Ad un certo punto della sua vita, Charles decise d’improvvisarsi poeta.

Non aveva una motivazione precisa, tantomeno uno spirito romantico per raccontare in rima l’amore. Forse era troppo pigro per trovarsi un hobby che lo costringesse a muoversi, come andare a correre o, per dirlo in modo raffinato e più al passo coi tempi, “jogging”.

Così si mise alla finestra con un pezzo di carta in mano ed una penna, aspettando l’ispirazione, come vedeva fare nei film di serie B dei tardi pomeriggi domenicali. Aspettò una mezz’oretta. Passò un ora. Un ora e mezza. Niente, il foglio era bianco.

“Cazzo, l’unica cosa a cui sto pensando è una bella bionda, con la schiuma, bella ghiacciata. Una bella birra”.

Osservava la gente, per le strade. Erano affannate, stressate dalla vita, uguali e morti allo stesso modo. Tutti. Grigi, tristi e monotoni.

Erano passate quasi due ore ormai, si stava facendo sera, ma il paesaggio che vedeva gli pareva sempre uguale. Si angosciò.

“Magari un po’ di musica mi farebbe bene…” pensò.

Si alzò dalla sedia e si avviò verso la sua collezione di cd, gli unici fedeli amici della vita. Altro che i cani. Quelli mordono e righerebbero anche un bel vinile, se gliene dai l’opportunità.

Aveva una vasta collezione di cd rock, anche di cantautori italiani. Ma in quel momento aveva voglia di musica classica, si sentiva più in sintonia con quell’atmosfera. La tipica atmosfera da uomo solitario ed intelligente.

Gli piaceva immaginarsi così.

Scelse Mozart, lo inserì nello stereo e scelse la Sinfonia 40 in G minore. Classica esecuzione, ma ben accettata in quell’istante.

Era da tempo che non usciva di casa, non vedeva più Willie o Nancy. Si era chiuso in se stesso, in una sorta di crescita mistica, come amava definirla. Però era arrivato al limite, aveva bisogno di un confronto con qualche persona, quindi mandò un SMS a Nancy.

“Ehi, oggi ho voglia di uscire. Organizziamo una bella bevuta per la serata?”. Inviò e lasciò il cellulare sul davanzale, nell’attesa di una risposta. Nel frattempo scese di casa, per comprarsi una bottiglia di whiskey. Le due che aveva a casa erano finite.

Stare in mezzo alla gente di quel quartiere gli piaceva, quindi il suo passo era piuttosto calmo, non aveva fretta. Entrò nel supermercato, prese la bottiglia e si avviò alla cassa.

“Oh, Charles! Sei ancora vivo?” gli domandò la cassiera.

Ormai era di casa in quel posto, la cassiera lo conosceva bene.

“Eh, si. Sono vivo. Ora ho in mente di diventare poeta”.

“Ma dai! Che bello! A me piace Neruda, e a te?”

“Mai lette poesie. Volevo un hobby che non mi costringesse ad uscire di casa. Le poesie sono per fighettini”.

“Ah ah ah! Dovevo immaginarlo! Non sarebbe stato da te dedicarsi alla poesia in modo professionale. Comunque sono 13 euro e 90”.

“Già, sono un fottutissimo ghiro. Grazie a presto”.

“Ciao Charles, fatti vivo. Ah, se poi magari scrivi qualcosa so che c’è un locale in centro, vicino alla stazione, dove tengono dei reading. Passaci magari, così ti fai un’idea”.

“Va bene, andrò a darci un’occhiata”.

Mentre tornava a casa fantasticò sulla commessa del supermercato.

“Le devo chiedere di uscire. Così mi faccio un’idea, come direbbe lei”, pensò fra se e se.

Entrò a casa e, controllando il cellulare, vide che gli era arrivato un messaggio.

“Ciao Charles” era Nancy, “stasera dovevo uscire col mio ragazzo, ma ok ci sono. Mi inventerò una balla. Chiamo Willie e ti faccio sapere. Ciao stronzo”.

Non rispose, lasciò il cellulare sul davanzale e si avviò in cucina. Prese un bicchiere e lo riempì per metà di whiskey ed un terzo di acqua ghiacciata. Lo buttò giù tutto d’un fiato.

“Ah, ora mi sento meglio, però non ho più un cazzo voglia di scrivere”.

Accese il computer e si mise alla ricerca del locale suggeritogli poco prima, intanto si preparò un altro bicchiere di whiskey.

Trovò il locale, si chiamava TAVERNALTERNATIVA. Appena lesse il nome gli scappò una bestemmia.

“Ma che cazzo d’idea ha la cassiera di me? Va boh, ci vado lo stesso. Sono un uomo di parola. E  poi male che vada, mi bevo una birra e me ne vado”.

Mentre guardava il sito internet del locale gli squillò il telefono. Rispose.

“Oh, stronzo! Allora, ho sentito che finalmente ti va di uscire!”.

Era Willie. Dal tono di voce era decisamente in una post sbronza.

“Eh, già. Mi manca la tua brutta faccia”.

“A me la tua da finocchio”.

“Sposami allora! Così mi offri da bere in luna di miele”.

Scoppiarono a ridere. Erano abituati a scherzare in questo modo.

“Comunque, a parte le cazzate, ti veniamo a prendere per le dieci stasera, ok?”

“Si, va bene. Ah, ascolta facciamo un salto alla Tavernalternativa, voglio sentire qualche reading di poesia”.

“Che, ti sei dato alle poesie?”

“Io sono un grande poeta, da sempre”.

“Si, ok, allora stasera ti vengo a prendere col mio jet privato!” disse Willie in tono esageratamente ironico.

“Riempi il frigo bar del jet allora”.

“A stasera, poeta!”

“Ciao”.

Quella sera Charles non mangiò. Stette tutta la sera alla finestra, sorseggiando il suo whiskey ed aspettando i suoi amici.

Si fecero le dieci meno un quarto, quindi si decise a prepararsi.

Maglione, pantaloni e le solite scarpe che aveva da tre anni. Era pronto e la bottiglia era finita. Mancavano 5 minuti e non sapeva come ingannarli, quindi iniziò a scarabocchiare su un foglio di carta.

Scrisse un enorme VAFFANCULO ALLA LETTERATURA dal titolo: DEDICATO AGLI SCRITTORI.

“Boh, questa è l’unica ispirazione che ho avuto oggi”.

Suonarono alla porta, quindi prese il portafoglio, le chiavi e scese di casa.

“Oh, che bel pezzo di figa che sei! Mi sei proprio mancata!” disse Charles, salutando Nancy.

“Hai solo da chiamarmi, così qualche volta te la do anche la figa” rispose ridendo.

“Vecchio stronzo, finalmente! Come va?” disse Willie, dando una pacca sulla spalla di Charles.

“Eh, ho finito il whiskey. Sono depresso” rispose, dopodiché scoppiarono tutti e tre a ridere.

S’incamminarono verso il famigerato locale suggeritogli dalla commessa. “E quindi ora ti dai alla poesia?” domandò Nancy.

“E’ per racimolare qualche donna disperata più che altro”, rispose Charles.

“Figurati! Tratti troppo male le donne, sei un vero bastardo!”

“Non è vero. Sono più che altro un riproduttore incallito. Mi piace far sesso, tutto qui. Se avessi soldi andrei a troie, ma non ne ho”.

Arrivarono al locale. Fuori era pieno di ragazzini sui 14/15 anni, che si atteggiavano a finti bohemien. C’erano anche dei trentenni. Questi ultimi erano viscidi, nel senso più sporco della parola. Si reputavano tutti scrittori/poeti di successo. Davano il vomito.

“E questo sarebbe il locale?” domandò Willie.

“Porca puttana Charles, ma dove cazzo ci hai portati? Questi qui son tutti dei figli di papà, si vede lontano un miglio!” esclamò Nancy, facendo girare qualche figlio di papà verso di loro.

“Che volete che vi dico? Andiamo a prenderci una birra, vediamo com è almeno quella”, rispose Charles.

Entrando nel locale si notava immediatamente l’esasperata voglia di voler apparire, soprattutto di doversi mostrare diversi. Non per scelta, ma per esigenza, quasi fisica.

“Questi sono finti”, pensò Charles.

“Andiamo ad ordinare”, suggerì Nancy.

Il locale era affollato, molto illuminato, con gente che teneva in mano dei bicchieri da spumante con dentro del vino. Erano tutti appoggiati alle pareti, che ascoltavano il poeta di turno che esclamava la sua poesia.

“E tu vorresti leggere qui?”, domandò Willie a Charles.

Charles non rispose, volle ascoltare la poesia.

“Il mio amore per te, è come rugiada al mattino, splendente ed impalpabile, ma estremamente genuino e raffinato grazie a…”

Recitava tutta così.

“Dove cazzo è la birra?” domandò Charles in modo irritato.

“Aspetta, ora la ordino” disse Willie, “salve vorremmo tre birre medie” domandò alla barista dietro al bancone.

“Avete fatto lo scontrino?”, chiese lei.

Willie si girò verso Charles e Nancy, con faccia stupita.

“Ma andatevene affanculo, voi e la vostra alternatività!” imprecò Charles, contro la barista ed al poeta.

Nancy e Willie scoppiarono a ridere.

“Ero sicura che sarebbe andata a finire così!” disse Nancy.

Uscirono dal locale sotto gli sguardi attoniti dei presenti.

Charles si avvicinò ad un tredicenne fuori dal locale, che lo guardava con aria di superiorità.

“Ma tu almeno sai che cazzo sia un bohemien?”, chiese Charles al ragazzino.

“Ma che cazzo dice questo qua?”, replicò lui.

“Vai a studiare, và! E se vuoi fare il poeta, non frequentare questi posti di merda! Questa è la morte del poeta”, disse Charles.

Si allontanarono dal locale, in silenzio. Charles tirò fuori dalla tasca del pantalone un sigaro, se lo accese e disse : “Cazzo sembravo un poeta si o no?”, rivolto a Willie.

“Ah ah ah! Sapevo che stavi facendo il cazzone!”, rispose lui.

“Ovvio, cazzo me ne frega a me di come vive quel ragazzino!”

“Porca troia, quel posto è proprio raffinato al massimo. Hanno tutti un bastone su per il culo!” esclamò Nancy.

“Puoi dirlo forte, Nancy. Ma è questa la letteratura d’oggi”, disse Charles.
 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Stefano Ragazzo  

Questo autore ha pubblicato 34 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


-Lui: “Sai, oggi c’è una bella serata,che ne dici di farci un giro?

 

-Lei lo guarda distaccata-

 

-Lui: “Decidi te il locale,per me è uguale.”

 

-Lei lo guarda disgustata-

 

-Lui: “Dai, magari chiamiamo degli amici e ci divertiamo…

 

-Lei guarda l’orologio-

 

-Lui: “Allora?”

 

-Lei ormai irritata…-

 

Lei: “Non sono una tua amica, o paghi o te ne vai!

 

-…e la macchina ripartì verso l’ignoto.-

 

 

 

TITOLO

 

Puttane con clienti alle prime armi
 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Stefano Ragazzo  

Questo autore ha pubblicato 34 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Era già mattino avanzato quando Howard Craine aprì gli occhi assonnati e rivolse lo sguardo oltre una delle finestre delle sue stanze; non vide altro che le ormai solite e noiose immagini che da sempre aveva impresso nella propria memoria: la maestosa e sovrastante torre che fiancheggia il suo castello protetto da magnifici rampicanti spinosi, il suo immenso e curatissimo giardino ornato da qualsivoglia bocciolo e schierato di fianco ad un piccolo lago, formatosi da tempo dall’ eccessivo flusso d’ acqua del torrente che percorreva la sua terra. Snervato da quel panorama, a cui ormai aveva fatto abitudine, guidò lo sguardo altrove in cerca di qualcosa che potesse attirare il suo interesse e spingerlo dunque a levarsi finalmente dopo il lungo riposo. Ma nulla ancora riusciva a coinvolgere i suoi oziosi pensieri; nulla era in grado di sottrarlo al vuoto interiore che avvertiva ogni volta che si rendeva conto di aver smarrito i propri sogni. Rivolse per caso la sua attenzione al grande pendolo posto proprio di fronte al suo letto e, grazie alla misura del tempo, si rese conto che era giunto il momento di rinfrescarsi e vestirsi. Fu mentre sceglieva l’ abito da indossare che udì i rintocchi dell’ antico orologio misurare il puntuale mezzodì di sempre, distante da qualsiasi voglia o novità, e decise di affrettarsi nell’ abbigliarsi per poter accogliere come sempre la servitù, che, ogni dì a mezzogiorno, entrava nella stanza per poter rassettare il disordine e lavare i pavimenti. La pendola, di un’ inestimabile bellezza e valore, modellata con arte dalle mani sapienti dei passati artigiani e rifinita sui legni preziosi dell’ Europa nordica e misteriosa del XVIII secolo, terminò presto i suoi chiari rintocchi; solo appena calzò gli stivali, Lord Craine si rassicurò di potersi presentare degnamente davanti ai suoi servi. Era un uomo giovane ma dalla mente già troppo chiusa, figlio di Lord Phillips Craine, e serbava le identiche abitudini del padre per quanto riguarda la presentazione della propria immagine e dell’ impressione colta, che bisogna dare regolarmente ai propri domestici per dimostrare, a se stessi e agli altri, la differenza che vi è fra l’ essere un servo e l’ essere un Lord.

Appena calzatosi alzò lo sguardo e non si meravigliò del fatto che la servitù non era ancora entrata per riordinare le sue stanze, fu stupefatto, invece, nell’ udire i suoi domestici bussare alla parete anziché sul legno della porta, poiché l’ uscio era svanito…Iniziò allora a sentirsi inevitabilmente agitato, irrequieto e impaurito come, a volte, è il mare che si infrange sulle scogliere durante una tempesta inevitabile, una tempesta che giunge nella sua mente in modo così imprevisto e forse insperato; nonostante la paura, si alzò precipitosamente dirigendosi verso il muro. Si sbalordì ancora quando comprese che più tastava la parete, per ritrovare la via perduta, più il battito dei domestici veniva meno ed infine…cessò nel silenzio. La sua ragione accettò allora, ma dominata ancora da qualche dubbio indefinito, la situazione in cui si trovava: “ Non può essere altro che una qualche specie di sogno…” , pensò, “ ...basterà che mi sieda e rilassi questo leggero mal di testa” . Era ormai immerso nel silenzio più profondo della sua camera e fu proprio l’ incuranza del suo stato che riuscì leggermente a placarlo e lo convinse ad accomodarsi sulla sua poltrona a fumare la piacevole pipa.

Seguiva ogni spirale dei fumi con lo sguardo assorto di un bambino, un innocente che non si capacita ancora di intendere la complessità della propria condizione. Senza difficoltà si accorse che i chiarori del giorno sarebbero presto declinati e che la notte avrebbe conquistato, regolarmente, la sovranità del tempo con le sue ombre e le sue tenebre. Decise di illuminare sin da subito la stanza con l’ ausilio dei candelieri e, appena vi fu nuovamente riverbero nel crepuscolo, udì ancora, e questa volta con maggior vigore, i rintocchi del suo orologio. Si scomodò immediatamente dalla poltrona per riuscire a carpire il motivo per cui la pendola suonava così forte a quell’ ora della sera; “Sono passate solo poche ore dal mezzogiorno e inoltre ha rabbuiato così in fretta…” disse a voce alta discorrendo col ritmo preciso dei rintocchi, “…è assurdo che segni ancora mezzodì! ”…

Si avvicinò, dunque, all’ orologio che, in quello stesso istante, smise di battere i momenti del tempo e, lentamente, si aprì dinnanzi a lui così come si schiude una porta. Iniziò a provare ancora una leggera paura che intesseva i tremori che filavano lungo il suo dorso; constatò come il pendolo non si fosse aperto interamente ma solo scarsamente socchiuso, proprio come s’ attendesse d’ essere spalancato da un’ altra forza, sedotta irrefrenabilmente dal tenue bagliore che filtrava dall’ apertura sconosciuta. Era sovvenuto in lui quell’ interesse che da tempo aveva perduto a causa del suo titolo e dei suoi ozi; con lo stesso timore e l’ identico desiderio di apprendere qualcosa che ancora non s’ intende, lentamente schiuse la pendola e s’ allarmò per un breve istante quando il riflesso della luce gli accecò la vista. Durò poco e iniziò a sorridere quando, ancora con gli occhi leggermente ubriachi, scorse che all’ interno dell’ orologio non v’ era altro che uno specchio; si rassicurò notevolmente anche quando si voltò e vide, questa volta con estrema chiarezza, che la porta era riapparsa lungo il muro e che, nuovamente, i chiarori del giorno stavano ripresentandosi nella sua stanza. Spense così i candelabri e diresse lo sguardo un’ altra volta verso lo specchio perdendosi nei propri pensieri, nei tremolii e nelle angosce precedenti quando s’ accorse che la superficie rifletteva ogni cosa…meno che la sua immagine. Iniziò lentamente ad avvertire dentro di sé un’ ampiezza che non aveva mai percepito prima, un’ acutezza smisurata per ogni singolo senso del suo corpo che arrivava a captare persino le vibrazioni dell’ aria stessa all’ interno della sua camera.

Levando le mani davanti al suo viso, come per nascondersi dall’ estraneo terrore che provava osservando lo specchio e percependo quest’ impercettibili mutamenti del suo corpo, si rese vittima di se stesso…era proprio la sua sensibilità mentale, ora, a concedergli di provare un senso di repulsione congiunto ad un inspiegabile interesse verso quello specchio e quell’ immagine mancante di se…rivolse il suo sguardo, ora nudo delle sue mani, privo delle paure e vivo di pura attrazione, nuovamente a quella facciata e alzando un braccio, come a costruire un eterno legame, lo diresse verso la superficie cercando, invano, di toccarla. L’ oggetto non aveva alcun piano lungo tutta la sua estensione, piuttosto straripava di un’ essenza sconosciuta e la sua area era come concepita da una qualche specie di sostanza subdola, untuosa e gelatinosa. Una volta, una volta sola sfiorata quella superficie, Howard Craine non fu più in grado di scindere la coscienza dall’ inconsapevolezza del suo stesso essere; venne “assimilato” immediatamente e interamente dallo specchio e, appena dentro di esso, scoprì davanti a se l’ ombra più assoluta…

Riusciva ora ad intendere di non poter tornare nella falsa materialità che si era costruito in vita; si volse e vide distintamente la sua stanza attraverso lo specchio; lo toccò e comprese che ora era bensì composto da una superficie compatta, solida e robusta. Anche se avesse voluto non avrebbe mai avuto la possibilità di tornare indietro…chiuse dunque gli occhi poiché ormai non gli erano più di alcun aiuto nell’ oscurità che aveva alle spalle…e ora...ora dinnanzi a lui si estendeva quell’ Ignoto che non aveva mai avuto la soddisfazione di assaporare per via dei timori, dei terrori e degli incubi che avrebbero posseduto la sua stessa anima se solo si fosse aperto a ciò che ancora la sua mente non riusciva a concepire.

Ma oramai era l’ Ignoto stesso che progrediva nel buio della sua ragione e diveniva forme nuove, ignorate fino ad allora, nella sua mente e inibiva il suo corpo nelle sue ombre e con le sue tenebre…

Howard Craine s’ incamminò verso di esse…
 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Faberbrassens  

Questo autore ha pubblicato 4 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Rientrò in serata nell'albergo dalle luci soffuse che scoprivano un'eleganza che lasciava senza fiato, in una stanza bellissima, dove c'erano vasi pieni di fiori profumati nascosti da tende alla vista di chi ci abitava di fronte. Là fuori sapevano, che era frequentato da un'attrice di teatro affascinante che recitava 
divinamente davanti ad un pubblico attento, seguendo la bravura disinvolta e audace dall'aria solare. Girava quasi tutta l'Italia avendo sempre tanto successo.Valentina ne era fiera, ma in alcuni momenti no, perchè aveva perso l'amore, un uomo stanco della sua passione, dei suoi continui spostamenti.Thomas era una persona riflessiva che si conosceva molto bene, sapeva esattamente di cosa aveva bisogno qual era quella lei che poteva veramente conquistarlo. Lui viveva la sua vita, chiusa, nella cattiveria degli altri, a volte insopportabile per quello che faceva. Egli scriveva, pubblicò tanti libri, che purtroppo solo pochi avevano avuto ottimi risultati, non riuscendo a guadagnare abbastanza, neanche per poco tempo.Valentina quella sera si distese presto sul letto voleva pensare unicamente a lui, a quando le massaggiava il collo e le diceva ti amo nel fruscio del vento agitato, che lo guardava vicino a un camino, posto accanto al divano, scaldato anche da un cagnolino innamorato della sua padrona, che lo viziava.L'attrice all'alba decise di prepararsi, indossando un abito fresco, dai colori vivaci, correndo da Thomas che le corse incontro, al centro della città piena d'arte, importante, incoronata da un anello al dito meraviglioso e una nascita inaspettata..
 
 
 
 
 
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Quel giorno Roberto non era tornato a casa, Regina sapeva che al suo ritorno l’avrebbe tradita, troppo tempo era stata via sistemandosi in un paradiso dove i brutti ricordi scivolavano sulla sua pelle recisa dal tempo. Quegli anni sfuocati riflettevano su di essa, chiedendosi: perchè, diede la mano a un uomo, insolente, attaccato al lavoro e poco alla famiglia, a lei, ai bambini, che proprio lui, in un primo momento desiderava? Regina smise di pensare, accendendo la radio e ballando immersa dal calore creato, nell’appartamento luminoso, tappezzato da quadri meravigliosi, pieni di natura, non contaminata, dipinti dalla bravura di un giovane pittore poco conosciuto, ma che lei insieme al suo bambino più grande, tantissimo amava. Essa ad un tratto distolse l’attenzione dai suoi pensieri, decidendo di rivedere gli abiti nel grande laboratorio delle sarte, lasciate sole, per mesi, senza avere i suoi consigli che esse apprezzavano tanto, perchè Regina oltre ad essere una brava stilista era molto attenta, ai loro problemi, di donne, trascurate dal marito, proprio come lei, innamorata, dell’esistenza.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

....lo conosco da tanti anni,
ma la confidenza l'abbiam scoperta da poco,

ogni mattina allo stesso orario viene a salutarmi in questa solitaria sala,

entra sornione ,e saluta con un grasso "BONGIONNO" ed io come ogni volta a

ricambiare il saluto

dicendo ohhhh è arrivato ernesto il" maestro della meccanica."...

Osservo quest'uomo da tanto tempo,
ha l'aspetto di un uomo di altri tempi,                                                                                                                                                             

 in viso un miscuglio di somiglianze ,due baffetti troppo piccoli per quel

faccione, ed un corpo che ricorda ollio,

è un uomo sfortunato,

questo mio osservarlo,non è per prenderlo per i fondelli o per chissa'

cosa,ma è solo tenerezza,
tenerezza per un uomo solo ,un uomo semplice......

Un giorno era un uomo sposato , due figlie ,ormai grandi,

qualche anno fa la moglie lo butta fuori di casa,
c'è da dire che ha un caratteraccio e non è certo una cima di intelligenza,

ma è un uomo semplice,

il lavoro ormai è diventato il suo migliore amico,il suo sicuro rifugio,qui

sa di trovare il calore di una anomala famiglia,

ed il venir a salutarci al mattino , è per lui , come andar a far visita ai parenti , ai

vicini di casa,un momento di calore umano......

A volte si siede qui vicino a me,e scambia qualche parola,spesso cade nei

ricordi di un passato ormai a lui estraneo,

nostalgico negli occhi cerca di sdrammatizzare con una battuta, che solo lui

capisce, a cui solo lui ride
lo guardo,vorrei riuscir a penetrare nei suoi pensieri di uomo

solo,

sto male in quel momento,riesco a percepire il suo stato d'animo..... 


La domenica pomeriggio ha insita una tristezza incredibile,

sia inverno o estate ,c'è sempre quella strana tristezza....chissa perchè non

il sabato pomeriggio non  il venerdì.....

.ho sempre pensato che se un mi dovessi uccidere quel giorno sarà

certamente domenica pomeriggio........


mi trovavo fuori in macchina per andar a lavoro,e pensavo proprio a questa

tipica tristezza domenicale....

davanti a me una vecchia auto bianca avrà almeno trent'anni,mi piaceva ai

tempi della scuola...
 

dentro intravedo lui... Ernesto,va molto piano,

inevitabilmente cerco di entrare nella sua mente,

gira senza una meta,al mattino lo avevo incontrato dentro un tabacchi,ben

vestito, alla sua maniera certo, ma ben vestito,
quando sei solo nessuno ti dice"quella camicia con quella giacca stona",
ed una giacca ed una camicia

non sono certo una tuta blu da lavoro,quella non spara mai con niente......

...lo seguo per un po' nella sua solitaria passeggiata....

...i suoi pensieri ,quelli vorrei conoscere...

cos'hai amico mio,non sai dove andare vero,oggi è domenica,speri che passi

presto,per tornare a salutare domattina i tuoi amici in quel posto di

lavoro che a pochi dà il calore di una famiglia....

...divento triste anch'io,non ne posso fare a meno...

prego per lui,spero per lui,mi incazzo per lui....

tutti noi a volte desideriamo la solitudine,star lontano da tutto e da

tutti....
"in un isola deserta  andrei per sempre" imprechiamo ad alta voce ....

....lui in quell'isola deserta ci vive davvero,e da tempo.

 ciao Ernesto......


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: puccio  

Questo autore ha pubblicato 16 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


interno notte,h.1,30,

eccomi qua,ho appena finito di chattar con te ,ed ho subito voglia di parlarti,mi maaaaanchi monella,mi manchi davvero tanto,

anche se sei al di là di uno schermo,ti sento vicina vicina,ti sento,e mi fai vibrare di felicità...

niente poesia stasera però,solo pensieri liberi(un modo elegante per dire...cazzate)

ciao come stai,...

Che bello quando lo scrivi...

,allora,di cosa ti parlo,cosa posso tirar fuori ,pur di tenerti attaccata a me in questa notte di noia ,in cui per fortuna il lavoro è poco,e in cui mi tocca star a sentir le sciocchezze del mio collega di fronte che tu ben conosci.....

H 1,35...

Metto su un po di musica,heart wind and fire,vai con tutto l’album,cosi non lui non sentira i tasti battere,altrimenti pensa che scrivo chissa cosa al capo,sarebbe capace di metter in giro la voce che racconto tutto cio che accade in sua assenza........

ciao come stai....

Che brutto fare delle domande e saper che non arriverà risposta,

accidenti sto menando il can per l’aia,insomma non riesco a cominciare un argomento interessante...

aiutooo,voglio attirare il tuo interesse,senza parlarti d’amore e ripeterti le solite solfe....

ti amo ti amo.. ti amo oma it....

ecco un argomento....oma it, come nasce....:

svolgimento

Ciao come stai( ...aridaje)....

Ah ah ah,oma it... ogni cosa ha certamente una spiegazione,questa e quella di oma it,

temo che dir sempre ti amo alla lunga ti scocci,ho una grande paura che quelle due paroline perdano il loro vero significato a furia di ripeterle,(però ti sto parlando d’amore,scusa non volevo..)

..immagino.. che ti dico: “ti amo “, e tu “seee” come dire: “dici sempre la stessa cosa ...”

ma sai non son ancora riuscito a trovare una parola piu' bella e piu' forte per dirti che....ti amo...

forse ..ti adoro...no,non mi piace,mi fa pensare ad un deodorante, un ti amo è piu' forte, ti voglio bene,troppo generico, io voglio bene a tutti...

per te ci vuole una parola unica ,come unico è il mio sentimento per te,una parola grande,che ne so DOMIUTISSIMO... che brutta accidenti,GIUNIFIVA...anche questa parola non va',boh ...ci proverò piu’ tardi....

"oma it",nasce dal fatto che ormai "ti amo" lo dico solo io,e non lo sento da te da tanto ormai, "oma it" è la versione speculare del mio dirti ti amo,un ti amo allo specchio,...un po come sentirmelo dire.......,se è vero,perchè è vero e ci crEdo che noi due siamo la stessa cosa, se io dico ti amo,son certo che lo pensi anche tu anche se non Lo dIci........quindi io lo dico per tutti e due ,come Se fossi dAvanti ad uno specchio....che matto che sono ,hai ragione.....

h.2,30....

Stanotte c’è con me il Tuo vicino dI casa,presidente emerito dellA coop..... ,

è sempre un piacere mOntar con lui,ci si arricchisce culturalmente ,godendoci nel contempo quattro sane risate ,che a quest’ora della notte non guastano....

stasera ha chiamato un collega , e gli ha detto :

-ci sono due notizie, una bella ,e l’altra lieta....-

Ah ah ah ahah ha ha haha ha hhhhaaa...uh che bello potesse esser sempre così....

.....

h.2.42...

è arrivAto un collega da fuori che vuole delle spiegazioni su di unn certo lavoro,cioè la gestione da dentro delle attività,du palle.... Io sto scrivendo e mi chiede :- ma stai scrivendo le ProcEduRe ?-

ed io penSo si comE no.......

Ciao coMe stai....stavolta davvero, doPo aveR letto tuttE ste scemenze spero nn soffri di un mal di testa improvviso....

h.2,45...stanco di scriver procedure vado a farmi un tabacco finemente lavorato.......una sigaretta cioè...a dopo.

h.2,50...AMULAT.......no,non va bene nemmeno questa parola...

ci riuscirò,ci riusciròooo

h.3’00 aho non c’è verso di star un po da soli stanotte,il presidente della coop.. si siede qui affianco con il collega curiosone a parlottare.....annate via sciò,che devo scriver per il mio unico ALLADESA...non va bene neanche questa parola....

Che raccontarti ,certo che di cazzate ne sto scrivendo,pur di nn parlarti d’amore....

Dovresti premiare il mio impegno.......

Dio come son brutto ,ma tanto brutto,fossi in te scapperei ogni volta che mi vedrei,io infatti evito di vedermi.......

eppure ....qualcuno mi apprezza,dai che ti faccio sorridere raccontandoti quest’aneddoto...

una sera si va a cena di amici,saliamo in casa ,la nostra amica ci accoglie sull’uscio,in fila indiana percorriamo il corridoio per arrivare in cucina,(siamo nei pressi di casa dei tuoi)(non la cucina ,l’appartamento)(cioè voglio dire l’appartamento è vicino casa dei tuoi...)

lei è avanti a me di diversi metri,è già arrivata in cucina,io attraverso un piccolo salone dove c’è un televisore acceso con un divano dove siedono la mamma della nostra amica ed una sua parente,dico” buonasera signore....”e passo oltre la signora si rivolge alla coetanea e gli dice “matri che beddu stu'carusu”... accidenti!........ perchè attiro solo le vecchiette...

e poi penso ,va bè la signora ha la sua età e quindi evidentemente non ci vede piu’ bene.......ah terza cosa,forse bisogna che mi faccio un controllo all’udito.

h.3,38....

niente nn riesco a trovar una parola degna dell’amore che provo per te....

ma l’amore non si poteva dimostrare con un unità di misura,che ne sò ad esempio il kilo,o il metro.........

lui:ti amo 7 kili e 800 grammi..lei:...amoreee ma ieri mi amavi 8 kili e 200,lui:bè cara mia ma oggi son venuto a piedi.....

lui:ti amo quanto da qua a là,lei: dove làa,lui:noo la’ la’ ,piu’ in là ,ecco si verso lì....lei:miii così vicinooo.......

no,non va bene neanche così,mi faccio convinto che per dirti quanto ti amo bisogna che ti dico solo..... ti amo.......

ed io voglio dirtelo in tutti i modi ,dolcemente ...violentemente, infinitamente............

h.3.50, sto cominciando a impazzir dal sonno,ma rileggendo le minchiate che ho scritto,credo che son impazzito già da prima ,quando non avevo sonno........

h.4.00...........ronf.....ronf...

ho mezzo emisfero cerebrale in coma .......

l’altro mezzo è sveglio e cerca di scriver qualcosa di interessante per tenerti incollata a questa pagina ,

h.4,15....mi hai tenuto compagnia anche stanotte,con questa ho pensato di star li a parlar con te...come se fossi qui di fronte a me,ma non ci sei,... o ci sei.....ci sei ....h12o6...ronff...

h 4.30

adesso comincio le operazioni di rito ,il turno volge alla fine,poi doccia e fumatina, scrivo le consegne e se arriva il cambio si va a letto.......per dormire  purtroppo......

..perchè il letto serve ad altro?

Scusami per le sciocchezze che ho scritto,avevo solo voglia di ridere e scherzare.....

Ero serio solo quando ti scrivevo che ti amo, lo sai che ti amo tanto tanto tanto.....

Tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto........................

...così..!!....

Basta ,chiudo anche se vorrei ,scriverti ancora mille pagine................ma preferisco andar di corsa a sognarti..........
è mattino già..................

Ciao a presto?

ti amo... oma it


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: puccio  

Questo autore ha pubblicato 16 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Musica e poesia ma anche realtà, si fondono e si rincorrono  nelle note, a volte è la nostra indole, è il nostro spirito guerriero che ci indirizza verso un tipo di musica, di stile o un cantante piuttosto che un altro.

Eh già da molti anni siamo ancora qua, ascoltiamo imperterriti e senza paura il komandante, lo ascoltiamo e lo cantiamo, lo cantiamo e lo viviamo, si perché vivere  Vasco a distanza di anni dalla prima volta, ti da emozioni e se uno ti da emozioni, le stesse della prima volta, allora sono convinto di essere davanti a un mito.

Sarà che ormai mi sono assuefatto, ma non riesco a iniziare la giornata senza una sua canzone da alba chiara a Rewind da Stupendo a vivere, ripercorro le tappe della mia vita e quelle parole riesco a sentirle mie, pur senza gli eccessi che le hanno generate.

Spiegare Vasco e quello che provoca con la sua musica non è difficile è inutile, Vasco devi ascoltarlo e basta, è lui che ti porta in basso e poi ti fa volare, trasmettendo ad ogni nota ad ogni parola tante sensazioni forti, tante sensazioni che ti fanno scoprire fragile che ti portano a comprendere il disagio di chi hai di fronte.-

Sembra assurdo, quasi folle ma molte situazioni o piccole emozioni nel mio lavoro, hanno avuto un esito positivo proprio grazie alle sue poesie, allora ho deciso di immedesimarmi, fino al punto di sfiorare e toccare per un breve periodo quella situazione di disagio che Vasco ha deciso di rendere pubblica.-

A giugno di quest’anno sono andato al mio  venticinquesimo concerto, questa volta però era diverso, era tutto diverso, erano emozioni forti già alla partenza, sarà  migliore  mi sono detto, forse è tutto dovuto alla prima volta da sotto il palco, eppure non è diverso dalle altre volte continuavo a ripetere,  poi entro a San siro e  mi ritrovo nel prato, a un metro dal palco le note scorrono, la pioggia cade, tutti abbracciati, si canta si balla e poi, e poi….poi tutto ha UN SENSO e insieme alla pioggia del cielo arrivano le gocce di pioggia dai miei occhi.

Io 40enne sbirro, dalla testa dura, dal cuore nero ho pianto, si ho pianto per la mia canzone, perché fra tutte, quella è la mia, non sarà la più famosa , non sarà la più bella ma è la mia, ogni vascombriccolo, ogni solito, ha la sua e per i suoi motivi, una canzone che viene prima delle altre, una canzone che ti da emozioni, quella che ti da la spinta a risollevarti dopo una caduta.-

Ecco questo è Vasco non è ne il drogato ne il depresso, i suoi detrattori lo hanno sempre attaccato accusato ghettizzato, ma 80mila spettatori per quattro concerti consecutivi li ha fatti lui non altri, segno che la sua musica, anche a 30 anni di distanza dal penultimo posto di sanremo,  ancora viene cantata mentre di altre canzoni arrivate prima si è persa ogni traccia.

Ci sono passaggi importanti da affrontare nella vita,  da un’alba chiara, chiarissima luminosa e sconvolgente a un c’è chi dice no, no alla sopraffazione no all’egoismo no all’emarginazione e allora ecco che noi siamo sempre qua, noi siamo il popolo di Vasco, forse esagerato, forse complesso da capire, ma sicuramente sensibile più degli altri e più sensibile ai problemi degli altri che ai nostri, che ci volete fare siamo una combriccola, siamo la combriccola del Blasco siamo tutta gente a posto, noi siamo i soliti non cambieremo mai finché morte non ci separi e quando questo accadrà il mito prenderà forma illuminando la via ogni volta che ci risveglieremo e ogni volta che ci sbaglieremo e allora ci saranno gli angeli in un posto dove nessuno potrà darci ordini.


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: anonimo veneziano  

Questo autore ha pubblicato 40 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Era bello quel giorno, il vento stava spazzando le nuvole, e il suo umore cattivo che voleva pensare a lei, non riusciva, suo figlio un bimbo piccolo, si trovava in ospedale, sua moglie lo aveva dato alla luce, con tanta gioia, andando via, dopo poche ore dal parto. Il cuore non era riuscito a sopportare quel lungo travaglio, che poteva evitare, se il personale di turno si fosse precipitato tempestivamente, nella sua stanza, dove il sole filtrava, illuminandole il viso, sconvolto dal dolore, che appesantiva la sua schiena, sorretta da lui, mentre il sudore gli gocciolava. In quel periodo il reparto si trovava a fronteggiare una situazione di emergenza, molto estenuante, erano arrivate tante straniere, sbarcate con mezzi di fortuna, che avevano rischiato di affondare, lontano dalla riva, presa d’assalto, costringendo abitanti di un’isola americana, a fare un passo indietro, accettando estreme condizioni per tutti, davvero disastrose. Marina era stata una donna, sempre forte, amava la vita, e quando conobbe Mauro ancora di più, tanto che si faceva portare in locali lussuosi, dove si baciavano, alla vista di molti, sotto riflettori, testimoni di un amore, sentito e conosciuto, quando tutto ormai per entrambi sembrava finito. Erano cresciuti troppo in fretta, il tempo per essi non era stato proprio buono, i loro genitori avevano deciso di separarsi, lasciandoli soli, all’età di quattordici, sedici anni, in una piccola casa, scampata alla guerra, che non dimenticò, facilmente, nei lunghi anni vissuti. Quegli anziani si amavano, prendendosi cura calorosamente, dei nipoti, i quali li ricambiarono teneramente. La giornata di Mauro cambiò, egli tornando indietro con la mente rivolta al passato, giurò a se stesso, di non legarsi mai a un’altra, anche se Gloria in alcuni momenti lo faceva sentire bene, come rinato, non appena si poteva sfogare in ufficio, parlando a lei, dei suoi problemi, di essersi innamorato, di una donna malata, consapevole della sua malattia, che presto l’avrebbe uccisa. All’improvviso i suoi pensieri spostarono l’attenzione al campanello, fuori, sul pianerottolo di casa, c’era Gloria, desiderosa di vedere lui, che potè guardarlo, soltanto dalla finestra, mentre si allontanava, rapidamente

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Le campane suonavano a festa, il matrimonio di Stefano e Marina era stato celebrato in una chiesa gotica romana, con navate meravigliose, lunghe e larghe, che catturavano gli invitati degli sposi molto eleganti, contenti di essere li, per quell'evento tanto voluto, da un periodo dove esisteva solamente delusione caratterizzata dai momenti inconsueti, litigi all’ordine del giorno, che straziavano il cuore. Essi prima di sposarsi si ripudiavano, perchè troppo diversi. Lei proveniva da una famiglia altolocata, possedeva terreni, ville, su altipiani di montagna, dove andava spesso, per sentire il silenzio, e ammirare i prati in fiore, quando la neve si scioglieva, e il sole arrivava a scaldare la solitudine, di una mamma premurosa, che Marina adorava, comprandole tutti gli anni un regalo per il suo compleanno, festeggiato in ristoranti famosi, molto richiesti. Sua madre era stata lasciata dal marito, giocatore d’azzardo, oltre che direttore bancario. Stefano al contrario di lei apparteneva a una famiglia contadina, la quale viveva con poco, ma era felice, unita, ogni giorno mangiavano tutti insieme, in una rustica cucina, scaldata da una stufa a legna, in certi periodi anche d’estate, per via del bosco, che si trovava a fianco all’abitazione. Loro comunque impararono ad amarsi, e a capire che il vero amore prevale su tutto, e niente è più forte di lui

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.