Punteggiatura d’anima
scissa in un tramonto
e tu, bacio scalzo del mio esistere,
rincasa pure nel mio cuore,
come solitudine astrale
a vestire il tuo ricordo.
Sul petto dell’universo
mi fermo ad ascoltarti
in una moltiplicazione di cielo
a ferire i miei respiri,
come stelle di cristallo
consumate in questo addio.
Chissà se sarai abitudine,
spicciolo d’immaturo rimpianto,
alba senza capoverso,
poesia del mio triste pianto,
questa notte è un sogno disperato,
dolce profumo di un giglio
distratto dal passato.
Brillo d’azzurro, venendo dal mare,
fui attratto da strani capelli
con colori cangianti all'istante
al posarsi d'ogni raggio di sole
tra foglie, spine, petali e steli.
Nel nero, nel castano, nell'argento,
nel biondo e nel rosso di quei crini
e negli occhi, blu, verdi, chiari e scuri
in rapida sequenza vidi donne,
fanciulle, giovani, mature e vecchie
nelle pose che natura vuole.
Se ne stava, direi quasi nascosta,
all’ombra di un roseto strepitoso
ma di maggio non era quel mattino.
Oh poesia che vieni a sostegno,
lei era bella, non aggiungere altro!
Mi avvicinai per conoscerla un po’
ma lei si ritrasse quasi avesse paura.
Poi apprezzò l'ingenuo mio fare
e sedemmo sul sasso del tempo che va.
Domandai se si fosse smarrita
e se qualcuno la stesse cercando.
Tranquillo, mi disse, mi cercano tutti.
Succede che a volte mi trova chi insiste.
Qual è il tuo nome, cauto le chiesi.
Mi chiamo Felicità!
Guardai mille rose fare un inchino,
cercai di afferrarla con tutto me stesso
ma quell’incanto nel frattempo svanì.
Nell’erba germogliò un girasole.
L'infame calendario
anche quest'anno giunge
al giorno in cui il sudario
sopra il mio volto funge
da lugubre sipario
per non veder che punge
quest'essere da solo
mentre lacrime colo.
Intorno fiori e cuori
trïonfo di dolcezza
festeggiano gli amori
con tanta tenerezza
loro vita a colori
cullati dalla brezza
mentre per me tempesta
è tutto ciò che resta.
Dovrei restare a letto
calandomi un cucchiaio
d'amnestico amaretto
onde evitare il guaio
saltando il maledetto
quattordici febbraio;
ma incalza la giornata…
andiam, vita sfigata.
14/02/2024
Quando mi guardi negli occhi
Sono solo un estraneo
Come tanti altri
E tu
Ti diverti a osservare
Piano piano
I miei movimenti
E gli errori
Che non sono capace di contenere
Sono sempre stato un timido
Un uomo oscurato
Dai suoi stessi principi
Consumando le proprie emozioni
Nel fondo di un precipizio
Nessuno mi hai mai detto
Che potevo uscirne
E ora
Che ti vedo senza volerlo
Per l'ennesima volta
Vorrei tanto essere diverso
Anche solo per un istante
Per amarti davvero
Come nessun'altro
Perché io ti amo
Fin dalla prima volta
Che il tuo sguardo è penetrato
Nella mia anima.
E ripenso a te
se svesto il tempo d’aurore,
se mordo baci d’autore
appuntati fra briciole d’esistere,
se l’anima più non dipingo
sulla schiena dei ricordi.
Ho appeso l’uscio del mio cuore
a lacrimare alla luna
perché sei il senso impreciso
di ogni mio gesto deciso,
ma il cielo dividerà i nostri sogni
nel grembo dei giorni senza sole,
in un soffio di mare spento
fra le braccia dell’inverno.
Nel cielo della notte
Consumando stelle
Un bacio
Nell'oblio della disperazione
Tremano pensieri
Al tocco della tua mano
La mia sete inesorabile
La tua forza incommensurabile
Cavalcando
Un fuoco ineffabile
Tra gli anfratti dell'anima
Il mio turbamento la tua frenesia.
Col cielo in tasca
rammendo fraseggi di cuore
e moltiplico per te
giardini di comete
da dimenticare nell’anima,
riassumo una pioggia di parole
in un diluvio di stagioni
ed il mondo scriverà per noi
la canzone dell’alba e del tramonto,
gomitoli di sguardi e pensieri
che regalo all’indice stonato
dei battiti del mio ieri.
Toglimi
le corone di fiori dalla testa,
le folate di vento tra i capelli
il chiarore di luna dalle mani
e la fresca rugiada sulla pelle.
Io sono una poesia
sono nient’altro che vita, vita vera
a volte sono luce e a volte ombre,
tra le mie gambe non ci sono onde.
Sono sincera a volte e altre imbroglio.
Non darmi
maschere che sono solo tue
portami rispetto come a un sogno.
Io non pretendo niente,
sono un improvviso temporale
e spesso, molto spesso faccio sesso.
Sguardi impossibili rigano
Il cielo terso dell'universo
L’azzurro invade il mio cuore
Pompando agitazione
Parole tumefatte scorrono
Dentro le ossa facendo male
Barbagli lontani
Sussurrano una piccola fede
L’incertezza bussa
Freneticamente alla mia porta
Confuso e innamorato
Nel giaciglio di un corpo in fiamme
Voglio trattenere la luce del sole
Per eiaculare sulla mia carne.
quanto è grande l'amore di Dio,
ti riconcilieresti con il fratello,
prima di lasciare il dono all'altare.
Usciresti
dal putrido stagno del peccato;
e assaporare l'immenso oceano
della Sua Grazia.
Se conoscessi
quanto è grande l'amore di Dio,
Doneresti il denaro superfluo,
rifocillando il povero che geme.
E l'anima tesa,
vagante in pena,
attraccherebbe in sicuro porto.
Abbracciando in eterno
l'Agnello risorto
Sopra di me dormivi sul divano,
C'era il tempo che ti cambiavo il pannolino,
Piacevole è il ricordo del tuo bacino.
C'era il tempo che ti accompagnavo al nido,
Uscendo dal mio cuore sentivo un grido,
C'era il tempo che ti facevo salire sulle giostrine,
Poi scendendo chiedevi sempre la patatine.
Quel tempo appare così lontano,
Nel frattempo abbiamo cambiato pure il divano,
i pampers in casa ormai sono assenti,
Semmai ora servon gli assorbenti.
A scuola ormai ci vai da sola soletta,
Le chiavi di casa porti nella tua borsetta,
Davanti le giostrine non ti fermi per niente,
Ormai pensi a quando prenderai la patente.
Così con te sono passati gli anni,
Tra Natali Pasque Ferragosti e Capodanni,
Arriverà quel giorno che lascerai vuoto il letto,
In quel momento sarò povero di un senzatetto.
Democrazia e tricolore
dipingono l’Italia
e siamo storie di lotte ed eroi,
partigiani e costituenti,
inchiostro di sacre libertà,
pagine di diritti e verità.
Democrazia e tricolore
vestono le ferite
di ricostruzioni e rivoluzioni,
scioperi sindacali e lavoratori,
ingiustizie e disuguaglianze,
feritoie d’amate speranze.
Democrazia e tricolore
fioriscono nelle idee,
son valori di uomini e donne
che la Repubblica difendono.





