bussano insistenti
alla porta del cuore
lasci che sia respiro
ogni battito d'ali
tra colori
che non andranno mai via
E poi
strapperesti volentieri nel silenzio
quello sfarfallio e quelle palpitazioni
che attorcigliano le membra
e malediresti il tempo perduto
a rincorrere inutilmente
il suo tacito nascondersi, negarsi
Nessuna parola che riempia i vuoti
che risolva i quesiti galleggianti
nei dubbi
solo il respiro affannato
che si mescola al vento
perdendosi ed implodendo
tra i lividi dell'anima
che patetica alimenta speranza
e non accetta la resa
Annaspano nel respiro
avidi di dolore da procurare
quei testardi ed invadenti ricordi
che tornano e ritornano ad infierire
viaggiando aggrappati al tempo
non vogliono essere divorati dall'oblio
si placano per un pò
ma inaspettati e devastanti
riemergono perfidi
Scorre un'anta,
nello stanzino,
s'arresta la comunicazione fra tutti i vagoni del mondo
forse frena a tratti una sega elettrica nell'alloro,
ma è molto più probabile sia la pioggia,
guarda, sale certamente da
dietro il palazzo del canottaggio
guarda,
non va male,
il verde delle bucce affiora dal fiume
facendo un sogno
di questo povero seme.
avrei da realizzare
ma ormai è troppo tardi
sia per tornare che per rimanere
e anche per volare.
Ho bruciato la terra sotto i piedi
seminando il niente sopra il niente
ingoiando veleni
scambiandoli per arcobaleni.
Ah potessi solo per un momento
affacciarmi dalla finestra dell’amore
forse dimenticherei il passato
i miei anni e tutto quello che ho sbagliato
nutrendomi del peccato.
E invece sono qui a rivangare
vomitando viscere e cuore
non sentendo più
nemmeno il profumo del dolore.
Rimango qui ad ammirare
dentro un pozzo d’acqua cristallina
la mia anima violentata dalla nostalgia
e da un sogno ricorrente
alienato d’apatia.
vedo i panni addormentati
sui balconi assolati
e come dentro una bugia
io la verità, devo andare via
... fili d'erba tra i mattoni
come mani stese al vento
ho già seppellito le emozioni
...tra il cemento
... e mi volto indietro spesso
voglio imprimermi il ricordo
come orma nella terra posso
definire bene... il bordo
di ogni gesto, ogni remata contro
dell'aver preso di petto il mondo
ed aver perso, te, nello scontro
l'unica che, avevo... amando
vedo i panni addormentati
sui balconi assolati
e come dentro una bugia
io la verità, devo andare via...
palpita dei moti del cuore
che si è voluti fermare
e consegnare al domani!
Poesia ritorna alla vita
quando qualcuno la legge:
riprende quei moti del cuore,
delle sue vibrazioni s'accende
e ritorna a dare emozione!
giro e rigiro, sbuffando
il foglio ansioso
che aspetta di vestirsi
di parole nuove o ciancicate
ma scribacchio qua e là
facendo scivolare la penna
alla rinfusa, danzando tra i quadretti
e nasce pian piano
un groviglio di graffiti, linee e forme
senza contorni definiti
Confusione
rumore
silenzio
tanto da pensare
niente da dire
nodi di parole frastagliate
di domande bizzarre, serie
sciocche
e risposte a gogò
annacquate di se e ma
tutte giuste
tutte sbagliate
Lascio sfogare, inerme
le emozioni e i pensieri
in apparente calma
e gridano
cantano
piangono
corrono
cadono
ridono
sbattono ovunque
non hanno limiti nè confini
Guardo il foglio ormai pieno
il domani sarà diverso
e la penna cade esausta
sul foglio intriso
dallo scarabocchio ben disegnato
ha resistito alle intemperie
al vento
al gelo.
Con tanta fatica cresceva
pian piano
prima verde
poi rosso.
Con tenacia
forza e volontà
ha raggiunto
i mille colori della pace.
Con l'amore
sono arrivati
i colori
dell’universo.
Ma è stato
strappato
con forza
staccato dal terreno.
Che con fatica
era nato
e cresciuto
appassirà....
Ci vorrà tempo
ma forse tornerà
ad avere i mille
colori della pace.
Prima o poi
tornerà ad avere
i colori
dell'amore.
fu sì vicina!
Prima la pioggia, la nebbia o la foschia
rendevan la splendida visual tanto restìa,
ma dopo l’intemperie passate della sera
si scorse la terra sì vicina e così vera!
Fenomeno singolar così talvolta s’avvera,
al punto che toccar la costa mi parea.
L’armonia d’atmosferiche condizion,
dicono l’esperti e i d’altri tempi ammirator,
rendon ravvicinata, della Trinacria, la costa,
proprio come se Dio l’avesse fatto apposta.
All’occhio umano appar così vicina,
domina anche lei lo Stretto e si chiama Messina,
si vede da Reggio, ma non è più sì lontana:
si scorgono l’auto, perfino, grazie all’aria sana
e a quell’effetto chiamato “Fata Morgana”.
di buon anno
ci siamo avvicinati e sfiorati
leggermente le labbra,
fugacemente,
rubando il momento alle guance,
sorrideva ammiccante,
una timida carezza sul mento
più morbido di un petalo di rosa
mi ha dato un brivido insperato,
un saluto frettoloso
fra la gente distratta
mi ha concesso uno sguardo
forse pieno di allusioni,
ma il messaggio successivo
mi ha gelato le vene,
- Non pensarmi, mi ha scritto,
io sono una donna sposata
e amo il mio uomo,
però ti ringrazio di tutto
sei stato gentile.-
E giù una tristezza abissale
riporta al mio mondo reale.
Sto con lei.
Fino ad abbondarmi
senza stancarmi
ci starò...
Pure alla fine dei giorni.
Sto con lei
a soffiarle leggermente i capelli
stringendole le mani
osservando i suoi occhi
dicendole che l’amo.
Metterò le ali amore
quando lei dirà
che con me ci sta bene.
Inseguirò il tempo
cercando di fermare i pensieri.
Serviranno belle parole
ma io ci so fare...
Non a cose perdute,
a persone smarrite
nel lungo sentiero
dei giorni trascorsi,
ma verso nuovi orizzonti
è rivolto il mio sguardo.
Incontro a nuove stagioni,
che si schiudono a me
come boccioli in primavera,
rivolgo i miei passi prudenti.
Resta sconosciuta
ogni nuova alba
fino al suo sorgere,
ma io so che ho lavorato
affinché sia bella
e solo il destino
può essermi avverso.
Tu qui,
nel tempio?
Rimane un francobollo a matita
su una veduta di carta nocciola
Eliana - così ti chiamerò -
sciolgo oggi i tuoi occhi cioccolata
in una tazzina appoggiata sul mio pavimento di marmo
quell'unico bacio
che non ho voluto
come uno sciocco
poteva essere una zolletta di zucchero
con sopra la medicina.
dov'è, dov'è...dove è
l'avevo parcheggiata qui di fronte
il tempo di un caffè
dov'è, dov'è...dove è...
non è, che poi fosse importante
ma era qualcosa di presente
nel mio mondo, tra le tante
cose di me, che vedeva la gente
... dov'è, dov'è... dove è
mi giro l'ho persa
non ce cosa più ingiusta
del perdere la testa
per una cosa forse rimasta
incustodita apposta
perchè l'unica risposta
che so darmi è questa...
è colpa mia se l'ho persa
se l'avessi custodita come preziosa
invece di dar conto alla vita, l'impresa
che anche su l'astratto ci mette un'imposta
dov'è, dov'è...dove è
l'avevo parcheggiata qui di fronte
il tempo di una chiacchiera e via
mi hanno rubato... l'autoironia !











