Nella rosa di un uragano
mi sembrò di vedere
esalazioni calde invadermi
la mente tra verità
costrette in ginocchio
allo stupore di un pensiero risorto
senza credere che fosse sogno.
Vidi la luce invadermi l'occhio
lasciato sbarrato a respirare
non oppio d'amore era il mio
ma agonia di dita tra le ciglia
per trovare quello che non cercavo
la paura di essere amata senza merito
non potendomi difendere dalla sorte
lasciandomi vivere di pura morte
in un cimitero di ingiusti risorti
col peccato di aver amato il peccato
un inferno vissuto in terra
dietro ai cancelli del paradiso
chiuso allo sguardo di chi tagliato fuori
non crede che il miracolo si sia mai avverato.
Dolorosa impotenza divora rabbia
zittita nello sballo che non fa pensare
venduta allo schifo, dimentico di vomitare
e odiare tutto diventa un gioco da ragazzi.

Commenti
Altro che frustate ti meriti, qua si passa direttamente a torture medioevali!! Poi ti dico che avrei evitato la ripetizione della parola "invadermi" ma avrei tentato un climax!
Poi ti dico pure, davvero sinceramente che questa poesia mi è piaciuta davvero tantissimo, alla fine mi ha addirittura esaltato. Il troncamento del verso di cui parla francesco, che non è neppure evidentissimo ma si confonde bene col corpo, è una delle mie tecniche preferite se fatta con criterio.
E quello che è più importante per me in una poesia, ci son versi "che parlano da soli" anche estraniati, si fanno ricordare, come "il peccato di aver amato il peccato", "venduta allo schifo dimentico di vomitare" e anche altri...
Capisco che hai voluto giocare col tuo nome, ma nel titolo c'è scritto URUGANO e non URAGANO!!