.
Amici che col tempo si perdono di vista percorrendo strade diverse, amori che appassiscono, storie che finiscono.
È tutto un attimo fugace, per la maggior parte fatto da molte improvvisate e altri da momenti sistemati in un'agenda o promemoria per programmare l'evento. Semplicemente attimi.
Come si dice "Carpe diem" , Cogli l'attimo o come nel famoso film con Robin William "L'attimo fuggente" in cui dice « Cogli l'attimo, cogli la rosa quand'è il momento, perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. ».
Ogni momento è prezioso, tanto che ho l'insolito vizio di scrivere pure l'ora e il giorno in cui scrivo!
Questo per ricordarmi di quell'attimo, cercare di riflettere sul momento in cui scrivevo, per ricordare com'ero.
Almeno i ricordi che restano!
Siamo di passaggio ma non sprechiamo tutto in un assaggio. Voglio dire che anche se la vita è un attimo fugace non dobbiamo bruciare le tappe velocemente per arrivare ad un obbiettivo , dobbiamo "Assaporare" ogni attimo, godercelo , gustarlo, perché è un'esperienza, se non ci godiamo quel gusto abbiamo anche perso quel sapore in più, che fa di quella "scalata" per il nostro obbiettivo più conquistata, più soddisfacente, anche se è più complicata.
Dobbiamo prenderci i piatti migliori della vita, assaporare con accuratezza certi aspetti, anche quelli più amari e salati ma che ci aiutano a crescere. Dobbiamo saper cucinare noi la ricetta del nostro "vivere bene", secondo le giuste dosi, senza esagerare ma neanche privarci di quella manciata di gusto.
A volte bisogna saperci accontentare di quel che viene, non si può sempre pretendere un buon risultato. Sta a noi mangiare nella giusta cottura il nostro "piatto", ma non troppo crudo o cotto. "Al dente", equilibrato per un buon sapore.
Vivo in una grande casa immersa nella campagna, nella solitudine di un autunno meravigliosamente triste.
Il lavoro non bastava più a riempirmi la vita. Il vuoto spesso mi assaliva. I libri, compagni inseparabili, mi consolavano.
Aprivo la pagina di facebook. Quanti visi, quante vite. Quante frasi, spesso incomprensibili, forse perché io non chattavo con nessuno. Sono amicizie finte, ho sempre pensato. Le persone bisogna guardarle negli occhi per avere con loro una relazione vera.
Tra tutti questi gruppi su facebook ci sarà qualcosa che riguarda l’arte….
Gruppo arte musica, gruppo arte pittura, gruppo poesia….Niente
Proviamo amo la poesia. Si apre una pagina colorata, originale ecco… Leggiamo.
Da quel giorno le poesie di persone sensibili e appassionate mi hanno tenuto compagnia.
Mi sono iscritta al gruppo con gioia. Sarò meno sola, meno triste, pensavo..
Le mie semplici scritture potevano essere condivise con persone con i miei stessi interessi: le poesie, i racconti, i sentimenti sulla carta.
Un giorno… un messaggio: “ Ho letto il tuo racconto.. mi è piaciuto, mi piacerebbe conoscerti”
Una richiesta d’amicizia. Non è carino non accettare. Click accettato.
Mi diceva: “Dove vivi? Sulla tua pagina non c’è una tua foto e nulla che ti identifichi”. Rispondevo:”Invece la tua foto è molto bella, hai un bel viso”
Da quel giorno, ogni volta che aprivo la pagina di facebook lui c’era, lui era solo un pallino, una foto.
Ciao, disturbo? Ciao come stai? Dialogare con lui mi faceva stare meglio, così gentile, così interessato a me….un fantasma.
Le chat diventarono quotidiane, assidue, per me indispensabili.
Una mattina accendo il computer: “Buonanotte tesoro, a domani (ore due e quindici minuti)”
Era tanto che non sentivo la parola tesoro…che emozione!
Dopo qualche tempo gli ho scritto: “Non è giusto che tu non mi veda, ti mando una foto”.
Non posso dimenticare il suo commento: “Hai l’eleganza e la semplicità nell’essere una Venere”
Non sono una Venere, ma la sua frase era molto carina.
Che forte emozione il giorno che abbiamo deciso di telefonarci. Mi diceva: “ che bella voce!”
I miei momenti vuoti ora erano pieni di lui tra scambi di idee e poesie.
Un giorno mi ha scritto: “Sento che mi vuoi bene”. Si può volere bene a distanza?
La nostre vite piano piano vennero allo scoperto.
Certo che ti voglio bene! Spesso mi diceva : “Non innamorarti di me non sono affidabile, non potrei garantirti un rapporto”.
Che differenza c’è tra ti voglio bene e ti amo? Questo non gliel’ ho mai chiesto.
Lui ormai viveva con me, un fantasma sempre vicino, una sorta di angelo custode.
Abbiamo deciso di vederci , ormai era un desiderio forte per entrambi.
La località l’abbiamo scelta assieme, a metà strada tra la sua abitazione e la mia, al mare.
Quando sono arrivata avevo il cuore il gola. Cosa devo dire, cosa devo fare. Sentivo di non farcela.
Ma ormai ero lì, tra mille ostacoli ero lì. E se lui non avesse potuto venire? Se i suoi ostacoli non fossero stati superati? Ho preso il cellulare, mi sudavano le mani. Lo chiamo, gli dico che sono alla stazione….si sentiva il profumo del mare.
Mentre il telefono lanciava la chiamata, l’ ho visto, si stava avvicinando…per un attimo ho pensato che sarei svenuta.
Ciao. Non mi uscivano parole…forse è passato un secolo, forse un secondo. Sei più carino che in foto! L’unica cosa scema che sono riuscita a dire. Anche tu. Si è avvicinato e mi ha baciata sulla guancia. Non so perché, ma avrei voluto piangere.
Andiamo a fare una passeggiata, è presto per il pranzo.
Dopo un’ora, mi sembrava di conoscerlo da sempre. In un bar, sul mare mi ha preso la mano e mi ha detto: “Ho scritto queste parole per te: poserei porte per dividere il bene dal male,dove il bene regni su di noi……….ed il male nel tempo,sconfitto, lascerà spazio ai nostri sogni….”
Non farmi commuovere. Ho incastonato quel momento nel mio cuore.
Andiamo sulla spiaggia, siamo fortunati oggi è una bella giornata.
Ho detto: “ Tempo fa, ho scritto una lettera d’amore al mare: Non ti ho mai detto che ti amo, te lo dico ora che ho difficoltà a raggiungerti, a sentire il tuo profumo a farmi cullare dall’infinito……”
Sei una dolcezza..
Non so come sia successo, il cervello è andato in black out, ma mi ha baciata. Non abbiamo più smesso, non so dire quanto tempo è passato, non sapevo più dov’ero.
E’ arrivata la sera, è arrivata la notte.
La camera era carina e accogliente. Io ero nervosa, forse, se le circostanze lo avessero permesso sarei scappata.
Fortunatamente non sono scappata…è stata una notte d’amore.
Senza amore è come raccogliere fiori senza profumo, come vedere il sole spento, un tramonto senza colori.
Era ora di tornare a casa. L’ ultima sua frase: “Non innamorarti di me”.
“Te lo prometto, non mi innamorerò di te”.
Avrei voluto andarmene sorridente, ma le lacrime hanno preso il sopravvento.
Sono a casa davanti al computer. –“Mamma, mi fai il caffè per favore” –"Sì amore per studiare filosofia ci vuole un buon caffè”.
La pagina di facebook è davanti a me. La sua bella foto…….tutto troppo complicato… la freccia scorre sul monitor , arriva sulla parola amici. Non vedo bene, le lacrime mi ostacolano.
Non possiamo…. le nostre vite sono separate da invisibili montagne di ghiaccio…click ,la freccia scende su rimuovi dagli amici……poi…non posso mantenere la promessa……click … rimosso.
Cibi che ci sembravano non buoni improvvisamente assumono un sapore delizioso.
È strano come le cose cambiano e ci trascinano in un nuovo modo di pensare e vedere le cose, che ora assumono varie sfumature, non solo in bianco e nero. Osiamo esplorare vari punti di vista, aspetti che sembrano apparentemente nuovi ma che invece prima ci conveniva mettere la benda sugli occhi, per timore che essi non appartenessero al nostro stile di vita.
È buffo, quasi ridicolo, ripensare ad espisodi di vita che ti imbarazzavano a tal punto da diventare rossa in viso, da procurarti un insolito senso di calore per un niente.
Le persone che non ci stavano molte simpatiche, col tempo iniziano ad essere interessanti.
È strano come il tempo fa cambiare sapore anche alle cose più amare, aspre e dolci. Le esperienze aiutano a maturare e cambiare. Il tempo ci fa cambiare fisicamente.
È strano vedere persone, amici, conoscenti che non vedevamo da molto tempo, cambiati al tal punto da sembrare quasi irriconoscibili, quasi sconosciuti. Ci sembra strano il viso, i capelli, il corpo, la statura di un amico/a vista per caso dopo molto tempo, persino la voce è diversa. Più adulta.
Passeggiando per caso tra le vie della giovinezza, i negozi, i palazzi sono rimasti simili a quando si era bambini. Triste. Malinconico. Tutto passa così in fretta.
La mente proietta i ricordi sulla strada che fa da scenografia, la nostalgia è alla regia, gli attori sono le persone, sconosciuti di passaggio, amici e parenti. Tutto nella diapositiva che sta nella mia mente.
Tutto comincia ad essere distante, un vuoto allo stomaco, una voragine di solitudine e tristezza, che albergano dentro una persona in una dose eccessiva. Un'ovedose di nostalgia.
Cambia tutto anche quando non vorremmo, contro la nostra volontà. Cambia il mondo, il rapporto con le persone a cui vogliamo bene. È inevitabile.
A volte si vorrebbe fermare il tempo nel momento della nostra infanzia o giovinezza, per vivere giorni spensierati, allegri e senza responsabilità. Fa effetto pensare lo stesso giorno odierno, dello stesso mese e cercare di ricordare cosa si faceva esattamente un anno fa o anche di più. È strano come tutto può cambiare, oggettti che si deteriorano col tempo, che si ingialliscono e si consumano.
È triste quando assumi consapevolezza che il tempo sta passando e che stupidamente è stato speso per niente.




