Interdetto per l'increscioso incidente
indecorosamente invalidante, intentai causa all'infermeria e per distrarmi mi dedicai allo studio delle abitudini sessuali degli ippopotami affetti da infezioni all'ipotalamo, sorseggiando improbabili intrugli all'Indian bar di Indianapolis accompagnati da indimenticabili involtini di indivia e tartine tartufate all'issopo imbevute di iperico ipertrofico.
Inevitabilmente feci una incresciosa indigestione
che mi invalidò alquanto e che curai, secondo le indicazioni di un idraulico di Imola, con infuso di iperico indiano impoverito che mi ristabilì immediatamente facendomi saltellare come un
impala impazzito in cerca di infiorescenze invernali, tanto che mi feci dei memorabili
selfie che postai immancabilmente su Instagram ricevendone innumerevoli likes !
..... Iauuu.!!!
Dopo di che mi rilassai con una sana e approfondita lettura degli antichi sistemi di irrigazione dei giardini pensili di Babilonia seguita dall'approfondimento sulle difficili tecniche di innesto delle zucche
mantovane con le cucurbitacee tibetane; tutto questo con sottofondo musicale in cuffia di tutte le hits di Orietta Berti in versione giapponese !
A mezzanotte incominciò a calarmi la palpebra così, dopo un buon litro di tisana alla melissa e tarassaco, mi coricai addormentandomi serenamente come un babbuino dopo un atto di autoerotismo estremo.
Purtroppo, dopo circa un'oretta ebbi una serie mostruosa di incubi notturni ! ; mi trovavo sulla mia vecchia Fiat Duna color sottopancia di coccodrillo del Nilo, trasformata in cabriolet da mio cugino lattoniere, quando, al casello autostradale mi si avvicina Roberto Carlino, presidente dell'Immobildream, sì! , proprio lui ! che mi racconta di essere rimasto in panne con la sua auto e se potevo dargli un passaggio per Firenze. Così, essendo diretto a Crotone per una visita parenti, lo feci salire. Parlammo del più e del meno e fu talmente convincente che firmai seduta stante il preliminare per l'acquisto di un monolocale mansardato semiarredato a Monza , vero affarone, in un vecchio convento dismesso di monache di clausura, appartenuto nientepopodimeno che ad un lontano parente di Alessandro Manzoni.
Proseguendo il viaggio, durante una sosta all'autogrill, imbarcammo anche un turista polacco che ci raccontò di essere un latitante evaso dal carcere di Cracovia e, alla domanda di dove fosse diretto, si avvalse della facoltà di non rispondere. Mah !
Comunque, durante il viaggio, il gruppo si era affiatato tanto che ci ritrovammo ad intonare in coro quasi tutta la discografia dei Cugini di campagna, Drupi, Nilla Pizzi e anche degli Iron Maiden....e..vai!!
C'era ancora un posto libero in macchina e così caricai un giovane stagista dell'Istat che doveva monitorare statisticamente tutti i furti di asciugamani, posacenere,
lampadine e quant'altro, dagli alberghi di tutta Italia e che, essendo affetto da ipertricosi sottoascellare, grondava sudore sul sedile della macchina con effluvi nauseabondi che ci costrinsero ad una sosta forzata all'autogrill.
A questo punto ebbi un brusco risveglio di soprassalto causato dalla caduta della mia vecchia sveglia in bronzo massiccio del peso di sette chili e, forse per lo choc, mi ritrovai con un appetito mostruoso che prontamente soddisfai con un paio di chili di cereali alla frutta, un litro di latte di capra, due barattoli di marmellata di prugne, uno yogurt al bifidus actiregularis e tre pastiglie di Fave di Fuca.
Alla fine tutto ciò si espresse con una corsa al cesso con conseguente intasamento di tutto l'impianto condominiale che richiese l'intervento dei pompieri ed un rutto devastante che procurò lo svenimento dei miei due canarini in gabbia, la caduta di un pesante quadro della mia bisnonna,la rottura di una serie di preziosi bicchieri di Baccarat e la pronta risposta del mio vicino di casa che mi citofonò dicendomi:
Salute e... curati !!
Clementina Garofalo custodisce un segreto mai svelato, ma ora è convinta che Bastiano u sacristanu le darà lui l'assoluzione...
In verità, Clementina non ebbe il tempo di pentirsi della sua colpa perché fu sollevata dalla forza sovrumana di Don Amilcare.
Imponente come il confessionale e con due mani simili ad artigli restituì alla luce che penetrava dalle alte vetrate la povera ragazza, incredula e spaventata.Si rincantucciò in una panca, gemente e piangente, la testa tra le ginocchia che sussultava per i singhiozzi.Bastiano uscì da quella indecorosa alcova simile a Lazzaro redivivo, vacillante sulle magre gambe e con le mani aggrappate alla cintura dei pantaloni.
Dopo quell'episodio Clementina seguì con attenzione e umiltà il predicozzo del padre parroco e promise che si sarebbe confessata con lui, solo con lui. Bastiano non è più il sacrestano ed ora lavora come porcaro nella fattoria di Agatino Curreri, soprannominato da chi lo conosce "Agatino armale" (l'animale).
Zarathustra disceso dal monte cioè da una solitudine voluta, divenne pieno di sé e si compiacque di ricordare le strade che portano al mercato – così lo infamano gli abitanti del villaggio. Non si curava più della pianura. In realtà era da molto che la sapienza non si tramuta in disgusto - nella lotta con se stesso vince quando perde. Aumentando la potenza attraverso la montagna, come una valanga. Così a sua volta si guardò da fuori dal punto di vista del funambolo e si ricordò dell’uomo e del suo lavoro - si immedesimò nell’uomo e nel suo lavoro - si tramutò in uomo e decise liberamente il suo lavoro.
Il concetto è attraente e irreale: ri-fondare l’uomo e la sua libertà – liberandolo dalle monadi e dal tomismo aristotelico. La libertà fa penar fame all’uomo – per questo è necessario ri-fondarla. In fondo è necessaria ogni digestione, per questo ruminare il passato da sapore al presente e nello stesso procedimento il ricordo si nutre del presente per dare gusto al passato. La libertà rifondata da Zarathustra scardina ogni nutrimento – permettendo all’uomo di nutrirsi con una digestione ciclica.
Perciò il villaggio si mosse contro le prove che danno valore al sapore e sapore ai sensi di quanti sanno: <<Abbiamo ora udito abbastanza del funambolo; fate che adesso lo vediamo!>> Ed è proprio il nutrimento un arte circense – un camminare sopra alti precipizi tra nutrienti e morigerare malizie intestine, arcane e private.
Perché l’uomo viva bene deve digerire bene – il tempo nella stessa nutrizione che dà all’uomo, languisce acqua salmastra, aspettando se stesso per rifondarsi: con ciò, perché l’uomo ri-viva bene deve ri-nutrirsi bene di una diversa pietanza temporale. In realtà non ci vogliono arti segrete per eterni ritorni né alchimie arcane - è necessario essere nutrimento del tempo affinché sia quest’ultimo a ri-fondarsi e quindi ritornare all’uomo ciclicamente.
Il nichilismo in questo convito è dialogo e geremiade. Un instaurare rapporto tra ospiti – e tra i vari sé di ogni se stesso e di ogni altro parolaio. Tronfi ognuno nei propri intenti. Come questo dialogo e la sua sicumera devianza – solo per impreziosire merda con retorica di ruminante, ma di colpo rapito il dialogo per un ospite inquietante che ride.
Anche se a questo punto Zarathustra raccogliendo il corpo del funambolo ormai a terra esangue si propose di tornare per altre strade nel villaggio per raggiungere altri funamboli un po’ meno reticenti verso la salvezza delle loro anime – pieno di malia per i villeggianti il nostro filosofo dell’arte del cammino così diceva al morente: <<Non è così, disse Zarathustra; tu hai fatto del pericolo il tuo mestiere; in ciò nulla vi è di spregevole. Ora tu perisci pel tuo mestiere: voglio quindi seppellirti con le mie mani>> Che irrisione! Due anime morte e solo uno ancora vivo! Solo per divertirsi ad accogliere vite altrui senza difetto. Nel mercato nel lato verso la chiesa i violisti ci intonarono una seconda geremiade, altri ad ei: <<ci si piaccia nei suoi discorsi lividi – sì, ma solo a gloria di decadenza!>> Ma una mente più acuta iniziò ad abbarbicarsi in decodificazioni azzoppate dalla sua stessa ricerca codificata di una verità asintotica – che per primigenia inclinazione pose in essere come definitiva della verità fondante ma e però - esclusivamente - immanente.
Il vecchio - che in realtà sui quarant’anni disceso dal monte in modo satirico previde il futuro in un afflato cinico – portò con sé la carogna – caricata sulla spalla – avanzando, ogni ora lo divorava – e come nel convito di cui sopra lo ri-fondandava come grammofono. Un pietista gli diede del pane e del vino per avere qualcosa di più sostanziale da cui avere energia, ma solo dopo essersi fatto pregare nello spirito, lo spirito che sarebbe dovuto morire ma solo dopo la nutrizione – implicitamente ringraziò e lasciò il cadavere nel tronco di un albero perché né fosse sbranato da bestie né di lui vivesse ricordo – e come fosse reale il nostro protagonista comprese, nel medesimo tempo in cui la melodia che lo incantava si disperse. Così realizzò sagaciamente: <<Una luce è sorta in me: ho bisogno di compagni e di compagni viventi – non compagni morti e cadaveri, che porto con me dove voglio>> E ancora, giocondo: <<Io tendo alla mia meta, seguo la mia strada; salterò oltre gli esitanti e i lenti. Sia così mio il cammino la loro distruzione!>> E bonariamente qualcheduno si trovo cruccio riportarci quello che riteneva un Dio esangue un cantuccio per educandi – dopo aver digerito mieli di montagna per molti anni e aver realizzato questo con quel morto che era – e con quell’altro morto che era con lui. Disceso dal monte cioè da una solitudine voluta divenne pieno di sé e si compiacque di sapere ancore le strade che portano al mercato - e dicono gli abitanti del villaggio che non si curava più della pianura. In realtà era da molto che la sapienza non gli si tramuta in disgusto - nella lotta con se stesso vince quando perde. Aumentando la potenza attraverso la montagna, come una valanga. Così a sua volta si guardò da fuori dal punto di vista del funambolo e si ricordò dell’uomo e del suo lavoro - si immedesimò nell’uomo e nel suo lavoro - si tramutò in uomo e decise liberamente il suo lavoro, questo bravo pubblicante.
Scioccato da questa situazione telefonai ad un importatore di sciacquoni di Sciaffusa che deteneva quote societarie di una casa vinicola produttrice di champagne, dicendogli di procurami una bottiglia di raro Sciacchetrà, previo pagamento di uno cheque in scellini che mi serviva per fare un cocktail sceccherato ad un amico francese un po' sciovinista, appena laureato in scienze delle sciovie con master in studio di sciabola e scimitarre Shogun.
Che sciocchezza però !!!
Quando un pomeriggio d’autunno entrò in quel negozio, fu tanto sorpreso nel vedere che si può
vendere stupore con incanto da non cogliere che i fiori erano il primo indizio. Non erano coperti
di rugiada… anche i fiori piangono, pur se in silenzio.
Fino ad allora aveva sorvolato il mare padano nell’Astigiano dove si stendono le colline del vino,
morbido come la flanella, con una macchina da volo con le ali in ossa di balena e la copertura in
finissima cartamoneta. Lì per lì non intese subito che il martin pescatore può aspirare al krill tra
i fanoni di una badiale azzurra balena che inaspettatamente, saltando fuori da un’onda, investe gli
altri cetacei attorno. E nuota distante dall’ora di cena.
A cagionare un sorriso è quasi sempre un altro sorriso, e da quel primo suo sorriso si videro
tante altre volte di chiacchierate a tirar mattino.
Come quando lui le disse con gli occhiali appannati, in un mattino di freddo particolarmente
intenso, che la sola cosa che di lei non amava era la fede che portava al dito.
Quell’ultima sera lei aveva lasciato il marito sulla poltrona col giornale sulla pagina della borsa,
intento a controllare l’andamento delle azioni. Ma l’amore è un baratto imperfetto. Con la mano
nella borsa sulla foto che non gli aveva saputo mostrare, ora che tra loro l’attrazione era forte e si
sarebbero potuti pentire di ogni altro petalo colto, lui in un attimo capì che sarebbe stato meglio
che lei rincasasse con la pioggia che consente di camminare a testa alta con il viso velato di lacrime.
Per lui una buona dormita, ponte tra l’afflizione e la speranza. “Non piangere mai per un uomo
anima mia, ti si sbava il trucco… e il mascara che tanto ti dona vale più di questo stupido cuore.
Verosimilmente desto, arenata sulla spiaggia le siedo mesto accanto… alla balena che salmodia
anche parole antiche, e l’uomo non le ode perché sordo ormai al canto”. Scritto sul fazzoletto
ricamato di stoffa, lucente, nel lembo della manica. “Tornerò dalla cornice senza specchio, l’unica
amica che quando piango nel mio appartamento non ride mai. Lasciami sull’uscio insieme alle
scarpe. Asciuga gli occhi, sorridigli se è sveglio. E sdraiati nel letto insieme al tuo bambino”.
Lei senza un perché si stupirà… anche se non dovrebbe, non dovrebbero. Eppure l'emozione di
pensieri così profondi e dolcemente serviti sarà come un vassoio di mignon... troppo belli da vedere
per essere sprecati mordendoli. Ed allora guarderà l’inchiostro quasi cancellato e penserà, mentre
gli altri, in tutta fretta, persi nella loro ingordigia, lasciano soltanto la lucentezza del cabaret vuoto,
ormai… io continuerò a incantarmi.
Clementina è un'orfana che è stata adottata all'età di 9 anni dall'avvocato Garofalo Gerolamo sposato con Elena Calì. Senza figli, sono convinti che Dio non ha benedetto la loro unione con la nascita di un figlio che ha invece preferito tenere con sé in attesa di genitori migliori. Certo l'avvocato è un uomo forte e vigoroso che cornifica la moglie, una donna spenta e quieta, che per la sua floridezza di carni chiamano nel paese natio " bedda comu na quagghia". Ma di figli neanche l'ombra, mentre le malelingue vociferano che Nino Guardabasso, il figlio di Tonino 'u porcaro, sia nato da una relazione dell'avvocato con Concettina Aquaforte, moglie del suddetto porcaro.
All'età di 18 anni Clementina Garofalo è già una donna prosperosa che assomiglia alla madre, senza però che ci sia alcun legame di sangue. A differenza di Elena, tutta casa e chiesa, la ragazza con la scusa di seguire le funzioni religiose trascorre tutta la giornata in chiesa, inginocchiandosi e biascicando rosari da far invidia alle vecchie beghine del paese. E' scura di carnagione, alta e formosa, con lunghi capelli neri lasciati scivolare sulle spalle. La camicetta di cotone bianco tira prepotentemente sul seno e i bottoncini di madreperla farebbero a gara per schizzare in aria, se un respiro affannoso dovesse provocare il sollevamento delle giovani mammelle. Clementina ha poco cervello perché è nata ritardata e crede a tutti i maschi che la circuiscono con i loro pretestuosi complimenti.
I fiori tra le crepe dell’asfalto, le stelle che disegnano angoli nel cielo e le risate dei bambini quando
gli porto via il naso sono la mia casa. Alle spalle della basilica di San Lorenzo una sera ho visto
stelle cadenti rialzarsi, rassicurare imbarazzate che era tutto a posto e poi ritornare su… forse, ho
pensato, chiedere qualcosa a una stella che sta cadendo è un po’ insensibile.
Una volta mi dissero che le stelle cadenti non sono altro che le sigarette gettate via dagli angeli per
far sì che Dio non li scopra fumare, e il mio amico Tartaglia invece sostiene che sono la
dimostrazione che si può essere bellissimi soprattutto quando si cade. Ma Tartaglia soffre di una
forte miopia e, a dirla tutta, decisamente goffo com’è forse lo dice per tirare acqua al suo mulino.
Stenterello, un altro della combriccola, pensa che la notte di San Lorenzo qualcuno si asciuga gli
occhi… e anche noi delle zone pedonali potremmo essere il desiderio di qualcuno.
Io invece credo siano solo una donna che indossa le sue lacrime. Chi sono io, vi chiederete!?
Se ve lo chiedete, dal punto di vista delle stelle sono solo un altro stronzo che le fissa aspettando di
vederle cadere. E un cantastorie con un naso da Clown ed una lacrima da Pierrot sulla guancia.
Con la fisarmonica di Mezzettino, i canti e i balli di Brighella e le palline e i cerchi di Meneghino
tiriamo a campare… a viso scoperto, privi di qualsiasi trucco ci piace farvi credere.
Il mangiafuoco e il trampoliere li conosco poco e del mimo, tal Arlecchino, so solo che qualcuno di
buon anima gli regala ogni tanto un pezzo della stoffa di vecchi vestiti.
Infine c’è la statua vivente. Di lui si racconta che riuscì ad ingannare anche il diavolo
vendendogli l’anima per del companatico e riuscendo a stipulare un contratto che
gliela restituisse. Ritornato dagli inferi, porta ancor in volto i segni della sua
permanenza tra i dannati. So solo che si chiama Frappiglia.
Noi viviamo così, e mi sta bene… ma quando al mattino lei passa di qui per andare al
lavoro, con quel broncio che mi piace tanto, vorrei non vedesse solo il mio costume da pagliaccio
ma anche l’amore malinconico per la sua espressione triste. Proverei a levarglielo.
Per fortuna passò un piccolo pullman che mi portò al paese più prossimo dove comprai un pneumatico nuovo, un pacchetto di patatine Pai, due peluches di Popeye, un paio di pennarelli e una scatola in promozione di pastiglie per la prostata.
Così ritornai alla mia vecchia Prinz e partii prontamente per Parigi dove mi aspettava un mio parente paracadutista che voleva lanciarsi dalla Tour Eiffel col parapendio.
Purtroppo la performance fu notata dalla Police che ci fermò e ci portò prontamente in prigione per procurato pericolo per l'ordine pubblico e che, però, ci rilasciò il giorno dopo, previo pagamento di una pesante sanzione pecuniaria.
Per risollevarci da queste penose peripezie ci precipitammo a Pigalle dove, tra Pastis, Pernod, paté e pommes de terre, finimmo in bellezza con una coppia di peripatetiche prosperose piuttosto porcelline specializzate in giochi alla Pompadour e che, pazienza! ci spennarono come polli il portafoglio...alla prossima...



