Rassegnata
ho smesso di capire
la cattiveria
l'odio
di chi si vuol vendicare.
Si vive e si prega
per poi
all'uscita di chiesa
nell'ipocrisia
pugnalare amici di schiena.
Meschinità che dai pane
agli affamati di ingiustizia
cosa si può raccogliere
se è il male
il germoglio da seminare.
Contadino demente
di perduta mente
segui la luce avvenente
che ti porta a capire
quello che non sai vedere
invece di crocifiggere
il tuo Cristo personale
"Gesù o Barabba! "
l'eterna visuale.
Umanità indegna
di essere amata
come puoi cambiare la storia
se resti nell' ignoranza accecata
nell'odio e nella brama
di veder accusata
il fratello o la sorella
di opinione calunniata.
Nessuna meraviglia
se tutto diventa odio
senza tolleranza
senza amore
l'uomo rassegnato
da l'addio al suo Dio
e a me non resta
che seppellire
la speranza in suicidio.
Nell'attesa del tuo grido
immagino i tuoi occhi
e non sò spiegarmi questa forza nuova che muta
il cuore esplodeva oggi alle cinque
quando dalla tua e un po mia bocca
<babbo aspettiamo un figlio>
nonno sarò nonno
un non so che ha colorato la mia anima
l'ha alzata, nell'orecchio mi ha sussurrato
questo è il mio regalo
la tua cura rinasci...
lacrime cosi belle luccicavano nel cadere
mi sentivo ripulito fresco nuovo
conterò i minuti per i tuoi occhi
scriverò per raccontarti tuo nonno
le sue paure i suoi sbagli il suo cuore
ma non scriverò nemmeno una parola sul dolore
perchè è fuggito oggi da me
e se i miei occhi non vedranno i tuoi
rinascero orsacchiotto
tuo nonno.
Ah amore,
quanti giorni conto tra i capelli bianchi
quante stagioni
nelle rughe di margherite negli occhi,
e quei sorrisi
come brividi su pelle stanca
con su scritto che mi manchi
mi portano la lacrima dal cuore,
ahimè anche il pianto ormai muore.
La vita mia levigata dal tempo e dal mare
dune piene di granellini che corrono tra le dita
quei granellini minuscoli di emozioni
che formano la mia spiaggia in questa vita.
E poi quel verde dell'anima
che spiccava nello sguardo
che posava sospiri su alberi secchi,
rami senza ombre
e sbocciava nel miracolo una fogliolina
arrivata in ritardo
laddove la morte allungava già
la mano dalle sue sponde.
Il profumo dell'amore
quel magico angelico odore di divino
che inebriava le notti come un etereo vino
e noi volavamo lontano tra campane di nuvole
toccando le ali della fantasia
diventando noi stessi la poesia.
Scorgo il Faro del tempo
che guida ora l’anima mia
aspetta, è ancor sveglia,
percorre luoghi amati
tra ombre e luci
cercando ricordi
che non sono mai arrivati…
Assorbo il tuo dolore
lo sento
pungermi la pelle
come fosse mio,
tu cupa
alla finestra
a contare i giorni
che ancora ti rimangono,
occhi velati
viso rigato
segni del passato
curve le spalle
portano il peso
una lacrima
sfugge al controllo
con la mano
la cacci via
la tua debolezza
per te è vergogna
sollevi il viso
accenni un sorriso
con voce flebile
mi saluti
vado via
mi trasportano
in una culla ondeggiante
tra le frasche arboree
dell'estate,
in un'atmosfera
di fate e dittatori...
Quei dittatori
che ti impongono
i ritmi di un tempo
e quelle fate
che incantano
con l'aere del passato,
lanciando quella polvere
che suona come un flauto...
Un flauto di quelli di pan,
con quelle mille canne
che fischiettano
e ti lasciano svarionato,
tra i profumi dell'oriente
che inibiscono la mente...
Un flauto di quelli traversi,
che parla di un miraggio,
un miraggio
che mai ho potuto vedere,
ma che ora sento,
tra le voci di quei carismatici,
che mi impongono di ascoltarli,
sempre se mi va...
E' un totalitarismo
che mi comanda
e mi porta tra i boschi
di vent'anni fa,
dove i vecchi arbusti
venivano abbattuti
e gli anziani
piangevano i tempi
dei mandolini e dei liuti...
Ruvide parole
scivolano
verso
dirotti pensieri
storditi,
colpiscono
come rasoi,
impugnate dal
giudizio
senza
comprensione
rendendo
più intensa la pena
distesa
sui colori opachi
di un tappeto.
Bottiglie vuote
riflettono
il buio
dell’abbandono
nato da
ruvide parole.
Arrogante e cattiva è la vita
che separa i suoi figli dai padri
minacciosa crudele ed amara
un po’ nera un po’ triste un po’ kaki;
ci si aspetta soltanto la fine
per trovare conforto e riposo
e anche quando il segreto è graffiare
io non posso non devo non oso.
Guardo fuori e la voce che trema
si tradisce e si lascia capire
ma che fare se il credo è sincero?
se le spine mi fanno soffrire?
Sono pronto a ricevere un segno
confinato nel ruolo del gatto
disperato d’amore e dolcezza
sono solo ed è un dato di fatto.
Un qualcosa è rimasto incompiuto
una scheggia che infetta i pensieri
la scalena figura di un uomo
derubato dei giorni più veri;
la poesia non è certo il messaggio
non è altro che un fiore appassito
la stagione che voglio di meno
compromessa dal vento improvviso.
Minaccioso è il delirio del matto
maddalena del sogno comune
scellerata compagna di viaggio
per le misere frasi e le lune;
quattro foto scordate dal glande
sono appese sul lato mancino
quattro pose che sanno di sperma
quattro assi che porti al polsino
nel frattempo mi vedi morire
signorina “ti devi fidare”
oggi il mondo si sposa col vizio
e tutto il resto lasciamolo stare.
Risoluti neghiamo l’insulto
non parliamo e dormiamo lontani
vanità sei regina e padrona
del passato dell’oggi e il domani.
Sono il silenzio
assoluto, non parlo,
non scrivo
e non faccio più rumore.
Forse…perché
non ho più niente
da dire….
Ho aperto la porta,
ho urlato qualcosa..
e adesso ...la chiudo.
Appendo distratta
il pensiero sul nascere,
giro la chiave, tanto….
non si sente ora il rumore.
Tolgo le scarpe,
non le metto a posto
il disordine
è anche nel mio cuore.
Accendo la scatola vuota
chiamata televisione,
guarderò il mondo,
ora…che il mondo
non può più vedermi.
Spengo il giorno.
Voglio solo luce soffusa,
porta ombre diventate
amiche.
Chiacchiero con loro
e poi le butto fuori,
ho imparato, che
così si fa di solito
con gli Amici.
E poi a dormire..
in un letargo del tempo,
dormire in primavera,
tanto…sono sempre
stata diversa.
Nella rosa di un uragano
mi sembrò di vedere
esalazioni calde invadermi
la mente tra verità
costrette in ginocchio
allo stupore di un pensiero risorto
senza credere che fosse sogno.
Vidi la luce invadermi l'occhio
lasciato sbarrato a respirare
non oppio d'amore era il mio
ma agonia di dita tra le ciglia
per trovare quello che non cercavo
la paura di essere amata senza merito
non potendomi difendere dalla sorte
lasciandomi vivere di pura morte
in un cimitero di ingiusti risorti
col peccato di aver amato il peccato
un inferno vissuto in terra
dietro ai cancelli del paradiso
chiuso allo sguardo di chi tagliato fuori
non crede che il miracolo si sia mai avverato.
Dolorosa impotenza divora rabbia
zittita nello sballo che non fa pensare
venduta allo schifo, dimentico di vomitare
e odiare tutto diventa un gioco da ragazzi.
Il canto di dolore è un suono che strappa
si rammarica come uno strumento stonato
specchio, specchio delle mie brame
potrò distinguere il falso mescolato fra la folla
o sbattere ogni giorno contro il dolore
sarò sempre in questo modo?
Un bambino che sogna
senza conoscere le cose che gli adulti sanno,
Intrappolato, perduto ti chiedi?
Vestito di bianco lungo
ostia in bocca
la purezza vergine
la accogli senza... chiedere
passano giorni e...
ti chiedi alla sera
ti domandi dove è?
Dentro anni nescolati poi raccolti
ora il dolore mi impedisce
domandi, chiedi aiuto
non puoi toccarla
alzo il telefono e grido
aiutami stanotte
in ginocchio immagino
solo un gioco di pagine
trasmesso senza sangue
appoggio la gota sul lenzuolo
oltre la finestra e fuggita
la mia fede
non è al momento raggiungibile
riprovate più tardi.
splendono senza sapere
se silenzio serviva
sillabe senza senso.
Eccolo emergere esausto
enfatizzare emozioni esili
enunciando editti etilici
elusivo essere edonistico!
Medita miscele mentali
mediando miti, medaglie
medicine. Maniacale miseria!
Pubblicizzando patemi personali
primitivi precetti preferiscono
pulsanti peripezie predatorie.
Luce lascia languire
lamenti lontani. Leccami!
Luna liberami. Lapidalo!
Io! Io ! Io!
Imperterrito imprigiona idoli
incupendo ideali. Incenerire
catene celebrando contrarie
credenze certo conferisce
conferme! Che combinazione
imprigionarsi in identiche!
Immortalando ipocrite irriverenze,
imbestialito, indecentemente isterico
talvolta tesse trame
tentacolari temendo tempi
turgidi. Tremate tiranni,
tirapiedi, troverete tutto
arso. Arsenico, avvelenali!
Allineando anarchie apparenti
approderemo ad ardori
ancestrali. Attesi ancora.
Verità condivisa
Vita eterna
Verso l’eterno Padre è il mio andare
Imitarti o Figlio ritrovo me stesso
Amato da Lui amo l’uomo.
Verso il Figlio amato
E’ il mio andare
Ritrovato l’amore
Imitarlo nel dono
Totale di se
Amato per amare.
Vieni o Figlio
Infinitamente amato per amare
Trovato nel cuore dell’umanità
Amorevolmente salvata.
Ditemi che ne pensate.... desidero tante critiche....
di libri sovrastano
benevoli
anziano scrittore,
mano ispirata
traccia instancabile
solchi di vita
su campi di carta
energia sferza
il corpo seduto
ad un tavolo
rimescolando immagini
di passate memorie.
Sole afoso
si sparge
su antico mercato,
scatole piene di libri
irradiate su bancarelle
accolgono polvere,
sguardi curiosi
desiderosi di una
liberatoria evasione
accompagnano i gesti
dello sfogliare.
Sonno di gatto
disturbato dal
crepitare nervoso di
macchina da scrivere
accompagna pensieri
di giovane autore
sotto il tendone
mentre figura di
donna lo avvinghia
con bramosi occhi.
Lacrima scorre
in una stanza
segnando viso
rugoso di vecchio
romanziere
al pensar ad un amor
bruciato
in una notte,
non vissuto
per la vita.
carezze
accarezzami col cacciavite
graffiami il petto e le spalle
stringi con violenza
la mia mano
accarezzami
schiaffi sulle mie gote
labbro sanguinante d'amore
baci violenti e morsi
m'accarezzi dolcemente col cacciavite
vivo brividi
come le tue unghie
conficcate nella mia schiena
quando facciamo l'amore
accarezzami amore
col cacciavite...meglio
un dolore d'amore
che un'amore di dolore...






