prova costume fatta...
Perfetto, allora suvvia
si va sul palco!!!
E tu sei andata...
In silenzio te ne sei andata...
Ma il sipario non è calato,
chiuso sì, però non serrato;
pronto a riaprirsi per raccontare
ancora la storia
della nostra bizzarra amicizia
tra poesia e prosa
risa e gioia.
Noi personaggi narranti
di persone raggianti
nell'incontro d'ogni giorno
per confidarsi, confrontarsi,
legarsi...
Epoche diverse le nostre,
ma unite da passione
per il divertirsi e il divertire
in originale ilarità,
rara particolarità
in un periodo buio.
Pubblico in delirio
per due pazzarelle come noi
sempre pronte a far
l'una da spalla all'altra
in siparietti simpatici
ad ogni passante...
Te ne sei andata
e senza avvisare,
senza salutare il nostro...
il tuo pubblico.
Te ne sei andata
portando con te
un pezzo di me.
Però anche adesso
che so che non ti rivedrò
ti saluto non con un addio,
ma come ho sempre fatto...
A domani Annarè e non far tardi
così racconto prima a te
cosa la vita ha tenuto
in serbo per me...
Ciao Annarè!
tra le stelle dell'universo invento il tuo destino
disegnandolo con il respiro di chi ti ha preso
mettendoti in salvo.
Ti ha portato con sè
ne sentiva il bisogno pensando
che tu potessi liberarla
da quelle dicerie strampalate
quante dette per ferire
mentre tu, già soffrivi
Il suo modo di parlare
di fare non ti piaceva
pensava di essere al centro
del mondo, quel mondo
dentro sogni sognati
facendoli diventare reali
Si accaniva se non lo diventavano
e ti portavano a dubitare
che forse non era quello che disse
in un tempo remoto
tutto suo dai vestiti lavati e stirati
sfuggendo da un involucro di carta
pesta, che avvolgeva misteri
non sapeva chi era, fingendo di sapere
dov'era la casa, dove era nato
quando le voci assenti, meditavano
proseguendo il cammino
Ed ancora si chiude in crisalidi di schiuma
Che la luce che la abbaglia non la vuole più vedere
Quella conchiglia che ti misi nella chioma
Ma che cade e si richiude inghiottita dall'oceano
Quella stessa terra crespa che si spacca nell'estate
E le fronde come chiome che arricchiscono i sentieri
I suoi fiori, rosso cremisi
Su strade martoriate
Che già da bambino faticavo a attraversare
Che n'è stato di quel fiume
In quello stato senza nome
Che era il nostro amore?
Così limpido e abbondante
Ma ora secco e prosciugato
E di quel blu sopra di noi?
Non sembra più lo stesso cielo
Delle sere vuote che esondavo di lacrime
Formanti fiumi fruscianti di scemenze e fantasie
Ove tu apparivi
E sussurravi: scivola
Ed è subito lì che varcavo nei miei sogni
E sì, sognavo
E sì, scivolavo
Scivolavo su quel sadico argine seccato
Che graffiava la mia pelle e mi faceva martoriato
Prendi la mia mano, fluttua tra le stelle
Corriamo nella valle, coglierò un tulipano
Non sarai più sola, ti accompagnerò alla meta
Non sarò più solo, tu sarai la mia vita
E allora saliremo
E da lì vedremo il cielo
Ti stringerò a me
E sarò completo
E poi mi sveglierò
Dal sogno in cui ero
E tra le lacrime dipingerò un sorriso
che governa il suono dell'appartamento,
la forma è per tutti quasi uguale,
serve per lo più a cambiar canale.
I numeri appaiono in successione,
su di essi con l'indice si fa pressione,
di solito chi lo tiene in mano,
è comodamente seduto sul divano.
Costui scorre i programmi con sufficienza,
evitando quelli al limite della demenza,
non è facile questa impresa,
il cavo della TV andrebbe tolto dalla presa.
Ecco spiegata la sua vera funzione,
cambiare canale senza alcuna esitazione,
è un compagno di vita che con pazienza,
ti fa stare a posto con la coscienza.
lanciato come un amo
in un’anima in burrasca
ed essa stessa
è già catturata.
Come onde su scogli
il cuor suo batte.
Come vento sui monti
la sua mente tra querce.
Sei giunto
come Tsunami
portando
dolce distruzione
di muri battenti.
Abile distruttore
di ferree barriere
innalzate con fatica
a protezione
di una vita ferita.
Bruciante di desiderio
disarmante d’ogni scudo
l’anima mia in te
ha trovato ardente ristoro.
ti fan ricordare di quanto tempo è passato
e rimosso dalla mente poi a momenti
che hai vissuto davvero nell'orologio che si è fermato
per lungo periodo scrutandoti come un alieno
non tanto comprensivo che poco capisce
la nostalgia, insensibile al dolore che si prova
infischiandosene proprio. Non si cura
di quel che si prova di come puoi stare
E' verissimo che la vita è un girotondo
tornando dove ci ha fatto nascere
posandoci lì, addormentandoci
quindi non arrabbiarsi se ci fa pensare
agli anni trascorsi però un pò delicatezza
servirebbe per sorridere di più
ai silenzi speranzosi
“Le persone che possiedono un mio quadro non comprendono bene che cosa hanno. Ogni quadro è una fiala piena del mio sangue. E’ con quella che l’ho fatto.”
(Pablo Picasso)
La vera libertà,
la fine dell'illusione:
dove la schizofrenia
si perde nel sonno
dell’inquietudine
-della nostalgia-
E poi il mare
(40 anni
dopo
il
prima
della collina)
e a troppi pochi metri
dall’ombra della montagna.
Ho fermato la paura negli occhi
(mentre attraversavo il ponte)
per seguire lungo la strada
che portava al conforto:
alla madre che nutre
il popolo del libro.
Ho visto il santo
e il demone.
Vecchie
mucche
senza più latte
strizzare il polso destro
alla pigrizia della sposa
e regalare cieli tiepidi
a ladri gentiluomini.
La guerra è finita,
il marito dissolto
e il bestiame
ridisceso
sotto
la luce
abituale
della luna.
Non si può
dormire qui,
troppe spie
piangono
il male
che
mi
hanno
appena fatto.
Troppi uomini codardi
stazionano con la schiena curva
rivolta alle memorie dello specchio
(seguendo l’esempio del maestro
come fossero un loro frattale).
Le mani vuote, i piedi nudi
-gli occhi spenti-
Resterò qui,
immobile
come
un
esperimento fallito,
sveglio come un fedele illuso.
E vivrò pulito in circostanze difficili
-di fronte al sole che sta nascendo-
-intriso di materia planetaria-
-imbevuto dei soliti sogni-
Il sangue non manca,
il silenzio è calato
e sono solo:
si può
fare
-arte-
adesso
########
a pronunciarla non sentirai mai male,
da Villa , Barbarossa e Cutugno decantata,
descritta come una Madonna Immacolata.
Da te è facile trovare ispirazione,
se potessi scriverei uno Zibaldone,
ma i caratteri qui son contati,
i miei versi devono essere smorzati.
Va da sè che questo non significa niente,
la mano del cuore si muove ugualmente,
accarezza la tua figura silente,
sfiorandoti diafana delicatamente.
Auguri per questo giorno a te intitolato,
che ogni anno arriva per me inaspettato.
sperando che questa seconda domenica di Maggio,
sia per te piacevole come le pere con il formaggio.
ti vestirà di protezione,
ti armerà di coraggio.
Mano nella mano
ti accompagnerà
nel cammino della vita.
Albero sempreverde
ti donerà ogni suo fiore, ogni sua foglia;
senza esitare per te si spoglierà d’ogni frutto.
Sorgente inesauribile
mai smetterà di sgorgare
freschi zampilli per dissetarti.
Mare ondoso giungerà
per placare come dolce culla ogni turbamento,
accorrerà a cicatrizzare ogni ferita.
Come radici nascoste terrà per sé
stanchezza e preoccupazioni
mostrandoti solo radiosi sorrisi.
Di tua madre vedrai sempre
forza e determinazione,
luce e splendore.
Sarà la primavera
che farà sbocciare
amori e amicizie.
Sarà l’estate
che metterà fine
a gelidi momenti.
Tu, figlio sempre in fasce sarai
per lei Madre sempre pronta
ad accendere focolai di sogni.
Prendetevi tempo
non restatene schiavi.
Posate le stelle
il sole, la pioggia
il vento, la luna
… e le chimere.
Gli elogi posate.
Posate commenti
eloquenti spergiuri.
Posate astio e fastidio
fasti, gloria e narciso
è peso eccessivo.
Gli occhi posate
che rubini rimasti
sappiano cogliere
migliori tesori.
A fondo spingano
inconsueti versi
in serafini cantoni.
Per versi io piango
di poco sorriso
raro di pancia
tra versi in cui rido.
Leviamo catene
parentesi tonde
quadre, graffe
circuiti chiusi
di verità circuite
ché la voglia
è di volare.
Prendete posate
… e banchettiamo.





