Il cervello è in piena tempesta,
Gli occhi sbarrati verso il soffitto,
Lo osservano attonito a sguardo fitto.
In orizzontal posa cerchi soluzione,
Le mani in preghiera senza intenzione,
la notte profonda si fa sulla casa,
Una fissa idea la mente intasa.
Invochi invano una voce più esperta,
Ma resti in compagnia di una muta coperta,
Non sai proprio che pesci pigliare,
Faresti meglio a provar a riposare.
L' alba un nuovo giorno sta gia' portando,
Speranze e illusioni al seguito andando,
Il sole poi sorgerà ancora alto in cielo,
Illuminando ognun sotto il proprio velo.
in cui stavolta un dio muore
e orologi strutti
al non passare delle ore
E poi quattro ruote che vanno avanti
senza la pretesa d'un motore
Ci vorrebbe una candela ancora accesa
a cera finita
perché c'è da bruciare il resto del mondo
E un tavolo di vetro
per vedere il cane umiliarsi di briciole
che per fame che leva l'appetito
sfregia il sorriso arrogante del fondo
E ci vorrebbe la sabbia bagnata
a prendere in giro quella d'un metro indietro
che s'incendia avvelenata
in un angolo di sole tetro
Beato chi sente l'applauso
della platea inesistente
Beato chi gioca a fingersi un dado
che dà sempre la stessa faccia
per guardare quella delusa della gente
come un grill per il pollo arrosto,
in ogni viaggio ti accompagna,
sia al mare e sia in montagna.
Si mescola tra le buste della spesa,
aspettando invano una tua presa,
in auto non è una compagnia banale,
ti aiuta in caso di temporale.
Raramente lo usi come un bastone,
per qualche automobilista buontempone,
più spesso ti fai bastare un'imprecazione,
mettendo il dito medio in esposizione.
Però che destino assai triste,
uscir solo quando il maltempo insiste,
sarà molto invidioso del suo fratellone,
che sempre al sole si chiama ombrellone.
come spire di serpente,
ti ritrovi bambina che ha il colore
negli occhi, e batti le mani
incalzando il ritmo del tempo.
E la donna che nasce veleggiando
per mari tempestosi, ha tutte
le sue battaglie racchiuse nella mano,
ma non cede.
E resta l'antica che tra i cespugli
dei capelli, si nasconde,
portando una lacrima sulla guancia
come diadema, per non dimenticare
quello che è stata.
Origini vibrano dentro, ed è tempesta.
taipan che serpeggia
tra le pieghe
dell'animo umano,
è come un'acida cacofonia
che si insinua nelle orecchie del bilioso celato
dal falso buonismo
avvolgendolo gradualmente
in un gorgo di amarezza
e desideri ostili
verso le sue idiosincrasie!
Miasma del suo essere
che come un fiume in piena
superba surclassa
la sua serenità interiore!
È come un feroce leone
che divora le gioie
e progressi altrui,
lasciando solo
un amaro retrogusto
di insoddisfazioni e rancori
rendendolo arso
di stille di sintonie d'affetto
a renderlo sensibile umano,
e come una procella
che scuote
le fondamenta dell'anima
lasciando solo
frammenti di affanni
in malcontenti.
È come un oscuro abisso
che inghiotte
la luce della gratitudine
nelle sue viscere
rendendo l'invidioso prigioniero
di una tetra gelosia,
che lo mangia dall'interno
consapevole di essere
l'unica consumata vittima.
si sfrangiava un sogno di morte
e il tempo nudo
sulla polvere delle strade.
Ti eri conosciuta
tutto un giorno
eternamente bianca
sotto grandi ali d'amore.
Così disperatamente bianca
quel giorno
confusa con le tue catene
i miei polsi azzurri
e il mio respiro di bambino.
Venite sciacalli,
mangiatevi il cuore
che più non si duole.
Strappatelo a morsi
spazzatelo via.
Godetene voi
se lui non lo vuole.
Se mi vedete piangere
strappatemi gli occhi.
Ma non dite una parola
non fatelo mai!
Che mi creda ridente
in mezzo alla gente
un po' strafottente
a lui somigliante.
Maledetti uccellacci
oscure ali della mente mia
venite anche voi.
Portate la mia essenza
tra le nuvole nere.
Sarò l'uragano
che lui non s'aspetta.
Lo coprirò di gelo,
di pioggia d'amore.
No! Mai quella parola!
Uccidetemi adesso,
prima che possa
pronunciarla ancora.
in penuria di gratificazioni
tra scalogne e malanni
un pover uomo a stenti
tenta di arrabattarsi.
E quando un radioso lampo
della propizia sorte
nel distendere le sue pianure
gagliarda lo ammenda
rendendolo arpagone
d'oculatezza negli agi
dei suoi mille appagamenti,
in quel infiammante mondo
ove il lusso ha il suo flusso,
l'altra faccia della medaglia,
attanaglia!
L'abbondanza
misura l'importanza
del denaro in danza
che baciando ambasce
che il bisogno creava
metamorfosando il suo cuore
palpitando sotto piogge
di monete suoi fedeli amici
in gabbia dorata ove dignità
seppelliva in sgargianti eccessi.
Caligini d'illusioni nel percepire
reali confini nello stile
di vera vita lo inducevano
in effimeri incantesimi di mali!
Ma ahimè la sete
di sinceri sorrisi
delle perdute amicizie
e la calda luce dell'amore
ne svela la sua mancanza,
cosicché il povero ricco
si destò dal sonno
con saggio coraggio
e fremente ripercorse
antichi giorni nella nostalgia
quando autentico
era il suo affetto scaturito
dalla foce dell'anima,
ove nessun sentimento
si può vendere o comprare
col potete del denaro.
Concepì che
il suo patrimonio
era nel suo cuore purificato
dalle lacrime del suo
ridimenzionamento,
poiché da falsi idoli
che lo celebrava idiota
sbloccato era ormai,
smaliziato dal denaro
che nonostante si manifesta
potente e allettante
non può essere
unico e autentico
tesoro vincente!
casualmente, in un impeto di immutato desiderio,
sulla pella bianca e liscia del tuo braccio,
luminosa come una mattina estiva.
E parole non trovo per descrivere
le sensazioni che ne scaturirono,
a fiumi, in gorgoglii e intrecci.
Gli occhi si dischiusero e videro la tua bellezza,
come nuova, come mai vista fino ad allora,
accecati dalla luce abbacinante del tuo sorriso,
che é come un gioiello,
con incastonate le pietre più preziose.
Gli orecchi mi si aprirono,
udirono squilli di tromba,
come assoli suonati dagli angeli del paradiso.
Musiche soavi e celestiali, che si mescolano
con orizzonti rari, che la mia vista mai scrutò prima d'ora.
E sensazioni vivide, che mai pensai di poter provare,
scariche elettriche, imponenti come fulminazioni di agosto,
attraversarono i miei nervi,
trasportandomi in un'altra dimensione,
in mondi inesplorati,
in giardini fatati, come l'Eden,
con miriadi di fiori profumati.
Emanavano odori che nessuno mai ebbe l'onore
di annusare, in un'estasi dei sensi e dello spirito.
Quel tocco, così rapido, conteneva l'infinito
e altro ancora che non ti so dire,
né spiegare con parole umane,
con concetti astratti o concreti,
in un'esperienza nuova, riservata a pochi eletti.
Allora vidi, ancora, il Paradiso, lo saggiai,
lo so, forse non ci crederai.
E ringraziai l'Eterno Padre, per averti creata,
per aver plagiato cotanta bellezza,
per aver i tuoi genitori fatto incontrare,
per averli fatti amare,
e tu frutto dell'amore, come me,
celestiale e divina,
creatura perfetta,
anello di congiunzione tra questo mondo e ciò che verrà,
porta dell'eternità e dell'infinito,
bella più del sole,
che hai rubato il mio cuore
e lo tieni stretto in una morsa,
tu, sii consapevole di quanto vali,
di ciò che mi fai provare,
in un tempo infinitesimale,
solo allora, smetterai di buttarti via,
a chi non ti merita,
e vivrai libera, in quell'immensità che mi fai sognare,
nella libertà che il nostro Creatore ci ha voluto donare.
La mia mano si ritrasse saettando,
tornai in me, nei limiti di questo mondo,
nelle atrocità che abbiamo attorno,
tu sorridesti e non ti accorgesti
che mi fremette il cuore.
sprazzi di luce
che accendono il buio.
Luminosi e brevi guizzi
che cerchi di trattenere;
ma mentre tenti di afferrarli,
un attimo dopo svaniscono.
E le tue mani cercano invano
di incontrarne ancora altra.
Quando poi la ritrovi...
gioisci, ti esalti, ti rincuori.
Poi nuovamente la perdi...
e ti intristisci, ti scoraggi.
Vestita di verde...
spavalda e indomita,
ti cammina accanto
per tutta la vita.
Ti mostra sentieri,
ti apre porte, rompe argini.
Poi improvvisamente
chiude le porte,
sbarra le strade
e ti lascia al buio.
Come un'ombra...
si allontana, poi ritorna.
Ti illudi di averla in pugno,
ma non puoi trattenerla:
come l'aria ti sfugge.
Come l'ombra...
svanisce, poi riappare.
Come una nuvola:
cambia forma, aspetto.
A volte prende
le sembianze di un bambino,
altre volte pare una madre.
Altre volte la ritrovi
nelle piccole cose.
Altre ancora nei sospiri
e nei ricordi.
Cerchi invano di afferrarla,
ma ti sfugge e vola via.
E tu la cerchi sempre
e lei sempre ritorna.
È bizzarra; però fedele.
Seppur breve e fugace...
ti affianca sempre.
Sebbene sia evanescente,
ritorna sempe:
...finché campi...
seppur per poco,
mai ti abbandonerà.
Sparisce, ricompare,
viene e poi va.
Quando la ritrovi
esultante l'accogli.
Le apri la porta e urli:
"bentornata felicità."
dell'irruente amore
ove il suo sussurro
è un fruscio in tremolio,
si intessono filati d'oro
in voli di ferventi emozioni
ove a occhi chiusi
respiriamo i loro anacrusi,
gentili fremiti
dal sapore ammaliatore
truffatori in ogni
nostro dolce caro batticuore.
risplendi argentea nel cielo d'estate,
tenendomi compagnia nelle lunghe nottate.
Uno sguardo rivolto a te,
è un tuffo nell'eternità.
Te che sei imperitura,
e che governi anche la natura.
Satellite della nostra esistenza,
fin dai tempi antichi
a te si rivolsero gli occhi di un'umanità smarrita.
Guardo a te come avrà fatto qualche mio avo,
a te sospiro,
pensando come anche Nostro Signore
un giorno lontano, a te lanciò un acuto di dolore, invano.
Ma tu ferma e impassibile non ti scomponi,
nel tuo ciclo eterno
ti disfi e ricomponi,
nei secoli passati e in quelli avvenire,
custode dei segreti della gente,
confidente dei dolori e dei misteri di ognuno
che in te rifugia, lontano dai trambusti del giorno,
che a te guarda, isolandosi da ciò che sta intorno.
… e sconosciuti
compagni di viaggio
nascono nascosti
tra semplici pretesti.
Presenze avverse
portatrici di semi
ajì charapita e loietto
e semicattivi.
Chi tra avvisaglie
per mantenere briglia
chi di chitarra
accompagna
chi ha mani per morra
chi loda
chi sbroda
chi come sasso
cresce in salasso
chi ama e chi brama
chi ha sogni di gloria
chi è risaputo
- nel sapere estremo -
… e trama.
Ma tu non tremare
impara solo a gestire
aggiusta la rotta
e continua a remare …







