Trastullandomi in un tetro tugurio di Tobruk con una trottola di tek della Tasmania, mentre giocavo a tressette con un trucido tirapiedi tedesco che trasportava tartarughe terrestri dell'isola di Tonga con un tir targato Trieste, mi trattenni dal trascendere nello scoprire che il tipaccio truccava le carte in tavola
così alzai i tacchi e mi tuffai in una topaia di taverna dove trangugiai tre calici di Traminer del Trentino,  una trentina di tapas al tabasco, un trancio di torta al timo e tamarindo e tre tazze di tisana al tarassaco di Transilvania!
Ciò mi procurò una tremenda tachicardia e un tragico travaso di bile che curai, su consiglio di un terapeuta di Treviso, con un trito di tuberi di topinambur, un trancio di tofu trattato alla tintura di telline del Tirreno in salsa tonnata e una tazzina di tè  tiepido al tiglio del Tigullio.
Trascorse tredici ore tornai forte come Tarzan, telefonai ad una tipa tutta tatuata conosciuta in tram sulla tratta tiburtina-testaccio e con il mio nuovo tandem in tungsteno,
color topo dei tombini, la trasportai  in un terreno di tulipani dove mi trattenni tete-a-tete teneramente una trentina di minuti, testando piacevolmente la mia nuova collezione di  sex-toy vinta a tombola durante una serata al teatro tenda del circo Togni insieme ad un ticket  omaggio per la tournée italiana di Tina Turner. .......tiè !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Era uno di quei pomeriggi autunnali ma miti, il vento accarezzava quei veli fiorati davanti le finestre e portava con sé l'odore dei ciclamini schiusi, nella tenera notte.
Camilla rientrata da poco dopo una mattinata intensa di lavoro si accingeva a riposare un po' sul divano, guardando un film...
Gli altri erano ognuno nella propria stanza e lei si godeva il silenzio, il suo amato silenzio.

Aveva un tormento dentro, radicato nell'anima, l'amore, quello della sua vita, quello che le aveva fatto perdere il controllo, la stabilità, quello che l'aveva portata in paradiso e scaraventata nell'abisso infernale più profondo.
Quell'amore che gli invadeva i pensieri, gli violentava l'anima costantemente e lei, doveva fingere, doveva ostentare, sempre più spesso, quella sicurezza fiera, oramai perduta, forse per sempre e, tirare il viso in una smorfia di sorriso, guardare avanti, coprendo quei suoi occhi ormai spenti,con occhiali sempre più scuri

Era destino .. si diceva, ripetendolo a se stessa .

Tutto sempre uguale, tutto da riscrivere, passo su passo, un dolore che sbiadiva alla luce di un neon colorato che illuminava, le vie di una statica e piena città.
Piena e vuota simultaneamente, libera e incatenata, incarcerata come lei, fra le pieghe, di in tempo che vuole fiorire, andarsene e poi morire.
Così si sentiva lei, morta dentro, uno zombi che andava avanti senza alcun entusiasmo, senza quel senso, il senso dell'amore, che tutto muove e, tutto ciò da quel maledetto giorno in cui le loro strade si svincolarono in direzioni opposte!

Si erano conosciuti per caso, un Foulard impigliatosi tra i sediolini di un pullman pieno di gente, un pullman che conosceva ogni segreto racchiuso nei respiri e sospiri di una disincantata Camilla, stretta in una morsa che ogni giorno la inghiottiva sempre più, imprigionandola in una quotidianità che le aveva rubato sogni e passioni.

Tommaso l'aveva addocchiata tempo addietro, le piaceva guardarla con la sua aria sognante persa in quello scenario che scorreva tra i vetri di quel vecchio bus.
Lui era un avvocato quarantacinquenne , sposato e più disincantato di lei, perso nelle sue insoddisfazioni personali ed intime.
Il sorriso di Camilla per lui era il sole in un dipinto di pioggia, la guardava, vedeva quelle smorfie che  il suo viso faceva senza manco accorgersene.
Quel Foulard gli diede l'occasione giusta per conoscerla, tutto si avvicendò in un attimo, sembrava uno di quei film romantici che fanno sognare.
Guance arrossate, sorrisi accennati, sguardi timidi e carezze che facevano rimbombare nell'aria i profumi di emozioni acerbe e di passioni adolescenziali, ma vissute con una consapevolezza che intimidiva il mondo.

Rumori e vapori, facevano da sipario, ad una guerra di sensazioni, pagine di vita scritte, su muri che origliavano quell'amore.

Poi le nubi, il buio, soffiò il vento del dolore, il silenzio inghiottí tutto.

Dovettero rinunciare a vivere per le innumerevoli responsabilità, per le scelte fatte in un tempo sbagliato!
Lui l'ultima volta che la fece sua tra quelle lenzuola che ormai desideravano il calore di quei corpi che s'incastravano, le lascio un biglietto con su scritto "Ti vengo a prendere dove ci siamo persi" e poi...

E poi sparì, dissolvendosi nella foschia di una sera  accennata, portandosi con sé il cuore di Camilla e lasciandogli il suo.

A lei, in quel solitario risveglio rimase quella macchia di colore, diventata parola urlante, uno scarabocchio che col tempo andava consumandosi.
Urla mute, sommerse che tacciono se non ascoltate...
Tutto camuffato da un tam tam quotidiano, tutto rinchiuso in un cassetto segreto anche quel biglietto sbiadito, tutto ad ossigenare un sogno che prima o poi lei era sicura si sarebbe realizzato.

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Profilo Autore: ...Io...❤️... Moronese Maria Angela  

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Avrei dovuto capirlo fin da che giocavo gattoni con il mio gattiger insieme al nostro supergattone Neve. Papà metteva il costume giallo-grigio con la scritta

C.F.S. da supereroe e alle prime luci 
usciva con un bacio e il passo lieve… per non svegliare me e la mamma, gatton gattoni fino al gatto delle nevi.

Lo seguiva Neve con agilità gattesca fin nel vialetto per guardarlo andare via. 
Poi rientrava dalla gattaiola. Un fragore come di saracinesca ci svegliò una

mattina… un trapestio, e da quel giorno non rientrò. 
Non sapemmo mai, ma il rigattiere in fondo alla strada giù all’angolo con Piazzetta Gattamelata

non mostrò più da allora in vetrina la sua preziosa mazzagatto sabauda a due canne.

Stavamo in alloggio da un ex gendarme al servizio di un magistrato, finito in gattabuia, un bugigattolo, ma poi papà fu trasferito tra Gattinara e Gattico.

E mi regalò gatto Mammone, spaventoso! Perché spelacchiato e monocolo, ma un gattino tanto dolce da render gattofilo anche il più elurofobico acrimonioso.

Qui abitavamo in una vecchia casa vicino a un prato di gattaie… quanti calci al pallone e pisolini all’ombra del grande gattice. E quanti tamagotchi ho fatto

morire con i miei modi adagini… 
Stavamo proprio bene, ma poi un giorno il capogatto di mamma! E la lunga degenza in ospedale. Anche lei non è più

rientrata. 
A papà offrirono il distaccamento a Lampedusa come ufficiale. Mi piacevano sia i gattinaresi che i gatticesi, così restai in vicolo Gatto.

Anche perché m’ero fatto degli amici e andavo al liceo “Giuseppe Tomasi”. Poi conobbi la tua mamma in ferie a Gatteo Mare, e vi piantammo radici.

Gatto Mammone si trasferì dal nonno perché lei soffriva di ailurofobia. Ma era anche una gattamorta, e una notte aggattonando ci lasciò da soli…

Ma oramai siamo gatteesi tu ed io. Ricordo ancora quegli occhi color laguna da gatta ci cova quando vide l’occhio di gatto col suo gatteggiamento, che le

donai. 
Ma tanto va la gatta al lardo che il mattino dopo non trovai più le sue cose. Avrei dovuto intuire, come ogni bagatto anche se solo degli arcani minori

del destino, che soffriva di gattipardismo, 
oppure no... dal primo giorno.

Dal long playng di Gatto Panceri nel giradischi alle hit parade 
di Oscar su musicassetta nel walkman.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Palpeggiando coi polpastrelli un piccolo pollo di peluche in un prato di papaveri nei pressi di un parco di pioppi intorno alla parrocchia di San Pancrazio, alla periferia di Pisa, mi punsi la punta del pollice con un pezzo di pentola a pressione che un passante aveva perso dopo un pic-nic a base di peperoni alla paprica e polenta alla piastra.
Mi portarono presto da un praticone che mi praticò una puntura di piramidone sulla punta del piede passandomi poi una pomata particolare di prugne e porri ripassata in padella con permanganato di potassio e passata di peli di puzzola mescolata con purè di prostata di pappagallo.
Purtroppo, però, il tipo mi chiese in pagamento solo pepite d'oro e azioni privilegiate della Pirelli Pneumatici.
Particolarmente piccato per questa paradossale proposta, lo percossi pesantemente con un paio di pugni sulla pancia in corrispondenza del piloro che, praticamente lo persuasero a lasciarmi perdere paventando conseguenze peggiori.
Passata questa penosa parentesi, per procurarmi
un più piacevole passatempo, su consiglio di un mio amico pompiere piuttosto palestrato e anche un po' pederasta, mi iscrissi prontamente ad un corso di pole-dance nella palestra "El pibe del pueblo" di un certo Pablo dove conobbi una piacente pulzella parecchio pettoruta e con un bel popò con la quale passai un pomeriggio piacevolmente piccante.
Poi me ne tornai nel mio pied-a-terre ai Parioli dove mi aspettava pazientemente il mio pitone Piter per l'ora della pappa a base di una particolarissima purea di pidocchi del Paranà, pappataci peniciosi della Papuasia e un pesto di semi di popone e pelle di polipo del Peloponneso pretrattato al pepe rosa... pace e pene,.... mmh,... bene !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Barcollando come un ballerino del Bolscioi affetto da disturbo bipolare, benché avessi bevuto diversi bicchieri di Barbera in un bar di Bordighera,tentai di balzare su una barchetta legata  ad una boa, per una battuta di pesca al barracuda.
Purtroppo, essendo i miei movimenti più lenti di un bradipo del Burundi, inciampai in una bitta e caddi in acqua come un babbeo bagnandomi il mio bomber di Balestra appena comprato su E-Bay.
Che brutta roba !
Dopo questa batosta, mi venne l'idea bizzarra di iscrivermi ad un corso di bondage tenuto da una ex bond-girl, caduta piuttosto in basso, nel retro di una birreria nei bassifondi di Bergamo bassa.
Pagai un paio di bigliettoni e così mi legarono e  appesero come una bresaola da stagionare ma poi si eclissarono e mi lasciarono lì come un baccalà !
Per farmi liberare urlai come un baritono alla prima della Boheme finché arrivò un barista un po' bevuto che, per togliermi da quella situazione, pretese in cambio il mio braccialetto in berillio e il mio orologio Bulova con il quadrante in bauxite più un buono per un soggiorno in un bed and breakfast di Bibione con escursione a  Burano in barca.
Dopo questa buggeratura, decisi di starmene buono buono e me ne andai ad un corso di meditazione presso il centro "Banzai" di un bonzo che sembrava un bronzo di Riace, che, e non sono bazzeccole, mi fece recuperare il buonumore tanto che portai il mio bisnonno Bertoldo nella balera "La bouganville" a ballare la "bachata" e la "Break-dance" dopo un paio di bicchieri di bourbon barricato e una bottiglia di Batida... una vera bomba !... che bamba però...!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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L'interiorizzazione semantica
pseudolessicale avulsa dal contesto
grammaticale compenetra una
radicalizzazione ortografica
protocollare nel percorso mediano
nel girone di calcio della Serie B.
È oltremodo acclarato che lo
sforamento parametrale sinottico
dell'intercapedine interstiziale
genuflessa si esaspera in un
obnubilamento di tipo cirriforme
isobarico apportando argomentazioni biocompatibili nel costrutto palingenetico
dell'ortodossia islamistica, di tipo copto, producendo gravi ripercussioni nell'animo già esasperato dei "sorcini" di Renato Zero!
Dunque, la spettacolarizzazione
degli eventi televisivi presocratici,
estrapolati da un contesto cantieristico forense lenticolare, provoca uno scardinamento biologico molecolare nella schiusa primaverile delle uova
della tartaruga "Caretta-caretta" con
la più totale disperazione del figlio
di Piero Angela che, in un momento
di debolezza aveva addirittura
progettato, insieme a Licia Colo',
una sorta di suicidio in diretta
per sensibilizzare al problema
l'opinione pubblica, con il lieto
fine di una comparsata di entrambi
a "Porta a porta" da Bruno Vespa
con il plastico in scala ridotta della
"Fossa delle Marianne"!
Oh, cacchio !
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Indispettito come un indisponente
impiegato di un'impresa informatica
di Ivrea, intollerabilmente incline
all'insubordinazione più ignobile,
mi intrufolai in un istituto di
investigazioni con l'intendimento
di indagare sull'incidente incredibile
di un imberbe ispettore indonesiano
irretito in un increscioso intrigo
internazionale.
Inviai allora una illustrazione
intonsa ad un imbianchino ivoriano
incaricandolo di implementare un
ingranaggio di acciaio inox in un
inclinometro industriale indipendentemente dalla sua
iniziale intolleranza alle iniezioni
di acido ialuronico nella parte inferiore dell'inguine.
Inventai inoltre un'interessante
imbottitura per gli interni di un igloo
con un intreccio di isomeri ialini
invitando all'inaugurazione gli
indimenticabili Intillimani con
l'imperativo di non inneggiare
inutilmente all'indipendenza
degli Indios, già imbestialiti
per un'incresciosa ingerenza
nelle loro più insondabili intimità.
Infine mi incontrai con un incanutito
imbalsamatore di iguane indocinesi
incazzato come una iena jemenita
per avere ingerito inavvertitamente
un improbabile intruglio all'"Indian Bar" nell'Idaho, iniziando così una
interminabile causa internazionale
con un infame infanticida dell'Illinois
irrimediabilmente infatuato di
Indiana Jones!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Mi manca il tuo approccio pratico alla vita.
"C'è sempre una soluzione", mi dicevi mentre ascoltavi i miei drammi, poi ti accendevi una canna alla finestra di cucina.
"Devi trovare uno come me" scherzavi.

Il giorno in cui nacque tuo figlio mi sei venuto a prendere lo stesso per portarmi a lavoro, come se fosse un appuntamento al quale non potevi mancare.
In macchina ascoltavo il tuo racconto: l'attesa, la tensione, poi l'arrivo di Carlo. Assorbivo tutta la tua fatica, tutta la tua felicità, avevo le palpitazioni per una storia la cui fine era scontata.
Alla guida ripetevi, quasi tra te e te :"Deve essere lei" .. e io guardando la strada ti dicevo che sì, era lei la donna della tua vita, era tua, l'avevi trovata.

Ti ho sempre capito, e tu hai sempre capito me.

Al momento di partire, mi hai detto che ci saremo rivisti, poi mi hai abbracciato e sollevandomi mi hai fatto girare per tutta la sala.

Mi manchi amico mio.

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Profilo Autore: Idalì  

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Buongiorno Italia
con la carie ai denti/
con dei politici un po' deficienti/
col cellulare sempre
nella mano destra /
e quattro salti al suono
di un'orchestra /

Buongiorno Italia devo dire basta
a tutti quelli che han le mani in pasta/
ai falsi invalidi ed ai furbetti che al mattino
si fan timbrare ancora il cartellino /

Buongiorno Italia, dammi un po' di "maria"
che mi è venuta la malinconia/
amore della zia... è ora di darla via/

Lasciatemi trombare
con il pisello in mano/
lasciatemi sfogare che
già c'ho il crampo ad una mano/

lasciatemi cantare
sono incazzato nero/
proprio non ci voleva
... anche la legge Fornero/

Buongiorno Italia
son già più contento/
che hanno inventato
anche la quota cento/
son strafelice e manderò un po' di fax
a tutti quelli che hanno la flat tax/

Buongiorno Italia
e basta con sta Tav/
qui ci vorrebbe un po' più
"peace and love" /
E basta spreco di milioni
dai ragazzi...siamo stufi /
ma che due coglioni !

Buongiorno Italia
buongiorno Maria/
non ti scordare che ci sono anch'io /
buongiorno zio
e anche al pulcino Pio/

...lasciatemi cantare...
la la la la lallallero... /
... che qui il futuro ormai
... lo vedo molto nero... /
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Accade che qualcuno vestito di abiti antichi, luccicante di sorrisi e tenerezza tra l'oro caldo di lampade ad olio e vecchie, racconti meravigliose storie di regni fiabeschi. Qualcuno che non appartiene a questa epoca. Qualcuno…

Nessuno fuori dalla piccola stazione dei pullman nella frenesia si accorge di un sorriso nascosto che guarda fuori dal finestrino… forse immagina che l’autobus viaggerà fin dove qualcuno l’aspetta. Fin dove sa già che non andrà mai. Finché non si ferma.

I passeggeri scendono in maniera convulsa, chi con la testa nel giornale, i più con lo smartphone in mano. Due ragazzini con lo zucchero filato fanno a gara per fare i cerchi nell’acqua, e ci fanno queste nuvole che stanotte non vogliono smettere di piovere. Un altro salta nella pozzanghera e il padre lo sgrida. Lei li guarda e pensa che è così che si smette di essere bambini.

Un uomo stretto nell’impermeabile si avvicina ad una piccola pozza senza paura di sporcarsi, e da sotto il cappello giocandoci dentro riesce pure a vederci il cielo.

Forse i problemi di questa nostra epoca sono iniziati quando abbiamo smesso di saltare nelle pozzanghere e ci siamo preoccupati di non bagnarci i piedi, sembra pensare ancora lei dietro un sorriso ora appena abbozzato in un tailleur anche lui abbozzato che fa quasi tenerezza.

Il temporale di quella notte non cessò finchè alla luce intermittente del vecchio lampione dietro la panchina della stazione le ombre sorridenti dell’uno e dell’altra non si unirono nella meraviglia di un abbraccio. Lei chiuse gli occhi solo l’istante di dire <Non mi lasciare…>, e le sembrò di vedere l’ombra di quella goccia che stringendosi al cuore strattona. E grida. Sopra la panchina sulla pagina della cronaca scritto a cera lesse a fatica “Una lacrima di pioggia dal sorriso di una nuvola, tu sei così. E io

appartengo alle fiabe”. Asciugò il viso con la manica del tailleur, e si accorse per caso della data del giornale 14 APRILE 1967. Sembrava non capire. Solo pochi giorni prima nel giardino fiabesco della sua casa di città augurava un buon inizio anno 2019 mentre sapeva che non avrebbe rivisto per un po’ affetti e amici…

Ma tutti questi anni, e nel passato… Era partita alla volta del piccolo paesino affascinata dalla leggenda Degli origami che aveva letto da qualche parte… di un uomo così innamorato di una sconosciuta da scrivere versi su foglietti di carta piegati e metterli ogni notte di pioggia nello scolo dell’acqua piovana.

Con la speranza di raggiungerle il cuore.

Nella sua stanza sulla poltrona del nonno una signora bionda col gatto al collo si strofina la schiena dolorante,  e sussurra  <…poco importa se bruciano un po’ le ali>.

Stringe un libro, e continua a leggere… Lei deve riprendere il suo posto al finestrino, fin dove sa già che non andrà mai. E lui è così, appartiene alla poesia...

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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