Sei una razza alla terza guerra

vestito come tende a pacchetto,

dipingi l’attimo,

le camionette che s’infilano nelle cicatrici

col sangue rappreso sui teli sabbiati.

L’amore si dissolve

quando ti spaccano le dita.

 

Pensi a quel cortile

 per alleviare le correzioni

o quando  le stringevi il pollice sul 45° parallelo:

fra tratti di pelle e illusioni

ardevi.

 

Ti spingono nel cesto,

vogliono poco cervello e gambe corte,

soppesi il gelido da quando sei sgorgato dalla bottiglia

e mentre rotoli non sei bravo,

ma taci sulle ossa.

 

Lei ti parlava di un’astronave

anche non sapendo dove finire,

tu eri rapito dalla peluria nasale

e dalle modifiche del tornado.

 

C’è una telecamera fissa sui resti

di una corrida e Masaniello,

nessun limite ai dialoghi opposti:

fossero spiccioli, sarebbero uniti.

 

La tua poesia è metafisica,

però fai troppe congetture sulla sua figa,

chi muore?

Loro mai, se danno colpe.

 

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Profilo Autore: dario moletti  

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