“ Comandante la bussola non funziona!”: dice il marinaio. “Come sempre!”: aggiunge il Comandante.
Navigazione empirica, grazie stelle, care stelle, quanti marinai avete aiutato. Ma non è facile, non lo è mai stato d’altronde.
Quanti anni di navigazione a vista, troppi, ma bisogna andare, un nuovo porto ci attende.
Quanti anni di navigazione ed in quanti porti abbiamo attraccato, tanti, forse troppi.
Nessun porto è un posto così nobile da essere conosciuto.
“ Domani mattina all’alba si salpa”: dice il Comandante.
Quante volte è stata ripetuta questa frase, accolta dai marinai con un lieve cenno della testa, un semplice gesto che però dice tutto, ovvero; Non c’è mai felicità nel partire ma va fatto, è quello che si deve fare.
Quanti anni di navigazione, quanti mari visti, tutti diversi ed uguali allo stesso tempo.
Quanto vento, tanto vento, quanto freddo sulla pelle, quanto freddo nelle ossa, quanto freddo nel cuore.
“Comandante terra!”: dice il marinaio. Una nuova isola per metterci al riparo dalla tempesta che sta arrivando. Una nuova isola dove rifornirsi di provviste, riposare.
Una nuova isola dove riscaldarsi il cuore.
Una notte, un giorno, una settimana, un mese ma poi; si salpa ancora.
Quanti anni di navigazione, quanti mari, quanto freddo sulla faccia, quante onde infrante dalla prua di questa stanca nave.
Il vento cala, mare forza due. Una leggera brezza ora accarezza i nostri volti, mare forza uno poi, calma, niente onde, motori al minimo.
Un’isola è all’orizzonte, alte vette si scorgono, siamo ancora lontani, ma sembra già di essere nel suo porto. Questa leggera e calda brezza giunge dall’isola, tutto è sempre più calmo.
Entriamo nel porto, attracchiamo. Tutti i marinai guardano il Comandante come se volessero chiedergli:” Che posto è questo?”
Non si può descrivere quel luogo. Solo chi ha avuto la fortuna di conoscerlo puo’ saperlo.
Per quanti mari abbiamo navigato, quante isole abbiamo visitato.
Quante volte abbiamo provato la sensazione di trovarci lontani da casa, di trovarci su terre straniere guardati quasi con disprezzo.
Qui è diverso, non sappiamo quanti anni ha l’isola, quanti anni ha questo porto e quante navi ha visto approdare.
Il capo dell’isola ci accoglie:” Benvenuti, questa è casa vostra.”.
Poi, ci vengono dati alloggi confortevoli, cibo, frutta fresca, una frutta così dolce che nessuno di noi ricorda di averne mangiata di più squisita.
Viene indetta per la sera stessa una festa in nostro onore. Musica, balli e tanta gioia negli occhi di quella gente.
Le loro mani sui nostri cuori, danziamo tutta la notte ed io piango, piango di gioia per la prima volta dopo tanti anni.
Il calore dell’isola ci abbraccia sempre più ed io, mi sento come a casa.
Quanti anni di navigazione, prima di provare questa sensazione ormai dimenticata.
L’abbraccio di una madre, l’abbraccio di mia madre.
Ma questa non è mia madre, è un’altra cosa, simile ma diversa.
Questa non è mia madre, è un’isola, un’altra isola, un’isola che si chiama :“Maria Sofia”.
A mia Figlia
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