Salvami.
Saprò volare nei tuoi occhi tristi
imparerò il tuo nome
sussurrando alla luna ,
lo dirà al cielo
ricordando
agli angeli che tu esisti.
Baciami.
Dalle tue labbra dammi vita
in quel calore che è un miraggio
diventerò nel sogno la tua musa proibita
donandomi solo una lacrima del tuo piacere
che segnerà la tua via infinita.
Amami.
Seminerai in me emozioni
sentendoti eterno
in una musica celeste e suoni
mai vissuti
dimenticandoti l’inferno
nei petali di rosa
sentirai spasmi mai avuti.
Ora perdimi…
per potermi salvare
sono il vento
che ti ha sfiorato…
ma quello non sa amare.
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La miseria che ci tiene in vita sbilancia ogni sostanziale ed istintivo equilibrio
tra umiltà e presunzione interferenze d’indole
il buio che si spegne è schizofrenia d'ombra
in mucosa lucida esigenza d’aria che diluvia
nonostante il contorcersi del tuo affanno stringa in gola, è pur sempre respirare
ceneri d’apnea, l’esistenza in pretesa di un’attenzione leggermente più rotonda
in un cappio che strozza tentativi di defacing all’identità diventano nodi cruciali
sintetizzando negatività sequenziale tratteggi profili d'eclissi ibrida
sconfini e convergi giusto al nucleo di uno stato sempre più labile
del vitale infimo spazio che un serpente si conquista mordendosi la coda.
-------- - - - - - - Regressioni (dagli autoritarismi digitali all'Hula-Hop con l'Uroboro)
non, che le gocce delle nubi
nascondessero davvero
l'umidità sopra il suo viso.
non, che la rabbia vomitata nelle vene
potesse poi cambiare
il giro del suo sangue.
Se hai perso l'invito per il cielo
,resta in tiro,
quaggiù c'è ingresso libero.
dipingendo un'anima
di un magnifico gabbiano
che vola sopra il mare
lontano dalle reti del reale.
Bello come il sole
leggero come il vento
immenso come il mare.
Corde di violino vibrano
nel mio cuore, tremante
al vento del pensiero
delle tue parole così pure
librando in aria le ali
spinte sù in emozione fuori dal tempo
come in antica favola
come fiore cresciuto tra le roccie
lasciato solo al vento freddo
di un'inverno d'anime.
Conservo una tua piuma
tra le mani stringendo
la leggerezza di un dipinto d'anima
dono di generosità fuori ogni logica
custodito nel respiro del mio cuore.
Alla sera si piega un pensiero
di zolfo e d'azzurro,
alla sera si dona il fiume Avon
immerso con il suo abito d'angelo
nei muschi non dimenticati.
Alla sera le fiaccole sul marmo
specchiano la loro lucciola.
Alla notte un gusto d'acqua piovana
lungo le colonne del semicerchio,
alla notte le tue roselline
fiorite su intricate dita
davanti ad ogni porta chiusa
da meduse d'ottone.
Per castelli e borghi
ho girato
solo il peso
di ghironda e liuto
sulle spalle
a proteggermi
da neve, pioggia
ed altri capricci
di nostra signora
Natura.
Ho cantato
gesta di cavalier
dei perigli
delle guerre,
avide conquiste
di sovrani
senz’anima,
magnificato la bellezza
di regine e principesse
di splendore vestite
celando con
le note
l’amarezza
degli occhi loro
e la pena mia
per quei fiori
colti
da siffatta brutalità.
Mille cortigiane
ho invitato
al gran ballo
d’amore,
corpi voluttuosi
han appagato
la mia fame
dilatando
la pena solitaria
del mio cuor.
Di villaggi
povera gente
ho amato
la semplicità
d’ascolto
alle mie novelle,
commosso il
genuino affetto
d’uomini e donne
senza grossi
ma con reciproca
fatica e dedizion
sorelle loro.
I miei istrumenti,
d’accompagnamento furon
alle marce della
lega della scarpa*
prodromi di battaglie
figlie di un vento
prevaricatorio
fratello d’avidità.
Musica mia giace
silenziosa
nel profondo
della Foresta Nera,
non distante
da Friburgo di Brisgovia
l’incantevole,
trafitta da frecce
d’abbietto nobile
imbellettato e benedetto
gonfio d’orgoglio
per il suo
aver povero.
*Coalizione dei contadini rivoltosi nella Germania meridionale(1493-1517)
Seduti sul molo sono cinque ragazzi,
anche il lago li raccoglie
in una bottiglia verde
accanto ai tuffi dolci di una sirena
che viene baciata ad ogni suo risalire.
Le magliette rosse senza tramonto,
i lunghi capelli da ninfea
sopra un vassoio,
le braccia del suo giovane uomo con i fiori.
Sfocato il pettine del sole
dona carezze velate
d'irraggiungibile.

… L’o-scuro…
Senza avviso avviene
Inspiegabile male oscuro
Non curante di ogni bene
Calpestando quel sentimento puro
Pioggia negli occhi
Scende nel cuore l’amarezza
Lenti dell’amore i rintocchi
Prende possesso tristezza
Mente indomita
Verso l’infinito finisce
Lascia volontà sopita
Stima di se fallisce
Essere nell’essere
Il silenzio preclude
L’amore senza potere
All’antico ‘io’ le porte chiude
Senza volere
Di se considerazione
Chi ti porta nel cuore
Annulli ogni possibile attenzione
Schiudi quell’ombra nera
Raggio di vita spegne timore
Accendere il tuo sorriso desidera
Chi ti ha nel cuore
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n.d.a - ... Quasi in ogni patologia ci può essere la cura, solo in alcune la cura migliore è se stessi, solo quando si vuol riprendere coscienza nel considerare "l'io"...
II
Incantata osservo
riflesso nello specchio
che mentire non sa
il miracolo inverso
che il mio viso
ha truccato con rughe
di saggezza, forse,
di avanzata fulminea
del tempo certamente
Alle spalle
scorre come
una pellicola sbiadita
la gioventù
violata
dalle stagioni
fuggite via
Senza rancore
ripenso al cammino
percorso
perchè inutile
rimpiangere ciò che
più non è
il ciclo vitale è perpetuo
ed imperituro
Spacco virtualmente lo specchio
e sorrido …..
HO PROVATO A SEGUIRE IL CONSIGLIO DI ALESKEJ ....
NON SO E' CIO' CHE TU PENSAVI, LA TUA POESIA
MI HA ISPIRATO QUESTA .... GRAZIE ...
“Ero su un molo, forse ci sono anche adesso,
non so che molo, non so in che tempo.
Sono a Celle, quando vidi Alessandra
mentre un pescatore gettava la pastura,
forse sono con Carlotta a parlare di ideali,
oppure a Boccadasse con Beatrice,
oppure il molo, le persone, Celle, Boccadasse
e la mia stessa persona,
sfilano semplicemente nel sogno di qualcun altro
o nel mio….
Fumavo, aspiro il fumo denso e lo sputo via
liberando l’anima.
Fumo e guardo l’acqua, come tante volte feci,
come sempre faro`.
Ieri è piovuto, forse piove ancora,
la sabbia è scura e compatta,
non più balneanti, non più ombrelloni,
qualche gabbiano e qualche coppia,
una promessa o una speranza finita ?
Una leggera fitta al cuore mi ricorda che sono vivo,
una fitta che si smarrisce subito
nel treno dei ricordi,
ricordi che ingerisco con una boccata di fumo
e che danzano come fuochi fatui
in questa terra di nessuno.
Ricordi di un tempo che fu, che è o che sarà.
Guardo le punte dei miei stivali, alzo gli occhi,
sento uno sbattere di tacchi,
un’ombra viene verso di me.
Mi è familiare, si siede accanto, sembra non vedermi,
è pensierosa, tira fuori un pacchetto di Gauloises
e si accende una sigaretta.
…..Fumava, aspira il fumo denso e lo sputa via
liberando l’anima…..”











