Vedo sparire
tutto ciò che ho sognato…
Riesco a capire:
finché resta del fiato
dovrei fuggire
ma son paralizzato…
non ho stampelle,
non ho sedie a rotelle…
In sospensione
come tanti puntini…
la delusione
ha passato i confini,
non c’è ragione
che a pulsare continui:
cuore ribelle,
lascia stare le stelle!
Studi e lavoro
m’han bollato fallito
senza decoro
nella melma finito,
neanche il ristoro
da un amore sentito…
m’addormo¹ imbelle
senza il sol sulla pelle.
¹: mi addormento.
19/02/2024
Tremo al pensiero
del mancato riuscire
a spezzare l'incantesimo:
la mela avvelenata
incastrata nella gola
… che ha radicato
precluso ogni spiraglio
per respirare liberi
e poter vedere
oltre le fronde. Costretti
ad alimentarci di soli
bocconi amari,
prodotto avariato
del nostro
più che scarso risultato.
non riusciresti a trasformare
questi occhi vitrei
e stanchi della notte
quando sono alla finestra
aspettando albe migliori
dipinto sul tuo viso e
questi scritti fuori stagione
che rinascono nel presente
da lunghi inverni
i giorni sono freddi
e pallidi oratori soffocano
l'aria e il vento che ci circonda
e sembra spegnersi lontano
lentamente le tende si alzano
e tra i microfoni marini
c'è ancora quella goccia
del nostro vino, quella
danza di orfani e marinai,
quell'anima distesa e nuda
sui raggi isolati del sole.
Qui in basso da noi
dove siamo solo circostanze
è il caso spesso quello che ci muove
anche se per vizio siamo eroi
ciechi in mareggiate di speranze.
Noi siamo tempo
non siamo stati mai altro che tempo
(che come ben si sa è relativo)
e, tutti insieme, particelle in volo.
Ogni tuo bacio
è sangue del mio domani,
la confessione di una stella
sepolta nell’anima mia.
E ci apostrofammo come neve
sulle rose di un deserto,
scrivemmo dei miei se
in una cicatrice d’universo,
dimenticammo le chiavi dell’alba
nel naufragio dei nostri cuori
senza conoscere mai
l’amaro mare del dolore.
Ogni tuo bacio
è un’offesa alla mia infelicità,
l’indirizzo giusto del cielo,
ogni tuo bacio mi abita la vita
come questa fame di parole
dipinta d’eterno e d’amore.
Cosa rimane
Della tua anima
Dei tuoi occhi
Dei tuoi sentimenti
Dopo ogni tramonto
Dopo ogni sguardo
Dopo ogni bacio
Vorrei sapere
Cosa rimane
Di te
Di noi
Quando finisce il giorno
Quando la luna è immensa
Quando il mio cuore esulta
Per un respiro
Della tua vita.
del crepuscolo diurno,
l'intangibile emisfero
si dischiude come una rosa,
un palcoscenico di lapislazzuli,
dove la stella primigenia danza.
Navi aeree di effluvio etereo
delineano sentieri nel blu profondo,
simili a scrittori celesti
che intrecciano la narrazione universale
sulla tavolozza
astratta per l'eternità.
Quel crepuscolo,
percettibile direttore d'orchestra
dal tocco magico,
guida il coro cosmico
in un concerto terrestre.
E l'oscurità, quel sipario,
impalpabile velluto sottile,
si solleva in maniera impercettibile,
rivelando l'infinito sublime,
stupore d'animo!
Là, dove il diurno
e il notturno si fondono
in un bacio platonico,
nell'effimera danza che rivela.
Il cielo serale si colora
di un rosso audace e vivace!
E le nubi, quei galeoni spettrali
in perpetuo movimento,
navigano verso l'ignoto,
cariche di pensieri onirici.
Così, sotto il cielo vespertino,
rifletto sull'esistenza transitoria,
e mi smarrisco
come piuma al vento,
nel suo intenso abbraccio,
profondo e misterioso,
un teatro cosmico!
Dove ogni stella è un sogno,
un delicato anelito eterno,
e ogni tramonto è foce d'addio,
ma anche un tacito fausto ritorno,
nell'alta quota della vita!
O forse no!
Il Mare ha visto me.
Lo sentivo,
nel mormorio
delle onde,
mentre calpestavo
la bassa marea.
Lo sentivo
che mi accompagnava
verso la diga.
E là... fino al faro
a salutare
i pescherecci.
E lo sentivo,
quando ormai a sera,
mi pregava di tornare.
O forse, ero solo io
che non volevo andare.
Scivolano sull’aia gusci striscianti
pesci volanti sullo scivolo scendono
sciamano soavi le api in cascina
camosci sciano su scoscesi pendii
scimmie in scialle scioperano
scimpanzè con sciarpe di shantung
scintille sciolte in densi sciroppi
rimedi per fragili nervi sciatici.
L’ipotesi scalza del mio tempo
germina comete di silenzi,
fruga nel pianto di una strofa
ed io rileggo il riassunto
dei tuoi sguardi,
il cielo dei miei desideri,
la casa dei nostri pensieri.
Sull’uscio della sera
affamo annotazioni e meridiani,
ricordi che non spiovono
sui lembi dei miei affanni,
l’aurora fatica ad accarezzarmi,
è il tuo eco che confonde
le tracce del mio cuore.
La giornata dei cuori sta passando¹
mentre in questa stanzetta sto seduto,
sperduto un grande monitor guardando
coi tappi per silenzio più assoluto
per non sentir le lagne bestemmiando
ad ogni intoppo che gli sia accaduto²
nel guardar la TV o cucinando
o perché il cellular non fa un saluto!
Scorro distrattamente qualche foto
(gli scogli, la Sirena, il vecchio molo)…
peccato non funzioni il fior di loto!³
Seduto alla tastiera tutto solo
ripenso alla realtà restando immoto…
ormai nemmeno il sogno s’alza in volo
¹: è la sera di San Valentino, festa degli innamorati;
²: di tanto in tanto provengono dalla cucina e oltrepassano il muro nel silenzio di questa stanzetta; tra i motivi abituali di lamentele anche per esempio che non arrivi una telefonata più o meno attesa o pretesa;
³: nella mitologia greca (ne parla per esempio Omero) il fiore del loto è un narcotico capace anche di cancellare la memoria.
14/02/2024





