Sei una razza alla terza guerra
vestito come tende a pacchetto,
dipingi l’attimo,
le camionette che s’infilano nelle cicatrici
col sangue rappreso sui teli sabbiati.
L’amore si dissolve
quando ti spaccano le dita.
Pensi a quel cortile
per alleviare le correzioni
o quando le stringevi il pollice sul 45° parallelo:
fra tratti di pelle e illusioni
ardevi.
Ti spingono nel cesto,
vogliono poco cervello e gambe corte,
soppesi il gelido da quando sei sgorgato dalla bottiglia
e mentre rotoli non sei bravo,
ma taci sulle ossa.
Lei ti parlava di un’astronave
anche non sapendo dove finire,
tu eri rapito dalla peluria nasale
e dalle modifiche del tornado.
C’è una telecamera fissa sui resti
di una corrida e Masaniello,
nessun limite ai dialoghi opposti:
fossero spiccioli, sarebbero uniti.
La tua poesia è metafisica,
però fai troppe congetture sulla sua figa,
chi muore?
Loro mai, se danno colpe.
