Entro nella stanza e un brivido mi percorre. Mi sento come investito da un improvviso soffio di vento freddo, ma è solo una mia sensazione. I parenti alzano gli occhi, mi guardano. Aspettano che li saluti, che gli dia il mio cenno di solidarietà. Aspettano di piangere per un nuovo spettatore. Condividere il dolore piace. Il dolore, anche quello sincero, vero, sentito, sofferto, ha necessità di essere comunicato. Non posso salutare tutti, dovrebbero alzarsi e poi io dovrei baciarli sulle guance. Tanti prima di me lo hanno già fatto: giovani, belle donne, uomini, vecchi. Mi fa un po’ schifo sentire il loro odore.

Mi faccio il segno della croce, ma è solo un’abitudine. Osservo i fiori sul letto, manifestazioni di vanità che dovrebbero farci riflettere. Fratelli, figli, nipoti, amici, tutti a piangere il caro estinto, e scriverlo sui manifesti rende meglio l’idea. Di caro c’è solo il costo dei fiori.  

L’estinto è nel letto, aspetta qualcuno che lo porti via. Da morti si diventa sempre più piccoli. In quel letto quasi scompare la fisicità.  Forse si diventa solo anima, e quel corpo è come se si dissolvesse nell’aria.

Per ognuno di questi incontri riemergono emozioni. Quando è morto mio nonno l’ho osservato a lungo nel letto. La mia adolescenza non mi ha tenuto lontano dalla morte, ma non sono stato neanche capace di comprenderla. Mi hanno detto di salutarlo per l’ultima volta, un bacio sulla fronte. Lo ricordo ancora. Quando l’ho baciato mi è sembrato di sentire quell’odore stomachevole di carne marcia. Mi è sembrato. Cazzo se lo ricordo. Dopo qualche giorno sono andato a dormire in quella stanza, in quel letto. Non ho chiuso occhio. Aspettavo che apparisse mio nonno per portarmi con lui. Non l’ha fatto, mi ha sempre voluto bene.

La gente entra ed esce dalla stanza in un composto silenzio. Osservano. Anche in queste occasioni l’occhio condivide la bellezza. Non puoi scindere le emozioni della vita. A certi stimoli non puoi essere insensibile. Condividi tutto, anche quello che non ti piace. Condividi la morte, la comprendi, la assimili, semplicemente perché non sei coinvolto e non scalfisce i tuoi sentimenti. Sei un semplice spettatore. Senti sussurrare “Soffriva da un anno. In quest’ultimo mese era peggiorata. Da una settimana non si aspettava che la sua morte.” Riposi in pace, almeno non soffrirà più.

Ricordo quando è morta mia nonna. Siamo rimasti intere giornate ad aspettare che accadesse. Non puoi scindere la vita che hai vissuto dall’agonia della morte. È un tutt’uno. Quello che hai fatto ti viene riconosciuto, ti accompagna. Si tirano le somme e la gente giudica, valuta. Una benedizione.

Pochi giorni prima che mia nonna morisse, suo figlio si sedette vicino a lei, si accostò all’orecchio e le sussurrò qualche frase che noi non capimmo. Lei gli rispose. Il cervello, i ricordi, le emozioni sopravvivono fino alla fine. Il corpo no, muore prima. Anche sua moglie si avvicinò e le sussurrò qualcosa. Con un rantolo di voce tremante mia nonna gli rispose “Non mi ricordo di te… chi sei?”. La moglie insistette, e mia nonna ribadì “Non mi ricordo di te...”. Non puoi scindere la vita che hai vissuto, il tuo carattere, da questo giorno. È un tutt’uno.

Arriva il prete, entra nella stanza. Benedizione e poi tutti fuori. Entrano dentro con la cassa. È l’ultima volta che potranno vederla. Di materiale non resterà più nulla. Oggetti personali, foto dei suoi cari defunti nella cassa, qualcuno vorrebbe mettere anche il telefonino. Tutti fuori. Fuori dalla stanza, dalla casa, dal giardino. Tutti in strada. Il corteo funebre l’accompagna in chiesa, poi al cimitero. Migliaia di parole l’hanno salutata. Decine di sguardi hanno condiviso la tristezza. Qualcuno ha pianto. Qualcuno è andato via prima. Altri non hanno partecipato neanche alla messa. Chi deve lavorare, chi ha un impegno, altri si defilano. La vita continua e non possiamo aspettare.

È buio, scendo a prendere la macchina al parcheggio. Torno a casa, giornata lunga. C’è l’attacchino. Un nuovo manifesto funebre annuncia un decesso.


 

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Profilo Autore: Pietro Damiano  

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Commenti  

Debora Casafina
+1 # Debora Casafina 06-05-2012 18:45
Molto particolare questo breve racconto ...è molto difficile raccontare la morte con tanta semplicità finamente come fosse davvero solo una "cosa della vita"..complimenti Pietro

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