è un dormitorio di corpi.
Giacciono senza provare pena e fatica.
Corpi inumati nella fredda terra.
Essa
non li veste di un pesante cappotto;
ma di una fresca piuma.
Una misericordia chiamata carità.
Ama tutti i defunti allo stesso modo;
non ricorda più le colpe di ognuno.
Sovente vi percorro i sentieri polverosi e sterrati.
La meta: la casa della mia amata compagna.
Rallegro i suoi sogni
con sguardi dolci,
preghiere accorate,
intimi soliloqui.
Zirlano i tordi giocosi
tra lo stormir di fronde,
Piccoli conigli si lanciano come saette
per il manto erboso,
Carlo e Marco hanno dimora
nei pressi della leggiadra fanciulla.
Due lapidi bianche
raggelate nella tristezza
scevre di umana prece.
Il frastuono pagano non osa marciare
per i tetri sentieri.
Spargerò acqua cristallina
nel mio futuro alloggio,
ricordando il sigillo del battesimo
come tempra divina salvifica.
Apocalisse 14,13 Beati i morti che muoiono nel Signore: Riposeranno dalle loro fatiche perchè le loro opere li seguiranno
predilige sedere sullo scoglio,
l’esatto punto scelto dal poeta
che mare e cielo mira e mette in tasca.
Da quella postazione la distanza
da lui non è mai sentita siderale
ed anzi, quando il cerchio affonda in acqua,
è forte, netta, quella dolce sensazione
di detenere in un solo abbraccio
lo spazio che ci dicon troppo vasto.
A quello lì, che come me è un uomo,
da sempre chiedo quale sia la fonte
da cui attinge per liberare il suo sentire.
E sempre mi risponde che certo fu
un gioco serio fatto con un’alba mite
che, intenta e attenta a dipinger lenta
il sotto e il sopra di linea d’orizzonte,
a lui propose di tirar fuori i suoi colori
da passare sulla vita, sull’anima e sul cuore.
Fu istintivo un giorno domandargli:
“È così che tu poeta diventasti?”
Vestito con sorrisi d’umiltà, rispose:
“No, per diventarlo pulisco i miei colori.
Ma di quel gioco serio con quell’alba
devo imparare ancora un punto fermo:
il modo giusto di come copiarla.”
Quando era piccola era mia vicina,
Poi le cose della vita portano a cambiare,
Di lei non ne avevo più sentito parlare.
Il ricordo comunque era nella mente,
Legato a quel posto e a quell'ambiente.
Poi gli eventi a volte incontrollati,
Fan fare degli incontri inaspettati.
La rivedo cresciuta e più alta di me,
Era seduta proprio davanti un caffè,
Con lei non c' era più suo papà,
Ma un giovane seduto come un pascia'.
Anche lei mi guarda un pò imbarazzata,
Nei movimenti sembra paralizzata,
Lui invece sprezzante di ogni cosa,
Segni di innamoramento ne fa a iosa.
Il ricordo di lei con il suo papino,
È sostituito da essa col suo fidanzatino,
E quel cortile dove giocava a nascondino,
Svanisce davanti una birra e un panino.
Corri
alterato modello umano
vivi di postille
e arrampichi gli specchi
dove rifletti
e di pubblicità
tutto riduci
in un pubblico scarto.
Privato
di luce e arte
d’immagine ti ancori
stagnante e rimani
tra stigma
e inutili calvari, in cui
cori compiacenti e rane
caldeggiano
non s’attribuisca il mare.
E poi corri, corri ancora
a giustificare l’ancora
che hai interposto
fra le montagne.
vibrazioni che si tramandano sempre uguali,
penetrano nel corpo e nella mente,
contagiando i pensieri con far prepotente.
Ascolti muto e con animo silente,
mentre un brivido ti attraversa dolcemente,
è sensazione assai avvolgente,
che ti rapisce ma non per man di gente.
Intanto inizi come a voler galleggiare,
se chiudi gli occhi sulle nuvole par di stare,
la muscolatura par trovar giovamento,
il tuo viso sembra sorridere contento.
Le corde dello strumento vibrano nell'aria,
con quelle dell'animo sollevato fanno paia,
è diventato un'estasi di infinito amore,
che allevia le sofferenze del tuo cuore.
Poesia significa maestra mia.
Con gioia, allegria e fantasia
si può creare ogni cosa che ci sia.
La felicità è quello che ci avete trasmesso
e così ogni cosa ci avete permesso.
Maestre un giorno ci rivedremo
e felicemente ci risaluteremo.
Maestre stravaganti.
Le maestre si affacciano dalle finestre
con tante minestre
e gli alunni le preparano
nelle palestre!
Ma tu lo sai che l’Infinito
ha i suoi limiti? E che ogni cosa
ha una fine? E che l’Amore che ti dono
e che accogli dentro te è tutto ciò che ho e più
non potrei avere? Ti amo, Amore mio
e nei tuoi occhi vedo più di tutti gli astri in cielo
e tra le tue parole mi rifugio, e trovo bello anche questo inverno
ch’è stato freddo, quando si aspettava un bimbo così raro da trovare.
Non so se senti il caldo che cercavi, quando le miei braccia vuoi che siano culla.
E se ti offro il pane e divido ogni boccone per sfamarti, e perché non voglio che ti manchi nulla.
Ti amo, Amore mio
e quando passo le nottate a parlare con la Luna
che rischiara i nostri battiti appagati
è perché non voglio che il guardarti desti i sogni tuoi
almeno sino a quando l’aurora perda il suo rossore
e un altro giorno ci sarà per noi, che tutti gli attimi del Tempo
stringiamo stretti al petto, per rinnovare istanti, stando seduti sui ogni colpo di scena.
Ed ora prendo le matite colorate
e comincio quella linea che mi tiene unito a te
Indisturbata lontana dagli occhi della gente,
Ti avvicini a lei dolcemente,
La accarezzi amoroso assai delicatamente.
Lei è rannicchiata in posizione fetale,
Mentre si volta sul comodo guanciale,
Gli occhi chiusi in rilassante posa,
Di emozioni ne emana a iosa.
Ti fermi ad osservar i suoi lineamenti,
Son simili a quelli di familar parenti,
Il tuo occhio scruta con discrezione,
Da tanta bellezza nutrita è l'emozione.
Rimarresti lì a tempo indeterminato,
Ma il tempo scorre veloce a perdifiato,
Poi l'odor del sugo che viene dalla cucina,
Da ufficialmente inizio alla domenica mattina.
nel raggio di sole
della tua mamma
brilla in eterno
nella volta celeste
con candide vesti
lavate di giustizia,
la mano oscura
ti ha spento la vita
ma non la tua bella
dolce essenza
pura e sincera
come fiore in primavera,
e nel coro degli angeli
canta pietà
per tanta crudeltà
che ti ha colpito
con tanta severità!
Oh dolce sorriso
della mamma condannata
guarda or in paradiso
l'amore infinito,
e nel giorno senza fine
porta lieta il tuo bambino
dove fato pegno di violenza
non sarà mai più pestilenza!
Di perpetuo or splendete
sotto l'ala dorata
o astri del cuore
di noi popolo afflitto
dagli occhi tinti di dolore,
ma le nostre lacrime
sian petali di grida
di giustizia implorata
per ogni giorno strappato,
a voi che siete
e resterete
per sempre
luci di anime violate.
Poesia dedica a Giulia Tramontano e al suo bambino.
Tu,
fiore mio,
di primavera,
di gioventù.
Tu,
bocciol di rosa,
vivi nei sogni,
nella realtà.
E quanti baci, quante carezze,
quante corse sui prati,
ogni scusa era buona
per finire a far l’amore.
Tu,
dolce sapore
di latte e miele,
di poesia.
Tu,
dentro di me,
mille colori
in allegria.
E quanti giorni, quanti pensieri,
notti bianche, fumo nero,
si spera ma, non è finita,
se c’è vita, va ben così.






