cosa può farti più male di una parola.
Eppure fanno molto male le parole
ti feriscono nel punto più profondo.
Come delle pugnalate ti arrivano certe
parole.
Il dolore è forte come se il coltello
dentro la ferita lo girano dentro.
Allora e meglio non parlare forse si
evita un po’ di dolore.
Si evitano le spiegazioni i chiarimenti
ti ritrovi da sola.
Quanto dovrò stare male ancora
quando non sentirò più questo male interiore.
Quando non faranno più male le parole.
Il bicchiere sulla gondola
Decorata sicuramente a mano,
Stiamo in bilico sul piano,
Centrato giusto sotto la pendola
Aggrappata appena all'intonaco
Storta.
Io non ho più un soldo
Sembra dire lo spartito
Col frate trappista in estasi remota.
ABBA ABBA CDC DCD dEE endecasillabi tranne d (nove sillabie) E E lunghezza variabile
PRESENTE E PASSATO
Torno al passato perché ho voglia,
Non tanto perché antiquato,tanto
da insensato presente affranto,
idea di vento scuro sulla soglia.
Eterna, insoddisfazione spoglia
Di un presente che cammina accanto
Cui non riesci a ritmare canto :
non ha senso un fiume in bottiglia..
Presente, vai troppo velocemente
Forse per questo sempre ti disprezzo
Il vero, nel frastuono è assente.
Così ‘l tranquillo passato apprezzo
La tua calma ch’ eterna è presente,
Non alzo mano, a niente dò prezzo.
All’immobile sempre avvezzo
Perché chi urla , corre, si stanca
Sarà fermo ricordo ,dentro una piccola urna bianca.
in cerca di anime salvare
tra miraggi di corpi
vestiti di nulla
viaggiatore di mari
al cospetto di sguardi in creduli
disperdono parole
e lodi da imparare
viaggiatori nelle stagioni
in cerca di frutti
da far maturare
da raccogliere
viaggiatori di Dio
con in mano l’amaranto
e fiori di Thiarè
accolgono e sorridono
viaggiatori di Dio
vestiti di cuore
e avvolti di anima
trasparenti da leggere
Quante volte ti ho sognato
abbracciando il cuscino
per sentirti vicino.
Quante volte di notte
osservavo la luna e pensavo!
"Lei dev'essere sveglia a quest'ora"
di sicuro scriverà una poesia.
Mi svegliavo ogni notte
tutto sudato ed il cuore
scoppiava per un forte dolore
era male d'amore
che durava da tanto
non riusciva a guarire.
Quante volte ti ho sognato amore
credendo che il sogno potesse finire
ho avuto paura
come fanno i bambini
nascondendomi al buio.
E' durato solo un momento
il tempo di riprendere fiato
nel mio sogno c'era lei
e dormiva vicino.
Immagina di vedere
che la vita ti sorride
al tramonto di un mistero
disilluso, da velate
impressioni ammalate
con calici vuoti
senza nessun riscontro
da parte di nemici
indaffarati, che pensano
di amarsi nelle ombre
tratteggiate dei mulini
girati dal vento
nelle solite brughiere
inventate, dagli alveari
Ed è poesia
un sorriso che ride
accarezzando
come brezza leggera.
Il cielo di un azzurro
che piove su te
e quel verde che si perde
dietro l'orizzonte
incontrando i tuoi occhi.
E' il bello del mondo
che regala l'incantesimo
eterno.
Ed è poesia!
Questo giugno insieme a maggio
ci hanno traditi, unanimi diciamo,
ma che primavera è questa, ma che caldo,
ma che tepore poetico stiamo vivendo,
niente sole, niente mare,
e nemmeno passeggiate ispiratrici,
perché piove e fa anche freddo,
e malediamo le stagioni che non son più
quelle di un tempo,
dentro il cuore si ribella la natura insoddisfatta.
Ma aspettiamo, dico io, la canicola di luglio
e di agosto la calura, quando tutti sotto l’ombra
di una quercia secolare, o di un pino di aghifoglie
cercheremo sospirando
la speranza di una brezza,
e diremo nel sudore delle notti senza sonno
che era bello quando almeno potevamo respirare
e godere delle coltri, perché l’uomo
quando ha caldo vuole fresco
e quando a freddo vuole il caldo.
per dire forma e precipizio]
aveva più dei nostri anni
e una voce che non sembrava
creatura insana, bensì un sonoro diamante
Oggi è larga solo un mezzo sorriso
- la strada, uguale a sé e di più -
e lui è rinato di sicuro, più d'una forza:
s'è sistemato oltre l'orizzonte
vive su cime d'avorio ed è innocente
- come quel che mi passa in mente
Raccontavano del fantasma, i vecchi, deridendoci
-deridendo il frullo della morte-
e noi dalle nostre tenere budella
c'incollavamo alla paura, alle tende
appesi col respiro precoce,
smorzati in tempo
A volte un filosofo, un soccorso
soprattutto
ci dava ali in prestito
e memorie di uccelli, per sorvolare
Accade circa la stessa scorciatoia
ora -mai dire cuore -
quando arranca la noia
tra le cose asfittiche
e le lettere inanimate
sotto il peso delle copertine
Mi spinsero a trattar quest'episodio
cartucce cariche di profondo odio,
che d'un orologio erano le ore,
segno di necrologio e disonore.
Le sfere, un bel rasoio aperto
dal manico d'avorio ricoperto
e dalla lama d'acciaio rutilante,
con incedere lento ed incessante
segnavano le ore notte e dì,
foriere di morte a chi soffrì.
Repentine vidi scoppiar le ore
e le aquile cadere lentamente;
si estinse nell'aere il clangore,
a brandelli i vessilli immantinente.
In sbandate schiere sconfitti
tornarono i soldati ai casolari,
in silenzio, feriti e derelitti,
ansimanti di ritrovare i cari;
ignudi e macilenti, da pezzenti
entrarono nelle città fumanti,
ignoti, sporchi e sanguinanti
cercaron di ricucir le loro menti;
arrancarono tra le vie sconvolte,
dove le folle erano insepolte.
Negli ospedali solo il color di morte.
Fu dura la guerra e così fu la sorte.
Le cicatrici son testi, le ferite guarirono,
si costruirono strade, palazzi, fontane,
nell'aere musiche e canti si sentirono,
festosamente suonaron le campane
e sorsero parchi e città più belle,
l'argentea luna sorrise alle stelle.
Benessere ci fu tra i cittadini,
olezzarono le rose dei giardini,
montagne e colline verdeggianti,
notti sfavillanti, ma pochissimi santi.
Riapparvero un dì le aquile repenti,
impazzirono degli uomini le menti,
rullarono i tamburi, s'udirono le trombe,
marciarono gli eserciti, crebbero le tombe.
Consumarono i rapaci il vile pasto,
tra gli uomini dilagò il contrasto,
di sabbia distese il vento il gran lenzuolo
sulle dune dei morti, per cui fu duolo
combattere a forza e non saper perchè,
uccidere il fratello per poi dire: ahimè!
Mentre l'odio con affannata lena,
felice di suppurare la cancrena
caricando le cartucce, mai satollo,
attendeva che avvenisse il crollo
per poi salire, fiero, sul suo podio
e cantare del dramma il triste esodio.
in questo viaggio strano
tra i pensieri di un nuovo
giorno senza sole.
L’andare veloce delle barche
Il loro scivolare sulle onde
e lo specchiarsi nell’ombra grigia
ha l’aroma dell’allegria.
Osservare il viso
triste di una nonna
e un bimbino con la paletta in mano
mentre la prima goccia cade
mi rattrista.










