induce a cercar una salvezza
se la cerchi e non la trovi ti rimane il dolore
quel dolore che desideri sterminare
eliminarlo dal tempo che rimane
come pezzi di pane rappresi
vedendo il sole addormentato
tu lo osservi, preoccupata
stressata dai giorni di misere
sensazioni. Cupe si prodigano
a rincoquistare l'alba. Gelata
riserva un po' di emozione
tutta quanta rammenta la vita
fermata ad un angolo di strada
impolverata che prosegue
ma non distoglie lo sguardo
da chi fa resistenza ad una richiesta
che conferma al vento un passaggio
ingarbugliato che non scorge
la luce, ove esserci, dovrebbe
Erano tempi poveri,
erano tempi difficili...
Erano tempi,
comunque belli...
Si viveva
la casa in due stanze.
Si dormiva
nello stesso letto
in entrambi i versi.
Si sentiva il calore
della famiglia.
Ero un ragazzino...
Consumavo quel poco
che la tavola offriva
ed ero soddisfatto.
Ero consapevole che qualcuno
si era privato
per lasciare a me il meglio...
Ero felice così
e non chiedevo di più.
Affidavo ai sogni
i desideri che giudicavo
non realizzabili.
Erano tempi...
Tempi remoti....
Stan tornando quei tempi...
Spero non facciano soffrire...
Ce la faremo!...
Tre parole apparentemente semplici,
ma che ci hanno resi, visti, sempre più complici
legati da un fil di voce,
caldo bisbiglio tra freddi telefoni.
Complici nel parlarci, nel raccontarci,
nell’incoraggiarci,
ancor più nel viverci…
completamente…intensamente
nel più profondo nell’intimo nostro.
Ce la faremo!...
E ogni timore, ogni dubbio si dissipava
lasciando ogni volta più spazio
a un reciproco passionale star bene
fissato in languidi sguardi,
firma indelebili su cuori sempre più incrociati.
Quante frasi terminate così
dopo confidati sogni, affidate speranze
l’uno all’altra, e viceversa.
Ce la faremo!...
Certo che sì!
E il sostenerci ci ha resi
giorno dopo giorno, notte dopo notte,
guerrieri inarrestabili, inattaccabili
di battaglie nel realizzare i nostri progetti.
E ci ritroveremo vincitori
nuovamente occhi negli occhi
sorrisi che rispondono a sorrisi
risate che suonano con altre risate
a cantare l’inno della nostra vittoria:
“Finalmente…ce l’abbiamo fatta!”
tante parole tra noi,
sarebbero sprecate
e buttate nel vento!
Noi, non abbiamo bisogno
di futilità ma di sola essenza
per stravolgerci di passione,
non abbiamo bisogno
di guardarci negli occhi
per riscoprirci innamorati,
ma abbiamo bisogno
solo di esplorarci
per conquistare ogni angolo
di pelle nascosta
ai nostri occhi
ogni volta, sempre,
in maniera diversa.
Noi, non abbiamo bisogno
di giurarci amore eterno,
ma solo di vivere
momenti intensi.
Non abbiamo bisogno
che di noi stessi
nel completarci
in quella parte mancante,
dove i nostri cuori disperatamente anelano pienezza nell'aversi
senza riserve!
Noi, non abbiamo bisogno
di illusioni per nutrire
il nostro cuore,
ma solo della nostra vita
che ci porta dove
non programmiamo.
Non abbiamo bisogno
di essere sulla sulla luna
e confonderci tra le stelle
per sentirci delle celebrità,
poiché siamo noi magia,
e ne abbiamo bisogno,
bisogno per alimentare
incessantemente
la nostra vita di solo amore
che ci unisce e ci completa,
come il plasma nel corpo!
senza pensare
mio grande amore
Insieme proveremo a navigare
l’oblio tormentoso
di questo mare,
incognite burrasche di vita
sapremo insieme
noi acquietare.
Il nostro destino
all’unisono diventare
espressione d’essenza d’anima
desiderosa di imparare
a camminare
con lo stesso passo,
intersecando il cuore
tra le dita, tesseremo
trame oltre il nostro tempo.
quale ultima cosa io starò facendo?
Sarò forse nella mia cucina,
attento agli spaghetti al dente
ovvero, chissà, me ne starò andando
verso l’ultima riva che ricordo
a parlar di venti, esche e maree
col mio amico pescatore,
quello stesso dei vent'anni,
vecchio sì ma a piedi nudi,
calli sulle mani grandi,
con l’azzurro dentro gli occhi.
E se fossi, invece, a letto,
con lei, sdraiata di traverso,
confuso come solo io so essere,
felice nell’amore che guadagno?
E se fossi, sempre a letto,
é proprio il caso di dire,
come un vero baccalà,
come un vero moribondo?
Cosa guarderò
in quegli istanti lunghi un anno?
Il bianco quasi bianco del soffitto
o l’orologio che cammina ancora?
Cos’è che ascolterò,
i battiti del cuore a stento
o barzellette per tenermi sveglio?
Cos’è che odorerò,
chemioterapici e analgesici
o tracce di Chanel numero 5?
Cos’è che mangerò,
pastina in brodo e formaggino
o creme di pistacchio e cioccolata?
A cosa penserò,
agli affetti che la “morte” taglierà
o a quelli che porterò con me?
Cosa sognerò
in quegli istanti lunghi un anno?
La vita che vorrò riprendermi
o... “quella”?
all'arrivo di un treno che fischia
sguardi verso l'orizzonte, perpetuo
dolore continuo nell'estasi del mondo
turbato dall'anima in movimento
Ami il buio, lo circondi stringendolo forte
senti che devi proteggerlo. A costo di ucciderti
fissi il fuoco. Ti fai illuminare da lui
e con gli occhi lo accarezzi. Fino all'ultima fiamma
indolenzita si bruciano le ceneri. Ardono alzandosi
Contemplandole, la pace ti cerca. Sei lì, con lei,
vuoi farla tua, sentirla addosso, scacciando diavoli folli
colmi di rabbia mentendo pure a se stessi.
Tutti li abbandonano, disperati si arrampicano alle facciate
pitturate d'amore, pennellandole col nero
Impazziscono facendosi da scudo
dimagrendo fino a sparire
seguite, dalla spira sul mare
il tuo persuasivo tocco di mani,
mi spoglia dell’ultimo velo di pudore
che soccombe al tuo esplorare
l’intima mia pelle
per vestire la carne
di spasmodica lussuria,
mentre la spinta inarca
in sanguigna bramosia
che soffoca la ragione
con scoppio d’amore.
ci ostentiamo al creato,
negando al proprio cuore
il bisogno di essere amato.
Nessun ostacolo
ci può impedire di sciogliere
la magia indissolubile,
affine entità,
che lega le nostre anime
a un filo invisibile.
Palese è, il nostro cercarci,
spingendo con un alito di vento,
il destino...
Mai dare per scontata la vita
perché d’improvviso,
ti fa rinascere in una nuova sfida;
l'amore.
che tutte queste fiamme
di cristallo
saranno solo
un ricordo.
Arriverà improvviso...
squarcerà il cielo
e cadranno
pezzi di nuvole
sui sentieri solitari.
Arriverà il giorno
che incontrerà la notte...
e senza paura
si fermerà ad inseguire
il suono
della tua voce
ormai lontana.
mi ritrovo la strada funestata,
il mio occhio viene improvvisamente rapito,
da un manifesto che degli altri è meno ingiallito.
In principio il solito copia e incolla,
mentre la carta profuma ancora di colla,
nel leggere ' E' venuto a mancare',
il mio occhio in grassetto il nome va a scovare.
Oh mio Dio , è morto Alfredo!
non è possibile non ci credo.
L'ho incontrato proprio l'altro giorno,
eravamo insieme a far la fila al forno.
L'ho visto tranquillo con inceder spedito,
mi ha salutato cordiale e con fare ardito,
odo intanto le tristi campane,
che da me non sono molto lontane.
La messa in suffragio finirà tra qualche minuto,
mi affretto per dare al defunto l'ultimo saluto,
la chiesa è assai gremita,
la sacra funzione quasi finita.
La bara in mogano sta per esser issata,
la gente pian piano fuori ora si è accalcata,
La salma è seguita dalla moglie e dalla figliuola,
quest'ultima la conosco bene perché venne con me a scuola.
Mi ritrovo dentro il solito rituale,
i miei e gli altri occhi che puntano la navata centrale,
fuori intanto un'auto oblunga regna la scena,
un brivido sento attraversare la mia schiena.
Si apre il lucente portellone nero,
il vano è pronto ad accogliere il nuovo passeggero,
il silenzio da un lungo applauso è preceduto,
del resto Alfredo era da tutti ben voluto.
Una nuova vedova accarezza il legno lucido,
poi la mano torna indietro con fare placido,
sul mezzo funebre sale il nocchiero,
che lento pede andrà verso il cimitero.
La folla intanto si dirada,
ognuno riprende la propria strada,
io mesto me ne ritorno nella mia abitazione,
dove mi raccolgo per qualche riflessione.
Chissà magari sarà oggetto di un altro scritto,
per ora in segno di lutto mi taccio e rimango zitto.
lasciandoci orfani della tua attesa,
facendoci inseguire il prospetto del tuo riflesso
tra film d’autore, nelle lacrime di un cielo
che sprigiona alluvioni di dolori,
tra profumi di campi in fiore
calpestati dal rumoroso silenzio,
tra sguardi abbassati di ali spezzate,
tra sogni spenti e metamorfosi di vite.
Non puoi ancora indugiare il tuo ritorno,
non puoi permettere, che il tuo nome vibri
su bocche che ti usano per rendersi belle,
ungendo, il tuo potere dolce e sempre elegante.
Si è smarrito il tempio del tuo raccolto
tra nuvole di fango, che impediscono
l’assaporare il piacere del viverti
nel tuo azzurro splendore caldo di sole.
Ostentate la ragione e la ribellione,
Giustizia tace e langue e
Tace repressa nell'affanno
dell’ipocrisia e del buonismo
d' occasione.
Torna a splendere pura forza leale
affinché dal ciarpame tu possa ancora
far nascere il tuo fior di Loto più bello.
Dove sei stato…









