Zoppicando come uno zingaro di Zagabria con degli zoccoli con la zeppa in zirconio, entrai al bar Zanzibar e bevvi uno zibibbo con una zolletta di zucchero, guardando un film di Zorro con sottotitoli in zairese e azzardando pure un passo di zumba con una zoologa di Zurigo con l'erpes zoster !
Ma uno zoticone di Zara mi zompo' sulla zucca come una zecca e dovetti chiamare mio zio Zaccaria per portarmi in ospedale con una Fiat Ziguli', appartenuta al nipote del dottor Zivago, grande estimatore degli zibellini, dei libri di Zoroastro e dello zapping più sfrenato.
Finii la serata con una zingara dalle grosse zinne, che aveva uno zuccherificio in società con un tal Zaccheo che faceva contrabbando di zerbini in una zona dello Zaire e aveva un debole per lo zabaglione e le canzoni della Zanicchi e di Zampaglione !
Che zuppa...!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Difficile capire i propri sentimenti reali,

amore e gelosia si intrecciano indissolubilmente. 

La perdita della persona amata aiuta a fare chiarezza,

beffardamente,

lasciando mari di rimpianti,
sensi di colpa;

neii quali dibattersi,

disperatamente,

cercando appigli,

di qualsiasi genere,

per sopravvivere,

Alle onde,

della solitudine.

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Profilo Autore: Aspera  

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“ Ci facciamo gli affari vostri e vi aiutiamo a guadagnare di più”. Protezione, consulenze, strategie di marketing: è ciò che vi offriamo per sviluppare la vostra azienda, inserendola in un tessuto connettivo vitale, in una rete solidale con altre società. L’anziano boss mafioso lesse ad alta voce il volantino che un gruppo d’affiliati al clan aveva distribuito sul territorio.

 “Che cosa è questa roba? Siamo diventati una società d’assicurazioni? Che fa, ci facciamo un bel contrattino a quelli che ci pagano il pizzo? Alle mignotte ci offriamo il pappone gratis? I nostri pusher ci fanno le offerte speciali a chi compra le dosi? Prendi tre e paghi due oppure compra ora e cominci a pagare tra sei mesi? Che vi salta in testa? Volete rendermi ridicolo agli occhi dei “colleghi” per farmi fuori alla prima occasione?

La voce del boss era alterata da una rabbia sincera: lo dimostrava il viso paonazzo, le mani gesticolanti, i passi nervosi nella stanza d’albergo in cui si svolgeva la riunione. Solo suo figlio, l’estensore materiale del volantino, laureato con centodieci e lode alla Bocconi in economia, ebbe il coraggio di ribattere.

 “ Le statistiche non mentono: il fatturato del pizzo è crollato, i negozianti non hanno i soldi per pagarlo, sono sempre più quelli che si rivolgono alle forze dell’ordine per denunciarci e chiedere protezione. La crisi ha dimezzato le loro vendite, noi che facciamo? Se un mese non possono pagarci, gli bruciamo il locale, li minacciamo, li spaventiamo! Dobbiamo renderci conto che noi dovremmo essere i primi interessati al rilancio delle loro attività, che dovremmo investire di più in risorse umane e meno in proiettili e taniche di benzina. E’ vero abbiamo fondato una società d’assicurazioni, ai commercianti della zona proponiamo una speciale polizza: non prendiamo solo i loro soldi, ma forniamo pure dei servizi che li aiutano a rilanciarne le attività. Il modello scelto è quello della solidarietà: chi firma le nostre polizze s’impegna ad acquistare da un elenco di società del nostro gruppo: supermercati, negozi di abbigliamento, di scarpe, pompe di benzina, concessionarie d’auto, società immobiliari etc. I nostri clienti possono ampliare il loro giro d’affari e il pizzo esce dalla sfera dell’illegalità. Ci saranno meno “picciotti” dietro le sbarre, spenderemo meno per le parcelle degli avvocati, senza rinunciare ad alcuna quota di fatturato”.

Il boss restò senza parole, rifletté qualche minuto prima di dare il via libera all’iniziativa: in effetti il fatturato del pizzo era quello che risentiva maggiormente della crisi economica.
L’iniziativa del clan dei “Rapisarda” decollò in fretta: i vecchi pizzi vennero trasformati automaticamente in polizze assicurative, ma nuovi “clienti” chiesero liberamente di poter sottoscrivere i contratti. Il guaio è che riguardavano attività fuori dalla sfera di competenza del clan: era necessario un vertice tra boss, per convalidarli. Fu convocata una riunione al massimo livello, nel solito casolare di campagna, per la domenica successiva. Renzo Rapisarda, avrebbe accompagnato per la prima volta il padre al massimo convegno mafioso.

Le misure di sicurezza erano imponenti: il numero dei “picciotti” impegnati a difendere l’incolumità dei boss ricordava da vicino quello degli agenti delle forze dell’ordine impegnate in un “derby” serale tra Roma e Lazio. Forse, pensò Renzo un uso più puntuale della tecnologia avrebbe potuto ridurre i costi del personale: anche la mafia, aveva bisogno di un’adeguata spending  review. Immaginava un’organizzazione più snella, border line verso la legalità: il suo animo pacifista e legalitario, odiava le faide tra clan, gli attentati contro le forze dell’ordine, le rapine violente, lo sfruttamento dei deboli e delle donne. Era uno degli ultimi marxisti in circolazione, un seguace della democrazia diretta, un Robin Hood circondato da squali affamati di sangue umano.

L’ordine del giorno della riunione prevedeva al primo punto la discussione sul calo del fatturato delle organizzazioni mafiose. La crisi colpiva duro su tutto il fronte: i consumatori di droga, erano costretti a tirare la cinghia, i clienti delle prostitute avevano ridotto qualità e frequenza dei loro incontri, le attività estorsive erano al palo, a causa dei fallimenti e dei suicidi degli imprenditori. Renzo Rapisarda fu il primo a chiedere la parola, dopo la relazione introduttiva del “Capo dei Capi”. Spiegò con calma la sua ricetta per il rilancio del fatturato di “Cosa Nostra”: l’Organizzazione avrebbe dovuto fare ciò che le Banche e lo Stato non facevano più, sostenere gli investimenti in macchinari, in ricerca, in risorse umane. Avrebbe dovuto utilizzare tecniche di marketing per promuovere il consumo di stupefacenti, con sconti, offerte speciali, piccoli prestiti ai consumatori. Avrebbe potuto mettere a disposizione locali per le prostitute, in modo da abbassare i costi delle prestazioni, per venire incontro alle esigenze dei clienti. Avrebbe potuto proporre uno scambio allo Stato: l’acquisto di titoli del debito pubblico e media e lunga scadenza in cambio dell’abolizione del carcere duro per i boss e di un abbassamento del livello di scontro. Il futuro è all’interno della legalità spiegò ai suoi interlocutori: i capitali vanno investiti nel trading, nell’acquisto di azioni e obbligazioni di società quotate in Borsa.

Una standing ovation segnò la fine del suo intervento: a Renzo Rapisarda furono affidati seduta stante i pieni poteri sulla politica di “Cosa Nostra” Un pacifista alla guida della Mafia? E’ come se un generale dell’Esercito fosse messo alla guida della Chiesa, se per diventare deputati si dovesse rinunciare alle ricchezze accumulate. Quasi impossibile.

Scoppiò la pace in Sicilia: fu tutto un proliferare d’iniziative imprenditoriali, di nuovi sportelli bancari che prestavano soldi a tassi “tedeschi”. Sparirono le estorsioni, le prostitute e i pusher dalle strade e dalle piazze, i commercianti videro raddoppiato in tempi brevi il loro fatturato. Le statistiche annotarono tutto: il “pil” dell’isola prese a correre a ritmi “cinesi”. Renzo Rapisarda decise di “scendere in politica”: fondò il “Movimento Pacifista Libertario Italiano”. L’MPLI, fu il partito di maggioranza relativa alle elezioni politiche anticipate: venti giorni dopo la chiusura dei seggi, il suo leader fu nominato alla guida del governo. Si presentò alle camere con un programma di pacificazione nazionale: chiese di mettere fine a un secolo di lotta contro la mafia, in cambio di un clima di collaborazione capace di proiettare l’Italia verso un radioso futuro di pace sociale e benessere. Le misure più popolari, verso i giovani, i poveri, gli emarginati, gli ultimi, furono finanziate dalle casse di “Cosa Nostra”, fu imposto alle Banche di sovvenzionare con speciali agevolazioni l’imprenditoria giovanile, senza gravare sul bilancio dello Stato. Una politica espansiva, abbinata al drastico calo dei reati, a serie garanzie di sicurezza per chi investe, consentì una forte ripresa produttiva e un rilancio impetuoso del Pil.

Un attentato, un’altra autobomba pose prematuramente fine alla vita di Renzo Rapisarda e della sua scorta: le indagini accertarono che fu opera dei servizi segreti deviati, che i mandanti andavano ricercati nella magistratura politicizzata, nelle toghe rosse, nel ceto politico ancora fedele alla Costituzione Repubblicana e contrario a ogni colpo di spugna sul passato. La forza dei simboli: la strada scelta per la strage era ancora quella di Capaci. Un premier pacifista e mafioso ucciso da un complotto della magistratura e dei servizi segreti nei pressi di Capaci: quale trama migliore per un film di fantascienza!

L’improbabile è il futuro: basta solo aspettare per vederlo.

 

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Profilo Autore: mybackpages  

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Francesco quel giorno, non era stato molto fortunato, l'unico posto di lavoro che era riuscito a trovare era presso un ristorante, dove cercavano un cameriere, orario pessimo di lavoro, ne avrebbe parlato con lei…

Vagava per quel piccolo paese, quando la vide, seduta su un muretto che guardava il mare, con il sole che la scaldava, quel tanto agognato sole che entrambi avevano sempre cercato e desiderato, avevano scelto quel luogo anche per questo. Francesco le si fece vicino " Mi sei mancata, brutta, sono state troppo lunghe due ore senza di te, adesso che sei tutta mia ".

Elena indossava in completo giacca e pantaloni blu, Francesco aveva sempre sostenuto che il blu, non le stava molto bene, ma quel giorno gli sembrò che il blu fosse il colore più adatto per lei.

" Allora dai raccontami dell’arredamento" disse Francesco mentre si accendeva una sigaretta.

" Niente, non ti dico niente, sorpresa, mi hai detto di fare come volevo e così non ti dico proprio niente, antipatico" Si alzò e si mise a correre verso un giardino, la guardavo allontanarsi, ogni poco si voltava, sorridendo…  anche le suola delle scarpe, che correndo si alzavano da terra, sorridevano.

In un attimo che era voltata, mi nascosi dietro un grande albero, dove non avrebbe potuto vedermi, rimasi in attesa... Non c'era quasi nessuno intorno, escluso un nonno con il nipotino. Riuscivo a vederla in lontananza, si era fermata e si guardava attorno, cercandomi. Ripercorse camminando lo stesso tratto, che aveva fatto, poco prima, correndo, tornò fino a quel muretto, dove l'avevo trovata seduta, un broncio che conosco bene, si fece strada sul suo volto, su le sue labbra,aveva quell'espressione dolce, che mille volte mi aveva fatto morire, uscii dal nascondiglio e mi vide, mi avvicinai " Ti va un bacio?" le proposi.

" No" rispose voltandosi dall'altra parte. " Sicura ? " aggiunsi, e lei " Si, lo voglio, ma non lasciarmi, mai più da sola " disse sorridendomi. Appoggiai le mie labbra alle sue, leggermente e la strinsi forte a me. " Dai alziamoci, ho fame " le dissi tendendole la mano sinistra.

Mi piaceva perfino vederla mangiare ied è da quando la conobbi che mi chiesi e me lo chiedo ancora adesso ma dove sei stata tutti questi anni, senza aver mai incrociato la mia strada ?

Per un attimo mi guardò, con l'espressione preoccupata " Francesco i camerieri fanno orari, che non mi piacciono, io la sera voglio stare con te " le risposi " non vuoi nemmeno che provi? che vediamo come va? " e lei " Io non vorrei, ma se credi sia giusto così, fallo pure". Non le avevo mai rivelato, dal giorno in cui avevamo deciso di trasferirsi là, che la mia intenzione era di trovare un luogo che mi trasmettesse tranquillità e che la sua compagnia mi donasse quella serenità, di cui avevo bisogno, per scrivere, si avrei voluto riprendere a scrivere.

Volevo il mare, la vita di mare, una piccola casa, una terrazza che mi aiutasse a fantasticare ed a riportare tutte queste emozioni su un pezzo di carta, ma sopratutto volevo lei, adesso avevo tutto quello che mi serviva per provarci ed in quel preciso istante, stringendole una mano e perdendomi in quelli occhi scuri le dissi " Signora, mi sopporti per un pò, se decidessi di rimettermi a scrivere? "

" E' quello che volevo anch'io, perchè so che ti piacerebbe, devi farlo Francesco, o quanto meno provarci, adesso devo scappare è quasi l’ora, a dopo amore "

Alzandosi, posò le sue labbra su le mie e scomparve alla mia vista, dopo pochi attimi. La immaginavo salire quella scala che conduce al primo piano, dove c'è il nostro appartamento, entrare quasi di corsa felice e apprensiva nello stesso tempo...la vedevo cambiarsi, indossare una tuta nera e le scarpe da ginnastica bianche, raccogliere i capelli alla nuca ed un filo di rossetto su le labbra….

 

"Andrò a fare una passeggiata" disse fra se e se, "cosi al ritorno mi fermo al mobilificio per dare conferma della cucina". Intanto si godeva il paesaggio intorno a lei, piccole casette, stradine con i sanpietrini, a dare risalto nei negozi piccole luci colorate, vetrine allestite con manichini e fiori, un negozio attira la sua attenzione..Un bellissimo divano color champagne tre posti più penisola "Belloooooo" esclamò "mi piace molto il colore" entrò molto timorosa, aveva paura che costasse molto.
Pensava "se poi Francesco non guadagnerà abbastanza come faremo" chiese alla commessa il prezzo si rese conto che ci poteva stare, disse "ripasserò ci penso un pò grazie" "prego" le rispose la commessa "arrivederci" intanto si diresse verso quel lungo mare fantastico, osservò che giravano i Gabbiani gli piaceva il verso che facevano.
Le onde si consumavano sulla sabbia, in lontananza una piccola Barchetta attraversava il tramonto ormai vicino, "che pace che serenità in questo luogo" era sempre più felice di esser arrivata li con il suo amore.

 

Nella sua testa molti pensieri passano, molte preoccupazioni, ma molta felicità per una vita che stava prendendo una piega che a lei piaceva molto. un pensiero insistente ma che lei ricacciava subito indietro passava sempre più spesso, ma prima di quello ci sono molte cose da risolvere, da cambiare, nel suo futuro e in quello di Francesco lei sognava un piccolo fagottino...un bambino, lo aveva sempre sognato, sempre voluto, ma per il momento c'era il cambiamento della casa, della città, pensava di trovare un lavoro per aiutare pure lei al fabbisogno della casa. Era giusto che Francesco riprendesse la sua passione che amava tanto.

 

Camminando, sognando e ridacchiando sotto sotto, "potrei fare la baby sytter" intanto che arriverà il mio di Bambino gli si illuminarono gli occhi, "farò cosi si" era al settimo cielo felice come non mai. Entrò nel mobilificio a dare conferma per la cucina il commesso gli promise che il giorno dopo sarebbero andati a montarla subito, una musica dentro di lei si scatenò per la felicità.
Si incamminò verso casa per attendere il suo amato uomo, si fermò sulla spiaggia era troppo bello il tramonto per passare cosi di corsa, voleva intrappolare quella magia, era troppo bello.
"Domani verrò con Francesco a vedere questo spettacolo" Intanto doveva pensare qualcosa per la cena visto che ancora non avevano la cucina.
Sulla spiaggia passeggiava un uomo con un cagnolino "scusi forse potrebbe indicarmi un posto carino dove andare a cena con il mio amore?" il signore la guardò e gli disse "si signora se vuole posso indicargli la mia Osteria che si trova a due passi basta solo che attraversate la strada" "certamente sarò felice di cenare da lei grazie lei è molto gentile, sa ci siamo trasferiti qua da un giorno non conosciamo nessuno" nessun problema signora" le disse "qualsiasi cosa le serve chieda pure a me sarò felice di aiutare due giovani appena arrivati in città" Elena era ancora più felice di prima, "grazie allora a più tardi grazie" grazie a lei signora a dopo"

 

Avevano un sogno da realizzare, un fuoco in spiaggia…

Quella notte era bellissima, la luna illuminava tutto l’arenile.
Avevano indossato entrambi i jeans, scarpe di gomma, lei bianche , lui grigie;
Francesco l’aveva preceduta di qualche minuto, aveva fatto una buca che riempì di legna, raccolta qua è la su la spiaggia.
Lei arrivò dopo poco era tanto brutta quanto incantevole.
Quei jeans la fasciavano completamente e sopra aveva indossato una maglia pesante presa nel cassetto di lui, era nera, sembrava un abito per lei, era proprio come piace a lui. Aveva uno zaino con dentro una bistecca, due piatti, le posate, un solo bicchiere, una bottiglia dì acqua ed una piccolissima di vino toscano, quando la tirò fuori lo guardò e disse: ” Antipatico deve bastarti, mica vorrai diventare brutto e ciccione?”. Francesco sorrise, su queste cose non l’avrebbe mai contraddetta.
Intanto il fuoco era acceso, dovevano aspettare che si creasse un pò di brace per cuocere la carne, si misero seduti, lui a gambe divaricate, lei nel mezzo appoggiando la schiena sul petto di Francesco.
Guardavano il fuoco ed oltre il fuoco c’era il mare…
Si facevano cullare dal dolce suono della risacca. Gli occhi di lei si specchiavano nelle fiamme, lui non la vedeva, ma sapeva che stava sorridendo.
Non lasceranno mai che il tempo cancelli quelle ore.
Lei si era innamorata della sua voce all’improvviso disse:
” Parlami… ”
A lui piaceva parlarle e:
” Riesci ad ascoltare il suono del cuore, il suo incessante battere, pensa a ieri, vivi oggi, sogna il domani.
Io faccio così e mi dicono che sono matto. Vorrebbero farmi vivere di ricordi, dimenticare il presente, per programmare il domani.
Ma la gioia ha trovato altre mete? O sono io ad avere ideali diversi ?
Ovunque mi volto, vedo persone smarrite, perse nel quotidiano, nell’accontentarsi.
Vedo felicità solo negli occhi di pochi e nei tuoi.”
Lei pensava a ciò che ascoltava, ma lui non aveva finito, quella nuova vita lo aveva coinvolto erano ormai complici!
E riprese:

“Gesù disse a Giovanni: “ Non puoi essere felice, perché hai creduto solo dopo avermi visto, sono beati coloro che non mi hanno visto ed hanno creduto “.

Abbiamo sempre la necessità di avere i piedi ben saldi sul terreno, guai a lottare per un’idea, non si deve fare è pericoloso, solo i matti lo fanno.
Ebbene noi ci siamo lanciati, lotteremo per questo sogno e non staremo con gli occhi chiusi, è bellissima l’avventura.
Se sceglierai solo semplicità, otterrai semplicità.
Se sceglierai ciò che non sai, potresti ottenere molto, ma anche poco.

A me piace rischiare.
Non ignorare quel treno che senti fischiare e che non sai dove ti porterà, sali sopra, abbi fiducia in te stessa.

Abbiamo deciso di evitare di guardarci mille volte e di restare con il pensiero sospeso… perchè il tempo fugge.

Abbiamo deciso di non aspettare oltre. Ti volevo e ti ho presa, tu mi volevi e mi hai preso.
E’ oggi che conta. E se domani ci accorgessimo di aver sbagliato ?
Beh ..avremmo perso, ma almeno abbiamo giocato.

Da quando siamo qua e stanotte in particolare abbiamo acquisito la capacità di percepire i colori ed i suoni, i lamenti ed i sussurri, la voce ed i sorrisi. Non potevamo negarceli per la paura del domani.
Quando mi venne in mente, due mesi fa, di proporti di venire a vivere qua, lontano da tutto, nella mente mi martellava un pensiero: Dai matto, costruisci la tua nave e se la condurrai su quella spiaggia lontana fatti questa domanda:

“Ciao ti ricordi di me ?”

“Si, sei il mio io.”

Gli anni passano restano le stelle, il mare, il sole, la luna.

Noi abbiamo preso il volo, ci siamo tolti dalla testa, il timore di ciò che avremmo potuto incontrare e stiamo assaporando il gusto della vita.

Rimasero entrambi in silenzio per svariati attimi, poi lei:

” Ho scoperto in te una dolcezza inaspettata che ha minato la mia vivace baldanza, la passione che riesci a trasmettere è una carezza dolce, un gioco che non ha regole ed è una nuova vita.”
In tre righe era riuscita a sintetizzare quello che lui aveva detto per almeno quindici minuti.
Ma a lui piaceva ricamare con le parole, farcire i discorsi di aggettivi, di avverbi e di verbi, lei era diversa, ma non per quello meno attraente.

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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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MODO ANTICO
Così si scriveva molti anni fa, in un rigoroso foglio bianco, con penna stilografica con qualche cancellatura qua e là, perché ti accorgevi ti aver sbagliato il tempo di un verbo.

Ogni giorno che passa sento nostalgia della tua dolcezza; del tuo sorriso quando mi guardi. Mi mancano i tuoi occhi profondi, sinceri e vertiginosi come la tua bocca; le tue labbra lisce, calde e fredde, passionali e delicate.
Mi mancano i tuoi capelli e le loro trasformazioni, la tua fronte. Mi manca il tuo sudore, il tuo odore, il tuo profumo, il profumo del tuo collo.
Mi mancano le cose semplici di te.
Mi manca il tuo respiro ed ogni tuo sospiro mentre ti accarezzo e ti bacio. Mi mancano i tuoi baci, dolci, provocanti; senza dimenticare la tua lingua. Mi manca quando vinci, quando perdi, quando esulti e quando ti demoralizzi. Quante cose mi mancano di te, sembrano tante però mi ero e mi sono sbagliato:
mi manchi solo tu…
Il mio volerti, desiderarti, sembra uno strano girotondo e un ballo eterno.
Mi svuoti, mi rubi l’anima. L’aria fresca della sera, invade i miei capelli, il profumo della tua pelle, scuote ancora i miei vestiti, che talvolta accarezzo, per sentirti ancora qua.
Ciao amore mio

MODO MODERNO

Scrivi su di uno schermo ed invii, molte volte dimentichi pure di salvarla, la busta non profuma di te, perché non c’è.

Ciao stronza
Volevo dirti che ho comprato l’ultimo modello dei cellulari della SAMSUNG ( scritto così evidenzia l’importanza dell’acquisto)
è figo fa le foto ed i selfie.
ieri sera sono stato con i miei amici : Stroncapettini, Pettinagrilli e quel puttaniere di Rodolfo a bere al pubbe ci siamo fatti 5 birre per uno che goduta tutti briai Pettinagrilli a pure vomitato sul marciapiede di fronte
( va a capo perché non sa mettere la punteggiatura e non sa usare le h )
poi siamo andati Ha casa mia a sentire la musica
cera qual rompicoglioni del mi babbo ma gli ho detto di andare affanculo
HA università non O dato nemmeno un esame mimporta un accidente basta bere la sera e son contento
te bella come stai? Avrei proprio voglia di scoparti quando vieni su da me ?
perché io da te non posso venire mica posso lasciare gli amici sennò che figura ci faccio vanno a dire che sono innamorato
a proposito ho ( ok un h giusta ) comprato i jeans la taglia 58 io che porto la 48, vedessi belli
ora si che sono elegante e con le stringhe delle scarpe O impiccato 4 lucertole, O fatto anche le foto con il SAMSUNG
forse domani ti telefono, se mi basta la ricarica, perché prima chiamo quei ragazzi, per fissare per domani sera andiamo a bere.
Ciao il tuo amore

Ed io aggiungo ( amore si fa per dire )

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Profilo Autore: Gieffepi  

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<<Questa di Mara è di fatto la storia vera, che a chiunque le domandasse perché facesse la spogliarellista rispondeva “Mi adatto”. Al Barracuda ballava per

camuffare il traffico d’armi con 
Fidel, che amava. Ma i numerosi impegni che lo tenevano lontano fecero sì che, senza più celare d’esser lusingata da quella

banderuola di Pedro, Mara ricambiasse l’interesse. La voce giunse 
all’orecchio dell’autocrate. E la tresca per i due finì a colpi di pistola>>. “Mara Caibo”, la

telenovela preferita da Chiara. Chiara sì, quella del gelato da mille lire… credo me l’abbia 
raccontata due o tre volte in poco meno di un’ora. Per fortuna poi

mi aspettavano a casa di Leo 
e Donny, che indossano le loro nuove magliette blu e viola. Verranno senz’altro anche se piove gli amichetti Micky col suo berretto

arancione col diciannove e Raff con la felpa rossa che non toglie 
dalla preistoria, per Giove! Verranno a vedere in TV il papà di Donny e Leo che farà col nove

la 
lepre nel mezzofondo. E Leo siederà con mamma, che sempre si commuove.

Qui nella Vallèe la vita scorre tranquilla. La mattina quella dell’appartamento sotto il mio si sveglia con le note del Duke, fa colazione sbellicandosi con

Lucky Luke e va in palestra a lezione di bo. 
A pranzo quell’altro della mansarda si sente un boss quando addenta il suo solito hot dog, e il pomeriggio è una

continua sfida con Daisy a Super Mario Land. Poi ascolta “Jesse James e Billy 
Kid “ per un po’. Quando arriva la sera alla pay-per-view il caposcala non si perde

mai una partita 
dei Blues: adora guardare le magie sotto porta di Hazard sorseggiando una Rosco artigianale con la pizza “Da Giò”.  

Ma parlavamo di Chiara che passeggiava sotto le finestre aperte chiedendosi 
come  sarebbe stato avere qualcuno a casa che ti aspetta… ora l’aspetta un lungo

percorso di 
degenza ospedaliera per una grave forma di diabete diagnosticatole per fortuna sua in tempo, a differenza di quella della palestra, dal padre del nostro

Donny che non sa cosa sono le mille lire, ma 
conosce bene il gelato.

Domani tutti noi del palazzo andremo alla sepoltura, niente “Heroes” ma le campane. 

La morte prematura di una bella donna è senza dubbio l’argomento più poetico del mondo. Ma questa sera il solo argomento che intendo trattare è se il manico

del cucchiaio a pala traforata 
per la fata verde debba essere piatto, appuntito o tondo…

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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A volte mi sento come un guscio vuoto; altre...pervasa da un fastidioso gonfiore, mi sento piena come un uovo. Dipende dalla giornata, dal momento, dall'umore. Talvolta mi abbandono come foglia nelle braccia del vento, altre come piccola onda, mi lascio travolgere dal mare. Di rado adagiata sulla riva mi beo e mi lascio accarezzare dall'acqua. Soventemente mi schianto con irruenza sugli scogli e mi ferisco. Spesso impaurita come un passerotto implume guardo il mondo da un ramo; non mi alzo in volo per paura di precipitare. Talora mi sento forte come una roccia, altre sono friabile come argilla. A volte vorrei tanto essere ciò che non sono; ma se fingo di essere ciò che vorrei essere, poi non sono più io...e allora. Quante domande senza risposte. Quante volte mi chiedo "perché?" A volte mi sto stretta, altre mi par di indossare un abito troppo largo. Avere a che fare con me stessa è diventato abbastanza impegnativo. Di rado il mio corpo, (involucro che mi contiene) mi calza a pennello. Mi arrendo: mi adatto a me stessa. Cosa altro potrei fare! A suo tempo...quando giungerà il momento mi spoglierò: solo allora lascerò il mio abito. Ora continuo ad indossarlo: largo, scucito, scolorito, bello o brutto che sia. Al momento, questa mia pelle...è l'unico vestito che ho...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

Questo autore ha pubblicato 302 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Se ne erano andati da un giorno, un viaggio lungo, ma che a loro sembrò tanto bello. Arrivarono in quel paese del nord Sicilia. Francesco aveva provveduto ad acquistare un piccolo appartamento sul lungomare: un soggiorno con terrazza abitabile, cucinotto, camera e servizio con doccia. Parve ad entrambi piccola, quella casa, ma senza dirselo pensarono che sarebbe loro stata sufficiente, almeno per un pò di tempo. Un imbianchino trovato per pura combinazione aveva provveduto a rendere le pareti bianche e pulite il resto dell'abitazione era completamente vuoto. Elena si avviò verso la terrazza, appoggiando la spalla sinistra allo stipite in pietra della porta e guardando fuori, cercava di impare a conoscere quel posto e tutto ciò con cui aveva deciso di convivere. Francesco avrebbe voluto avvicinarsi ed appoggiare il petto alla schiena di lei, ma non lo fece, pensò che quel momento era tutto suo e rimase fermo ad osservarla. Passarono alcuni minuti, lei si ricordò di non essere sola, girò il capo verso destra, voltandosi e chiamandolo con un sorriso dei suoi, sorrisi che ormai lui conosceva bene. G. si avvicinò, le cinse la vita con entrambe le braccia ed appoggiò il mento su la spalla di lei,

Ti piace? le sussurrò....

Lei strinse le mani di lui, forte, ed un " mh, mh " le uscì dalle labbra.

Era ancora presto quella mattina di primavera inoltrata, c'era da trovare un lavoro, da arredare la casa e come minimo avere un letto per quella sera. Ma era difficile, per entrambi, interrompere quel magico momento.

Da lì a poco si separarono, con intenti diversi...lei alla ricerca dell'arredamento per la camera, lui alla ricerca di un posto di lavoro. Si sarebbero ritrovati, alle 13:00 a quel bar, sotto la rocca, dove avevano fatto colazione. Entrambi spaesati si lasciarono. Faceva già caldo, in quella piccola città del sud. Elena aveva un compito preciso avere una camera montata in casa, per quella sera, la notte precedente trascorsa in auto, era bastata ad entrambi. Si accorse girovagando qua e là, che quello era un paese ricco, bei negozi, bella gente, tutto completamente ristrutturato, davvero carino.

Un negozio di arredamento la costrinse a fermarsi...entrò. Non era da lei decidere e scegliere subito la cosa da acquistare, ma era arrivata in quel posto, con la convinzione di voler essere diversa, con tanta voglia di decidere, di fare, di essere contenta. La commessa del negozio l'accompagnò sul retro dove era allestita una grande mostra di camere da letto, alcune le piacquero, ed una particolarmente moderna la attrasse, le fu detto che era disponibile nel magazzino, identica a quella a stava osservando.
Sorrise dentro di sé, e pregò la commessa di pazientare un attimo, prese il cellulare allontanandosi di qualche passo..." Francesco, avrei trovato una cosa che mi piace, ma prima di acquistarla vorrei dirti come è, di che colore è, insomma metterti al corrente".

"Signora, se a te piace, piacerà sicuramente anche a me".?
"Tu dici? In ogni caso, non mi piace fare acquisti utili a entrambi senza avertene prima parlato con cura. Il letto è in legno di quercia, con un materasso così morbido che ci farà sognare cose mai scoperte da nessuno. Mi ci stavo quasi per addormentare sopra! Il comò è sempre in legno, ma più chiaro, tendente all'arancione. Ha qualche venatura qua e là che io trovo veramente azzeccata. Sai, con la luce della lampada potrebbero diventare dei portali, usando l'immaginazione! So di essere una sognatrice, ma so anche che in questo ci compatiamo da sempre.

"Eh già amore, noi sappiamo davvero essere pazzi. La camera comunque mi piace. Te l'avevo detto che ciò che piace a te sarebbe stato anche di mio gradimento! Ma tu non mi credi mai!"
"Ah tesoro, manca l'armad..."
"Ele, va bene così. L'armadio sarà sicuramente ottimo e adatto a noi. Puoi pure comprarla, sono convinto!"
"Non vedo l'ora di scrutare dalla finestra il furgone davanti a casa nostra! Ma dimmi, hai qualche novità riguardo alla tua ricerca?"
"Purtroppo no. In zona c'è molto poco, quindi devo cercare in città per sperare di trovare qualcosa. Ne parleremo stasera amore, ora devo andare. Ti amo". 
"Ti amo anch'io. A stasera". 

Morì il sole, e con lui gli uccelli. Si alzò un vento fiabesco che portava musica per le stradine del paese, mentre in lontananza un clacson emetteva il suo secco lamento. Francesco tornò a casa con aria visibilmente soddisfatta, visto ciò che aveva precedentemente trovato nella città vicina. La camera era montata, mancavano solo le ultime formalità, per le quali Elena voleva aspettare il suo amato.
"Una firma qui, prego" - "E un'altra qui" - "perfetto, ora siamo a posto. Le auguriamo una buona serata signori, arrivederci". 

Era mattino. Nell'aria c'erano ancora strascichi di sogni, persi o ricordati. Il sole era nato, e con lui gli uccelli, a comporre la melodia del risveglio. Francesco stava preparando i documenti da portare in città per il suo nuovo lavoro, mentre Elena cercava altri elementi per abbellire il loro modesto ma ora caldo appartamento.
"La semplicità, amore, è una delle cose più complesse da ottenere. Ma non per noi. Adoro come stiamo plasmando il nostro covo, e ancora di più il fatto che siamo solo all'inizio!"
"Amore, restiamo con piedi per terra, dai! So che costringere una rondine con le ali di un'aquila a non volare è un peccato, ma potremmo cadere e non riuscire più ad alzarci."
"Ma su, non indossare ancora la tua maschera da triste filosofo, noi sogniamo e siamo fatti per questo! Ricordi quella canzone... Quella sera..."

Francesco era appena uscito di casa, mentre la sua compagna scrutava i meandri di internet sul suo laptop, con lo scopo di trovare delle occasioni per arredare la casa.
"Mmh... Ora però mi è venuta voglia di riascoltare quella canzone! Apro un'altra finestra e la cerco dai, non posso non avere un sottofondo musicale per la mia ricerca."
Tutta contenta, digitò il nome della canzone ("Dreams", dei Cranberries) e la fece partire, mentre la tenda soffiò un flebile raggio in direzione della ragazza, quasi come un gesto di approvazione.
*Musica*" They'll come true, impossible not to do..."

“Diventeranno realtà, non è vero? In parte già lo sono...”

 Ed ecco, come per incanto arrivò un'immagine sullo schermo di una cucina dai colori caldi ed accoglienti, una piccola cucina con tutto il necessario per affrontare i primi tempi della convivenza in quella casa che piano piano prendeva forma, il forno alto come piaceva a lei, piano cottura grigio perla, il lavandino con una vasca bianco perla, i pensili con le antine di due colori, uno color miele l'altro nocciola chiaro, il frigo con un piccolo congelatore sotto - "ecco questo è quello che mi piace piccola e bella esclamò Elena"!

"Bene, adesso speriamo di trovare un soggiorno con un bel divano per le nostre serate!
Intanto mi dedicherò a prendere tutte le misure per avere la certezza che tutto combaci alla perfezione". subito partì come una scheggia impazzita con carta, penna e un metro.
Il gioco è fatto! Misura di qua... misura di là... Ed ecco apparire sul suo viso un sorriso che mostrava tutta la sua felicità
"sììì ci sta...Ci sta...
Le misure vanno benissimo, la nostra vita può iniziare così" - voleva rendere partecipe anche Francesco di questa scelta cosi lo chiamò al telefono, ma lui non potè rispondere, dato che era impegnato con un colloquio di lavoro abbastanza importante.
Fu così che Elena prese la decisione da sola, questa volta. [Disse fra sé e sé] "Deciderò io da sola, sono sicura che Francesco ne sarà felice. Prese il telefono per chiamare il mobilificio: "sì mi interessa una cucina che ho visto in esposizione online... Potrei venire a vederla?". "Certo - rispose il commesso dall'altra parte del telefono - mi dica quando vuole venire che prendiamo appuntamento, in modo da illustrarle anche altre cose per arredare". "Sì, magari! - rispose felice lei - allora io le direi che vengo stasera per le 18:00, le potrebbe andare bene?". "Certamente - rispose il commesso - mi farò trovare qui, così vi seguirò io personalmente. Grazie e a stasera signora". Cosi iniziò a sognare e girovagare per casa, saltellando come una trottola per la felicità. 
"Inizia una nuova vita..." "...il futuro mi sorride!": erano queste le frasi che la rendevano orgogliosa e felice.
Dal terrazzo l'odore della sabbia arrivava fino a dentro casa, l'odore dell'amore per la famiglia. L'odore dell'amore.

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Profilo Autore: Alessio  

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Inizia con fatica come di consueto da molto tempo a questa parte 

Ripenso come al solito allo serie di decisioni sbagliate che mi hanno portato a questa situazione 

La difficoltà di alzarsi quando il lavoro non chiama è notevole 

Non ho molta scelta vista l’alternativa 

Penso spesso alla fine,

mi domando come mi troverà.

Avrò paura ?

Conoscendomi sicuramente mi pentirò di ogni cosa pentibile immaginabile 

ripenserò 

Agli errori 

Ai motivi 

Alle possibili soluzioni non adottate 

A ciò che sarebbe potuto succedere se .. 

Ehi .... è la fine 

sembra impossibile che ci sarà una fine .

Invece è l’unica cosa certa di questa bizzarra avventura 

Allora dai , la moka sul fuoco ed iniziamo a fare qualcosa 

Finché ci sarà dato il tempo 

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Profilo Autore: Aspera  

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Non ricordo di preciso quando ti conobbi, 

sicuramente molto tempo fa, 

da pensare addirittura che ci sei sempre stato.

La tua presenza ha condizionato pesantemente la mia esistenza,
i miei rapporti con le altre persone;

quante volte avrei voluto aprirmi agli altri, confessare il mio bisogno di amore 

di comprensione, 

e tu inflessibile mi dicevi che non era il caso, 

che avevo tutto ciò che serviva, 

che potevo e dovevo farcela da solo, senza mai spiegare  il motivo.

Ti ho odiato  per le difficoltà che mi hai creato,
fino a quando sono riuscito a sfuggire al tuo controllo; 

finalmente sono riuscito a parlare con gli altri delle mie difficoltà;

allora ho capito che preferisco farne a meno piuttosto venire giudicato debole o vittimista.

Avevi ragione, rimani sempre con me,
maledetto mio infinito Orgoglio 

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Profilo Autore: Aspera  

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