Accaparrandomi una catapecchia accatastata a Calcutta mi accapponai come un
cappone di Acapulco accidentalmente accampati all'alcazar di Catanzaro
Al che mi accorsi che,
occorrendomi una casacca di caimano cornuto della California, avrei causato una catastrofe sulle colline calcaree della Catalogna
con conseguente coagulazione colloidale della cacca della coturnice catarrina di Kathmandu.
Eccitato come un picchio, mi scontrai in un crociale con un carro del Carroccio
caricato con cassette di carciofi
e cocomeri ammaccati e congelati in fricassea.
Così ,tra un carme caustico di Callimaco
e un crittogramma criptico di Cagliostro
incrociai un cavallo del Caucaso
incazzato come una cozza di Tagliacozzo
concepita per caso nel Mar Caspio.
Caspita!
Fu così che captai il canto di una capinera cassintegrati tra cappelli di chiffon di
Coco Chanel, carabinieri caraibici
e carmelitani scalzi di Caorle
col cappuccio color carne
di cammello di Cartagine.

... ma che c....zo!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Tornando da Trani in treno con John Turturro, un trapper di Trento e trentatré turisti di Tirana in trasferta, mi trovai ad in trattenermi con tutti, durante il tragitto, sul tema dell'uso del topless e del tanga sull'isola di Tonga da parte delle turiste della terza età con problemi alla tiroide provenienti dalla Transilvania.
Tanto fu il mio trasporto, che tradussi tutto il discorso in turco e in tedesco ad un tipo un po' truce che mi guardava in tralice trangugiando tremende tortillas al tabasco e tranci di tarte-tatin con un calice di tamarindo corretto tintura di tarassaco.
Ma, tant'è, dopo questa tragicommedia, non mi trattenni anch'io dallo strafogarmi  di un tris di tortelli al tartufo, una trota al trifoglio tarantino, un totano del Tirreno e tipiche tapas di Tiuanaco al tiglio trilobato.
Tragicamente, purtroppo, mi si gonfiò il tendine del tallone sinistro per cui dovetti mettermi un tutore e bere tre litri di tisana terapeutica al triptofano con conseguenze tremende per tutto il trimestre successivo.
Triste per queste traversie, malgrado la mia tempra tenace, decisi di trascorrere tre giorni di relax a Tenerife con una mia amica titolare di un tortellificio di Torino con la quale ebbi un tete a tete travolgente.
Così temprato, tornai nel mio tucul in Tanzania a cercare teschi di Tirannosaurus Rex, Triceratopi del triassico, tripanosomi del terziario e tuberi di tapioca transgenica da usare nelle tartine al tofu...
Eh, si,... son proprio un tipo tosto...!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Tra i corridoi, vari volti mi guardano e mi comunicano varie emozioni.
Tristezza per lo più e sconforto, solitudine.
Il ticchettio dell' orologio da parete, fa scorrere il tempo lento.
Lo percepisco io, da persona esterna alla struttura.
Sono al secondo piano del Rsa, a trovare la mia nonna che ha rotto il femore, alcune settimane fa.
Tante persone nella sala, sono sedute ad aspettare la cena.
Hanno accanto infermieri e addetti all'assistenza.
Sono solo le 17 e stanno già preparando il tavolo per cenare.
Gli infermieri controllano il diabete, gli danno le medicine che devono prendere.
Qualcuno sorseggia un po' di acqua e inganna l'attesa guardando una piccola televisione con volume basso.
Ci sono una quindicina di persone in un tavolo rotondo e tutte si guardano tra loro.
Sono annoiati dalla solita routine, letto, bagno, mangiare e di nuovo camera.
Qualcuno mi chiede chi sono e io gli rispondo, iniziando così a farmi conoscere e a conoscere un po' di loro.
Il loro nome, gli anni, la loro storia.
Mi commuovo dentro e mando via le lacrime.
Tante persone aspettano i parenti e non sanno se verranno oggi o domani.
È dura essere li per tanti che vorrebbero essere a casa con la propria famiglia.
A volte le condizioni non lo permettono e allora li mettono nel Rsa o in casa di riposo.
Basta dare un poco di sé, dire due parole e vedi già i loro volti colorarsi di vita, di sole, di speranza.
Ed è questo che è importante, dare un po' di calore.
Rendiamo così migliore la giornata di qualcuno, ne sarà felice.
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Profilo Autore: Passione infinita  

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Volendo vivisezionare una viscida vipera verrucosa di nome Vanessa, mi avvalsi di un valido veterinario di Vercelli, a volte un po' vanesio e col vizio del vino Vermentino vinificato nel Vermont nel Venerdì Santo.
Vuoi per una vaga verecondia verginale, vuoi per una vivace versatilità nel verseggiare in vernacolo, vuoi per una vena varicosa al varicocele veramente vessatoria, mi vidi costretto a fare una verifica su un veicolo molto vetusto e con varie valvole in vanadio veramente poco valide.
Così chiamai in vivavoce un valente viticoltore della Vandea con una
voglia di valeriana sul viso che, con la sua Volvo color vinaccia con una vistosa vetrofania della dea Varanasi, andava a visitare ogni Venerdì, verso il vespro, i suoi vigneti, verificando che fossero vaporizzati di verderame per vincere un vorace parassita della vegetazione. Dopo una veloce valutazione della vicenda ricevetti la visita di un vecchio visagista di Vicenza vestito tutto Versace , che mi verificò le verruche all'alluce valgo e volle esser pagato con valuta venezuelana e con un abbonamento ventennale al settimanale "Visto"!
Fu una vera vessazione e allora rivolsi le mie voglie verso una
vedovella veneziana, ex vigilessa, dalle curve voluminose che,
valutando la mia virilità, mi avvolse nelle sue spire voluttuose, fino a farmi vedere celestiali visioni!
.....e...vaiii !.........
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Aggregandomi ad un gruppo di gregari di Granada, gradii una granita ghiacciata da "Gregorio", un greco ingrugnito come un granchio , che gracchiava come un gorilla di Gorizia tra gretti giannizzeri di Giarre
e gentili giovincelle genovesi !
Già che c'ero aggiustai in garage
la mia Golf GT grigia come la ghiaia ringraziando mio genero Agenore, geloso delle sue giarrettiere, che agevolmente gestiva una grande giostra a Ginevra tutti i giovedì di giugno, vestito in grisaglia gialla !
Così, girovagando, giunsi in giornata
ai giardini del Gianicolo tra gigli e
ginestre aggraziate, giurando che
giammai avrei giocato nella giungla
con i generi di Gandhi e Gengis Khan tra grovigli di granaglie e vermiglie gonnelle  di gioiose  gitane di Zagabria !
In aggiunta giuro che , in genere,
mi giovo di una gerla giapponese
da viaggio gremita di grossi grissini
di Gragnano per gustare le leggiadre
grazie di Agrippina, una giovane
giocatrice di Backgammon, soggiogata da gravosi grattacapi.
E via, dunque, alla grande, tra allegre
gazzelle di Gaza e gratuiti gadget
di Lilli Gruber aggiornati su Google
da generici guappi in gessato grigio
tra giallastri girasoli di Giannutri !
Ah...........che giornata giusta !
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Girovagando su una Jeep insieme a
un DJ di nome Jonathan nei pressi
di Johannesburg e ascoltando alla radio
"Lady Jane, mi ricordai che in Italia
stavano votando il Job-Act.
Per scacciare questo brutto pensiero
mi sparai nel gargarozzo un
bicchiere di Johnny Walker, mi
feci un Black Jack, un panino
al Jamon Pata Negra, presi un
jet della Japan air lines diretto
nello Jemen ma, per paura della
Jihad, deviai per lo Jutland dove
incontrai Joe di Tonno,Jerry Cala'
e la controfigura di Jesse James.
Mi infilai poi dei jeans di Jersey,
telefonai a Jessica che faceva joggins
ascoltando Jazz con 40 gradi Joules
che mi disse d'aver incontrato
Jovanotti che ballava a passo di Java
leggendo Jack Kerouack e le penultime
lettere di Jacopo Ortis mentre
un Juke Box suonava "Jingle Bells".
Ripresi allora un Jumbo come uno
del Jet-set e mi ritirai" in the jungle"
con le foto di Jennifer Lopez, un
vecchio jo-jo, due casse di joghurt,
un joystick e gli autografi di Jerry
Scotti, Tom & Jerry e Jeremy Irons!
Alla fine, a bordo di una Jaguar Xj,
andai a Rio de Janeiro al bar Jamaica
vestito da judoka e, bevendo J&B,
intonai uno Jodler tirolese con
un tizio di nome Joseph vestito
con dei jeans made in Japan
e uno splendido jabot in jacquard!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Astrusa infiorescenze di ortiche si insinua tra le calle con le gambe aperte che ridacchiano al ritmo sinoviale di revolver verticali dentro un'omofobica apatia di spettrografi invadenti.
Schiavi spartani si spartiscono agorai agognando rose pallide in caverne prezzolate cotonate con il phon.
Supino servitore di parrucche bolsceviche avvezzo ai cereali tra begonie vanitose
si attarda come un tordo a scolpire marionette
tra paioli di polenta e foto fatte a Saint Tropez.
Ahi Pisa ! Cataplasma edulcorato !
Sono un salice piangente
guardo in tralice la gente
giro in moto senza il casco
due panini e il vino in fiasco

corro forte tra gli ulivi

... si, ma dai.. che cazzo scrivi !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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La firma in calce a questa lettera è la tua, o quella che sarà la tua tra cinquant’anni. Ti scrivo dal futuro: non è uno scherzo, ma la realtà. La data di questa mail è due ottobre 2069, ho da poco compiuto settantaquattro anni, è indirizzata a me stesso quando avevo, appena ventiquattro anni. Posso scrivermi dal futuro grazie ad una recente scoperta scientifica che ci consente, almeno per la trasmissione di documenti elettronici, di abbattere le barriere del tempo. Credo che in molti, in questo istante, stiano facendo il mio stesso tentativo: spiegare il futuro per vedere se è possibile cambiarlo.

La popolazione mondiale sta per raggiungere ormai gli undici miliardi, le risorse del pianeta non bastano per tutti; è un fatto che incide sulla vita quotidiana. L’energia è razionata: possiamo utilizzarne la metà di quanto ne avevamo a disposizione all’inizio del secolo. Possiamo usare l’auto solo a giorni alterni, abbiamo dei tetti per l’acquisto di generi alimentari: non possiamo comprare più pane, pasta, carne, di quanto previsto dalla nostra card dietetica giornaliera.  Abbiamo delle tessere elettroniche che controllano tutto, anche la vita privata, è sottoposta a verifiche invasive. Per motivi fiscali, ma non solo.

Qualche anno fa è andato in pensione l’ultimo lavoratore con un contratto a tempo indeterminato; è stato sulle pagine di tutti i quotidiani, il governo ha indetto una giornata di festa nazionale per l’occasione. Il contratto di lavoro più lungo è trimestrale: c’è un’agenzia statale, però, che monitora le necessità delle imprese e si occupa di farci trovare subito un’altra occupazione. Assorbe ormai il dieci per cento della forza lavoro e ha costi spaventosi, ma la disoccupazione non esiste più.

Si va in pensione a settantacinque anni, dato che l’aspettativa di vita ormai ha superato i cento anni. C’è un tetto di venticinque anni anche per il pagamento dell’assegno pensionistico: chi supera il secolo di vita, se non ha un altro reddito, o una famiglia in grado di mantenerlo sino alla fine dei propri giorni, può scegliere di ricorrere all’eutanasia assistita. Neppure la Chiesa ormai si oppone a questa pratica molto comune.

La giornata lavorativa è di dieci ore o più esattamente di otto più due: otto di lavoro e due di studio. Cosa studiamo? Ci aggiorniamo sulle novità tecnologiche, apprendiamo nuovi mestieri per essere pronti, alla scadenza del contratto, ad essere subito produttivi, in un’altra azienda. Il tempo libero è un lusso che non possiamo permetterci: è razionato anche quello.

C’è una card anche per l’amore: in essa sono memorizzati gli appuntamenti scelti dall’agenzia governativa specializzata per farci conoscere l’anima gemella. Funziona così: chi è single è obbligato a compilare un questionario con l’indicazione delle proprie preferenze. Sesso, età, caratteristiche fisiche e caratteriali della persona cercata: un algoritmo provvede a trovare le affinità elettive, i desideri incrociati, le persone le cui preferenze combaciano alla perfezione. C’è l’obbligo d’incontrarsi e di tenersi in contatto almeno per un mese e di fare sesso: se dopo questo periodo la scintilla non scatta, il grande fratello, si metterà alla ricerca di un nuovo partner ideale.

Il matrimonio è stato abolito, sostituito da contratti di cinque anni: alla scadenza si può decidere di rinnovarlo o di separarsi. La Chiesa come l’ha presa? Ha strepitato per un po’ ma poi ha fiutato l’affare e ha concesso il proprio benestare. Da quando ha avuto l’esclusiva delle unioni temporanee, attraverso un’asta pubblica, nuota nell’oro.

La pressione fiscale è arrivata al settanta per cento: il restante trenta per cento, però, grazie alle restrizioni sull’acquisto di generi alimentari, di carburante, di vestiti, basta a sbarcare con dignità il lunario. La moneta è elettronica, il contante è stato abolito già da una ventina d’anni. Il risparmio è razionato: non può superare, per legge il dieci per cento del reddito. Il surplus o è reinvestito o viene trasformato in titoli del debito pubblico a lunga scadenza.

Il Grande fratello controlla tutto: ci sono telecamere in ogni angolo di strada e in tutte le abitazioni. Gli unici luoghi dove è concesso di tenerle spente sono la camera da letto ed i bagni. La privacy è inesistente: ogni discussione è intercettata dai potenti algoritmi dei servizi d’intelligence, la posta elettronica è sotto sorveglianza. Forse il prezzo pagato per sconfiggere la criminalità e per ridurre al minimo i reati è troppo elevato. Le pene per chi spegne le telecamere o i microfoni sono severissime e immediate. Le prigioni non sono piene di ladri e assassini, ma di fanatici della privacy.

Ribellarsi è impossibile: la democrazia rappresentativa non esiste più. Niente elezioni, parlamento, partiti: spazzati via dagli eccessi di corruzione e dall’avvento della società tecnologica. Le decisioni sono prese a maggioranza con referendum on line: chiunque può avanzare una proposta, ed esporla nella bacheca delle leggi da approvare. C’è un mese di tempo per leggerle, discuterle e metterle ai voti. Sono talmente tante, però, che fatalmente non possono essere approfondite dalla maggioranza della popolazione. Spesso vengono votate al buio, senza avere alcun’idea di che cosa significhino: le leggi in vigore, però, non possono essere abrogate prima di due anni di attuazione.

Assemblee e riunioni sono consentite solo attraverso il web, per evitare disturbi alla quiete pubblica: in realtà, ormai, sono una rarità anche in questa forma. La democrazia è diventata un votificio, almeno un’ora della giornata è dedicata all’approvazione o meno delle proposte di legge: non c’è tempo per discussioni di altro tipo.

Niente democrazia, energia e cibo razionati, pensione a scadenza fissa, dieci ore al giorno da dedicare al lavoro e allo studio, vita privata invasa dallo Stato, matrimoni a tempo determinato, relazioni sentimentali obbligatorie almeno per un certo periodo, la galera in caso di ribellione: è questo il futuro che immaginavamo da giovani, quando il web era solo un’occasione di conoscenza, di socializzazione, di svago?

Non credo, ma a cambiare rotta forse si è ancora in tempo: sei ancora in tempo nel 2019, se dai retta all’esperienza dei tuoi prossimi cinquant’anni. 

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Profilo Autore: mybackpages  

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Quella notte scattò in Francesco la scintilla giusta: decise che avrebbe ricominciato a scrivere, era la sua passione che amava tanto. Quella notte non andò neppure a letto e si mise sul terrazzo dove la visuale del mare era davvero stupenda. Con carta e penna ed iniziò a scrivere…


Lei lo guardava dal divano e sognava il suo bellissimo scrittore firmare autografi su dei libri. Decise che voleva aiutare l’economia della casa.


Il giorno dopo iniziò a girare per la cittadina a chiedere se qualcuno aveva bisogno di una Tata, mentre Francesco riposava aveva scritto quasi tutta la notte e la sera iniziava a lavorare come cameriere in un locale in città.


Sembrava che la fortuna girasse bene perché alla prima fermata  che fece Elena in un panificio, per chiedere se volevano qualcuno che curasse i bambini, la signora le disse “stavo appunto cercando qualcuno per la mia nipotina! Mia figlia lavora qua con me, ha una bambina di soli due anni e non può lasciarla la mattina prestissimo per venire qua” “sa questo è un lavoro che si svolge la mattina presto” “se a lei non le crea problemi credo che mia figlia ne sia felice” Elena era un po' perplessa ma disse lo stesso di si, voleva guadagnarsi qualche soldino.


Si misero d’accordo che si vedevano nel pomeriggio con la figlia per andare a conoscere la bambina che doveva curare.


Si mise a camminare sul lungo mare e a pensare al lavoro che forse aveva già trovato.


“Ma si” disse Elena “forse andrà bene cosi Francesco lavora la sera fino a tardi ed io la mattina presto fino a mezzogiorno poi avremo il pomeriggio per stare tutti e due insieme” aveva deciso di lavorare e questo andava benissimo con i suoi piani.


Quando tornò a casa Francesco stava facendo il caffè, Elena aveva comprato dei cornetti in panificio, “buongiorno amore” esclamò Elena “buongiorno a te” ribattè Francesco, “Ti porto una bella novità ho trovato un piccolo lavoro che mi occuperà la mattinata la signora del panificio ha bisogno di una persona che faccia da baby sytter per la sua nipotina” Francesco la guardò la prese fra le braccia è la baciò, un lungo ed intenso bacio…


“amore sei straordinaria” le disse “il futuro non mi spaventa più saremo felici insieme” Francesco era sorpreso di questa decisione ma felice.


Sapeva con quanto amore avrebbe accudito quella bambina con lo stesso amore che un giorno crescerà i nostri figli pensò Francesco, gli occhi divennero lucidi per l’emozione era molto contento il futuro in quella cittadina finalmente non lo spaventava più di tanto.

Francesco aveva lasciato sparsi sul tavolo alcuni fogli…

Elena ne prese uno ed iniziò a leggere:


“Avanzava lentamente senza distogliere lo sguardo dalla sua preda. Vincenzo Nardi aveva gli occhi spalancati dal terrore, teneva la bocca serrata, il suo cuore era vicino a gli ultimi battiti, si stava ghiacciando. Sperava fosse un incubo. Il sole stava calando velocemente. - Addio !! 


Alle ventuno e trenta, di quello stesso giorno, dovevo recarmi a casa di un certo Vincenzo Nardi, ex maresciallo dei Carabinieri, in pensione, da tanti anni amico di famiglia dei Donati, vive da solo, almeno dieci chilometri fuori dal paese, in una casa lungo la provinciale e distante da altri fabbricati. Silvia mi aveva detto di averlo incontrato, casualmente, due settimane prima. A casa mangiai qualcosa in fretta, per essere puntuale all’appuntamento. Presi le chiavi dell’auto percorsi una delle vie che porta fuori dal paese, alla mia destra una serie di villette tutte colorate, i pioppi scorrevano velocemente, il giorno, se ne stava andando. Adesso il paesaggio iniziava a mutare, procedevo lento, avevo la sensazione di essere seguito. La provinciale presentava alcune curve a gomito, in quel tratto, una certa angoscia iniziava ad assalirmi. Quando parcheggiai, l’auto che apparentemente mi seguiva, proseguì dritto e scomparve; ero davanti al numero trecentosettantanove. Le rughe sul mio volto iniziavano a distendersi, gli occhi riacquistavano serenità. C’era un cancello ed il citofono, il nome illeggibile, premei il pulsante in ottone. Mi accorsi che il cancello era socchiuso, emise un cigolio sinistro e doloroso, appena cercai di spingerlo, un silenzio gelido, nonostante facesse molto caldo, regnava in quel giardino. La facciata della casa, a pochi metri da me, era trascurata e scalcinata, non vedeva l’opera di un muratore chissà da quanti anni. Il sole, se ne era andato e la luce lo aveva seguito. 

Girai dietro la casa, con la speranza di vedere qualcuno o almeno una luce accesa, quel luogo appariva deserto, ma ero certo di non aver sbagliato indirizzo, al telefono la descrizione della casa, fattami dal Nardi, corrispondeva esattamente. Una piccola porta era completamente spalancata, pronunciai il nome del padrone di casa ad alta voce, ma non ebbi risposta. Pensai di aspettare qualche minuto. Poi decisi di entrare. 

Era tutto buio intorno, cercavo un interruttore per accendere almeno una lampadina, ero immerso nella oscurità più totale. Un sussulto dovuto ad un rumore improvviso mi inchiodò alla parete, dovevo calmarmi e pensare. Tornai fuori, la luce dei fari di un auto di passaggio, mi illuminò il percorso verso la mia auto, avrei preso una torcia. Tornai all’interno, ero in un piccolo locale adibito a lavanderia, un lavello in pietra ed un filo teso per stendere i panni ad asciugare, una caldaia apparentemente in disuso. Aldilà di una porta di legno vecchissima mi trovai nella cucina, il tavolo al centro era apparecchiato ed avvicinandomi compresi che il Signor Nardi aveva cenato lì poco prima. Non capivo perché non riuscissi ad accendere la luce. Percepii un movimento al piano superiore, il solaio era in tavole di legno, con due grandi travi in abete, che facevano da rompi tratto, il gelo mi assalì, ma non potevo permettermelo in quella circostanza, qualcuno era sicuramente presente, sentivo come strisciare, trascinarsi, iniziai a muovermi cercando la scala, lentissimamente e prestando attenzione ad ogni movimento, ero finito in un corridoio stretto e lungo, una finestrella su lo sfondo, con le imposte serrate, immaginai che alla fine del corridoio avrei trovato la rampa delle scale. Il gelo dentro di me, si era trasformato in sudore su la pelle, le gocce mi scendevano lungo le tempie, i miei occhi si fermavano dappertutto, su tutto quello, che la torcia riusciva ad illuminare, avvertivo che qualcuno fosse sempre più vicino a me, mi sentivo indifeso, trasparente, le mura erano gonfie di umido, quel corridoio pareva non finire mai, odori malsani, faticavo a respirare, il soffitto pareva abbassarsi, il caldo e l’umido la facevano da padroni, avrei voluto vomitare. Una rauca richiesta di aiuto, interruppe il fragore delle mie emozioni, trovai il coraggio di salire le scale, riverso sul pianerottolo giaceva un uomo, mi resi subito conto che le sue condizioni erano disperate, dal mio cellulare chiamai una autoambulanza pregando di avvisare anche i carabinieri. L’uomo presentava diverse ferite all’addome, nei pressi un coltello da cucina, insanguinato. Mormorava che aveva paura, di tutto e di tutti, parlava di ombre che vedeva intorno a lui, le poche parole gli uscivano dalle labbra come fumo, cercavo di farmi dire chi lo aveva ridotto così e quale fosse il suo nome, non parlava più, un sussulto, l’espressione del volto distorta, il ghigno del viso spaventoso, come la morte. Quando giunsero gli altri, non poterono che constatarne il decesso. Un’altra persona collegata a Silvia era stata uccisa, ero certo, che fosse così. 


“Quando di notte sogno quel giorno, vuol dire che devo uccidere. Non so se esco dalla porta o dalla finestra, voglio tenere gli occhi aperti, per vedere quale bestia ho ucciso. “


Elena, si guardò intorno, estasiata da quanto aveva letto,  bellissimo pensò.



E ricordando ancora i primi giorni, durante i quali si era conosciuti, prese un foglio bianco, la penna e scrisse di getto questo pensiero:


Un uomo ti stupisce perchè non lo aspettavi, è per questo che pensi, felice, che sia il momento giusto.

Quando smetti di pensare, quando riesci ad abbandonare le tue tristezze, quando smetti di essere distratta, eccolo che arriva, che entra nella tua vita e dentro di te, lo fa nel modo più naturale e semplice possibile. E ci resta anche quando non c'è.

Lo lasciò sul tavolo accanto ai fogli di Francesco.

Si aprì la luna, per versare il suo liquido incolore a terra. Francesco stava tornando dal lavoro, e non c'era atmosfera migliore perché i suoi pensieri fiorissero. I suoi petali notturni erano come il pelo di un lupo, arruffato e in attesa di fili che lo trascinassero verso un luogo indefinito, per sopravvivere. Ultimamente era solito accompagnare il proprio borsello con un blocco note, da utilizzare nel caso in cui gli fossero sopraggiunte idee da integrare nelle sue scritture. Pensò, fra sé e sé: "Ah, Luna, quanti mondi finiti nello spazio! Inudibili, intoccabili, irrecuperabili. Di me si è perso qualche pezzo, sciolto nel vento acido dell'universo, ma queste perdite vanno limitate. Spero che così sia tutto migliore". Effettivamente, il problema di Francesco era chiaro: aveva idee, pensieri, scorci di opere che invadevano la sua mente in ogni momento della giornata, persino mentre lavorava. Ciò lo preoccupava, dato che molte di queste scintille si univano al Sole e al suo tramonto, finendo in un fastoso cimitero. Fu anche questo a interrompere la sua voglia di scrivere, oltre al tempo da dedicare alla sua famiglia e al mondo del Capitale, re supremo del mondo. 

 Erano quasi le due di notte, quando egli rincasò dopo un'ora di straordinari. Elena era in procinto di coricarsi, quando udì la porta lamentare spensierata il proprio movimento. "Sono a casa amore! Scusa il ritardo" disse lui. "Bentornato caro, e non preoccuparti. Dev'essere stata una serata molto pesante, ti preparo qualc…" "No Ele, vai a dormire. Sgranocchio qualcosa al volo e dormo, non ti devi disturbare. Domattina alle 8:00 devi essere dalla bambina, non puoi restare ancora sveglia. I tuoi occhi poi la spaventerebbero!" rispose ridendo di gusto Francesco, che in quel periodo era particolarmente in vena di battute. "Hai ragione! Se non mi riposo a dovere, non farò una bellissima impressione alla mia assistita. Buonanotte amore, dormi bene". I due si baciarono, per poi l'una abbracciare il cuscino, l'altro aprire il frigo per procurarsi un po' di insalata. Mentre consumava il proprio pasto, lo sguardo cadde sui fogli che aveva lasciato lì vicino, e notò con stupore dell'inchiostro che non aveva versato. Leggendo ciò che Elena scrisse prima del suo ritorno, ebbe un lampo di benessere, era una delle poche volte in cui si sentì consapevole della propria fortuna, e di chi la curava ogni giorno, deviando la sua traiettoria da quella di scorie potenzialmente pericolose, che qualche volta riuscivano a colonizzare i pensieri dello scrittore. Gli venne l'idea di andare subito a ringraziare la sua amata per quelle parole, ma non aveva la minima intenzione di disturbare il suo sonno. 

"Come resta la luce che vediamo nel più cupo dei mondi, resteranno queste parole, impresse sul testamento delle nostre Menti, viaggiatrici e divoratrici di sensi" 

E andò a coricarsi di fianco all'altra mente, che con la propria forza opprimeva il sonno, in un duello vinto ancor prima dell'arrivo della stella cadente, cinque minuti dopo. Ma questo, purtroppo per loro, è stato visto solo dal narratore di questa storia, spirito evanescente.

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Profilo Autore: Alessio  

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Voluttuoso come una vongola verace in vacanza nella vasca di un vivaio dell'alto varesotto, volsi le mie voglie verso una vistosa villeggiante vestita in Versace , venuta in Versilia da Varsavia.
Vivacizzai l'evento con un vorticoso giro di valzer in una vecchia balera di Viareggio, in un vis-a-vis ravvicinato, poi, ritornando al tavolo,
tra un vermuth e un vol-au vent, appoggiai per sbaglio la mano in un vaso di violette dove si era annidata una vipera vigliacca la quale,  mi inoculo' il suo veleno, procurandomi una rara forma virale di varicella verrucosa!
Fortunatamente nel locale c'era un valente veterinario che mi curò velocemente con una sua speciale pomata a base di verdure sbiancate nella varechina e così, vivaddio, dopo una cenetta con vellutata alla valeriana, coda alla vaccinara e un buon vermentino vivace, mi risollevai come Vercingetorige verso i Visigoti e rivolsi allora le mie voglie verso altri versanti.
Cosi, vuoi per un mio velleitarismo virtuoso, vuoi per una mia predisposizione verso le vene varicose, mi dedicai vivamente alla pratica del volo a vela con l'aiuto di un valoroso veterano del volo su Vienna. Mi venne però il voltastomaco fino al venerdi
successivo e così, visto il mio viso bianco come una verza anemica, mi recai velocemente in via Visconti di Vimodrone da un noto visagista che, con un validissimo trattamento a base di lava vulcanica e Vov, mi fece rinascere come Venere dalle acque ! Evviva !
Veni, vidi, vici !
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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