Che la bora sulla sponda trascina
Non trovi, nel tuo cuore tra le acque
Vita tranquilla
Ma luoghi attraversi
Senza sonno e senza culla
Ti conduci in straniere bocche
Aride voci ti balenano pesanti
Incostanti ma incessanti
Sfiniti confini
E sogni estinti culli
Spreco il mio tempo
faccio buchi nel vuoto
e riempio
di parole il vento.
Il mondo è creato
non è costruito
per ascoltare. Il mondo
vuole solo parlare
dire la propria
la notizia che vende.
Quella sì che mi compra
già dalla prima pagina
pur anche sbiadita
l’importante
è che parli di me
- al vuoto
che ho dentro -
Il noi, sai
è proposta da ufo
qui, dove ancora
non si è identificato il gufo.
Non si sa
se si buboli di noi
- accompagnatore di sventura -
o per noi - sventurato
portatore di prodigi -
E poi si dice, si dice
nel nulla acclarato
mentre io mi accontento
di essere solo acclamato
dalle mie follie
in delirio.
Tu “cane” amico mio,
che mi vieni a salutare
quando mi sveglio,
Tu che mi segui ovunque,
Tu che non ti allontani mai,
anche quando ti porto
per strada senza guinzaglio,
Tu che mi aspetti paziente
quando entro in un negozio,
Tu che mi fai feste di gioia
quando rientro a casa,
anche se ti ho lasciato
solo per qualche ora,
Tu che ti accorgi quando sono triste
e cerchi di consolarmi,
Tu che mi tiri il braccio
perché vuoi essere accarezzato,
Tu che mi porti la pallina per giocare,
Tu che non mi fai sentire mai solo,
Tu che mi chiedi solo amore
e amore mi dai,
Tu sei il mio migliore amico,
l’amico inseparabile.
su e giù senza trovar l'uscita,
in deformanti specchi priva di senno,
vagavo senza identità e smarrita.
Un lucidità barcollante ebbra di vino
in bollenti coppe cocenti di dolore,
fra cenci umani persi nella notte,
si smarriva in gabbie unte d'orrore.
Fragile donna o poetessa matta,
scrivevo versi e rime per la gente:
parole per alcuni senza senso,
partorite da un'offuscata mente.
Il mio corpo scialuppa alla deriva,
m'abbandonava in preda alla mia sorte.
Un vuoto mi affamava dentro:
scarna miseria simile alla morte.
Di pareti scure si tingeva il giorno
uguale alla notte ad armi pari.
Senza sole, al buio e senza porte
fra noi spenti, i giorni erani uguali.
Quando poi la ragione ritornava,
e mi liberavo di qualche peso morto;
approdavo naufraga su un'isola
o come la nave nel suo porto.
Un giorno mi pareva una vita intera:
non sapevo mai...se fossi finta o vera.
Dietro fredde sbarre imprigionata,
echeggiava la mia mente malata.
Fissavo la parete e senza voce,
rassegnata portavo la mia croce.
Scrivevo poesie e sul muro nero,
sbocciava un fiore a ogni pensiero.
Non guardavo dietro, né andavo oltre:
nel fumo scuro della mia pesante coltre.
Troppo spesso ho perso il percorso:
non distinguevo ieri dall'anno scorso.
Districavo matasse nei labirinti della mente,
con una fiaccoletta a malapena accesa.
Un moccolo mi si consumava nelle mani
e percorrevo spesso strade in discesa.
Poi tornavo ad arrampicarmi e ad ogni passo,
trovavo ostacoli coperti da un masso.
Scrivevo sì, piena di passione poetavo.
A modo mio...forse malamente amavo.
Quando poi tornavo guarita dai miei mali,
fra coleotteri grigi e farfalle senz'ali;
mi ritrovavo a trascorrere giorni tutti uguali,
fra i cosiddetti esseri...normali.
La corteccia al contrario del verde,
stelle.
Virente l’alma chioma,
coprendo aìta la valle
nutrendo le farfalle
sui campi ampi stesa sta.
Il castagno matura
il ciliegio da fior
- graffi sui seni: amor
- teco splende l’alma, va.
Insieme siamo fuoco
che splende adamantino -
chiara follia da vino -
amor che tempra: sta.
Sotto le chiome miti
siam l’amor: eterno
l’attimo poi l’averno
del peccato che non va.
Sei la mia vita
Sei il mio respiro
Sei continuamente
nel mio cuore
Sei amore puro
sincero appassionato
Sei tutto quello
che ho
e che ho sempre desiderato
Sei luce
Sei calore
Sei nello stesso tempo
la quiete e la tempesta
Sei lo sguardo
che mi fa tremare
il cuore e mi toglie
il respiro
Sei tutto....tutto.....
tutto....per me....
e se tu!!!!!.....
non mi volessi più....
se tu mi lasciassi solo.....
Io.....ne morirei.....
non lasciarti ingannare dalla luna
che galleggia sull’acqua
che la luna è lassù
e tu come ogni notte sei a mollo
a pescare nei cieli…
**
e quando guardi il mare dalla barca,
non farti più gabbare
da quel volto irridente che sostiene
di essere te stesso.
**
la vita è un’illusione galleggiante.
lo sanno anche i pesci
che incappano ogni notte nelle reti
e ogni giorno finiscono in padella.
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ore 15,27
sabato 10706/2023
vola con ali di fantasia,
ali di vento vivono di allegria.
L’azzurro del cielo stamattina
chiaro come occhi di bambina,
si riflette sui capelli, birichina.
Un raggio d’oro ti accarezza,
splende il tuo volto e il tuo sorriso,
benevolo sguardo è il mio paradiso.
Motteggio col bagliore di quell’oro,
appeso al ramo di quel cielo
disegno sulle labbra il dolce tuo sorriso.
Sospiri d’amore uniti a ali di vento
fanno volare i miei sogni
fino a toccare il cielo
che mi abbraccia all’improvviso
nel tempo sospeso nell’ammirazione,
attraversato da un flautato fremito.
Trovarlo in rubrica è sempre una lotteria,
Poi eccolo che compare sul cellulare,
Puoi finalmente iniziare a chiamare.
Dall'altra parte una lingua magrebina,
Che aspetta ciò di cui tu hai acquolina,
Ordini due diavole e tre quattro stagioni,
Unitamente ad un paio di fredde Peroni.
Indirizzo e numero civico a stretto giro,
Dall'altra parte si prende nota con la biro,
Venti minuti e un motorino sarà da te,
Prepari già la macchinetta del caffè.
Ecco poi il citofono che fa vibrar la cornetta,
Scendi senza risponder in tutta fretta,
Ecco il tuo rider che par abbia l'aureola,
ma aprendo il portone scopri che son i testimoni di Geova.
del mondo su di me,
e quanto fa male sostenerlo.
Ma poi cerco sollievo,
tra un soffio di vento e
un stormire d'uccello e
tutto diventa più leggero.
Tra gli alberi mi rifugio,
e ascolto le loro voci
che parlano sottovoce,
respiro i profumi pungenti
di resina e muschio
e rinasco.
Sono terra che cerca la terra,
sono radice che penetra
le carni e si nutre.
Vibro di frulli d'ali, canti
e richiami.
Sono madre, e tutti i miei figli
mi hanno lasciata sola,
ad affrontare gli uragani.
due anime confluiscono
come ingenti rigagnoli,
che indivisibili or fluiscono
dopo rovesci d'agosto
e or fondono le loro vite
in un unica luminosa scia!
Si dipana un effluvio
tra le calamità
delle loro tribolate essenze.
Un brolo di malva, rosa,
iperico, gelsomino,
ortensie e lavanda
ad adorare sussurrate parole spasimanti disperdendosi nel vento.
Corrono intrecci di mani
come rami di vite
ad accarezzare teneramente
in quei brividi come glacionevato
che bacia le sue vette,
guance ovattate d'emozioni!
Respirano eternità
il loro sguardo perso
nel loro bacio astratto
come l'aurora e il suo orizzonte,
si amano come
l'oceano abbraccia la sua terra
e il sole accarezza la notte,
nel vortice che tutto cattura.
Due essenze che leggere
levitano felici come
innamorate farfalle
nel gioco d'amore
sciogliendo colorati confini
come l'arcobaleno
che unisce cielo e terra.
Fiamme danzanti
nel romantico canto
che si mescidano nelle parole
del cuore che si sbrogliano
nelle piaghe del fiato dello spazio
ove il loro filo rosso del fato
lega oltremondano!
Mentre il mondo
inesorabile continua il suo giro,
così il loro amore
oltre ogni limite
implacabile continuerà
la danza rescindendo ogni barriera
di glacieret a impedire
il loro anelito d'amore...
Sempiterno










