Sentimenti irrazionali,
emozioni intense,
ansia di cose impossibili,
nostalgia di ciò che non è stato
desiderio di ciò che sarebbe potuto essere,
tristezza di non essere altro,
insoddisfazione dell’esistenza.
 
Come tristi giunchi sulle rive
di un fiume senza barche
nereggiano nitidamente
fra margini distanti,
in indefinito pallore
di sera acquatica.
 
Lenta follia dello sconforto,
reminiscenze di un altro mondo,
reminiscenze intrecciate e mescolate,
come viste in sogno,
assurde nell’immagine
ma non nell’origine.
 
Lacrime senza pianto
ardono nei miei occhi induriti
e la finzione mi accompagna
come la mia ombra.
 
Una sorta d’angoscia inesistente
si rigonfia nella gola secca.
 
E cado addosso
alle speranze e alle certezze
come il tramonto
sulla collina.
 
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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Commenti  

scoria
# scoria 08-09-2012 15:07
Vincenzo, la seconda e la terza strofa per me sono la tua poesia. molto ma molto belle.
La prima è tutta la "lista di spunti e/ muse" che fa da preludio e che io avrei tenuta nascosta in questo caso. Dalla quarta strofa in poi c'è un "scemare", anche nel già sentito, del testo che avrei evitato

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