Tripoli nei titoli di coda
si riempie di stella cometa,
di palme fresche sulla sua fronte
mosse in sogno dalle schiave.
La tristezza è diventata una spilla
che tiene fermo il velo sulle case,
muove piano la mano di un colonnello
che scrive la primavera alle dolci pareti.
Par Avion. Verificato per censura.
Se io fossi un gabbiano vorrei
Vedere dall’immenso cielo te
mentre ami l’uomo giusto vedrei.
Se io fossi un gabbiano vorrei
Amarti da lontano, come fonte
Sgorga acqua fresca nei tuoi alvei.
Se io fossi un gabbiano vorrei
vedere dall’immenso cielo te.
Se io fossi goccia del mare ,
sarebbe più facile il perdermi,
non sentir il tuo animo cantare,
se io fossi goccia del mare.
Mai più soffrire amor’inermi,
come gocce stagne in pozzanghere.
Se io fossi goccia del mare ,
sarebbe più facile il perdermi.
TRIOLET :
Nella metrica, specificamente della poesia francese, il triolet è una poesia cosiddetta a forma fissa composta di otto versi basati su due sole rime e nei quali il primo, quarto e settimo verso, così come il secondo e l'ottavo verso, sono identici. Lo schena delle rime èABaAabAB e spesso tutti i versi sono sotto forma di Tetrametro giambico. A causa di ciò i distici iniziale e finale risultano identici. Ilverso di un triolet è generalmente Ottonario. Può essere composto di due quartine o anche di una sola tenant, formante una ottava che si chiama allora triolet continu.
Il triolet è un vicino parente del rondeau, un'altra forma della metrica francese che enfatizza la ripetizione e le rime.
Le triolet, che fu anche chiamato rondel semplice, è d'origine francese e apparve per la prima volta nel XIII secolo. Data la sua leggerezza, si è convenuto usarlo nel genere satirico o aggraziato.
e leggera volerò da te.
Sarà la scia del tuo intenso
profumo a condurmi verso
la tua essenza divina
che racchiudi tra le labbra
dischiuse.
Vibrerò le mie ali sul tuo
fiore di donna quel tanto
che basta per sentirti morire.
2010
sento i lampi della notte,
mi chiamano, mi donano la lacrima al risveglio.
Sta arrivando il momento, lo respiro,
di tornare nel braciere.
Non voglio! Dei del limbo proteggetemi!
Ho bisogno di nascondermi sotto qualche ala.
Se mi sveglio nel buio, vuol dire che sto morendo,
se mi appari in un sogno e di colpo mi sveglio
è certo che morirò...
Dimenticati!
Qualcuno preferisce qualche satira sociale,
fatta di critiche o trapuntata di ironia...
Ma io sto nel fuoco.
Non posso, non voglio, non voglio.
Fiamme che non illuminano,
fiamme terrene, ferite umane,
sto nella pentola,
mentre brandelli di carne cadono...
Ho avvertito quel soffio,
quel fischio troppo fino penetrarmi il cervello,
non so resistergli,
devo resistergli,
mentre questa nave restaurata attende un nuovo scoglio.
Non voglio annegare... qualcuno mi dia la mano...
E le fiamme ardono mentre si spengono,
e non capisco...
Se i lampi della notte mi uccidano nel sogno o nel risveglio,
da vittima o messia,
da fuori o dentro.
Dodici secondi e una manciata di polvere
negli occhi,
poi solo il tempo di fuggire,
col dubbio.
Dodici secondi in un pugno d’aria
e i nervi scattano
e il bicchiere scivola.
Già si intravede il tramonto,
sfalsato,
sul fondo della bottiglia.
Io con te, amica,
l'acqua alle nostre caviglie
ci consola di inventati oceani
e la luna il pensiero
tra le rovine dipinte
sul promontorio.
I tuoi occhi
s'allungano neri pavoni
a far ruotare invano le stelle.
Cadrà tutto
alla fine
e nessuno
ci amerà.
Cos'è utile per chi non ha più bisogno?
Cos'è utile a questo punto?
Siamo così pieni di cose, pieni di possibilità, pieni di piacere
pieni di noi stessi.
Creati, spezzettati, riassemblati ad arte,
impacchettati per risultare appetibili sul mercato dello sprezzo.
Riflettiamo lo sguardo altrui dalla brillantezza del nostro cellophane.
Cosa è utile?
Siamo carcasse affannate nella corsa verso la specialità.
Calpestiamo, odiamo, vomitiamo insicurezze.
Siamo illusi uomini humus.

Invitami a ballare
prima un lento
così posso sentire
le tue mani sui miei fianchi
e guardandomi negli occhi
fammi poi vorticare
fino a far girar la testa,
i tuoi passi coi miei passi
sorseggiare lentamente
una coppa di champagne,
farmi ancora
roteare sulla pista
mentre salgon
bollicine sulla testa,
fammi poi cadere a terra
stravolgendomi la mente
affinghiata a te
toglimi anche il respiro
fino a morir di te
come silenzioso criminale,
codardo, privo di cuore
lascia il fedele amico
al crepuscolo, bruciando le carezze
di quello sguardo che, un dì gioiva dolce,
per quei teneri e muti occhi
ora, gonfi d’angoscia
e mentre l’asfalto arde,
senza comprendere fissa la quiete,
prigioniero di catene
accovacciato, nell’attesa,
illudendosi di scorgere ancora,
quegli occhi, senza cuore.
S'abbandona alla moda
anoressico vestito attillato
sfila nell'occhio guardingo
intransigente
che applaude affascinato
dalle alte bellezze
riempiendosi pacatamente
nell'ignorare fatiche estenuanti
nella magrezza fin troppo esagerata
egocentrico disinvolto mirino
sua carriera divina
indolente
non risponde
e allora rido
rido come una matta
della sua ingenuità
di quella bimba che
custodisce dentro
che a volte piange
senza motivo
in cerca d'attenzioni
e altre volte punta i piedi
la dispettosella
così tanto per esser sculacciata
l'impertinente
mi rende così fragile
e pazza
oltre ogni immaginazione.
Chiedo al cuore mio
paziente lui ascolta
ma non comprende
la mia rivolta
e allora lo ferisco
di volta in volta
così facendo voglio
che capisca
la vita è un brutto scherzo
di eventi senza senso
che si incastrano per dispetto
dall'imprevedibile evolversi.
Chiedo al cuore mio
che smetta di ascoltare
così che io possa smettere
di sentire questa mia follia
che mi fa impazzire
con le sue chiacchiere
da comare.
di questo tempo
che poco rimane
disposto comunque ad ascoltare
lungo un filo che separa
nei dubbi, nei difetti
tenuti tutti in quell'angolino
solitario
mio compagno delicato
bianche spoglie pareti
guardate
pensandoti
spaziando dissapori
sotto una sola pelle
a confondere il grigio
e mescolarlo con il bianco
nelle mie parole
per te distensive
nel tuo cruccio
antichissimo passato
che non smetterà di ricordarmi
quando un'altra corrente scontrosa
a trovarci verrà
Scritta due anni fa
le mancanze
a riempirmi l'anima di ricordi
Cerco coraggiosamente
le partenze
a ricordo del dolore degli adii
Cerco furiosamente
le assenze
a testimoniare le spietate presenze
di fantasmi che invadono corpo e mente
Cerco scavando
nelle lontane memorie
il mio bisogno d'amore
lasciato fermentare in aceto
macerare in fondo al cuore.
Cerco te
ieri,oggi e domani
nel tempo che passa inesorabile
e non si arresta davanti al mio dolore
ma trascina con sè la mia vita
senza nessun pudore o pietà disseppelita,
come la musica che ascolto la notte
piangendo atroce la tua assenza
in una vita passata ad aspettare
che sia finito il mio cercare
con occhi chiusi traboccanti di dolore.
Omai aspetto solo di impazzire
solo così forse potrò smettere di cercare.








