Il dubbio
Come poteva essere il domani …
se la scelta è nel passato e
il dubbio nell’oggi persegue.
L’età non educa il dubbio,
lo trasforma in conoscenza e riflessione,
che nell’attesa la consapevolezza insegue.
L’uomo non riflette
perché la scelta è
il mai agire nell’eludere la decisione.
Ma aspettare nel limbo è tormento
per colui che non riesce a decidere.
Chi per motivi insufficienti si contenta,
inattivo rimane il pericolo dell’errore
sulla via da intraprendere.
Fiducioso è colui
che la fiducia in se stesso ripone.
pecché sapesse sempe truvà 'o justo verzo.
Ncopp'ô vraccio 'e n'arbero comm'a n'angioletto,
te cantasse na canzona pigliann'o do di petto.
M'appresentasse a tte cu 'e ppiumme ggialle,
pe te dà nu vaso ncopp'a vocca toja 'e curallo.
Vulanno, zumpettianno te desse nu murzillo,
senza te fa male...ncopp'ô naso pezzerillo.
Mentre tu m'allungasse quacche mmullechella
te desse nu vasillo ncopp'ê mmanelle belle.
Si fosse na cardillo cinguettannete ammore,
te cantass'e ccanzone c'aggio scritto c''o core.
Si fosse nu cardillo che mme firass'e cumbinà:
cu mmurzille e vvasille te facess'annammurà.
Oltre lo specchio
lo sguardo raccoglie fantasie ,
un rossetto bordeaux,
poca cipria alle guance,
un filo di eye-liner
ad inventarsi festa.
Un soffio e… ed è carezza .
Giugno
con la luna agli occhi
cinquantaquattro stelle
a farmi compagnia.
Una ,due ,tre,
in lontananza il mare ,
e a matita un bacio .
Facendoti perdere il sorriso,
Ti sforzi di trovare una soluzione
Ma ti ritrovi in una gran confusione.
Cerchi aiuto nei libri di scuola,
Ma nessuna risposta ti consola,
Prendi pure una vecchia enciclopedia,
Ma l'enigma rimane e non va via.
Non chiedo supporto a un professore,
Mi manderebbe senz'altro dal dottore,
Mi rivolgerò a qualche erudito lettore,
Che nell'aiutarmi potrebbe esser fautore.
La domanda che mi affligge è complessa,
La mia mente invoca risposta genuflessa,
Se mille kg di tonno sono una tonnellata,
Perché mille kg di marmo non fanno una marmellata?
ho creato un bel giardino.
Non sporcato da cartacce
o inutili fronzoli.
Arredato da rosario e sacre icone
Sempreverde e puro;
innaffiato dai palpiti del cuore.
Un angioletto ti scaccia la noia,
modulando stupende armonie
ultraterrene.
Non vi soffia il vento dell'acredine.
Ogni filo d'erba
profuma di misericordia.
Tutti i capelli bianchi
non intaccano la memoria.
Il giardinetto
è pietra miliare
della tua storia.
il brusio della sera,
le piante di basilico sui davanzali
e il loro profumo per l'aree leggera.
L'opprimente canicola del meriggio,
l'afa soffocante del pomeriggio,
la fastidiosa mosca del mattino
e il ronzante moscerino.
La gioventù si sparge, si corteggia
aspetta il primo amore, il primo bacio sotto il sole.
Si esce sereni e leggeri,
non c'è scuola, niente pensieri.
E nella remota campagna sta chinato il contadino,
che lavora l'arida e bruciata terra.
Solo nella natura,
di tutti quei divertimenti non si cura,
per lui é la stagione del duro lavoro,
non c'è riposo, non c'è ristoro.
In questa calura, io penso a te
dolce fanciulla,
niente mi dà pace,
né divertimento alcuno mi trastulla,
poiché senza te non c'è gioia,
senza te tutto é noia,
senza te é apatia,
un'insana malinconia.
Sto, pertanto, come quel contadino,
assorto nel caldo di luglio.
Per noi non c'è festa,
non é una bella stagione codesta.
Estate di nostalgia,
finale di un capitolo di vita andata via,
che non tornerà più.
torno a casa da tutti loro,
ci si diverte insieme a cena,
sembra andar via ogni pena.
Tra una cotoletta e una frittata,
ognuno racconta la propria giornata,
di risate ne facciamo in abbondanza,
riecheggiano gioiose in tutta la stanza.
La condivisione del pasto è quasi al finale,
così come la birra nel mio boccale,
un bel dolcino per ben finire,
un pò di Tv e poi tutti a dormire.
Il mio pigiama ho già indossato,
il mio letto mi attende immacolato,
e proprio quando alla fine giunge la sera,
perdo il sorriso togliendo la dentiera.
e romantica passione
convergono in un solo punto:
siamo un solo corpo
e una sola anima.
Lo leggo nei tuoi occhi,
neri e vellutati.
Assaporo lo sguardo
serafico
di donna mite e pugnace.
Desidero gustare la bellezza,
per adorare l'agonia
di una esistenza terrena.
un arbitro seduto senza fischietto,
tutti gli occhi su una tonda palla,
che alla vista si presenta gialla.
Sia su terra sia su cemento,
essa è in forte movimento,
tra un diritto e una smorzata,
con arguzia va indirizzata.
Un nastro bianco tra i contendenti,
alto poco meno di un metro e venti,
quando per sbaglio si prende la rete,
per le imprecazioni portati un prete.
Per i punti occorre un pallottoliere,
meglio se presente anche un ragioniere,
tanta fatica si fa con il braccio,
mitigata alla fine con caldo un abbraccio.
Allora le regole son elencate!
quindi ancora seduti che ci fate?
prendete in mano la racchetta,
e andate a giocarci in tutta fretta.
che l'estate era esplosa,
poiché la sua luce abbacinante investiva ogni cosa.
L'aria profumava di frutti e di fiori,
i campi emanavano mille colori,
le cicale cantavano i loro amori.
L'atmosfera era rarefatta,
placida come le acque stagnati,
i nostri occhi giovani eran sognanti.
Canti soavi di uccelli variopinti
si udivan distinti in ogni luogo,
il caldo era rovente,
ogni superficie faceva bollente.
Non me ne accorsi prima
perché troppo impegnato
a lavorare, troppo per poter osservare
che il tempo cambia intorno a noi,
anche se, forse, in fondo, non lo vuoi.
Dove poggia l'esigenza
d'infrangere le regole
esperienza del rispetto
in reciproco assetto
non l'astratto approccio
voluto dalla legge per
- cercare di - colmare le acque
sempre più inquinate
dai tempestosi vuoti
che sotterrano anche te?
Dove rischiano la noia
e l'abbandono al frivolo
abbonamenti di viaggi
tra le nuvole più dense
melense portatrici
d'invisibili retaggi?
Dove risiede capro
espropriatorio il sorriso
del mondo intero
baratto di un ghigno
abbacinato stato
d'allucinogeni?
Se non in un capriccio
dove mai
sconfitta vince
e l'errore
si fa maestro.





