Il velo dipinto ha casa nel ricordo
nella morte senza senso passo dopo passo
ventagli di nostalgie arredano il vivo.
A passeggio il cuore legge l’amore
chiama a sé l’aquilone dai giochi di notte
trama colori immersi nell’addio in esilio
sulla nuvola la paura rema scie di sogno
e il pianto ha il capo chino su note senza tempo.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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            Povera zente
 
Arrivini enzende dai su mare
In gana e acciapare unu recreu,
Lassendesi s’affettu familiare
Issegus a comente cheret Deu;
Arrivini isperende libertade
A una terra noa, in cantidade.
 
Arrivini isperende umanidade
E fruttos e fiores dai sa zente
Cun  risos de sa mezus calidade
Offridos da unu populu innozente,
Chi inventat, segund’issos, cun amore
Su  modu e lis passare su dolore.
 
Arrivini cun barcas a motore
Pienas de miseria e de piantu
Fuende dai desertos de terrore
Antigos de ischiavos e dibantu.
Sas undas de su mare e-i sas istellas
Segretana de-i cussas navicellas.
 
E benini isperende cosas bellas
E festas e ispantos de sustanzia
E cantigos e ballos e fruscellas
Pienas de su mele e s’abbundanzia.
Si sonniana comente criadura
Un’attera facciada e sa natura.
 
Ma appena chi s’abbrazana a sa dura
Isterrida  e sa terra disizada,
Aberini sos ojos a s’iscura
Penosa condiscione apparizada.
E bidene brinchende cussu muru
Chi semus castigados  nois puru.
 
Ch’innoghe no est su logu pius seguru
Po issos nè po nois digrasciados,
Malaidos a reu, disoccupados,                          
Drogados cundennados  a  s’iscuru;
E poveros chi deven’ippettare
In fila, po su turnu e mandigare .
    
                                  Segnalazione: Siniscola.aprile 2011


Povera gente!
 
Arrivano venendo dal mare
Cercando tranquillità,
lasciando gli affetti familiari
dietro di se, a seconda di come vuole Dio;
arrivano sperando nella libertà
ad una nuova terra, numerosi.
 
Arrivano sperando umanità
E frutti e fiori dalla gente
Con sorrisi della migliore qualità
Offerti da un popolo innocente
Che inventa, secondo loro, con amore
Il modo di sconfiggere il dolore.
 
Arrivano con barche a motore
Piene di miseria e di pianto
Fuggendo dai deserti del terrore
Antichi di schiavi e di vergogna.
Le onde del mare e le stelle
Sanno i segreti dei quelle navicelle.
 
E vengono sperando cose belle
E feste e meraviglie di sostanza
E canti e balli e cestini
Pieni del miele dell’abbondanza.
Sognano come un bambino
Un’altra faccia della natura.
 
Ma appena abbracciano la dura
Estensione della terra desiderata,
aprono gli occhi alla scura
penosa condizione preparata,
e vedono saltando quel muro
che siamo castigati anche noi.
 
Che qui non è il posto più sicuro
Per loro ne per noi disgraziati,
malati a bizeffe, disoccupati,
drogati condannati al buio;
e poveri che devono aspettare
in fila, facendo il turno per mangiare.   

poesia premiata nel 2011 per un fatto analogo, drammatico e feroce. cosa è cambiato? niente! peggiora sempre! che almeno Dio li accolga!











 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Come posso ora volare alto?
Sfiorerò ogni minuscola goccia
in cerca dello spazio dove sosta
la tua immagine,
tra gli angoli e le attese
per una nuova rinascita.
Al sole tiepido di uno sguardo lontano
disegnavi i nuovi confini di una vita desiderata,
alla luce soffusa e pietosa
di una luna incredula.
Luna, globo del passaggio terreno,
appesa come vessillo
su antenne paraboliche
che urlano tutta la nostra rabbia.
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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

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Il giorno 25 di aprile 1945.

Il nero leviatano della guerra,

si rintana negli oscuri meandri della Storia.

 

Non dorme,

attende la nuova chiamata al massacro.

 

Ci sarà altro cibo per lui,

la sua fame di sangue umano non ha confini.

 

Innumeri, da allora, furono le sue sortite,

guerre, devastazioni, stragi

nel nome di un Dio feroce.

 

Il Mostro che è in noi, non dorme mai
 

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Profilo Autore: Vittorio  

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Ti guardavo parlare contro il soffitto.

Le pupille sgattaiolavano bugiarde

picchiando contro le bolle di vetro.

Odiavo chi ti buttava altro tempo sulla schiena,

chi ti tendeva una protesi sfigurata,

chi ti ammorbava con altre questioni di vitale importanza.

Non ero nessuno io.

Potevo solo curarti l'anemia con un pennarello

o farti ridere sulle disgrazie degli altri.

Non so quale fosse il vero problema

ma tu lo vedevi dalla finestra,

a sprecare le tue monetine in una slot immaginaria.

Allora lanciavi una pallina da tennis contro il soffitto,

la pallina ricadeva sfuggendo alla mano stanca

che non avrebbe fatto niente per recuperare le sue distrazioni.

Non ero di certo un uomo

io che sporulavo idee insensate e soluzioni giudaiche;

ero di certo un salvagente rotto

e tu naufraga su una secca in mezzo alle navi sbagliate.

E quegli edifici storici che vedevi dalla mansarda,

epistasi del cielo, grondavano una melma invitante.

L'ennesimo tramonto

non avrebbe sfondato nel mondo dello spettacolo

e qualcuno si cementava la bocca come una colombaia.

Avrei partecipato a quell'asta al ribasso

pur di portarmi a casa quel tuo risolino disgustato

che era sempre l'antitesi di quel soffitto mangiato dai topi.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Cerca il dolore
e assapora la
disperazione

per capire che
sei immortale
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Profilo Autore: IAN  

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Quello che volevo dirti 
è che le stelle si spengono da sole 
e l'uomo è un folle 
perso nel suo tramonto. 
Quello che volevo dirti 
è che ho camminato 
giorni e giorni 
mesi e anni 
in bilico sul bordo di un fiume salato. 
E nel cammino mi sono imbattuto 
in meteore, pianeti e luci sconosciute 
cercando il capo 
nel filo ingarbugliato 
delle mie ancestrali paure. 
Quello che volevo dirti 
è che nella ragnatela 
di questo incredibile via vai 
ci sono due strade sognate e immaginate 
che un giorno si incroceranno 
quando l'orizzonte sembra ormai svanire. 
Quello che voglio dirti infine è 
che questa follia lacera la mente 
e mi porterà da te irrimediabilmente 
come una esplosione 
nel cielo variopinto 
di una sconosciuta e unica costellazione.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Supplichevole silenzio

quei bonfonchi strozzati

sono come viandanti

Preghiere imploranti 

nel rifugio della notte

dove suono e rumore

risuonano in eco

 

lo vedi, è li davanti a te

raggomitolato nel vuoto

sentilo, è li davanti a te

Nebbia di fiato muto

come un respiro

nell'eco della notte

un'anima ascolta .
 

 

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Il brivido che avvolge
il mio corpo
in questa magica notte
è l'abbraccio tuo
Il calore che il viso distende
dagli affanni del giorno
è la mano tua leggera
sulla mia guancia addormentata
La brezza rinfrescante
che soffia nella notte afosa
è il tuo respiro,
vento leggero il tuo profumo porta
Il battito del cuore tuo sento,
mi culla, mi ama,
ed io ti amo tanto, tanto
da sentir dolore nell'anima
Quante notti così magiche
vissute da noi,
un fiume che scorre all'infinito
fluisce nel mare, sequenza perpetua,
perfetta perchè di Dio creazione

… Il nostro tempo
scivolava al ritmo naturale
di una vita normale ….


All'alba nulla è normale,
svanita la magia dell'ultima notte con te
solo freddo mi avvolge
assenti le carezze,
il battito del cuore tuo è lontano
ed il tuo profumo più non sento …
nemmeno la tua voce ricordo

 
…. Il nostro tempo
scivola al ritmo innaturale
di una vita per nulla normale …


L'amore è sempre tanto, tanto
da far male all'anima ….







 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

Questo autore ha pubblicato 504 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
 
Non saprei dire, sotto adesso rombi di computer,

quelle che verranno.

L'infanzia era un gioiello 

e giaceva su colline brune 

o vigne di rose che a morire tardavano -

in base al treno fuggito

la si poteva ricordare come una zia con una piccola borsetta

con dentro le caramelle.


 
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Profilo Autore: Alberto Automa  

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Il tuo profumo mi seduce,
al tuo sguardo non so resistere.
Le mie mani ti cercano:
voglio imparare le tue linee
e scorrerle chiudendo gli occhi.
Già da tempo abiti in me,
ma sembra giunto il nostro momento.
In ogni luogo ti ritrovo,
in ogni piega scorgo le tue parole.
Seppur tra mille altri
ti ritrovo,
e il tuo sostare, immobile,
non mi confonde.
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Profilo Autore: Marco Ghitti  

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Nei tuoi occhi
sparuti di neve coralli
adagiati su limpide 
distese ardite
dissolvenze d'amore
ho fumato in questa
mia attesa
del tuo andare
incedere
procedere
del tuo restare
e poi tu
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Profilo Autore: fgl  

Questo autore ha pubblicato 269 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Quando
 l'alba separa
 l'ombra 
con una chiara  luce
  si perde nel vento
l'ansia  delle nuvole.
 
Appesa
 ad un lembo  di cielo 
la vita
 scolpita da campanule gialle
da papaveri rossi
dal rimbombo di voci
 dal  petto pieno di parole.


E scompare 
con trambusto
un cinguettio
stipato sul tetto.

Una dolcezza
sfiora  
un raggio tiepido 
 e spanna
un battito di ciglia.

Al mare le luci
è tempo di tramonti.


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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 966 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Avevo paura per te
quando guardavi negli occhi quelli oltre il confine.
Ti avrebbe accettata chiunque,
senza capienza d'origine,
per il solo fatto di macinare quella gentile malizia del falò.
Era l'arabo perduto nel suo stesso mondo
e non aspettava altro che quella verità microscopica
mostratagli da te in un albergo a cielo aperto.

Le loro donne non ti vedevano di buon occhio,
potevi essere benissimo la parte demoniaca del diamante.

Avevo paura per te,
soldato sconcertante e sconcertato in missione di pace
e insolita balia per quei bimbi orfani di ideali.
Capii di non doverti alcuna protezione
quando mi mostrasti il carro armato di legno
fatto da quel Sasha in un giorno di pioggia.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Venne alla luce un bambino,
ma l’avverso e crudo destino
la madre per altri viali portò.
Il frugoletto, oltre al yo-yo,
ebbe le tenere cure dei nonni.
Il pargolo, divenuto fanciullo,
dormì tranquilli i suoi sonni
e dei nonni fu il vero trastullo.
Elementari, medie e superiori,
ma al ricevimento dei genitori
la madre fu assente all’appello
e la domanda fu vero martello:
“Hai tu una madre o non l’hai?”.
La risposta fu cagione di lai.
Un dì nella stesura di un tema
alla penna diede il suo cuore
e l’inchiostro dipinse il patema
di chi non ha materno l’amore.
Letto ciò che scrisse il discente
la docente, costernata, esclamò:
“Il tuo quadro è nero e dolente,
quindi, al bisogno, io ci sarò”.

 

L'ALUNNO ALLA SUA INSEGNANTE:

La felicità, forse, esiste in terra,
ma sol nell’urna dov’io riposerò.
Pure l’amore nel mio cuore erra,
ma se lo sfioro, tosto lo perderò.
La tua lettera, Valeria, è la speme,
che mi toglie dal baratro esiziale,
della gioia giorno e notte è seme,
nonché lanterna per il mio ideale.
Insegnavi, ma ti sentivi mamma,
leggendo l’affanno del mio cuore.
Il giusto ruolo a te più confacente
con grazia mi leniva il dramma,
affievoliva ogni dì il mio dolore,
mi schiudeva l’anima e la mente.
La radice verbale del tuo nome
compendia le tue parole, gli atti,
la premura di docente e mamma.
Aurora sarà il tuo soprannome,
sorella di Elios e di Selene, infatti
ai miei dì hai dato luce e calma.
Il tempo fugge, però non cancella
il tuo ricordo, che per me è vita;
io non ti oblierò, anima gemella,

tu sei il balsamo per la mia ferita.

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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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