e vivo in un mondo parallelo
attimi lunghi un lustro,
simultaneamente durano
un battito di ciglia
Avvolta dalle onde del mare
spumeggianti, tiepide
dalla luce del sole che vi si specchia
sono acqua, muto in onda
agile il mio corpo sinuoso
danza nei fondali abbelliti
da coralli, anemoni colorati,
pesci di mille specie
Un attimo e sono fioco di neve
niveo e leggero, declino giù elegantemente
adagiandomi su un ramo di salice piangente
per donargli un sorriso
cancellando almeno una sua lacrima
Pochi secondi ed eccomi stella
lucente tra mille altre sorelle,
nel cielo buio illumino la notte ….
all'improvviso cado sulla terra
mi accoccolo nel palmo della tua mano ….
Dolce risveglio, ritorno alla realtà ostica di ogni giorno
unica certezza tu, il tuo amore
tu il tuo cuore che batte all'unisono col mio ….
abbandonati,
tra le luci e gli attriti
delle nubi di passaggio,
nell'aggrottarsi di ciglia
dopo un altro addio.
E' scintilla di vapore
esagerata
là dove tutto è solidità
modesta
di geometriche precisioni,
è filamento di speranza
e strascico delle nuove stagioni
di questi cuori gettati alla rinfusa.
« Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. » Cit. Stendhal
Ognuno resti paralizzato nella sua sindrome
e si appropinqui lentamente al proprio risveglio;
ma tu, amore, vivrai con me la mia inquietudine
e questo continuo e vago stato di stupore.
Come tante fantasie infondate ed ebbre,
supereremo l’imbuto della conoscenza
e arriveremo dove l’irrazionale
si attualizza:
tu ed io
saremo trini,
con la mia follia,
con lo spaesamento
che divaga e che tracima.
E stai tranquilla, tu che puoi,
tu che sei fiore piccolo,
tu che sei effimera
e innamorata;
è perturbazione temporanea,
il ritorno del rimosso che riaffiora,
il demone della poesia
che prima si palesa
e poi sparisce.
Quello che rimane,
quello non svanisce,
sono le mie parole,
il mio entusiasmo
e la tua fede.
« Chi arriva alle soglie della poesia senza il delirio delle Muse convinto che la sola abilità lo renda poeta, sarà un poeta incompiuto e la poesia del savio sarà offuscata da quella dei poeti in delirio..» Cit. Platone
Faccio parte
di quelle persone silenziose
che ogni giorno affrontano la vita
negli occhi la marea
nella schiena una spina
per arrivare fino a sera
e accendere una stella
per continuare ad accettare
il boia e le mannaie
palpabile ingiustizia.
Faccio parte
di quelle persone oneste
illuse e presuntuose
che vangano la notte
con occhi tumefatti
e mani di cartone
prendono a morsi i sogni
atei e coraggiosi
s'inchinano al domani
e si fanno il segno della croce.
Faccio parte
di quelle persone afflitte
che ripartono dalle sconfitte
e con un seme nella tasca
vagano nella tempesta
per cercare la ragione
di tenersi vivi.
Faccio parte della gente comune
che non chiede e che produce
e sputa sopra i vetri
briciole d'amore
interra i suoi veleni
per raccogliere la luce
d'un presunto paradiso.
senza aver pensato
aver deciso
son qui con stupore
senza fermarmi fra se e ma
nell'immaginario come sarebbe stato
nel non senso e senza fine
o come sempre sperato
pretendendo di stare meglio
per cancellare quanto fu
fermandomi
toccandomi
realizzando che non è un sogno
che sono
Surrender grazie di tutto.
dove osa la terra
se riaffiora minuto
alla superfice sedata
il lento esilio di luce.
La creazione pirata
ha brame accecanti
dalla solida resa ,
il sublime nel pianto
è confine violato.
All’irreale ritorno
vibra l’alter ego
casto diluisce il dilaniato
scheggia il fiore nell’eternità
sulle labbra del delirio
come risorto di vita.
Non trattenere il seme
dove osa la terra
se la paura raspa
anestetizza il profondo
trattenendo la lingua
all’istinto del vero sogno.
Pietosa rincorre l’ingenua
arcana irrisolta pena
come a voler mutar la sorte
dissociando imposta
il vivere nella colpa.
Nunzio di tale potente traccia
il carnefice serra le membra
incatena alla lotta l’ anima
embrione di dolore che ama.
Innocente tempo al tempo
dissolve il giuramento
e quel che resta al cuore
è esilio ebbro d’amore.
salute benessere e dare
a tutta la sua compagnia
momenti di pura poesia;
la torta con le candeline
che siano accese e vicine
a noi che da questa distanza
nutriamo gioiosa speranza.
E grazie ti dico davvero
perché sei l’amico sincero
che gente di terra e di mare
hai fatto nel canto incontrare.
Buon compleanno!
angelica delizia del creato,
sussurrami all’orecchio cosa ho fatto
per vivere l’amore di una donna.
Perché nel profumo de tuo fiore
che supera ogni mia fantasia
donandomi momenti d’armonia
m’inebrio alla fonte dell’amore:
e dimmi come sei nel tuo sognare
nell’intimo recondito capire
lo spirito dolcissimo del dire
che proprio me dovevi soddisfare.
Galassie che girate all’infinito
guardate questo misero eremita
che vive questo briciolo di vita
perché solo una donna l’ha capito;
raccontami perché sei così bella
e dimmi delle grazie prelibate
che solo nel tuo corpo sono fatte
per essere alla pari di una stella.
ispiratami dalla poesia di sara Dejà vu(mentre sollevo). grazie!
Prendesti respiro con la primavera
come un fiore di pesco,
come il germoglio che sfida
l’ultima neve.
Ti nutrii di immaginazione
affinché diventassi parola
e quella dolce melodia
tra i versi malinconici
della mia poesia.
Ti amai così,
effimero, assente,
eppure osservavo il tuo essere
diventare l’orizzonte di ogni emozione
che infuriava confondendo il tempo
tra passato e il presente.
Ti trattengo ancora un attimo,
incapace di dirti addio,
impaurita e fragile,
di lasciarti svanire,
e questa sensazione
di appartenere alla perdizione
che fa tremare le labbra
e le palpebre,
nello sforzo
di rimanere un istante ancora
dormiente.
https://www.youtube.com/watch?v=Q36N6nd2Dxw
lunfo le strade di questo mondo
infinito nella sua piccolezza,
strade che portano verso
un destino calcolato,
e tra miliardi di esseri festosi
mi imbatto nel tuo volto,
la carta geografica della solitudine.
Un sottile imbarazzo mi coglie
mentre mi assento, per un attimo,
da ogni suono o luce
che rifrange domande,
senza ombre e senza luce per compagnia.
Ma anche unendo due sorrisi
non sempre si ottiene
una perfetta felicità.
come schegge ferrose si conficcano nella mia testa i tuoi pensieri;
dardi paralizzanti le tue parole.
Rimarranno cicatrici sul mio corpo, i tuoi colpi, ferite rimarginate.
Le tue unghie graffiano la mia carne, ma non riesco a sottrarmi alla tua malia.
Your glance is a cutting diamond,
like iron splinters do your thoughts stick into my head;
like paralyzing darts are your words.
Scars will remain on my body, your blows, healed wounds.
Your nails scrape my flesh, but I am unable to escape your allure.
“El monte es el absurdo materializado en árboles. Es el terrible mundo de la desorientación. En todas partes es el mismo, bajo, sucio, verde terroso. Sus árboles, no son árboles, son espantajos de formas torturadas, en cuya corteza rumian su miseria fisiológica espinas y parásitos que crecen prendidos a una tierra estéril e infecunda, por eso viven y mueren sin adornar sus ramas con la verde caricia de la hoja ni el milagro luminoso del fruto.”
El Gato lo sapeva che mi avrebbe trovato lì,
lontano da Las Lomitas, dal Bañado La Estrella,
dalla Tierra del Fuego e dal Faro della Fine del Mondo,
lontano dalle sconfinate e rigogliose praterie,
da La Resistencia, da la Valle de la Luna,
dalle inverosimili meraviglie di Bariloche,
dall’ascetismo dell’arroyo sin nombre,
e dal bosco pietrificato
di Sarmiento.
E io sentivo la sua musica diffondersi,
libera dal costante ronzio dei venti,
fra gli immortali versi di Alfonsina
e la mia stessa brama di morte.
Andarmene nel mare,
senza balaustra, disarmato,
pronto alla solitudine
come l’uomo che muta
in albero.
È quello che voglio,
è ciò che farò:
mentire,
dormire,
e inventare ancora,
creare mondi imperfetti
dove nutrire mille rose bianche.
Sorridere è cosa vana
e morire è simile utopia:
perciò, io che ci sono ma non sono,
posso solo aguzzare l’udito come un gatto
e serrare gli occhi, calmo,
desertico, silenzioso,
come questi panorami misteriosi;
come la terra fra il fiume
e la pampa,
come la vena poetica,
la casa della libertà artistica,
dell’individuo, del dolore
e del suicidio romantico.
Tra le mie colline
il mio mare
il cielo azzurro
i profumi antichi
lo sguardo dei monti
e quei tramonti!
Respirano
nostalgiche
le case come biche,
allineate e arrampicate
al cielo.
Assopiti nei colori
solitari i sogni della notte,
sono nuvole,
sono cenere,
sono il fumo di un camino.
Ed io seduta ai bordi dei sogni
ascolto i miei versi
morbidi come una coperta
e li vicino c'è un angolo di te
che riposa,
tutto il resto è silenzio.
Lugubre, notturna messaggera,
ti vidi la notte del sortilegio
volare tra i fumi del sabba,
posare sui capelli della strega,
e sulla spalla del sommo apostata.
Il simbolo di morte sul tuo dorso
riluce sinistro alla fiamma.
Qualche maledizione t'impose
il triste fardello, e tu, diversa
dalle tue splendide sorelle ,
hai scelto la notte, il demone,
il regno dell'Ade.








